lunedì 9 aprile 2018


ADATTAMENTI CHE SPETTANO ALLE CONFERENZE EPISCOPALI

Spetta alle Conferenze Episcopali, in virtù della Costituzione sulla sacra Liturgia (art. 63b), preparare nei Rituali particolari un «Titolo» che corrisponda a questo «Titolo» del Rituale
romano, con gli opportuni adattamenti, secondo le necessità delle singole regioni, in modo che, dopo la revisione della Sede Apostolica, se ne possa far uso nelle regioni interessate.
Ecco, a questo riguardo, i diritti e i compiti delle Conferenze Episcopali:

a) Determinare gli adattamenti previsti dall'art. 39 della Costituzione sulla sacra Liturgia.

b)
Ponderare con illuminata prudenza l'eventuale opportunità di accogliere qualche elemento proprio della tradizione e del carattere dei singoli popoli, e proporre quindi alla Sede  
Apostolica altri adattamenti ritenuti utili o necessari, da introdursi con il suo consenso.

c
) Conservare eventuali elementi propri già inclusi nei Rituali particolari per gli infermi, purché si possano armonizzare con la Costituzione sulla sacra Liturgia e con le necessità attuali; oppure predisporre un adattamento di questi elementi propri.


d)
Preparare la traduzione dei testi, in modo che essa corrisponda davvero all'indole delle varie lingue e alle diverse culture, aggiungendovi, secondo l'opportunità, le me­lodie per il canto.

e)
Adattare e completare, se ne è il caso, le premesse introduttive del Rituale romano, per facilitare la partecipazione consapevole e attiva dei fedeli.


f)
Distribuire la materia in modo che le edizioni dei libri liturgici curate dalle singole Conferenze Episcopali risultino davvero comode e pratiche per l'uso pastorale.
Quando il Rituale romano presenta più formule a scelta, i Rituali particolari possono aggiungere altre formule simili.


La Conferenza Episcopale Italiana ha ritenuto opportuno inserire nel testo alcuni minimi adattamenti e aggiunte, per rendere più intelligibile e idoneo alle diverse circostanze lo svolgimento della celebrazione.

I testi aggiunti sono segnati con asterisco.

L'Ordinario della Messa, con la Prece eucaristica II, vi è stato inserito per l'utilità del sacerdote che celebra nella casa dell'infermo o
in altre circostanze particolari.

ADATTAMENTI CHE SPETTANO AL MINISTRO


 
Il ministro, tenute presenti le circostanze concrete e altre necessità, come pure le eventuali richieste dei malati e degli altri fedeli, si serva volentieri delle varie possibilità proposte dal rito.
a) Tenga conto anzitutto dello stato di prostrazione degli infermi e degli alti e bassi del loro fisico nel corso della medesima giornata o di una stessa ora. Proprio per questo, potrà, secondo i casi, abbreviare la celebrazione.
b) Anche se la celebrazione si svolge senza la partecipa­zione di fedeli, ricordi il sacerdote che in lui e nell'infermo già è presente la Chiesa. Procuri quindi che prima della celebrazione del sacramento o anche dopo di essa, venga data all'infermo una dimostrazione concreta dell'amore fattivo della comunità locale; potrà farsene interprete lui stesso o affidarne il compito a un altro membro della comunità, purché non ci siano difficoltà da parte dell'infermo.
c) Se dopo l'Unzione l'infermo si ristabilisce, lo si esorti a render grazie a Dio per il beneficio ricevuto, partecipando per esempio a una Messa di ringraziamento, o in altra maniera.
Pur conservando nella celebrazione la struttura del rito, il ministro sappia adattarla alle circostanze di luogo e di persone. Potrà, per esempio, secondo l'opportunità, far l'atto penitenziale o all'inizio del rito o dopo la lettura della sacra Scrittura. Potrà sostituire con una ammonizione la preghiera di rendimento di grazie sull'Olio. Sappia tener presente questa possibilità di adattamento soprattutto quando il malato è degente in un ospedale, e gli altri infermi della sala o della corsia rimangono del tutto estranei alla celebrazione.

ORDINE SACRO e ordinazione. - Secondo la dottrina cattolica Gesù Cristo istituì la sua Chiesa in forma di società perfetta, e la dotò di un'autorità, alla quale affidò il potere di governare e istruire i fedeli, e di ministrare loro i mezzi da lui stabiliti per la vita soprannaturale. Il potere di ministrare questi mezzi costituisce la potestas ordinis, e viene dato per mezzo d'uno speciale sacramento, che si chiama ordine; l'azione e il rito con cui tale sacramento viene conferito si chiama ordinazione. Sebbene il sacramento sia uno, l'ordine non è unico, ma molteplice. Tre sono gli ordini d'istituzione divina: il diaconato, il presbiterato, e l'episcopato, tutti gli altri sono d'istituzione ecclesiastica, quale preparazione ai primi. Precisamente perché d'origine divina, il diaconato, il presbiterato e l'episcopato si trovano in tutti i tempi e presso tutte le chiese, sia di rito latino, sia di rito orientale. Gli altri ordini invece, perché d'origine umana, subirono varie mutazioni presso i varî riti. Nella Chiesa latina, secondo la legislazione attualmente in vigore (la quale però è antichissima, perché fondatamente la si fa risalire al secolo III o IV) gli ordini sono otto: cioè ai tre suddetti si debbono aggiungere l'ostiariato, il lettorato, l'esorcistato, l'accolitato, e il suddiaconato. La tonsura non è un ordine, ma soltanto un rito di ascrizione al ceto di persone che riceve gli ordini.
La Chiesa latina distingue i suoi otto ordini in maggiori e minori; maggiori sono il suddiaconato, il diaconato, il presbiterato e l'episcopato; minori gli altri. I maggiori sono anche chiamati sacri, perché più direttamente servono al ministero dell'altare, al quale servizio dispongono con una consacrazione perpetua e irrevocabile, e importano l'obbligo del celibato.
Ministro degli ordini è il vescovo; però gli ordini minori e la tonsura, essendo d'istituzione solamente ecclesiastica, possono essere conferiti anche da altra persona. Secondo il diritto vigente, hanno tale potere, annesso alla loro dignità, i cardinali, gli abbati regolari di governo, i vicarî e prefetti apostolici. La tonsura e gli ordini minori possono essere conferiti anche fuori della messa e negli oratorî privati; i maggiori soltanto nella messa e, se si tratta di ordinazioni generali, nella chiesa cattedrale, e quasi solo per eccezione altrove. La tonsura non può essere conferita con gli ordini minori, come neppure questi tutti insieme nello stesso giorno.
Per ricevere gli ordini si richiede: 1. avere l'età canonica, cioè 21 anni compiuti per il suddiaconato, 22 per il diaconato, 24 per il sacerdozio, 30 per l'episcopato; per la tonsura e per gli ordini minori non vi è età fissa: essi però non possono essere ricevuti prima dell'inizio degli studî teologici. 2. Possedere la scienza teologica e morale conveniente; il corso di teologia prescritto deve essere fatto frequentando le scuole speciali e con il programma stabilito dai sacri canoni. 3. Avere ricevuto gli ordini precedenti; le ordinazioni per salti sono interdette. 4. osservare il debito intervallo tra i varî ordini, cioè d'un anno tra gli ordini minori e il suddiaconato, e di 6 mesi per il diaconato e il presbiterato. 5. Avere un titolo canonico per la sostentazione, il quale può essere un beneficio ecclesiastico, il proprio patrimonio, o il servizio della diocesi o della missione; per i religiosi è il titulus paupertatis o della mensa comune. 6. Essere libero dalle irregolarità e dagl'impedimenti (v. appresso).
Il rito dell'ordinazione al diaconato, presbiterato ed episcopato è quello del Pontificale Romano. Esso deve essere osservato nella sua integrità; non tutte le cerimonie sono però essenziali, ritenendosi comunemente che l'essenza dell'ordine consista nella sola imposizione delle mani accompagnata dalla recita della formula corrispondente, mentre la consegna degli strumenti e le altre parti sono stimate accessorie. Per gli altri ordini d'istituzione umana, il rito consiste nella consegna degli strumenti, con la recita della formula da parte dell'ordinante. Gli ordini minori e il suddiaconato, sebbene non imprimano il carattere, non sono iterabili; i maggiori, essendo sacramento, imprimono il carattere, sono incancellabili, e il loro esercizio, anche se talvolta illecito, è sempre valido.
L'irregolarità ecclesiastica non è di per sé né una pena né una censura, ma "impedimento canonico perpetuo, che vieta di natura propria e direttamente, anzitutto la recezione dell'ordine sacro, e per via di conseguenza l'uso di esso". Si distingue l'irregolarità ex defectu da quella ex delicto, secondo che essa nasce dall'assenza d'una qualità richiesta o da delitto commesso dopo il battesimo ed esterno, sia pubblico sia occulto. L'irregolarità inabilita non solo a ricevere ed esercitare l'ordine sacro, ma anche ad acquistare uffici e benefici ecclesiastici; e non cessa, di per sé, se non per dispensa del papa e, in certi casi, del vescovo.
Sono irregolari ex defectu: 1. i figli illegittimi finché non siano legittimati (i trovatelli, per sé non ritenuti illegittimi dal diritto, hanno però bisogno della dispensa); 2. la persona con organismi troppo diíettosi (mutilati gravi, ciechi, sordi, seriamente deformi, ecc.); 3. epilettici, pazzi, ossessi; 4. i bigami, cioè quanti avessero contratto, uno dopo l'altro, due o più matrimonî; 5. i colpiti d'infamia iuris (cfr. Codex iuris Can., can. 2293, § 2; 2314, § 1, n. 2; 2359, § 2); 6. il giudice che avesse pronunziato una sentenza di morte; 7. chi avesse esercitato ufficio di boia, o comunque aiutato. Sono invece irregolari ex delicto: 1. gli apostati, eretici e scismatici; 2. chi ricevette, senza necessità, il battesimo da acattolici; 3. chi, legato da matrimonio o da ordine sacro o da voti religiosi, abbia attentato il matrimonio; o, libero, l'abbia attentato con donna legata da altro matrimonio o da voti religiosi; 4. chi abbia perpetrato (o aiutato) omicidio volontario e aborto; 5. chi si sia mutilato o abbia tentato uccidersi; 6. i chierici che esercitassero l'arte medica o chirurgica, che è loro vietata, se ne segue morte; 7. chi, senza aver ricevuto l'ordine sacro l'esercita, o continua nell'esercizio, quando canonicamente ne è privo. Il diritto canonico conosce anche il "semplice impedimento" all'ordine sacro, che non è irregolarità, e ne sono legati i figli di acattolici, finché i genitori restano acattolici; gli ammogliati; i gerenti d'amministrazioni, sinché non ne sono, onestamente, liberi; gli schiavi; quelli che devono prestare ancora il servizio militare; i neofiti, finché non siano sufficientemente provati; chi sia incorso nell'infamia facti (cfr. can. 2293, § 3).
Chiese non cattoliche. - Presso le chiese orientali separate dalla cattolica vi sono dottrine e riti differenti riguardo all'ordine sacro. È dottrina comune presso i greci "ortodossi" che la deposizione canonica priva di ogni potere sacerdotale chi ne è investito, riducendolo nelle condizioni di semplice fedele; i Russi poi riconoscono le ordinazioni fatte da vescovi cattolici, mentre i Greci non sono uniformi su questo punto. Gli "ortodossi" contano due ordini minori, lettorato e suddiaconato, e tre maggiori, diaconato, presbiteriato ed episcopato; la tonsura è ristretta ai monaci. Gli Armeni si avvicinano molto ai Latini, e hanno come questi quattro ordini minori e tre maggiori (il vardapet, o "dottore", non è che una dignità particolare del sacerdote, propria agli Armeni); i Siri (giacobiti) e i Copti hanno tre ordini minori e tre maggiori; i Caldei (nestoriani) due minori e tre maggiori.
Nelle chiese riformate, in genere, l'ordine non è concepito come un sacramento, ma solo come l'assunzione di un ufficio, o di una funzione spirituale, che in molte di esse - le cosiddette chiese presbiteriane - è unico. Tuttavia anche nel luteranesimo germanico si ammette che l'ordinazione conferisca i "diritti dello stato spirituale" e - prima dell'unificazione delle varie "chiese territoriali", - che non si dovesse ripetere, anche in caso di passaggio dall'una all'altra; e, in quelle della Svezia e della Norvegia, l'ordinazione presbiterale è diversa dalla episcopale. Presbiteriane sono le chiese di tipo calvinista. Episcopaliana è la chiesa anglicana (e la maggior parte delle metodiste, staccatesi da questa), che ammette 3 ordini: diaconato, presbiterato, episcopato. Il rito si fonda su quello cattolico precedente la riforma, sebbene con notevoli soppressioni, modificazioni e spostamenti; il carattere sacro dell'ordine è riconosciuto in genere, sebbene con sensibili divergenze secondo le varie correnti (per la validità, v. anglicana, comunione, III, p. 322). Ovunque è stata conservata l'imposizione delle mani; non v'è tonsura.

venerdì 2 marzo 2018

IL VIATICO

Il Viatico


Nel passaggio da questa all'altra vita, il Viatico del Corpo e Sangue di Cristo fortifica il fedele e lo munisce del pegno della risurrezione, secondo le parole del Signore: «Chi mangia la mia carne e beve il mio sangue, ha la vita eterna, e io lo risusciterò nell'ultimo giorno» (Gv 6, 54).
Viatico durante la Messa
Il Viatico si riceva, se possibile, durante la Messa, in modo che l'infermo possa far la comunione sotto le due specie: la comunione in forma di viatico è infatti un segno speciale della partecipazione al mistero celebrato nel sacrificio della Messa, il mistero della morte del Signore e del suo passaggio al Padre .
Obbligo del Viatico
 Tutti i battezzati che possono ricevere la comunione sono obbligati a ricevere il Viatico. Infatti tutti i fedeli che per qualsiasi causa si trovano in pericolo di morte, sono tenuti per precetto a ricevere la santa comunione, e i pastori devono vigilare perché non venga differita l'amministrazione di questo sacramento, in modo che i fedeli ne ricevano il conforto quando sono ancora nel pieno possesso delle loro facoltà .
Viatico e Battesimo
È bene che nella celebrazione del Viatico il fedele rinnovi la fede del suo Battesimo, in cui ha ricevuto l'adozione a figlio di Dio ed è divenuto coerede della vita eterna promessa.
Ministri del Viatico
Ministri ordinari del Viatico sono il parroco e i suoi cooperatori, il cappellano di ospedale e il superiore di una comunità religiosa clericale. In caso di necessità, amministra il Viatico qualsiasi sacerdote, con il permesso almeno pre­sunto del ministro competente.
Anche un laico
In mancanza di un sacerdote, può recare il Viatico anche un diacono o un altro fedele, uomo o donna, qualora abbia ricevuto dal vescovo, per concessione della Sede Apostolica, l'autorizzazione a distribuire ai fedeli l'Eucaristia. In questo caso, il diacono usi il rito stesso descritto nel Rituale, gli altri ricorrano al rito di cui si. servono abitualmente nel distribuire la comunione, ma pronunzino la formula propria per l'amministrazione del Viatico, come la riporta il Rituale (n. 161).
Il rito continuo
Per i casi particolari, nei quali o per un male repentino o per altri motivi un fedele venisse a trovarsi d'improvviso in pericolo prossimo di morte, è predisposto un rito continuo per conferire all'infermo i sacramenti della Penitenza, dell'Unzione e dell'Eucaristia in forma di Viatico.
Se poi, per il pericolo imminente di morte, non ci fosse tempo per conferire tutti i sacramenti nel modo sopra indicato, si dia anzitutto la possibilità all'infermo di fare la confessione sacramentale, anche in forma generica, data l'urgenza; quindi gli si amministri il Viatico, al quale è tenuto ogni fedele in pericolo di morte; poi, se c'è tempo ancora, gli si conferisca la sacra Unzione.
Se però l'infermo non potesse per il suo stato ricevere la comunione, gli si deve dare la sacra Unzione.
Se l'infermo deve ricevere il sacramento della Confermazione, si tenga presente quanto viene più sotto indicato, ai nn. 167, 177, 205-206.
In caso di pericolo di morte, qualora ci fosse difficoltà a far venire il vescovo, o il vescovo stesso fosse legittimamente impedito, hanno ipso iure facoltà di confermare: i parroci e i vicari parrocchiali e, in loro assenza, i loro vicari cooperatori; i sacerdoti preposti a determinate parrocchie regolarmente costituite; i vicari economi; i vicari sostituti e i vicari coadiutori. Se non ci fosse nessuno dei sopra menzionati, può conferire la Confermazione ogni sacerdote non colpito da censura o da pena canonica .


UFFICI E MINISTERI VERSO GLI INFERMI
Nel Corpo di Cristo che è la Chiesa, se un membro soffre, soffrono con lui tutti gli altri membri (1 Cor 12, 26) 19. Perciò la misericordia verso gli infermi e le cosiddette opere caritative e di mutuo aiuto, destinate ad alleviare ogni umano bisogno, sono tenute dalla Chiesa in grande onore 20; e tutti i tentativi della scienza per prolungare la longevità biologica 21 e tutte le premure verso gli infermi, chiunque le abbia o le usi, si possono considerare come preparazione ad accogliere il vangelo e partecipazione al ministero di Cristo che conforta i malati .
È quindi ottima cosa che tutti i battezzati partecipino a questo mutuo servizio di carità tra le membra del Corpo di Cristo, sia nella lotta contro la malattia e nell'amore premuroso verso i malati, sia nella celebrazione dei sacramenti degli infermi. Anche questi sacramenti infatti hanno, come tutti gli altri, un carattere comunitario, e tale carattere deve risultare, per quanto è possibile, nella loro celebrazione.
Obblighi dei familiari
In questo servizio di carità, prestato a sollievo dei malati, hanno un compito tutto particolare i familiari dei malati stessi e coloro che in qualsiasi modo sono addetti alla loro cura; tocca a loro soprattutto confortare i malati con parole di fede e con la preghiera comune, raccomandarli al Signore sofferente e glorificato, esortarli anzi a unirsi spontaneamente alla passione e morte di Cristo, per contribuire al bene del popolo di Dio ; se poi il male si aggrava, tocca ancora a loro avvertire il parroco, e con delicatezza e prudenza preparare il malato a ricevere tempestivamente i sacramenti.
Visita ai malati
Si ricordino i sacerdoti, e soprattutto i parroci e gli altri elencati al n. 16, che è loro dovere visitare personalmente e con premurosa frequenza i malati, e aiutarli con senso profondo di carità . Soprattutto poi quando amministrano i sacramenti, cerchino di rendere più salda la speranza e più viva la fede di tutti i presenti nel Cristo sofferente e glorificato; con questo richiamo alla premura materna della Chiesa e al conforto che proviene dalla fede, recheranno sollievo ai credenti, e ridesteranno negli altri il senso delle realtà ultraterrene.
Catechesi
Perché quanto si è detto sui sacramenti dell'Unzione e del Viatico possa essere sempre meglio compreso, e perché la loro celebrazione nutra davvero, irrobustisca ed esprima la fede, importanza grandissima si deve dare alla catechesi: una catechesi adatta, fatta ai fedeli in genere e ai malati in specie, che li conduca quasi per mano a preparare la celebrazione di questi sacramenti e a parteciparvi attivamente, soprattutto se essa avviene in forma comunitaria; così la fede professata nel rito ravviva la preghiera della fede che accompagna la celebrazione del sacramento.
Ordinamento del rito
Nel preparare il rito e nel predisporne lo svolgimento, il sacerdote s'informi sulle condizioni dell'infermo, per poterne tener conto nel modo di ordinare l'insieme, nella scelta della lettura biblica e delle orazioni, nella celebrazione o meno della Messa, per l'eventuale conferimento del Viatico, ecc. Tutte queste cose il sacerdote dovrà, per quanto possibile, concordarle in precedenza con il malato o con la famiglia, approfittando dell' occasione per spiegare il significato dei sacramenti.


giovedì 1 febbraio 2018


 Il ministro dell' Unzione degli infermi

Ministro dell'Unzione è solo il sacerdote

16. Ministro proprio dell'Unzione degli infermi è il sacerdote soltanto 11. I vescovi, i parroci e i loro cooperatori, i cappellani di ospedali o di case di riposo e i superiori delle comunità religiose clericali, esercitano in via ordinaria questo ministero.


17. È loro compito e loro dovere, con la cooperazione di religiosi e di laici, preparare al sacramento i malati e coloro che li assistono, e conferire poi ai malati stessi l'Unzione.
Spetta all'Ordinario del luogo regolare eventuali celebrazioni  comunitarie per il conferimento dell'Unzione a malati provenienti da varie parrocchie o da ospedali diversi.

18. Gli altri sacerdoti possono conferire l'Unzione con l'assenso del ministro indicato al n. 16. In caso di necessità, basta l'assenso presunto, con l'obbligo però di informare a suo tempo il parroco o il cappellano dell'ospedale.

Presenza di più sacerdoti
19. Quando al capezzale di un malato ci sono due o più sacerdoti, nulla vieta che uno di essi pronunzi le preghiere e faccia l'Unzione con la formula sacramentale prescritta, e gli altri si spartiscano fra di loro le varie parti della celebrazione: riti iniziali, lettura della parola di Dio, invocazioni, ammonizioni. Ognuno di essi può imporre le mani sul malato.

c)   Ciò che si richiede per celebrare l'Unzione

Olio d'oliva o vegetale

20. Materia adatta per la celebrazione del sacramento è l'olio di oliva, o, secondo l'opportunità, un altro olio vegetale .

debitamente benedetto

21. L'olio per l'Unzione degli infermi deve essere appositamente benedetto dal vescovo o da un sacerdote che a norma di diritto o per concessione particolare della Sede Apostolica ne abbia la debita facoltà.

Oltre al vescovo, può ipso iure benedire l'olio per l'Unzione degli infermi:

a) il sacerdote che a norma di diritto viene equiparato al vescovo diocesano;

b) in caso di vera necessità, qualsiasi sacerdote .

La benedizione dell'olio degli infermi vien fatta normalmente dal vescovo al giovedì della Settimana santa .

Trattamento dell'olio

22. Qualora il sacerdote, in base al n. 21b, dovesse benedire l'olio durante il rito, può recarlo lui stesso o farlo preparare dai familiari dell'infermo in un piccolo recipiente adatto. L'Olio benedetto, eventualmente avanzato dopo la celebrazione, deve essere bruciato aggiungendovi cotone idrofilo.

Quando invece il sacerdote si serve dell' olio già benedetto dal vescovo o da un altro sacerdote, deve portarlo con sé in un'ampolla apposita: un'ampolla di materia adatta a conservarlo, ben pulita e con una quantità sufficiente di olio; per comodità, si può impregnare di Olio benedetto un batuffolo di cotone. Fatta l'Unzione, il sacerdote riporta l'ampolla al suo luogo, perché vi sia conservata con il dovuto rispetto. Si badi sempre che l'Olio non si alteri e rimanga quindi adatto all'unzione; lo si rinnovi quindi a suo tempo, o annualmente dopo la benedizione fatta dal vescovo nel giovedì della Settimana santa, o anche più spesso, secondo la necessità.

Due unzioni: sulla fronte e sulle mani

23. L'unzione si fa spalmando un po' di Olio sulla fronte e sulle mani dell'infermo; quanto alla formula, è bene dividerla in modo da pronunziare la prima parte mentre si fa l'unzione sulla fronte, e la seconda mentre si fa l'unzione sulle mani. In caso di necessità, basta fare un'unica unzione sulla fronte, pronunziando integralmente la formula sacramentale. Se poi la particolare situazione del malato rendesse impossibile l'unzione sulla fronte, la si faccia su di un'altra parte del corpo, pronunziando sempre integralmente la formula sacramentale.

Eventuali cambiamenti


24. Nulla impedisce che, tenuto conto delle tradizioni o del carattere particolare di una data popolazione, il numero delle unzioni venga aumentato o che se ne cambi il luogo: questi eventuali cambiamenti dovranno però esser previsti e predisposti nei Rituali particolari.

25. La formula per il conferimento dell'Unzione degli infermi è la seguente:

PER QUESTA SANTA UNZIONE E LA SUA PIISSIMA MISERICORDIA
TI AIUTI IL SIGNORE CON LA GRAZIA DELLO SPIRITO SANTO.
R. AMEN. E, LIBERANDOTI DAI PECCATI, TI SALVI E NELLA SUA BONTÀ TI SOLLEVI.
R. AMEN.

martedì 2 gennaio 2018

I SACRAMENTI DEI MALATI


I SACRAMENTI DEI MALATI

A.   L'Unzione degli infermi

Sono molti i passi dei vangeli da cui traspare la premura di Cristo Signore per i malati: egli li cura nel corpo e nello spirito, e raccomanda ai suoi fedeli di fare altrettanto. 

Ma il segno principale di questa premura è il sacramento dell' Unzione: istituito da Cristo e fatto conoscere nell'epistola di san Giacomo, questo sacramento è stato poi sempre celebrato dalla Chiesa per i suoi membri malati; in esso, per mezzo di una unzione, accompagnata dalla preghiera dei sacerdoti, la Chiesa raccomanda i malati al Signore sofferente e glorificato, perché dia loro sollievo e salvezza (cfr. Gc 5, 14-16) ed esorta i malati stessi ad associarsi spontaneamente alla passione e morte di Cristo (cfr. Rm 8, 17 l) per contribuire al bene del popolo di Dio . 

L'uomo gravemente infermo ha infatti bisogno, nello stato di ansia e di pena in cui si trova, di una grazia speciale di Dio per non lasciarsi abbattere, con il pericolo che la tentazione faccia vacillare la sua fede. Proprio per questo, Cristo ha voluto dare ai suoi fedeli malati la forza e il sostegno validissimo del sacramento dell'Unzione .
La celebrazione del sacramento consiste sostanzialmente in questo: previa l'imposizione delle mani fatta dai presbiteri della Chiesa, si dice la preghiera della fede e si ungono i malati con olio santificato dalla benedizione di Dio; con questo rito viene significata e conferita la grazia del sacramento.

La grazia dell’Unzione

Questo sacramento conferisce al malato la grazia dello Spirito Santo; tutto l'uomo ne riceve aiuto per la sua salvezza, si sente rinfrancato dalla fiducia in Dio e ottiene forze nuove contro le tentazioni del maligno e l'ansietà della morte; egli può così non solo sopportare validamente il male, ma combatterlo, e conseguire anche la salute, qualora ne derivasse un vantaggio per la sua salvezza spirituale; il sacramento dona inoltre, se necessario, il perdono dei peccati e porta a termine il cammino penitenziale del cristiano .

La preghiera della fede

Nel sacramento dell'Unzione, esplicitamente legato alla preghiera della fede (cfr. Gc 5, 15), la fede stessa si esprime e si manifesta; devono prima di ogni altro ravvivarla e manifestarla sia il ministro che conferisce il sacramento, sia soprattutto il malato che lo riceve; sarà proprio la sua fede e la fede della Chiesa che salverà l'infermo, quella fede che mentre si riporta alla morte e alla risurrezione di Cristo, da cui il sacramento deriva la sua efficacia (cfr. Gc 5, 15) 5 si protende anche verso il regno futuro, di cui il sacramento è pegno e promessa.

a) A chi si deve dare l'Unzione degli infermi.

Gravità del male

L'Unzione sì deve dare agli infermi, dice l'epistola di san Giacomo, perché ne abbiano sollievo e salvezza 6. Con ogni premura quindi e con ogni diligenza si deve provvedere al conferimento dell'Unzione a quei fedeli, il cui stato di salute risulta seriamente compromesso per malattia o vecchiaia. Per valutare la gravità del male, è sufficiente un giudizio prudente o probabile, senza inutili ansietà; si può even­tualmente interpellare un medico.

Ripetizione del sacramento


Il sacramento si può ripetere qualora il malato guarisca dalla malattia nella quale ha ricevuto l'Unzione, o se nel corso della medesima malattia subisce un aggravamento.

Operazione chirurgica

Prima di un'operazione chirurgica, si può dare all'infermo la sacra Unzione, quando motivo dell'operazione è un male pericoloso.

Vecchi

Ai vecchi, per l'indebolimento accentuato delle loro forze, si può dare la sacra Unzione, anche se non risultano affetti da alcuna grave malattia.

Bambini

Anche ai bambini si può dare la sacra Unzione, pur­ché abbiano raggiunto un uso di ragione sufficiente a far loro sentire il conforto di questo sacramento.

Catechesi

Nella catechesi sia pubblica che familiare si abbia cura di educare i fedeli a chiedere essi stessi l'Unzione e, appena ne verrà il momento, a riceverla con fede e devozione grande, senza indulgere alla pessima abitudine di rinviare la ricezione di questo sacramento. Anche a tutti coloro che prestano servizio ai malati si spieghi la natura e l'efficacia del sacramento dell'Unzione.

Casi particolari


Quanto ai malati che abbiano eventualmente perduto l'uso di ragione o si trovino in stato di incoscienza, se c'è motivo di ritenere che nel possesso delle loro facoltà essi stessi, come credenti, avrebbero chiesto l'Unzione, si può senza difficoltà conferir loro il sacramento .

Se il sacerdote viene chiamato quando l'infermo è già morto, raccomandi il defunto al Signore, perché gli conceda il perdono dei peccati e lo accolga nel suo regno; ma non gli dia l'Unzione. Solo nel dubbio che il malato sia veramente morto, gli può dare il sacramento sotto condizione (n. 135) .

lunedì 4 dicembre 2017

La Malattia e il Mistero della Salvezza


LA MALATTIA E IL SUO SIGNIFICATO
NEL MISTERO DELLA SALVEZZA


Il problema del dolore

1. Il problema del dolore e della malattia è sempre stato uno dei più angosciosi per la coscienza umana. Anche i cristiani ne conoscono la portata e ne avvertono la complessità, ma illuminati e sorretti dalla fede, hanno modo di penetrare più a fondo il mistero del dolore e sopportarlo con più virile fortezza. Sanno infatti dalle parole di Cristo quale sia il significato e quale il valore della sofferenza per la salvezza propria e del mondo, e come nella malattia Cristo stesso sia loro accanto e li ami, lui che nella sua vita mortale tante volte si recò a visitare i malati e li guarì.

Malattia e peccato

2. Non si può negare che ci sia uno stretto rapporto tra la malattia e la condizione di peccato in cui si trova l'uomo; ma sarebbe un errore il considerare la malattia stessa, almeno in linea generale, come un castigo di peccati personali (cfr. Gv 9, 3). Cristo stesso, che pure è senza peccato, soffrì nella sua Passione pene e tormenti di ogni genere, e fece suoi i dolori di tutti gli uomini: portava così a compimento quanto aveva scritto di lui il profeta Isaia ( cfr. Is 53, 4-5); anzi, è ancora lui, il Cristo, che soffre in noi, sue membra, allorché siamo colpiti e oppressi da dolori e da prove: prove e dolori di breve durata e di lieve entità, se si confrontano con la quantità eterna di gloria che ci procurano (cfr. 2 Cor 4, 17).

Lotta contro la malattia e testimonianza cristiana del malato

3. Rientra nel piano stesso di Dio e della sua provvidenza che l'uomo lotti con tutte le sue forze contro la ma­lattia in tutte le sue forme, e si adoperi in ogni modo per conservarsi in salute: la salute infatti, questo grande bene, consente a chi la possiede di svolgere il suo compito nella società e nella Chiesa. Ma si deve anche essere pronti a completare nella nostra carne quello che ancora manca ai patimenti di Cristo per la salvezza del mondo, nell'attesa che tutta la creazione, finalmente liberata, partecipi alla gloria dei figli di Dio (cfr. Col 1, 24; Rm 8, 19-21). Non solo, ma i malati hanno nella Chiesa una missione particolare da compiere e una testimonianza da offrire: quella di rammentare a chi è in salute che ci sono beni essenziali e duraturi da tener presenti, e che solo il mistero della morte e risurrezione di Cristo può redimere e salvare questa nostra vita mortale.

4. Il malato deve lottare contro la malattia: ma non lui soltanto. 

Anche i medici, anche tutti coloro che sono addetti al servizio 

degli infermi, non devono tralasciare nulla di quanto può essere fatto, tentato, sperimentato per recar sollievo al corpo e allo spirito di chi soffre; 

così facendo, mettono in pratica quelle parole del vangelo in cui

Cristo raccomanda di visitare i malati; ma riferendosi al 

malato, Cristo intende l'uomo nell'integralità del suo essere 

umano: 

chi quindi visita il malato, deve recargli sollievo nel fisico e 

conforto nello spirito.


sabato 25 novembre 2017

LA SANTA COMUNIONE


LA SANTA COMUNIONE

Per ricevere bene la S. Comunione, bisogna essere in grazia di Dio, cioè senza peccati mor­tali nell'anima. Si deve ricevere il Signore in stato di Grazia santificante. 

Chi riceve la S. Comunione in peccato, commette il gravissimo peccato di sacrilegio. Inoltre occorre sapere che nella Santa Comunione, noi riceviamo COLUI che l'Universo non può contenere! 

É necessario perciò un grande raccoglimento interno ed ester­no: mani giunte, grande fede ed amore, vestiti decorosi.

Infine bisogna essere digiuni da un'ora, prima di ricevere Gesù nell'Ostia Santa. L'acqua naturale non rompe il digiuno, come pure le medicine. 

Non si devono assolutamente avere in bocca caramelle o gomme da masticare in Chiesa e prima di ricevere la S. Comunione, per­ché si rompe il digiuno. Fatta la S. Comunione, si va - tutti raccolti e con le mani giunte - al proprio posto senza correre.

In ginocchio, al nostro posto, facciamo il dovuto ringraziamento a Gesù venuto in noi, con le mani giunte, testa china ed occhi socchiusi, per favorire il necessario e cri­stiano raccoglimento.

É doveroso anche fare la genuflessione davanti a Gesù Sacramentato (la lampada accesa ci dice dov'è) e dire, con fede ed amore: "Sia lodato e ringraziato ogni momento il Santissimo e divinissimo Sacramento!".
 
Ora qual è il nocciolo essenziale della confessione? Il ministero-mandato della chiesa di rimettere i peccati a colui che, convinto del proprio peccato e mosso dallo Spirito Santo sinceramente chiede perdono a Dio con il serio proposito di emendarsi.

Questa, crediamo, è la maniera giusta di confessarsi: credere nel Signore Gesù salvatore e redentore e accostarsi con fiducia a Lui, attraverso il ministero della Chiesa, manifestando il proprio peccato, accogliendo con fede il perdono-assoluzione, impegnandosi in un cammino di conversione, nella speranza che la grazia del sacramento ci accompagni.

La conversione impegna il cristiano, consapevole della propria fragilità, ad accostarsi con frequenza a questo sacramento. La tradizione ecclesiale non indica termini cronologici tassativi, ma consigliando la scelta di un confessore stabile, lascia al rapporto fra il confessore e il penitente il problema della frequenza. 

Il celebre decreto 21 del concilio Lateranense IV (1215) «confessarsi almeno una volta all'anno» indica non un ideale, ma prescrive un minimo indispensabile. In questo senso è ripreso anche dal Catechismo della Chiesa Cattolica n.1457.

La gravità del peccato

La distinzione tra peccato mortale e peccato veniale fa parte del costante insegnamento della Chiesa e del suo rifiuto di un rigorismo morale assoluto. 

Questa distinzione è frutto della riflessione teologica della chiesa che parte dalla Sacra Scrittura. Nel Nuovo testamento si parla di peccati che escludono dal Regno di Dio e peccati che non portano a questa conseguenza. Il concilio di Trento distingue, nel decreto sulla giustificazione tra peccati mortali che devono essere confessati e i peccati veniali che non comportano questo obbligo.

Questa distinzione non è contraria al vangelo e ipocrita (i peccati mortali non si possono fare, quelli veniali.. invece..) tiene invece conto della enorme complessità dell'uomo, della sua vita, della sua psiche. 

Nell'insegnamento classico il peccato mortale si compone di tre elementi: materia grave, la piena avvertenza della gravità e l'esplicita volontà di peccare. Quando manchi uno di questi tre elementi si commette il peccato veniale. 

Sembra quasi che il peccato veniale sia un peccato mortale.. non ben riuscito! Se poi si mette troppo l'accento sulla materia grave si corre il rischio di cadere in una casistica opprimente.

L'accento va posto, invece, sulla intenzione dell'uomo di vivere o meno la comunione con Dio in Gesù Cristo e di perseguirla con atti coerenti. Tuttavia non bisogna andare all'eccesso opposto: considerare la materia grave o lieve indifferente nel giudizio sul peccato. 

La vita umana è concreta, costituita da fatti, gesti ecc.. e questi hanno pure una loro importanza, ma il Vangelo ci insegna a guardare dentro l'uomo e allora anche una parola detta con odio e cattiveria può essere sottoposta al fuoco della geenna (MT 5,22).

È necessaria una continua formazione della coscienza cristiana attraverso il costante ascolto della Parola di Dio, aiutata dal magistero della Chiesa per capire la gravità del peccato, al di la della pur vera distinzione fra peccato mortale e veniale, e per poterlo eliminare dalla propria vita di seguace di Gesù Cristo.

Eucaristia e penitenza

Il rapporto fra eucaristia e penitenza ha attraversato momenti e sensibilità diverse. Si è passati dal considerare la penitenza come la condizione essenziale per poter ricevere la eucaristia:

non posso fare la comunione perché non mi sono confessato, era la convinzione comune, a considerare la confessione e l'eucaristia come due sacramenti assolutamente separati. In realtà i due sacramenti si richiamano vicendevolmente non nel senso che l'uno dipenda dall'altro, ma perché insieme realizzano, dopo il battesimo, il perdono dei peccati e la comunione con Dio.

Insegna il catechismo: «chiunque in modo indegno mangia il pane o beve il calice del Signore, sarà reo del corpo e del sangue del Signore. Ciascuno, pertanto, esami se stesso e poi mangi di questo pane e beva di questo calice; perché chi mangia e beve, senza riconoscere il corpo del Signore, mangia e beve la propria condanna. (1 cor.11, 27-29) 

Chi è consapevole di aver commesso un peccato grave, deve ricevere il sacramento della riconciliazione prima di accedere alla comunione». (Catechismo della Chiesa Cattolica n.1386)

E ancora: «Il Corpo di Cristo che riceviamo nella comunione è dato per noi e il sangue che beviamo è sparso per molti in remissione dei peccati. Perciò l'eucaristia non può unirci a Cristo senza purificarci nello stesso tempo dai peccati commessi e preservarci da quelli futuri» (Catechismo n.1393)

L'eucaristia non è il premio dato ai santi, ma il pane dei pellegrini che ci sostiene nel nostro cammino ecclesiale verso la patria celeste (cfr. sequenza del Corpus Domini), ma il peccato mortale è il rifiuto di questo cammino, è il cercare altre strade, è giusto, perciò, rientrare nel cammino ecclesiale e allora l'eucaristia è ricevuta in tutta la sua efficacia sacramentale. 

Può succedere di non potersi confessare e voler ricevere l'eucaristia in casi particolari (per es. un matrimonio, un funerale ecc..) ma deve essere una cosa eccezionale, affrontata con la dovuta consapevolezza di chiedere sinceramente perdono al Signore e di voler confessarsi quanto prima, e non un atteggiamento superficiale che sembra quasi farne una questione cronologica.


giovedì 2 novembre 2017

IO SONO IL SIGNORE TUO DIO


IO SONO IL SIGNORE TUO DIO: ...

1. "Non avrai altro Dio fuori di me".
Credi in Dio, Padre, Provvidenza e Salvatore tuo e di tutti gli uomini?
La tua vita è orientata a Dio?
Lo ami come Figlio?
L'hai messo al primo posto tra i valori della tua vita?
Credi nel Padre, Figlio, Spirito Santo?
Preghi mattina e sera?
Vivi le virtù cristiane della fede, speranza e cari­tà?
Consideri la fede come un dono prezioso da coltivare?
Ti impegni a crescere nella fede?
Hai avuto e nutrito dubbi sulla tua religione cat­tolica?
Hai letto libri, articoli, riviste contrarie alla tua fede, a Cristo, alla Chiesa?
Cerchi di conoscere, di studiare e farti spiegare la dottrina della tua santa madre Chiesa?
Hai parlato male della religione, del Papa, dei sacerdoti?
Hai allontanato qualcuno dalla pratica religiosa? Hai partecipato a riti satanici?
Hai aderito a sette eretiche o scismatiche?
Ti sei iscritto a società segrete illegali?
Speri nell'amore di Dio oppure ti scoraggi e disperi davanti alle difficoltà della vita, imprecando e ribellandoti?
Adori vera­mente solo Dio, sentendoti perciò libero da ogni forma di superstizione che blocca la libertà di pensare e di vivere?
Sei superstizioso?
Porti addosso amuleti, portafortuna, oggetti scaraman­tici?
Credi davvero all'oroscopo?
Ti sei lascia­to impressionare e hai "scritto e continuato le famigerate "catene" di S. Antonio o di S. Rita o altre simili stupidità?
Sei andato da indovini, o maghi, chiromanti, fattucchiere?
Hai partecipa­to a sedute spiritiche? Hai cercato di evocare e di entrare in contatto con i morti?
Hai aiutato la Chiesa, sovvenendo alle sua opere (Missioni, Lebbrosi, Seminari, Vocazioni, Orfani, ecc.)? 

2. "Non nominare il nome di Dio invano".
Hai rispetto e amore per il nome di Dio e della Madonna?
Hai bestemmiato?
Hai detto affermazioni false o eretiche su Dio, quali per esem­pio: "Dio non fa le cose giuste", "Dio è crudele", "Dio è cattivo", "Dio si diverte alle sofferenze degli uomini", "Dio si dimentica dei buoni", ecc.?
Hai raccontato fatti e barzellette blasfe­me?
Usi un linguaggio volgare, turpe, immon­do (= turpiloquio) indegno di un battezzato?
Hai fatto giuramenti senza necessità?
Hai mantenuto i voti e le promesse fatte? 

3. "Ricordati di santificare le feste".
Le 24 ore della domenica e dei giorni festivi costitui­scono "il giorno del Signore": le hai rese sante con la preghiera e facendo opere buone, coltivan­do i valori sacri della vita (famiglia, amicizia, cultura, natura, solidarietà, pace, ecc.)?
Ti sei liberato dalla fatica godendo la libertà di figlio di Dio?
Hai partecipato alla Messa, vivendo un'o­ra insieme agli alti credenti?
Alla Messa ti sei distratto, hai chiacchierato, hai disturbato gli altri? Hai commesso peccati mortali di domeni­ca, disonorando il giorno del Signore? 

4. "Onora il padre e la madre".
Hai amato, rispettato, ubbidito, aiutato i genitori, secondo le tue possibilità?
Sei stato gentile e disponibile in famiglia?
In casa collabori e condividi la vita con i tuoi?
Crei serenità, comunione, conversa­zione con gli altri o li fai vivere in solitudine e nel silenzio?
Rispetti gli anziani, le donne, i bambi­ni: i superiori, le autorità?
Ubbidisci con lealtà alle leggi dello Stato?
Capisci il valore di parte­cipare alle votazioni pubbliche?
Hai votato secondo coscienza?
Hai mai venduto il tuo voto per interessi privati?
Paghi con giustizia le tasse?
Ti interessi responsabilmente della vita pubblica della tua comunità civile e religiosa, o hai dato "una delega in bianco" ai tuoi rappre­sentanti?
Ti impegni per l'educazione dei figli?
Vegli sulle loro amicizie, giochi, divertimenti, letture?
Ti senti responsabile della scuola che frequentano?
Dai loro esempio di vera vita cri­stiana?
Preghi insieme a loro in famiglia? 

5. "Non uccidere".
Consideri la tua vita come un dono di Dio, del quale tu non sei padrone assoluto?
La rispetti con la moderazione nel cibo, nelle bevande, nel fumo?
Ti concedi il giu­sto riposo?
Fuggi l'alcolismo, la droga?
Hai spacciato droga?
Sei prudente nel guidare la macchina?
Hai messo mai in pericolo la tua vita o quella degli altri?
Hai mai tentato il suicidio?
Hai procurato mutilazioni a te o ad altri?
Hai dato scandalo?
Hai curato opportunamente la salute tua e dei tuoi cari?
Ti sforzi di amare gli altri come te stesso?
Hai fatto agli altri quello che vuoi venga fatto a te?
Coltivi sentimenti di odio, rancore, vendetta?
Sei un prepotente nei tuoi modi di parlare o di agire?
Hai invidia o gelosia verso gli altri?
Rispetti e aiuti chi è più debole nella società: malati, portatori di han­dicap, anziani, bambini, poveri? Hai abusato del potere che la tua posizione sociale ti dà?
hai perdonato le offese ricevute?
Hai fatto, procu­rato, consigliato l'aborto, uno dei peccati più gravi al cospetto di Dio e della Chiesa?
Hai ucciso qualcuno?
Hai mai usato violenza?
Sei stato complice in sequestri di persona?
Hai pla­giato ragazzi o giovani rendendoli schiavi della tua volontà?
Hai calunniato?
Hai dato percos­se, fatto ferite, prodotto malattie a qualcuno?
Hai, conservi, usi armi pericolose o offensive?­ Sei iscritto alla camorra?
Da camorrista hai imposto tangenti, ricatti, taglie a persone inno­centi o a commercianti?
Hai rispettato l'am­biente?
Sei stato crudele con gli animali?
Hai imprecato o augurato il male ad altri?
Nell'affermare le tue idee religiose, culturali, politiche o sportive ti lasci andare al fanatismo?
Se sei medico, per colpevole imperizia, leggerez­za o distrazione hai causato morte o danni ai tuoi pazienti?
Hai praticata l'eutanasia? - Pratichi l'aborto? 

6. "Non commetter atti impuri".
Sul corpo, sull'amore, sulla sessualità, sulla castità hai una concezione cristiana?
Hai conservato puro e casto il tuo corpo?
Hai commesso atti disone­sti, osceni, immorali? Ti sei abbandonato alla lussuria, all' autoerotismo, a perversioni sessuali, all'omosessualità?
Hai frequentato orge?
Hai avuto delle "avventure"?
Hai dato scandalo con il tuo modo di vestire, di agire, di parlate?
Sei stato occasione di peccato a qualcuno?
Hai sedotto o rovinato qualche persona innocente?
Hai molestato sessualmente colleghe di lavoro?
Hai conservata la tua fedeltà alla fidanzata o fidanzato?
Hai rapporti prematrimoniali?
Nel matrimonio hai il senso cristiano del sacramento ricevuto?
Hai usato male o abusato del matri­monio?
Ami, rispetti, aiuti con fedeltà e gene­rosità il tuo coniuge?
Eviti le occasioni e le compagnie cattive e pericolose?
Sei fedele a tua moglie (o a tuo marito)?
Convivi con un uomo (o donna) senza essere sposato?
Offendi la dignità del matrimonio con l'uso dei preservativi, pillole anticoncezionali e cose simili? 

7. "Non rubare"
Sei convinto della parola del Vangelo: É impossibile per chi è attaccato ai soldi entrare nel Regno di Dio?
Sai che l'avari­zia per la Bibbia è "idolatria", cioè adorazione del danaro al posto di Dio?
Sei usuraio?
Hai prestato soldi con eccessivo interesse, rovinando persone bisognose già in difficoltà?
Sei onesto nel lavoro, nella professione, in ufficio, nel commercio?
Quello che possiedi l'hai guada­gnato onestamente?
Credi di lavorare lealmente in modo da meritare lo stipendio mensile?
Hai preteso regalie, bustarelle, favori non dovuti?
Ti sei lasciato corrompere?
Hai corrotto o tentato di corrompere impiegati pubblici o privati?
Hai perso tempo sul lavoro?
Hai preteso raccoman­dazioni per andare avanti?
hai imposto camorristicamente tangenti?
Sei convinto che la disonestà degli altri non giustifica mai la tua?
Oltre ai tuoi diritti hai mai pensato anche ai tuoi doveri?
Rispetti i diritti degli altri?
Nelle riven­dicazioni, anche giuste, guardi anche il bene comune?
Ti sei assentato dal lavoro senza necessità?
Hai fatto scioperi ingiusti? - Paghi le tasse?
Tu, datore di lavoro, paghi il giusto sti­pendio ai dipendenti?
Sei evasore fiscale?
Hai fatto danni all'ambiente, a monumenti o cose pubbliche, a proprietà private sporcando imbrat­tando o scrivendo con robaccia, rifiuti o spray?
Hai riparato o risarcito i danni fatti?
Hai resti­tuito danaro o altro avuto in prestito?
Ti vendi per ottenere favori o vantaggi?
Hai frodato le compagnie di assicurazioni dichiarando danni falsi e facendoti pagare ingiustamente?
Ti sei sempre assunto le tue responsabilità?
Hai sper­perato danaro o sciupato beni?
Hai fatto giochi d'azzardo?
Sei dedito al gioco, danneggiando la famiglia?
Hai falsificato gli assegni?
Hai spac­ciato coscientemente danaro falso?
Hai acqui­stato merce chiaramente rubata (= ricettazione)?
Hai minacciato qualcuno pretendendo del dena­ro (= ricatto)?
Hai preso merce di nascosto nei grandi magazzini senza pagare?
Hai onorato gli impegni accettati a voce o firmati (= convenzio­ni, contratti, cambiali, accordi, ecc.), anche se legalmente non puoi esservi costretto? 

8. "Non dire falsa testimonianza"
Sei falso, sleale, doppio?
Nelle tue parole inganni il prossimo?
Hai detto bugie, menzogne, giudizi avventati?
Hai giurato sulla falsità? Testimoniando hai fatto deposizioni false?
Con un silenzio colpevole hai coperto fatti delittuosi (= omertà)?
Hai messo voci false sul conto di innocenti?
Hai riparato ad eventuali calunnie dette?
Col tuo esempio non hai insegnato a mentire ai tuoi figli?
Sei ostinato nelle tue posi­zioni, anche quando hai capito di aver torto?
Nel gioco hai imbrogliato o barato?
Sai perdere senza farne tragedia? 

9. "Non desiderare la donna (o l'uomo) d'al­tri"
Hai custodito la modestia e il pudore nella tua vita e nei tuoi pensieri?
hai una mente "puli­ta"?
Hai guardato donne (o uomini) con concu­piscenza?
Hai accettato e goduto di pensieri o desideri impuri?
Leggi o vedi giornali, riviste, libri, spettacoli osceni?
Segui e gusti racconti, films, romanzi pornografici?
Contribuisci allo sviluppo e diffusione della pornografia com­prando materiale osceno?
In casa tieni statue oscene, o posters, immagini pornografiche?
Pensi o parli della donna (o dell'uomo) come di solo oggetto di piacere?
Hai dei flirts?
Tu, donna, cerchi con moda sconveniente o con il modo di comportarti di suscitare nell’uomo desideri, eccitamenti cattivi?
Capisci che questo è una violazione morale e uno scandalo? 

10. “Non desiderare la roba d’altri”.
Ti lamenti sempre di quello che hai, dicendo: “Beati loro”?
Sei invidioso dei beni e delle cose altrui?
Augurim e godi del male degli altri?
Cerchi di imbrogliare o di danneggiare qualcuno?
Hai commesso intrallazzi? 
Atto di dolore
Mio Dio, mi pento e mi dolgo con tutto il cuore dei miei peccati, perché peccando ho meritato i tuoi castighi, e molto più perché ho offeso te, infinitamente buono e degno di essere amato sopra ogni cosa. Propon­go col tuo santo aiuto di non offenderti mai più e di fuggire le occasioni prossime di peccato. Signore, misericordia, perdo­nami.  
Ora via dal sacerdote, ministro di Dio e della Chiesa, e accusa tutto quanto ti ricordi, operando in te una vera “conversione”.
Il perdono di Dio ti viene dato attraverso il ministero del sacerdote, che dice:  

“Dio, Padre di Misericordia, che ha riconciliato a sé il mondo nella morte e risurrezione del suo Figlio, ed ha effuso lo Spirito Santo per la remissione dei peccati, ti conceda, mediante il ministero della Chiesa, il perdono e la pace. E io ti assolvo dei tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio + e dello Spirito Santo.  

Fatto il segno della croce, torna al tuo posto e con gioia ringrazia il Signore     
Ringraziamento dopo la confessione

Dio onnipotente ed eterno, che mi correggi con giustizia e perdoni con infinita clemenza, ricevi il mio umile ringraziamento. Tu che nella tua provvidenza tutto disponi secondo un disegno di amore, fà che accogliendo in me la grazia del perdono porti frutti di conversio­ne e viva sempre nella tua amicizia. Per Cristo nostro Signore. Amen.