giovedì 31 marzo 2011

CONSACRAZIONE A S. GIUSEPPE PER LA BUONA MORTE


 
Da recitarsi il giorno 19 di ogni mese
CONSACRAZIONE A SAN GIUSEPPE PER UNA BUONA MORTE

Potente Protettore e amato Padre mio San Giuseppe, Sposo della Regina degli Angeli, Maria Santissima, Madre di Dio e Signora nostra, padre verginale di Gesù, e speciale Protettore e avvocato dei peccatori agonizzanti, io, miserabile peccatore, confidando nella tua amorosa pietà, con il desiderio di amarti e servirti al cospetto di Gesù, mio dolce Redentore, di Maria Santissima, tua sposa e alla presenza di tutta la corte celeste, ti eleggo in questo giorno per mio speciale Protettore, avvocato e difensore.


Per tutte le azioni della mia vita e l'agonia della mia morte da oggi per sempre mi consacro come servo, schiavo, figlio e tuo devoto, e come tale mi consegno a Te in tutti i modi possibili con una perfetta donazione.


E Tu, sovrano Patriarca, usa con me misericordia nell'ora tremenda e nell'agonia della mia morte.


E quando mi mancheranno le forze, e la mia lingua non potrà invocarti, quando i miei occhi non vedranno più la luce e avrò perso il senso dell'udito, e non potrò ricevere favori umani, ricordati, o Padre mio, delle suppliche che ora presento davanti alla tua compassionevole pietà e tenerissima misericordia.
Proteggimi in quell'ultimo giorno e in quel momento di estrema necessità, perché aiutato dal tuo patrocinio, io muoia nella grazia del Signore, libero da tutti i miei nemici e collocato tra i beati di Dio, che spero di lodare per tutta l'eternità in tua compagnia.
Amen.

GIACULATORIA

Oh San GIUSEPPE padre putativo di Gesù e vero sposo di Maria Vergine
                     
PREGA per noi
e per gli agonizzanti della giornata e della nottata.

Amen

LA VITA E LA MORTE DI SAN GIUSEPPE


Giuseppe nacque probabilmente a Betlemme, il padre si chiamava Giacobbe (Mt 1,16) e pare che fosse il terzo di sei fratelli.

La tradizione ci tramanda la figura del giovane Giuseppe come un ragazzo di molto talento e un temperamento umile, mite e devoto.

Giuseppe era un falegname che abitava a Nazareth.


All’età di circa trenta anni fu convocato dai sacerdoti al tempio, con altri scapoli della tribù di Davide, per prendere moglie.

Giunti al tempio, i sacerdoti porsero a ciascuno dei pretendenti un ramo e comunicarono che la Vergine Maria di Nazareth avrebbe sposato colui il cui ramo avrebbe sviluppato un germoglio.

"Ed uscirà un ramo dalla radice di Jesse, ed un fiore spunterà dalla sua radice" (Isaia).

Solamente il ramo di Giuseppe fiorì e in tal modo fu riconosciuto come sposo destinato dal Signore alla Santa Vergine.

Maria, all’età di 14 anni, fu data in sposa a Giuseppe, tuttavia ella continuò a dimorare nella casa di famiglia a Nazareth di Galilea per la durata di un anno, che era il tempo richiesto presso gli Ebrei, tra lo sposalizio e l’entrata nella casa dello sposo.


Fu proprio in questo luogo che ricevette l’annuncio dell’Angelo e accettò:

"Eccomi, sono la serva del Signore, avvenga di me quello che hai detto" (Lc 1,38).

Poiché l’Angelo le aveva detto che Elisabetta era incinta (Lc 1,39), chiese a Giuseppe di accompagnarla dalla cugina che era nei suoi ultimi tre mesi di gravidanza.


Dovettero affrontare un lungo viaggio di 150 Km poiché Elisabetta risiedeva ad Ain Karim in Giudea.

Maria rimane presso di lei fino alla nascita di Giovanni Battista.

Maria, tornata dalla Giudea, mise il suo sposo di fronte ad una maternità di cui non poteva conoscerne la causa.


Molto inquieto Giuseppe combatté contro l’angoscia del sospetto e meditò addirittura di lasciarla fuggire segretamente (Mt 1,18) per non condannarla in pubblico, perché era uno sposo giusto.

Infatti, denunciando Maria come adultera la legge prevedeva che fosse lapidata e il figlio del peccato perisse con Lei (Levitino 20,10; Deuteronomio 22, 22-24).

Giuseppe stava per attuare questa idea quando un Angelo apparve in sogno per dissipare i suoi timori:


"Giuseppe, figlio di Davide, non temere di prendere con te Maria, tua sposa, perché quel che è generato in Lei viene dallo Spirito Santo" (Mt 1,20).

Tutti i turbamenti svanirono e non solo, affrettò la cerimonia della festa di ingresso nella sua casa con la sposa.

Su ordine di un editto di Cesare Augusto che ordinava il censimento di tutta la terra (Lc 2,1), Giuseppe e Maria partirono per la città di origine della dinastia, Betlemme.


Il viaggio fu molto faticoso, sia per le condizioni disagiate, sia per lo stato di Maria oramai prossima alla maternità.

Betlemme in quei giorni brulicava di stranieri e Giuseppe cercò in tutte le locande, un posto per la sua sposa ma le speranze di trovare una buona accoglienza furono frustrate.


Maria diede alla luce suo figlio in una grotta nella campagna di Betlemme (Lc 2,7) e alcuni pastori accorsero per fargli visita e aiutarli (Lc 2,16).
Giuseppe rimase sempre accanto alla sua sposa per circa trenta anni, morì poco prima che suo figlio iniziasse la predicazione.

Non vide quindi la passione di Gesù sul Golgota probabilmente perché non avrebbe potuto sopportare l’atroce dolore della crocifissione del Figlio tanto amato.Il Vangelo non parla della morte di San Giuseppe ma possiamo immaginare che sia stata la morte più bella che un essere umano possa desiderare tra le braccia di Gesù e di Maria.


Il Santo si è addormentato per risvegliarsi nella luce del Signore in Paradiso.


E' stata una morte bella, senza sofferenza e con il sorriso sulle labbra perchè, certamente, stava già godendo delle visioni celesti.

mercoledì 30 marzo 2011

IL TRANSITO DI SAN GIUSEPPE E IL NOSTRO


IL TRANSITO DI SAN GIUSEPPE


Andiamo pieni di fiducia dal nostro patriarca Giuseppe, non solo per ottenere una buona morte, la salute del corpo e altri favori pertinenti alla nostra vita terrena, ma soprattutto per ottenere la grazia per conseguire tutte quelle virtù necessarie per raggiungere la perfezione cristiana.

Cosicché, quando Dio ci chiamerà, nel nostro passaggio da questa all’altra vita, saremo personalmente assistiti non solo da San Giuseppe, ma anche dal Figlio Gesù e dalla sua sposa Maria.

Sarà per noi, non una morte difficile e angosciosa ma, come quella di San Giuseppe, sarà un transito glorioso.

L’iscrizione alla Pia Unione del Transito di San Giuseppe è importante perché la preghiera a San Giuseppe non sia solo di un giorno, o solo in caso di bisogno, ma diventi omaggio quotidiano, per assicurarsi la sua protezione paterna ed assidua in ogni giorno della vita e, soprattutto, nell’ora della sua morte.

Per questo è bene iscriversi e fare iscrivere altri (parenti - amici - conoscenti) alla nostra Pia Unione. Basta comunicarci il nominativo, ed invieremo con sollecitudine la pagellina con tutte le informazioni.

Come impegno c’è la preghiera per i Morenti, da recitarsi devotamente anche più volte al giorno.

Condizioni per essere iscritti:

-Dare il proprio nome a questa Sede Primaria in Roma, o ad una Filiale aggregata canonicamente alla stessa;

-recitare la preghiera a San Giuseppe per i morenti;

-fare possibilmente un’offerta all’atto di iscrizione, tenendo presente che anche con quest’opera di carità, si può lucrare un’indulgenza parziale.

L'indirizzo per chi lo desidera è il seguente:

Direzione della Pia Unione del Transito di San Giuseppe

Via Bernardino Telesio n. 4/b- 00195 Roma

Tel. 06/397 376 81 - Fax 06/ 397 400 55

S. GIUSEPPE PATRONO DEI MORENTI




Il momento culminante della nostra vita è quello della morte:

da esso dipende infatti tutta la nostra eternità, o di Paradiso con i suoi inesprimibili godimenti o d'inferno con i suoi indicibili dolori.

Importante è quindi avere allora l'assistenza e il patroci­nio di un Santo che in quei momenti ci aiuti e ci difenda dai terribili ultimi attacchi di Satana.

La Chiesa, divinamente ispirata, con premura e solerzia di Madre, ha pensato bene di costituire come Santo Protettore dei suoi figli nell'ora dell'agonia San Giuseppe, il Santo ch'ebbe il meritato pre­mio di essere assistito, nel momento del suo trapasso, da Gesù e da Maria.

Con questa scelta la Santa Madre Chiesa vuole assicurarci la speranza di avere al nostro capezzale San Giuseppe, che ci soccorra in compagnia di Gesù e di Maria, lui che ne ha sperimentato l'infinita potenza ed effi­cacia.

Non per nulla gli ha dato quindi il titolo di «Speranza degl'infermi» e di «Patrono dei moribondi».
«San Giuseppe, dopo avere avuto l'insigne privilegio di morire tra le braccia di Gesù e di Maria, a sua volta, assi­ste sul loro letto di morte, in modo efficace e dolce, quanti lo invocano per ottenere una santa morte».

Importante è quindi avere allora l'assistenza e il patroci­nio di un Santo che in quei momenti ci aiuti e ci difenda dai terribili ultimi attacchi di Satana.

«San Giuseppe, dopo avere avuto l'insigne privilegio di morire tra le braccia di Gesù e di Maria, a sua volta, assi­ste sul loro letto di morte, in modo efficace e dolce, quanti lo invocano per ottenere una santa morte».

San Giuseppe è stato scelto come patrono dei morenti dalla Chiesa cattolica e questo, ovviamente, interessa tutti perchè la morte è di tutti, nessuno può scamparla.

Dobbiamo perciò essere devoti in vita al grande Patriarca perchè ci aiuti, ci conforti e ci accompagni nel passaggio alla vita nuova.

SAN GIUSEPPE E I POVERI




San Giuseppe aveva l'animo libero da qualsiasi affetto disordinato verso i beni terreni e questo lo portava alla povertà materiale ma ad una ricchezza spirituale infinita.

Non desiderava il superfluo ma ambiva alla conquista del Regno dei Cieli.

Nella tradizione popolare, San Giuseppe, sposo della Vergine Maria, è il santo protettore dei poveri e dei derelitti, poiché i più indifesi hanno diritto al più potente dei Santi.
In questo giorno, si ricorda la sacra coppia di giovani sposi, in un paese straniero ed in attesa del loro Bambino, che si videro rifiutata alla richiesta di un riparo per il parto.
 
Questo atto, che viola due sacri sentimenti:
 
l'ospitalità e l'amore familiare, viene ricordato in molte regioni con l'allestimento di un banchetto speciale.
 
Così in alcuni paesi della Sicilia, il 19 marzo di ogni anno, si usava invitare i poveri al banchetto di san Giuseppe.
 
In questa occasione, un sacerdote benediva la tavola, ed i poveri erano serviti dal padrone di casa.
In alcune città, il banchetto veniva allestito in chiesa, e, mentre due sacerdoti servivano i poveri, un terzo predicava per nove volte, tante quante le pietanze che venivano servite.
Oltre a proteggere i poveri e le ragazze, San Giuseppe, in virtù della sua professione, è anche il protettore dei falegnami, che da sempre sono i principali promotori della sua festa.

S. GIUSEPPE E LA PREGHIERA DELLA CHIESA


La Preghiera ufficiale della Chiesa
A te, o beato Giuseppe


A te, o beato Giuseppe,
stretti dalla sofferenza,
ricorriamo,
e fiduciosi invochiamo
la tua protezione,
insieme a quella della tua
santissima Sposa.
Per quel sacro
vincolo di carità
che ti strinse
all’Immacolata Vergine
Madre di Dio,
e per l’amore paterno
che portasti al fanciullo Gesù,
riguarda,
Te ne preghiamo,
con occhio clemente,
la cara eredità
che Gesù acquistò
col Suo Sangue
e con il tuo potere ed aiuto
assistici nei nostri bisogni.
Proteggi, o custode
della Divina famiglia,
l’ eletta prole del tuo Gesù;
allontana da noi
o amatissimo padre,
gli errori ed i vizi
che corrompono il mondo,
assistici propizio dal cielo
in questa lotta con il male,
o nostro forte difensore;
e come salvasti dalla morte
il bambino Gesù,
così ora difendi la Santa Chiesa
da ogni insidia e
da ogni avversità,
e sostieni ciascuno di noi
affinchè con il tuo esempio
ed il tuo aiuto
possiamo onestamente vivere
devotamente morire
ed ottenere l’eterna betitudine
in cielo.

Amen.

LA SACRA FAMIGLIA DI NAZARET



Con l'espressione Sacra Famiglia, nella dottrina cristiana, si intende la famiglia di Gesù, composta da Gesù stesso, da Maria e da Giuseppe.

Oggi si preferisce sostituire l'espressione Sacra Famiglia con l'espressione Famiglia di Nazareth, essendo la Sacra Famiglia originaria di Nazaret.

Nella dottrina cristiana la Sacra Famiglia è stata sempre ritenuta un modello fondamentale della
famiglia umana.

I legami di affetto, di amore, di comprensione che le famiglie umane sono chiamate a rinnovare continuamente, sono particolarmente espressi e vissuti nella Sacra Famiglia.

Ci sembra di vedere Giuseppe e Maria che la sera pregano insieme a Gesù, la sacra famiglia ci insegna la strada della preghiera comunitaria.
Nella domenica che cade tra il Natale e il primo dell'anno la nuova riforma liturgica fa celebrare la festa della santa Famiglia di Nazaret.

La liturgia suggerisce preziosi insegnamenti, validi in ogni stagione.

Nella prima lettura vengono raccomandati i doveri dei figli verso i genitori: Onorare il padre, la madre... prendersi cura di loro nella vecchiaia e anche quando dovessero perdere il senno.

Frutti di questi gesti di pietà: Il Padre celeste esaudirà la preghiera, concederà lunga vita, donerà gioia dai figli.



La Sacra Famiglia è stato sempre un soggetto molto ispirato nella fantasia degli artisti.

I maggiori pittori di tutti i secoli hanno voluto raffigurarla nelle sue varie espressioni della Natività, Adorazione dei Magi, Fuga in Egitto, nella bottega da artigiano (falegname), ecc.
Il tema iconografico ha largamente ispirato gli artisti del Rinascimento, esso è composto in genere da Maria, Giuseppe e il Bambino oppure da Sant’Anna, la Vergine e il Bambino.

Le più note rappresentazioni sono quella di Masaccio con s. Anna e quella di Michelangelo con s. Giuseppe, più conosciuta come Tondo Doni.

SAN GIUSEPPE: UOMO DI DIO


L'UOMO DI DIO

San Giuseppe era pervaso da un amore soprannaturale, era l'uomo di Dio, e pertanto amava veramente ed intensamente Maria, sua sposa.

L'amore soprannaturale elevava il suo amore e gli faceva gustare il puro amore, l'amore assoluto che lo univa a Dio nel modo più intimo e profondo.

Uomo di vita interiore secondo il Cuore di Dio

San Giuseppe, un uomo che non cerca ma che fa solo la volontà di Dio.

Un uomo che osserva solo Dio; un uomo che ama il silenzio e agisce nel silenzio, che pensa e parla davanti a Dio, che non discute mai con Dio, che vive d'interiorità, un'interiorità unita a Dio.

Un uomo che si eleva senza fine verso Dio con tutto il suo spirito, con tutta la sua anima, con tutto il suo cuore, con tutte le sue forze.

Un uomo che eleva il mondo verso il suo Creatore, che ama ardentemente Gesù, che vive e muore per Lui, che onora la sua verginale Madre e sa rispettare tutte le donne grazie a Lei.

GIUSEPPE: UOMO GIUSTO


UOMO GIUSTO

Giuseppe convinto della virtù di Maria non la volle sottoporre alla punizione prevista dalla legge.

Ma come uomo giusto non poteva prendere Maria come sua moglie, allora pensò di licenziarla in segreto (Mt.1,19).

Il concetto di giustizia nell'ambito della Bibbia è ben più ampio di quello del diritto e si rifà al rapporto intimo dell'uomo con Dio.

Matteo, nel suo vangelo, ne parla a proposito di Giuseppe quando egli decide di "ripudiare in segreto" Maria.

La giustizia per la Bibbia si rifà sempre ad un insieme di valori quali la bellezza, l'ordine, l'armonia, la verità, la carità, la bontà e la giustizia appunto.

Per cui dire giusto significa dire di un uomo che è e che vede con gli occhi di Dio ed è in intimità con Lui.

Egli ha ben capito che la legge sul ripudio è giusta ma che ben più grande è la legge che tratta l'amore e il rispetto della persona.

Per questo sceglie, non senza intima e grande sofferenza, di "ripudiare in segreto" Maria.

Proprio questa sua apertura del cuore permette a Dio di illuminarlo ulteriormente sulla natura vera della gravidanza di Maria e segna per sempre, vocazionalmente, la chiamata di Giuseppe.

Quella appunto di custodire la famiglia che gli è stata affidata.



S. GIUSEPPE: PREGHIERA GIORNALIERA


Preghiera da ripetersi tre volte al giorno:
Gesù Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l'anima mia,

Gesù, Giuseppe e Maria, assistetemi nell'ultima agonia,

Gesù, Giuseppe e Maria, spiri in pace con voi l'anima mia.

Amen

MERCOLEDI': GIORNO DEDICATO A SAN GIUSEPPE


Il 5 luglio 1883 Papa Leone XIII ratificava il mercoledì come il giorno consacrato a San Giuseppe in tutta la Chiesa universale.

Poi ci sono i mercoledì particolari con devozioni.

Iniziamo dai quindici mercoledì (cui corrispondono meditazioni sui misteri dolorosi e gaudiosi di san Giuseppe).
Poi i sette mercoledi'(in onore dei sette privilegi e prerogative di san Giuseppe).

Promessa di S. Giuseppe:

OGNI PRIMO MERCOLEDI' DEL MESE

In ogni primo mercoledì del mese, il mio Cuore Castissimo sparge innumerevoli grazie su tutti coloro che ricorrono alla mia intercessione.

In questi mercoledì gli uomini riceveranno non una pioggia di grazie, ma torrenti fortissimi di grazie straordinarie.

Condivido infatti, con tutti quelli che mi onorano e che ricorrono a me, tutte le grazie, tutte le benedizioni, tutte le virtù e tutto l'amore che ho ricevuto dal mio Divino Figlio Gesù e dalla mia Sposa Maria Santissima, quando ancora io vivevo in questo mondo ed ora tutte le grazie che continuo a ricevere nella gloria del Paradiso.

Mio caro figlio, quale grande onore e dignità ho ricevuto dal Padre Celeste.

Lui ha fatto esultare di gioia il mio Cuore.

Il Padre Celeste mi ha concesso l'onore di poterlo rappresentare in questo mondo, col darmi l'incarico del suo Divino e amato Figlio Gesù Cristo.

Il mio Cuore rimase così sorpreso per tanta dignità che io mi sentivo incapace, indegno per un favore e beneficio così grande.

Tuttavia ho posto tutto nelle mani del Signore e, come suo servo, ero disposto a fare la sua Santissima Volontà.

PROMETTO di intercedere davanti a Lui per tutti coloro che onoreranno questo mio Cuore, ricorrendo a me.
 
Darò la grazia di poter risolvere i problemi più difficili, soccorrere alle necessità più urgenti che agli occhi degli uomini sembrano impossibili.
 
Per la mia intercessione e con l'aiuto di Dio tutto sarà possibile.
 
Benedico questa notte, tutta l'umanità.
 
Spargo le grazie del mio Cuore su tutti i peccatori perché si convertano.

SAN GIUSEPPE E L'OBBEDIENZA




Giuseppe fu tanto vergine nella sua obbedienza che in lui l'obbedienza diventò esecuzione della sua fede.
 
"Fece come gli ordinò l'angelo del Signore " (Mt 1,24).
"Anche Giuseppe salì dalla Galilea alla città di Nazaret nella città di Davide, Betlemme" (Lc 2,4), per obbedire all'autorità politica di Roma; "si alzò e prese il bambino e sua madre " (Mt 1,14 e Mt 2,21).
Mai un'obiezione nell'obbedienza.
 
Gli scarni dati evangelici ci parlano di quattro obbedienze di Giuseppe, tre, in sogno, all'angelo del Signore, e una all'autorità politica che ordinava il censimento.
Giuseppe non obietta nulla circa la veridicità degli annunzi dell'angelo a nome di Dio: eppure Dio gli parlava attraverso sogni.
 
Chi poteva garantire a Giuseppe che la fonte del comando era veridica?
 
Se non fosse stato un uomo spirituale, un profeta in diretta connessione con Dio attraverso la fede e l'umiltà, come avrebbe potuto Giuseppe credere all'angelo e quindi obbedire a Dio?
L'obbedienza suppone sempre fede e umiltà, come qualità della verginità.
 
La fede e l'umiltà permettono di discernere ciò che viene da Dio e ciò che non viene da Dio.
 
Giuseppe è uomo spirituale, in cui lo Spirito ha sostituito lo spirito naturale (1 Cor 2), perciò immediatamente riconosce la volontà di Dio, e con l'apporto del proprio consenso razionale e della propria libertà (Giuseppe non è un automa!) egli obbedisce, cioè fa.
Da notare come Matteo usi il verbo greco "poiein" per esprimere il "fece" dell'obbedienza di Giuseppe. "Poieo " in greco è il verbo della creatività.
 
Come a dire: Giuseppe, obbedendo, si dimostrò creativo, cioè generò, divenne padre.
 
Così anche nel caso del censimento (Lc 2,4), Giuseppe non presentò l'obiezione della sua moglie incinta, ma obbedì all'autorità umana e salì a Betlemme.
 
Quella era la via necessaria a Dio perché si compisse la nascita di Gesù come profetizzata da Michea.
L'obbedienza, cioè, suppone sempre un linguaggio e un contesto di fede, che si accoglie razionalmente e liberamente.
 
L'obbedienza è affermare che:
 
credo,
 
acconsento
 
e liberamente eseguo!
 
È il triplice passaggio della verginità che diventa paternità nelle Opere di Dio.
 
Quando si leggono i differenti momenti che caratterizzano l'obbedienza di San Giuseppe, si prova la sensazione di trovarsi di fronte ad un uomo, umano, umanissimo, ma pieno di pace, ben identificato con la sua vocazione e con il Disegno di Dio.
L'obbedienza per San Giuseppe è, allora, di fatto l'esercizio della sua fede e della sua umiltà.
Quando i genitori di Gesù andranno in cerca del loro figlio nel tempio di Gerusalemme, nonostante l'incomprensione della risposta loro data da Gesù "Gli disse sua madre:
 
'Figlio perché ci hai fatto questo? Ecco tuo padre ed io con sofferenza ti abbiamo cercato ".
 
Ma essi non compresero la parola che egli aveva loro rivelato" (Lc 2,48-50), Gesù obbedì ai suoi genitori obbedienti "e tornò con loro a Nazaret ed era loro obbediente" (Lc 2,51).
 
Si può dire che Gesù imparò l'obbedienza a Dio, attraverso le mediazioni umane, proprio dai suoi genitori obbedienti.

San Giuseppe è il modello dell'obbedienza, dopo Maria, si è distinto, nei secoli, per la fedele accettazione ed esecuzione dei comandi di Dio.

Oggi San Giuseppe deve essere imitato come modello e come atteggiamento fondamentale da tutta la Chiesa, in un religioso ascolto della Parola di Dio, che la renda completamente disponibile a servire la Volontà dello Spirito Santo.

SAN GIUSEPPE: MINISTRO, CUSTODE E MAESTRO




San Tommaso d'Aquino traccia il profilo di San Giuseppe con due parole, che traducono la devozione di San Giuseppe ossia il servizio generoso da lui reso al mistero dell'incarnazione:

ministro e custode.

Ministro perchè lo troviamo sempre descritto come un attento esecutore di ordini.

Custode perchè nel comportamento di San Giuseppe non c'è niente che tradisca un qualsiasi protagonismo, sempre teso a proteggere la Vergine Madre e Suo Figlio Gesù.

La ministerialità di san Giuseppe in relazione all’economia della salvezza, oggetto di tutta l’Esortazione apostolica, appare già nel suo titolo:

“Il custode del Redentore”.

Perché la qualifica di “custode”, mentre sarebbe stato possibile esaltare la figura e il ruolo di san Giuseppe addirittura usando il titolo di “Padre del Verbo” o “Padre di Dio”?

Per evitare il sussulto di qualche teologo e per non impressionare troppo i semplici fedeli si sarebbe potuto ricorrere anche ad un’espressione più familiare, già presente nel Breviario secondo l’uso gallicano e largamente diffusa nella pietà popolare.

Chi non ricorda, infatti, l’inno latino:

“Salve, pater Salvatoris; salve, custos Redemptoris”?

Perché allora non scegliere tra questi due titoli quello di “Pater Salvatoris”, che sarebbe stato più elogiativo?

Da quanto finora esposto è facile dedurre che il titolo “custode”, è perchè la Chiesa intende presentare san Giuseppe come “ministro della salvezza”.

Oltre che alla sicura protezione, la Chiesa confida anche nell’insigne esempio di Giuseppe.

Un esempio che supera i singoli stati di vita e si propone all’intera Comunità cristiana, quali che siano in essa la condizione e i compiti di ciascun fedele.

Avendo sempre davanti agli occhi l’economia della salvezza, della quale Giuseppe fu speciale ministro, tutta la Chiesa deve imparare da lui a servirla.
Pertanto, San Giuseppe diventi per tutti un singolare maestro nel servizio e nella missione salvifica di Cristo, compito che nella Chiesa spetta a ciascuno di noi e a tutti:

agli sposi ed ai genitori,

a coloro che vivono del lavoro delle proprie mani o di ogni altro lavoro,

alle persone chiamate alla vita contemplativa

come a quelle chiamate all’apostolato”.

Se il profilo caratteristico di san Giuseppe, lo stesso della Chiesa, è il “servizio”, la virtù che lo rende possibile è evidentemente l’obbedienza.

martedì 29 marzo 2011

IL SACRO MANTO DI S. GIUSEPPE


IL SACRO MANTO


Marzo è il mese di S. Giuseppe, il più grande dei Santi e dei Patriarchi apparso sulla Terra, a cui il Signore GESU' non può dire mai di no.

Innumerevoli sono le grazie che si ottengono da Dio, ricorrendo, per mezzo del Sacro Manto, all'intercessione di S. GIUSEPPE.

Inizio del Sacro Manto
Nel nome dei Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

Gesù, Giuseppe e Maria, vi dono il cuore e l'anima mia.

3 Gloria alla SS. Trinità.
(ringraziandola di avere esaltato S. Giuseppe ad una dignità del tutto eccezionale.)

OFFERTA:

1. Eccomi, o gran Patriarca, prostrato devotamente innanzi a te. Ti presento questo Manto prezioso e nello stesso tempo ti offro il proposito della mia devozione fedele e sincera.

Tutto quello che potrò fare in tuo onore, durante la mia vita, io intendo eseguirlo, per mostrarti l'amore che ti porto.

Aiutami, S. Giuseppe! Assistimi ora e in tutta la mia vita, ma soprattutto assistimi nell'ora della mia morte, come tu fosti assistito da Gesù e da Maria, perché ti possa un giorno onorare nella patria celeste per tutta l'eternità. Amen.

2. O glorioso Patriarca S. Giuseppe, prostrato innanzi a te, ti presento con devozione i miei omaggi e incomincio a offrirti questa preziosa raccolta di preghiere, a ricordo delle innumerevoli virtù che adornano la tua santa persona.

In te ebbe compimento il sogno misterioso dell'antico Giuseppe, il quale fu una tua anticipata figura:

non solamente, infatti, ti circondò con i suoi fulgidissimi raggi il Sole divino, ma ti rischiarò pure della sua dolce luce la mistica Luna, Maria.

Deh!, glorioso Patriarca, se l'esempio di Giacobbe, che andò di persona a rallegrarsi con il figlio suo prediletto, esaltato sopra il trono dell'Egitto, servì a trascinarvi anche i figli suoi, non varrà l'esempio di Gesù e di Maria, che ti onorarono di tutta la loro stima e di tutta la loro fiducia, a trarre me pure, per intessere in tuo onore questo manto prezioso?

Deh!, o gran Santo, fa' che il Signore rivolga sopra di me uno sguardo di benevolenza.

E come l'antico Giuseppe non scacciò i colpevoli fratelli, anzi li accolse pieno di amore, li protesse e li salvò dalla fame e dalla morte, così tu, o glorioso Patriarca, mediante la tua intercessione, fa' che il Signore non voglia mai abbandonarmi in questa valle di esilio.

Ottienimi inoltre la grazia di conservarmi sempre nel numero dei tuoi servi devoti, che vivono sereni sotto il manto del tuo patrocinio.

Questo patrocinio io desidero averlo per ogni giorno della mia vita e nel momento dell'ultimo mio respiro. Amen.

ORAZIONE:

1. Salve, o glorioso S. Giuseppe, depositario dei tesori incomparabili dei Cielo e padre putativo di Colui che nutre tutte le creature.

Dopo Maria SS., tu sei il Santo più degno dei nostro amore e meritevole della nostra venerazione.

Fra tutti i Santi, tu solo avesti l'onore di allevare, guidare, nutrire e abbracciare il Messia, che tanti Profeti e Re avevano desiderato di vedere.

S. Giuseppe, salva l'anima mia e ottienimi dalla misericordia divina la grazia che umilmente imploro.

Ed anche per le Anime benedette dei Purgatorio ottieni un grande sollievo nelle loro pene.

3 Gloria al Padre.

2. O potente S. Giuseppe, tu fosti dichiarato patrono universale della Chiesa, e io t'invoco fra tutti i Santi, quale fortissimo protettore dei miseri e benedico mille volte il tuo cuore, pronto sempre a soccorrere ogni sorta di bisogni.

A te, o caro S. Giuseppe, fanno ricorso la vedova, l'orfano, l'abbandonato, l'afflitto, ogni sorta di sventurati; non c'è dolore, angustia o disgrazia che tu non abbia pietosamente soccorso.

Degnati, quindi, di usare a mio favore i mezzi che Dio ha messo nelle tue mani, affinché io possa conseguire la grazia che ti domando.

E voi, anime sante dei Purgatorio, supplicate S. Giuseppe per me.

3 Gloria al Padre.

3. A tante migliaia di persone che ti hanno pregato prima di me hai donato conforto e pace, grazie e favori.

L'animo mio, mesto e addolorato, non trova riposo in mezzo alle angustie dalle quali è oppresso.

Tu, o caro Santo, conosci tutti i miei bisogni, prima ancora che li esponga con la preghiera.

Tu sai quanto mi è necessaria la grazia che ti domando.

Mi prostro al tuo cospetto e sospiro, o caro S. Giuseppe, sotto il grave peso che mi opprime.

Nessun cuore umano mi è aperto, al quale possa confidare le mie pene; e, se pur dovessi trovare compassione presso qualche anima caritatevole, essa tuttavia non mi potrebbe aiutare.

A te pertanto ricorro e spero che non mi vorrai respingere, poiché S. Teresa ha detto e ha lasciato scritto nelle sue memorie:

"Qualunque grazia si domanda a S. Giuseppe verrà certamente concessa".

Oh! S. Giuseppe, consolatore degli afflitti, abbi pietà dei mio dolore e pietà delle anime sante dei Purgatorio, che tanto sperano dalle nostre orazioni.

3 Gloria al Padre.

4. O eccelso Santo, per la tua perfettissima obbedienza a Dio, abbi pietà di me.

Per la tua santa vita piena di meriti, esaudiscimi.
Per il tuo carissimo Nome, aiutami.
Per il tuo clementissimo cuore, soccorrimi.
Per le tue sante lacrime, confortami.
Per i tuoi sette dolori, abbi compassione di me.
Per le tue sette allegrezze, consola il mio cuore.
Da ogni male dell'anima e dei corpo liberami.
Da ogni pericolo e disgrazia scampami.
Soccorrimi con la tua santa protezione e impetrami, nella tua misericordia e potenza, quello che mi è necessario e soprattutto la grazia di cui ho particolare bisogno.

Alle anime care dei Purgatorio ottieni la pronta liberazione dalle loro pene.

3 Gloria al Padre.

5. O glorioso S. Giuseppe innumerevoli sono le grazie e i favori, che tu ottieni per poveri afflitti.

Ammalati d'ogni genere, oppressi, calunniati, traditi, privati d'ogni umano conforto, miseri bisognosi di pane o di appoggio, Implorano la tua regale protezione e vengono esauditi nelle loro domande.

Deh! non permettere, o S. Giuseppe carissimo, che io abbia ad essere la sola, fra tante persone beneficate, che resti priva della grazia che ti ho domandato.

Mostrati anche verso di me potente e generoso, e io, ringraziandoti, esclamerò:

"Viva in eterno il glorioso Patriarca San Giuseppe, mio grande protettore e particolare liberatore delle anime sante dei Purgatorio".

3 Gloria al Padre.

6. O eterno divin Padre, per i meriti di Gesù e di Maria, degnati accordarmi la grazia che imploro.

A nome di Gesù e di Maria, mi prostro riverente alla tua divina presenza e ti prego devotamente perché voglia accettare la mia ferma decisione di perseverare nella schiera di coloro che vivono sotto il patrocinio di S. Giuseppe.

Benedici quindi il prezioso manto, che io oggi dedico a lui quale pegno della mia devozione.

3 Gloria al Padre.

CHIUSURA DEL SACRO MANTO.

O Glorioso San Giuseppe, che da Dio sei stato posto a capo e custode della più santa tra le famiglie, degnati di essermi dal cielo custode dell'anima mia, che domanda di essere ricevuta sotto il manto dei tuo patrocinio.

lo, fin da questo momento, ti eleggo a padre, a protettore, a guida, e pongo sotto la tua speciale custodia l'anima mia, il mio corpo, quanto ho e quanto sono, la mia vita e la mia morte.

Guardami come tuo figlio; difendimi da tutti i miei nemici visibili ed invisibili; assistimi in tutte le necessità:

consolami in tutte le amarezze della vita, ma specialmente nelle agonie della morte.

Rivolgi una parola per me a quell'amabile Redentore, che Bambino portasti sulle tue braccia, a quella Vergine gloriosa, di cui fosti direttissimo sposo.

Impetrami quelle benedizioni che tu vedi essere utili al mio vero bene, alla mia eterna salvezza, e io farò di tutto per non rendermi indegno dei tuo speciale patrocinio. Amen.

Per richiedere gratuitamente il manto di S. Giuseppe 
basta scrivere alla:

Pia Unione del Transito di S. Giuseppe - Opera Don Guanella
Via B. Telesio n. 4/b - 00195 ROMA o telefonare allo 06-39737681

MEDJUGORJE:MESSAGGIO DEL 25 gennaio 2011


Messaggio del 25 gennaio 2011

"Cari figli! Anche oggi sono con voi e vi guardo, vi benedico e non perdo la speranza che questo mondo cambierà in bene e che la pace regnerà nei cuori degli uomini.

La gioia regnerà nel mondo perché vi siete aperti alla mia chiamata e all’amore di Dio.

Lo Spirito Santo cambia la moltitudine di coloro che hanno detto si.

Perciò desidero dirvi:

grazie per aver risposto alla mia chiamata.”

MEDJUGORJE: MESSAGGIO DEL 25 febbraio 2011


Messaggio del 25 febbraio 2011

"Cari figli, la natura si risveglia e sugli alberi si vedono le prime gemme che porteranno un bellissimo fiore e frutto.

Desidero che anche voi, figlioli, lavoriate sulla vostra conversione e che siate coloro che testimoniano con la propria vita, così che il vostro esempio sia il segno e l’esortazione alla conversione per gli altri.

Io sono con voi e davanti a mio Figlio Gesù intercedo per la vostra conversione.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

MEDJUGORJE: MESSAGGIO DEL 25 marzo 2011


Messaggio del 25 marzo 2011
"Cari figli, oggi in modo particolare desidero invitarvi alla conversione.

Da oggi inizi una vita nuova nel vostro cuore. Figli, desidero vedere il vostro “si” e che la vostra vita sia il vivere con gioia la volontà di Dio in ogni momento della vostra vita.

Oggi in modo particolare Io vi benedico con la mia benedizione materna di pace, d’amore e d’unione nel mio cuore e nel cuore del mio figlio Gesù.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

MEDJUGORJE - MESSAGGIO DEL 25 ottobre 2002


Messaggio del 25 ottobre 2002

"Cari figli, vi invito anche oggi alla preghiera.

Figlioli, credete che con la preghiera semplice si possono fare dei miracoli.

Attraverso la vostra preghiera, voi aprite il vostro cuore a Dio e Lui opera miracoli nella vostra vita.

Guardando i frutti, il vostro cuore si riempie di gioia e di gratitudine verso Dio per tutto quello che fa nella vostra vita e attraverso voi per gli altri.

Pregate e credete figlioli, Dio vi da delle grazie e voi non le vedete.

Pregate e le vedrete.

Che la vostra giornata sia riempita di preghiera e ringraziamento per tutto quello che Dio vi da.

Grazie per aver risposto alla mia chiamata."

DIO E' ETERNO NEL TEMPO


In primo luogo occorre definire il significato della nozione di tempo rispetto a Dio.

Dio vive nell’eterno presente, ovvero sceglie eternamente ciò che vuole e non c’è altro presente, passato o futuro rispetto a quello che egli decide.

"Poiché Dio è eterno, tutto quello che ha potuto fare un tempo così può farlo oggi, poiché il suo presente non si trasforma mai in passato, né il suo oggi diventa domani o un altro momento del tempo.

Pertanto quel potere che Dio aveva prima che Roma fosse fondata, rimane immutabile nell'eternità di Dio, senza passare, cosicché di ogni cosa di cui possiamo dire che Dio poteva farla, possiamo anche dire che potrà farla, perché la sua potenza, che è a lui coeterna, rimane fissa ed immutabile.

Ciò porta ad affermare che DIO è sempre presente sia nel passato sia nel presente e sia nel futuro.

Questo significa che per il Signore non esiste nè il passato e nè il futuro e pertanto anche le nostre vite sono già completate e terminate agli occhi di Dio.

Noi stiamo interpretando la nostra storia in un teatro che è la vita che, in realtà, è già terminata.

Siamo gli attori di noi stessi e quindi responsabili del nostro destino.

 

PIETRO DISSE:NON HO ORO E ARGENTO





In quei giorni, Pietro e Giovanni salivano al tempio per la preghiera delle tre del pomeriggio.

Qui di solito veniva portato un uomo, storpio fin dalla nascita; lo ponevano ogni giorno presso la porta del tempio detta Bella, per chiedere l’elemosina a coloro che entravano nel tempio.

Costui, vedendo Pietro e Giovanni che stavano per entrare nel tempio, li pregava per avere un’elemosina.
Allora, fissando lo sguardo su di lui, Pietro insieme a Giovanni disse:
 
«Guarda verso di noi».
 
Ed egli si volse a guardarli, sperando di ricevere da loro qualche cosa.

Pietro gli disse:
 
«Non possiedo né argento né oro, ma quello che ho te lo do:
 
nel nome di Gesù Cristo, il Nazareno, àlzati e cammina!».

Lo prese per la mano destra e lo sollevò.

Di colpo i suoi piedi e le caviglie si rinvigorirono e, balzato in piedi, si mise a camminare; ed entrò con loro nel tempio camminando, saltando e lodando Dio.

Tutto il popolo lo vide camminare e lodare Dio e riconoscevano che era colui che sedeva a chiedere l’elemosina alla porta Bella del tempio, e furono ricolmi di meraviglia e stupore per quello che gli era accaduto.
Guarendo lo storpio, Pietro, come aveva fatto Cristo (Mt 21,14; Lc 14,21), vuole togliere tutte le barriere e formare un’assemblea universale aperta a tutti.
 
Pietro non offre allo storpio quello che non ha (argento e oro) ma quello che ha:
 
il nome di Gesù.
 
Egli infatti agisce in nome di un Altro e sa di offrire qualcosa che non gli appartiene.
 
Ed ecco il dono della salute fisica, come segno e anticipo della salute completa, quella escatologica.

Le stampelle abbandonate stanno a rappresentare lo stato anteriore dell’uomo malato fisicamente, ma anche la tristezza, lo scoraggiamento, tutto ciò che è negativo e che opprime l’uomo anche nei nostri giorni.

L’uomo lascia le stampelle che rappresentavano le sue sicurezze, nel ritrovare forza, sostegno, guarigione, conforto, dalla Parola di Dio.

Lo stupore per la guarigione è evidente nello sprizzare di gioia sia dei movimenti che dal colore utilizzato.
 
Qui si vede il cambiamento dal viola, colore del lutto, della tristezza della condizione di peccato al rosso brillante dell’amore, che è anche martirio nel senso che bisogna abbracciare la Croce con Cristo, ovvero essere uniti al martirio del Cristo “completo nella mia carne ciò che manca ai patimenti di Cristo”. (Col 1,24)

La Croce rappresenta Cristo che è presente anche Lui in forma dinamica come se ballasse insieme al paralitico, come il padre che gioisce per il ritorno del figlio prodigo.

La Croce è vuota, senza il Crocifisso, perché il fatto avvenne dopo la resurrezione di Gesù Cristo.

La morale per noi è che occorre dare agli altri quello che abbiamo senza rifletterci troppo, altrimenti diventa un calcolo e sparisce la generosità e la gratuità del dono.

lunedì 28 marzo 2011

IL GIOCO: VIZIO


E' un bene se gestito con parsimonia ed intelligenza può divenire un vizio allora abbrutisce l'uomo rendendolo schiavo di una passione infuocata.

Giocare insegna fin da piccoli a stare bene con gli altri e a sviluppare la creatività.

Ma quando diventa un vizio produce una dipendenza che deve essere curata.

Giocano tutti, piccoli e grandi ma in modo e con finalità diverse; il gioco è molto importante nella vita delle persone perché insegna a vivere meglio e con allegria.

Nel bambino il gioco è l’attività principale e avviene in maniera del tutto spontaneo, frutto di una straordinaria elaborazione immaginativa influenzata dall’ambiente socio famigliare in cui si vive.

I piccoli giocano per apprendere e attraverso questo mezzo crescono.

Nell’adulto invece, è un atto volontario, che ha spesso uno scopo ben preciso e si svolge sotto la guida dell’intelligenza; solitamente nel gioco i grandi esprimono i sentimenti e tendono a dare un fine all’attività.

Dal 1980 la letteratura psichiatrica ha riconosciuto la dipendenza da gioco come patologia psichiatrica.

Una persona soffre di questo disturbo se, quando cerca di interrompere il gioco, diventa particolarmente irritabile e irrequieta, se ha bisogno di giocare sempre di più, se incomincia a raccontare bugie in famiglia e agli altri e se arriva a commettere azioni illegali pur di giocare mettendo a rischio anche il proprio lavoro.

Il processo per diventare giocatori patologici è piuttosto lento, pericoloso e costituito da varie fasi.

Inizialmente il gioco è occasionale, un passatempo in compagnia di amici e famigliari e il giocatore vince più spesso delle volte che perde; di solito vince grosse somme così che in lui si instilla l’idea di essere più abile rispetto agli altri.

La persona a questo punto inizia a dedicare sempre più tempo e denaro nel gioco e passa alla fase successiva, caratterizzata da un numero superiore di perdite rispetto alle vincite.

Il giocatore viene a questo punto spinto da un turbinio, che lo invoglia a scommettere sempre di più nel tentativo di recuperare il denaro perduto; comincia a chiedere prestiti, a indebitarsi e entra in uno stato di disperazione, con conseguente esaurimento emotivo.

Alla fine perde la speranza, si susseguono liti e crisi familiari, e molto spesso iniziano i guai con la giustizia.

Dalla prima all’ultima fase possono trascorrere anche più di dieci anni.