martedì 31 maggio 2011

LA FEDE: DUBBIO E LIBERTA'



LA FEDE E IL DUBBIO

La fede e il dubbio sono come la luce e l'ombra.

I momenti di fede sono come i momenti della giornata, ed i momenti di dubbio sono come i momenti della notte.

E dato che nella vita ci sono sia il giorno che la notte, cosi ci sono le ore di fede e le ore di dubbio o di oscurità.

Comunque l’anima indaga per cercare di pervenire a quella fase dove ha coscienza della fede, ed è la natura dell'anima la raccolta dei dubbi intorno a sé; quindi l'anima attira entrambi fede e dubbio.

Se succede che attira più dubbi, allora i dubbi prevarranno; se attira più fede, allora la fede sopraggiungerà luminosa.

I dubbi si possono rapportare alle nuvole.

Se c'è una nuvola essa attirerà più nuvole, e se ci sono tante nuvole accumulate insieme allora sopraggiungerà la pioggia.

Se, invece, c'è un raggio di sole che sfreccia attraverso le nuvole esso le allontana, e una volta sparse saranno sparpagliate sempre più distanti e la luce si svelerà alla vista.

Nello stesso modo il dubbio copre la fede, ma la fede rompe i dubbi, quindi la fede è più affidabile mentre i dubbi vengono e vanno.

Non sarebbe un'esagerazione dire che il dubbio è una patologia, una malattia che distrugge la fede; oppure sarebbe più adeguato dire che il dubbio riveste il ruolo della ruggine che intacca il ferro della fede.

È molto facile permettere ai dubbi di fare il loro lavoro, ed è molto più difficile mantenere la fede.

Per quanto una persona possa essere evoluta, arriva un tempo in cui i dubbi la prendono per mano, e i momenti in cui ha dei dubbi la luce dell'intelligenza sparisce.

Quindi c'è una lotta costante fra il dubbio e la fede.

Se non ci fosse quel nemico (il diavolo) che sempre combatte contro la fede, l'uomo potrebbe fare grandi cose, cose meravigliose.

Ogni uomo sarebbe stato perfetto.

Questo palesa che l’uomo è grande se ha una grande fede; più profondamente la nostra fede è salda, più grandi altezze raggiungeremo.

Ci si può chiedere se è possibile sviluppare la fede e dove è possibile trovarla.

Dentro di ognuno si trova nascosta da qualche parte una scintilla di fede, ma spesso è a tal punto coperta e sepolta che c'è bisogno di scavare in profondità per ritrovarla.

La fede è nascosta e sepolta sotto la terra del dubbio.

Dal momento che si rimuove questa, dal momento che questa sabbia è rimossa, allora l'acqua della fede sgorga fuori copiosamente, come un ruscello di acqua viva.

Questo principio si può studiare in un bambino. Un bambino è sempre nato con fede.

Quando si dice: "Questo è pane, questa è acqua, questo è papà, questa è mamma, il bambino accetta istantaneamente che è così, presta subito fede a ciò che sente.

Solo crescendo si interpella su ciò che sente se è reale o immaginario.

Il bambino ha certamente più facilità a credere perché è stato dotato, fin dalla nascita, di una purezza interiore incontaminata e non ancora inquinata dal mondo e quindi la sua fede può divenire scuola di insegnamento per i cristiani adulti.

La storia Greca di Orfeo e Euridice contiene in bellissimo insegnamento sulla fede.

La prima parte della storia è che Orfeo amava Euridice, che fu portata all'altro mondo, ed allora Orfeo cominciò a cantare una canzone che piacque tanto agli dei degli inferi da far loro scappare una promessa: che ad Euridice sarebbe stato permesso di seguirlo con la sola condizione che egli non guardasse mai indietro.

Fin tanto che Orfeo andò con il potere della fede Euridice fu attirata a lui.

La sua fede richiamava Euridice che lo seguiva.

Egli sarebbe potuto andare dall'altra parte del mondo e Euridice lo avrebbe seguito ma allora venne il dubbio, il peggior nemico dell'uomo, e disse: "Guardo se lei è veramente là" e dal momento in cui egli si girò Euridice fu riportata indietro nel mondo degli inferi.

Noi cattolici consideriamo la fede come una realtà tangibile e in paragone alla fede ogni altra cosa diventa poco reale.

Ma è molto arduo , in specie per i non credenti, chiamare la fede reale e ogni altra cosa irreale, perché non vediamo la fede con i nostri occhi, e non sappiamo dove si trovi.

Si può trovare la fede praticando come prima cosa la fiducia in sé, l'avere fiducia in sé anche nelle piccole cose.

Al giorno d'oggi tante persone hanno l'abitudine di usare a dismisura la parola `forse'. Per ogni cosa dicono `forse'. “Forse succederà, Forse è vero”.

È diventata un tipo di parola cortese, o una parola per gente raffinata.

La ragione di questa espressione sembra essere che la gente ha paura di essere considerata presuntuosa, ed anche che sarebbe troppo semplice da dire: sarà, verrà, accadrà.

Quando dicono `forse' questo li libera dalla responsabilità di essersi impegnati.

E più si pessimisti e più usa la parola forse, e questa parola è andata talmente in profondità nelle anime delle persone che distanzia il desiderio di trovare la fede.

Una volta che la fiducia in sé è stata sviluppata la seconda cosa è avere fiducia anche con gli occhi chiusi.

Si potrebbe pensare che ciò non è molto pratico, che può portare a grandi perdite, tuttavia anche la perdita sarà un guadagno, con un profitto mille volte superiore alla perdita di fede.

Si potrebbe opporre che solo le persone semplici hanno fiducia nell'altro senza riserva.

Giusto, ma c'è una grande differenza fra un uomo saggio che abbia fiducia coraggiosamente e un uomo semplice che abbia fiducia ciecamente.

Se qualcuno cerca di influenzare una persona saggia che ha fiducia, dicendo che non dovrebbe aver fiducia in una certa persona, persino quando gli viene mostrata una prova irrifiutabile quell'abitudine di avere stima rimarrà con lui.

La persona sciocca ha fiducia perché non conosce di meglio; la persona saggia ha fiducia perché sa che aver fiducia è il massimo che può raggiungere l’uomo su questa terra.

Un terzo passo verso lo sviluppo della fede è aver fiducia nell'invisibile.

Aver fiducia in qualcosa che non si vede, che la ragione non mostra che cosa è, dove è, come è, o come può essere realizzato o come può essere raggiunto.

Non si vede la ragione, si vede soltanto che sarà fatto; deve essere fatto, deve venire.

Ed è questa fiducia nell'invisibile che è chiamata fiducia in Dio.

Allora se non vediamo nessun segno davanti a noi di qualcosa che dovrebbe succedere e tuttavia pensiamo: "Sì, deve succedere, succederà certamente", e non si ha alcun dubbio, allora la nostra fiducia è riposta in modo illimitato nel Creatore.

Il primo annuncio del messaggio evangelico è la fede che nasce e sgorga dal Vangelo con un vigore ed una forza straordinaria divulgatrice dell’amore di Dio per gli uomini.

LA FEDE E LA LIBERTA'

La risposta volontaria della fede umana, è l’elemento fondamentale che gli uomini debbano avere per rispondere a Dio credendo;in piena libertà e senza essere costretti ad abbracciare la fede.

Infatti l'atto di fede è volontario per sua stessa natura.

Dio chiama certo gli uomini a servirlo in spirito e verità, per cui essi sono vincolati in coscienza, ma non coartati.

Ciò è apparso in sommo grado in Cristo Gesù che ha invitato alla fede e alla conversione, ma senza costringere nessuno.

Ha reso testimonianza alla verità, ma non ha voluto imporla con la forza a coloro che la respingevano.

Il suo regno cresce in virtù dell'amore, con il quale dalla croce ha attratto a sé gli uomini.

La necessità della fede

Credere in Gesù Cristo e in colui che l'ha mandato per la nostra salvezza, è la condizione indispensabile per essere salvati.

« Poiché "senza la fede è impossibile essere graditi a Dio" (Eb 11,6) e condividere la condizione di suoi figli, nessuno può essere mai giustificato senza di essa e nessuno conseguirà la vita eterna se non "persevererà in essa sino alla fine" (Mt 10,22; 24,13) ».

La perseveranza nella fede

La fede è un dono che Dio fa all'uomo gratuitamente.

Noi possiamo perdere questo dono inestimabile.

San Paolo, a questo proposito, mette in guardia Timoteo: Combatti « la buona battaglia con fede e buona coscienza, poiché alcuni che l'hanno ripudiata hanno fatto naufragio nella fede » (1 Tm 1,18-19).

Per vivere, crescere e perseverare nella fede sino alla fine, dobbiamo nutrirla con la Parola di Dio; dobbiamo chiedere al Signore di aumentare la nostra fede; essa deve operare «per mezzo della carità» (Gal 5,6), essere sostenuta dalla speranza ed essere consolidata nella fede della Chiesa.

La perseveranza è quindi la parola chiave perché la nostra fede possa ravvivarsi e alimentarsi come una fiamma anche nel vortice dei problemi e delle angosce.

Essa ci sprona a non demordere ma ad osservare la croce di Cristo quando si è costretti a portare la propria; a persistere nella fedeltà assoluta a Dio nella circostanza di eventi tristi e di immeritate cattiverie e a subire gli oltraggi e le pene di quella che noi definiamo la fatalità.

Se la fede ci sottopone a prove e a raccapriccianti delusioni, essa, quando si poggia sulla fiducia e sulla speranza, rende facile il peso di tante contrarietà.

lunedì 30 maggio 2011

LA FEDE: PORTA DELLA VITA ETERNA



La fede inizio della vita eterna

La fede ci fa gustare come in anticipo la gioia e la luce della visione beatifica di Dio, fine del nostro pellegrinaggio sulla terra.

Allora vedremo Dio « a faccia a faccia » (1 Cor 13,12), « così come egli è » (1 Gv 3,2).

La fede, quindi, è già l'inizio della vita eterna: Ora, però, « camminiamo nella fede e non ancora in visione » (2 Cor 5,7), e conosciamo Dio « come in uno specchio, in maniera confusa, in modo imperfetto » (1 Cor 13,12).

La fede, luminosa a motivo di colui nel quale crede, spesso è vissuta nell'oscurità.

La fede viene sovente messa alla prova.

Il mondo nel quale viviamo appare spesso molto lontano dalla fede ed intriso di esperienze di male e di sofferenza, di ingiustizie e di morte che sembrano contraddire il Vangelo e possono far vacillare la fede e diventare per essa una tentazione.

Allora dobbiamo orientarci verso i testimoni della fede tra i quali ricordiamo Abramo, che credette, « sperando contro ogni speranza » (Rm 4,18) e la Vergine Maria che, credette nell’annuncio dell’angelo Gabriele.

Molti altri di cui S. Paolo afferma:« Circondati da un così gran numero di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede » (Eb 12,1-2). 


La fede è l'aspetto concreto della vera conversione, il lato umano del rinnovamento.

Nel pentimento il peccatore si allontana dal peccato, mentre per mezzo della fede si volge verso Gesù Cristo.

Questi due atti sono inseparabili uno dall'altro.

Il vero pentimento non può esistere senza la fede, e la fede non può esistere senza che vi sia stato il dolore sincero dei nostri peccati.

La fede è essenziale per avere relazione con Dio.

Questa relazione fu perduta a causa dell'incredulità e può essere ristabilita solamente per mezzo della fede.

Il Significato della Fede

La fede ordinaria è quella capacità di credere e di fidarsi, posseduta in misura differente da tutti gli uomini.

Capacità fondata su testimonianze e prove apparentemente degne di fiducia.

Essa tuttavia è carente a soddisfare le esigenze morali e spirituali dell'uomo, nonché le esigenze di Dio.

La fede spirituale è quella fiducia posseduta in vari gradi dal credente "nato di nuovo", la quale si basa sulla conoscenza di Dio e della Sua volontà, ed è ottenuta per mezzo della rivelazione e di un’esperienza personale con il Signore.

In che modo si ha fede

La fede è generata da Dio, ossia dal Padre (Rom. 12:3), dal Figlio, Gesù Cristo (Ebr. 12:2) e dallo Spirito Santo (1 Cor. 12:4,8,9).

La fede è dunque ottenuta quale conseguenza della potenza e della grazia di Dio.

La fede nasce nell'uomo ascoltando la Parola di Dio e serbandola nel cuore (Rom. 10:17).

Avere fede significa credere alla testimonianza di Dio con la stessa purezza e certezza con cui presti fede alla parola di tuo padre o di un tuo caro amico: « Se accettiamo la testimonianza degli uomini, la testimonianza di Dio è maggiore » (1 Giov. 5:9).

La fede nella vita del credente

La salvezza, comprende in sé tutte le manifestazioni della vita del credente: dal perdono con la remissione dei peccati, alla giustificazione per mezzo di Gesù Cristo, il divenire figli di Dio per la fede in Cristo fino alla glorificazione.

La fede in tale modo è «la certezza di cose che si sperano, e la dimostrazione di cose che non si vedono».

Applicata alle opere, la fede è la radice e l'albero e le opere sono i frutti.

Noi non siamo salvati per fede e per opere, ma per mezzo della fede che opera.

Noi siamo, cioè, salvati solo per fede, ma la fede non rimane da sola.

La fede è la causa, le opere sono gli effetti (Giac. 2:20-22, 26).

Credere per essere salvato

«Il vangelo è potenza di Dio per la salvezza di chiunque crede» (Romani 1,16).

La salvezza è la liberazione da ciò che sfigura, sminuisce, distrugge la vita.

E la forza di cui Dio si serve per salvare è «il vangelo di suo Figlio» (Romani 1,9).

Questo vangelo rivela un Dio che dona tutto: il suo perdono, la sua vita, la sua gioia.

Per questo la salvezza non è riservata solo a coloro che rispondono a certe condizioni.

È per i buoni e per i cattivi, i sapienti e gli stolti.

Dio salva «tutti quelli che credono».

Allora la fede sarebbe la condizione per ricevere questo dono di Dio?

Se fosse così, la mia vita, la mia felicità, la mia salvezza alla fine dipenderebbero da me.

Quel che deciderebbe tutto sarebbe la mia accettazione o il mio rifiuto.

Questa idea non corrisponde all’idea di fede che troviamo nella Bibbia.

La fede non è un mezzo di cui ci si serve per ottenere qualcosa.


Essa è una realtà ben più umile, una semplice fiducia sempre pronta a stupirsi: senza pormi alcuna condizione, Dio mi ristabilisce nella sua amicizia.

La fede è come un niente, quasi impercettibile, piccola come un granellino di senapa, dice Gesù (Luca 17,6); ma allo stesso tempo è «più preziosa dell’oro» (1 Pietro 1,7).

Con la speranza e la carità, essa rimane per sempre (1 Corinzi 13,13).

Nel VII secolo, Massimo il Confessore identifica fede e regno di Dio: «La fede è il regno di Dio senza forma visibile, il regno è la fede che ha preso forma secondo Dio».

E aggiunge che la fede realizza «l’unione immediata e perfetta del credente con il Dio in cui crede».

La fede non è un biglietto d’ingresso per il regno di Dio.

Nella fede stessa Dio è presente.

Chi crede e mette la sua fiducia nel vangelo è già unito a Dio.

Prima della venuta di Cristo, la fede non era considerata indispensabile per unirsi a Dio.

Ci sono stati dei credenti eccezionali come Abramo e, al momento decisivo della traversata del Mar Rosso, «il popolo credette nel Signore e nel suo servo Mosè» (Esodo 14,31), però nel quotidiano la fedeltà contava più della fede.

La comunità della prima alleanza non era formata da «i credenti», ma da «gli umili», «i giusti», «i santi» (Salmo 34).

È con il Vangelo di Cristo che la fede, da eccezionale che era, diventa normale, al punto che i discepoli di Gesù possono molto semplicemente chiamarsi «i credenti» (Atti 2,44).

Adesso che il vangelo rivela il dono smisurato di Dio, la salvezza è offerta gratuitamente e non ci sono più condizioni da assolvere, basta credere.

Nessuno è escluso dall’amore di Dio, secondo le parole dell’apostolo Paolo: «Abbiamo posto la nostra speranza nel Dio vivente, che è il salvatore di tutti gli uomini, ma soprattutto di quelli che credono» (1 Timoteo 4,10).

domenica 29 maggio 2011

LA FEDE: QUANTI DUBBI


LA DIFFICOLTA' DI CREDERE


Il Nuovo Testamento parla quasi tanto del dubbio quanto della fede.

Gli apostoli non erano troppo sorpresi dalla difficoltà di credere poiché era stata predetta dai profeti.

Paolo e Giovanni citano la parola di Isaia: «Signore, chi ha creduto alla nostra parola?» (Giovanni 12,38 e Romani 10,16).

Giovanni aggiunge: «E non potevano credere, per il fatto che Isaia aveva detto ancora: Ha reso ciechi i loro occhi e ha indurito il loro cuore, perché non vedano con gli occhi e non comprendano con il cuore» (Giovanni 12,39-40).

Tutti e quattro i vangeli fanno riferimento a questo passo d’Isaia 6. La fede non è qualcosa d’automatico.

Il vangelo di Giovanni mostra la fede a partire dal suo contrario.

Sin dagli inizi, Cristo è ignorato: «Venne tra la sua gente, ma i suoi non l’hanno accolto» (Giovanni 1,10-11).

È vero che a un dato momento molti hanno seguito Gesù, però molto presto la maggior parte di loro smise di credere in lui: «Molti dei suoi discepoli si ritirarono indietro e non andavano più con lui» (Giovanni 6,66).

Gesù non cerca di trattenerli, e constata: «Per questo vi ho detto che nessuno può venire a me, se non gli è concesso dal Padre mio» (Giovanni 6,65).

Cristo non ha cercato di suscitare la sequela con la persuasione, poiché la fede ha una profondità che supera l’intelligenza e le emozioni.

Essa si radica in quelle profondità dove «l’abisso chiama l’abisso» (Salmo 42,7), là dove l’abisso della nostra condizione umana tocca l’abisso di Dio.

«Nessuno può venire a me, se non lo attira il Padre che mi ha mandato» (Giovanni 6,44).

La fede nasce dall’agire di Dio inseparabile dal volere umano.

Nessuno crede suo malgrado e neppure nessuno crede senza che Dio gli doni di credere.

Se la fede è dono di Dio e non tutti credono, significa forse che Dio lascia qualcuno da parte?

Nel passo dove Giovanni cita Isaia sull’impossibilità di credere, egli trasmette anche una parola di speranza di Gesù: «Io, quando sarò elevato da terra, attirerò tutti a me» (Giovanni 12,31).

Innalzato sulla croce ed elevato nella gloria di Dio, il Cristo «attira» come il Padre «attira».

Allora come fa a raggiungere ogni essere umano?

È impossibile da dire.

Però, perché non fidarci di lui di fronte a questo mistero che ci supera?

Fino all’ultima pagina il vangelo di Giovanni mostra la fragilità della fede.

Il dubbio di Tommaso è diventato proverbiale.

Tuttavia ciò che qui è decisivo è che, pur senza credere, egli rimane nella comunità dei credenti  e, certamente, quelli non lo buttano fuori!

Tommaso attende, il Risorto gli appare, ed egli crede. Poi Gesù dice: «Beati quelli che pur non avendo visto crederanno» (Giovanni 20,29).

La fede non è un’impresa umana.

Essa sorge all’improvviso, nessuno sa come.

È una fiducia che si stupisce di se stessa.

I livelli della fede

Il primo livello della fede è credere che esista Dio, credere che Dio ci sia veramente.

Ma come fa la persona umana a giungere a credere, a dire cioè “io credo che Dio ci sia veramente”?

Sostanzialmente abbiamo due modalità per giungere a fare questa affermazione, possiamo giungerci per ragionamento e possiamo giungerci per fede, perché aderiamo con la nostra volontà alla nostra religione.

Una prima via è quella dalle creature al Creatore.

In questa prima via possiamo inserire anche altre considerazioni che ci portano ad affermare l’esistenza di Dio, quali ad esempio la contemplazione dell’ordine dell’universo e la contemplazione della bellezza delle creature.

La considerazione di come tutto l’universo si muove mirabilmente secondo un ordine, uno schema, una legge.

Gli scienziati riescono appunto a capire come funzionano le cose perché esse seguono un ordine, una legge interna, ora non si dà un ordinamento senza un Ordinatore, non si dà una legge senza un Legislatore.

Ecco che allora Dio diventa l’Architetto dell’universo.

La contemplazione della bellezza, dell’armonia del creato, tanto splendore, tanta bellezza, tanta armoniosa melodia richiama la persona ad una Bellezza, un’Armonia, uno Splendore eterno e perfetto da cui deriva ogni bellezza, armonia e splendore terreno.

Una seconda via per cogliere l’esistenza di Dio è quella della considerazione delle ingiustizie nel mondo, quante ingiustizie nel mondo, quanta gente che soffre e altra che gode, gente che è vittima di profonde ingiustizie e altri che sfruttano queste situazioni, se Dio non esistesse non ci sarebbe possibilità di rendere giustizia a coloro che sono vittime di ingiustizie e di rendere giustizia a coloro che commettono ingiustizie.

Una terza via è quella dell’introspezione.

La persona umana scendendo in se stessa trova una sete infinita di vita, di gioia, di amore, di pace, di realizzazione di sé che nessuna cosa o creatura o essere umano può saziare.

La persona si sente fondamentalmente orientata verso una pienezza che non trova in niente e in nessuno e che coglie solo nella presenza trascendente di Dio.

L’esistenza di Dio viene quindi postulata dalla pienezza di senso che la persona umana cerca in sé, senza Dio non ha senso nessuna vita umana.

L’ateismo, il non credere in Dio è l’affermazione del non senso della vita ed è quindi una scelta incanalata verso la morte.

Effetti dei livelli di fede.

La prima conseguenza che scaturisce nell’affermazione dell’esistenza di Dio è che noi non lo siamo, noi non siamo “Dio”.

Ma cosa significa riconoscere che non siamo Dio?

Significa ammettere che la nostra esistenza è dipendente da Lui, subordinata, riferita, vincolata a Lui e non siamo quindi noi padroni della nostra vita, la nostra vita non è nostra è sua.

E quindi che c’è un progetto, un disegno, un’aspirazione di Dio sulla persona umana.

Allora essere persone veramente di fede significa essere persone che vivono senza dimenticarsi che la propria vita non è propria ma di Lui, senza dimenticarsi che Dio ha un progetto, un disegno, un desiderio su ognuno di noi.

E quindi la persona di fede è in continua ricerca di scoprire questo progetto, questo desiderio. Dire di credere nell’esistenza di Dio e poi vivere senza cercare di scoprire il suo progetto è vivere nella più profonda delle contraddizioni.

La persona umana non può sfuggire a quella domanda che Dio ha iscritto nel proprio cuore: “Cosa devo fare della mia vita?”.

Dio è venuto in aiuto alla sua creatura che dopo il peccato ha difficoltà a cogliere nella mente la volontà di Dio e ha regalato agli uomini la possibilità di conoscere tutti ciò che devono fare, questo dono è la sua Legge data a Mosè.

Ogni uomo, ogni donna può anche giungere a conoscere questa legge leggendo il proprio cuore, perché lì c’è scritto da quando siamo stati pensati da Dio, c’è scritto di amarlo, ringraziarlo, lodarlo.

Di rispettare e onorare i nostri genitori, di non uccidere né fare del male ad alcuno, di non rubare, di non fare di nessuna persona umana un qualcosa da sfruttare o un oggetto di piacere, di non mentire, di non desiderare ciò che non è nostro, la legge di Dio è lì, basta avere un cuore sincero per scoprirla, ma Dio ha voluto renderci facile il tutto e ce l’ha scritta Lui non solo nelle tavole del nostro cuore, ma anche nelle tavole di pietra che consegnò a Mosè.

Alle volte Dio non si cerca perché si sa che se lo troviamo poi non possiamo più vivere come se non lo sapessimo, non possiamo più fare quello che facciamo, vivere come viviamo senza essere in contraddizione con noi stessi.

Se il primo livello della fede è credere che Dio esiste, il secondo livello è quello di cercare di scoprire la sua volontà, di conoscere i suoi pensieri, vivere la sua legge.

Il terzo livello della fede in Dio si vive poi quando la persona lo riconosce anche come “Padre del Signore Nostro Gesù Cristo” (Col 1,3) e quindi lo riconosce come “Padre suo e Padre nostro(Gv 20,17).

Questo è il terzo livello della fede: la conoscenza intima di Dio come “Padre” e quindi il relazionarci con Lui in quanto “figlio nel Figlio”: Bisogna però stare attenti a non fare salti di livelli.

Non posso essere nel secondo livello di fede senza essere ben fondato nel primo, così come non posso essere pienamente nel terzo livello senza essere fondato nel primo e nel secondo.