mercoledì 20 luglio 2011

DIRITTO: OPPOSIZIONE DECRETO INGIUNTIVO BANCA

Tribunale Ordinario  di _______
Sezione distaccata di _________

Atto di citazione in opposizione a decreto ingiuntivo

            Il sig. __________, residente in __________ ed ivi elettivamente domiciliato in Via __________ n. ___, presso lo studio dell'avv. __________ che lo rappresenta e difende in virtù di procura rilasciata a margine del presente atto, propone

Opposizione

avverso il decreto ingiuntivo n. ___ (R.G.N. ___ ) emesso dall'intestato Ufficio il __________ e notificato, ai sensi dell'art. 149 c.p.c., il giorno __________, con il quale ad istanza della Banca __________ si intima al medesimo di pagare la minor somma di £. __________, oltre gli interessi moratori dal __________ e le spese del procedimento monitorio, in solido con le società __________ e __________, nonchè con i sigg.ri __________ e __________, in forza della esposizione maturata sul conto corrente di corrispondenza n. __________, garantito mediante fideiussione rilasciata, tra gli altri, dall'odierno intimato.
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            La lettura del ricorso proposto dalla banca istante, assai conciso nella narrazione degli elementi su cui si base l'emissione del provvedimento monitorio, all'apparenza, non lascerebbe dubitare circa la legittimità della domanda di pagamento avanzata.
            Peraltro, a fronte delle fattispecie contrattuali evocate "... affidamenti ... garantiti da fideiussioni ..." (e cioè, dobbiamo ritenere, delle aperture di credito appoggiate su conti correnti di corrispondenza, a propria volta garantiti mediante fideiussioni) nonchè delle rapide quanto apodittiche conclusioni circa l'ammontare del credito vantato, occorre rilevare come quest'ultimo e la sua relativa misura, risultino privi di fondamento.
            Ed infatti, dal breve riepilogo delle vicende antecedenti l'attuale fattispecie giudiziale, nonchè in base alle successive considerazioni in punto di diritto, appare evidente, viceversa,  l'illegittimità della richiesta monitoria proposta nei confronti dell'odierno opponente.
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            Preliminarmente, peraltro, si rende doveroso precisare come la scrivente difesa, a seguito della consultazione dei documenti prodotti dalla banca ricorrente nel proprio fascicolo della fase monitoria, abbia rintracciato, con riferimento ai contratti di conto corrente in corrispondenza ivi menzionati, esclusivamente una copia fotostatica dell'affidamento n. __________ del __________ sottoscritto dalla società affidataria, __________, nonchè, in proprio, dai garanti coobbligati, sigg.ri __________ e __________.
            Pertanto, allo stato, non è stato possibile esaminare il contratto relativo all'affidamento registrato con il n. __________.
            Peraltro, poiché l'ingiunzione di pagamento rivolta nei confronti del sig. __________, pari a £. __________, per voce della stessa banca intimante attiene esclusivamente alla prima delle linee di credito richiamate (vedi II° capoverso della premessa del ricorso per ingiunzione), è evidente come solo su questa potrà svolgersi il contraddittorio sul punto.
            In ogni caso, rimandiamo al prudente apprezzamento del Tribunale ogni valutazione circa il fatto che laddove siffatto documento dovesse risultare assente sin dal deposito dell'originario ricorso, il titolo monitorio risulterà radicalmente nullo per inesistenza della prova scritta del rapporto, ex art. 633 c.p.c..
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            Ora, affrontando, in breve, l'esposizione dei fatti, appare necessario specificare come la società __________, affidataria della linea di credito oggetto dell'ingiunzione opposta (in relazione allo svolgimento della propria attività sociale di progettazione, realizzazione e fornitura di supporti logistici, elettronici ed elettromeccanici) ebbe a richiedere ai membri della propria compagine sociale il rilascio di garanzie personali, onde mantenere gli affidamenti accesi presso il sistema creditizio per sostenere i costi d'impresa.
            In una tale ambito, quindi, i singoli soci venivano invitati a rilasciare idonee fideiussioni alla Banca __________.
            In particolare, l'ing. __________, amministratore della __________, precisava come tale forma di garanzia personale doveva intendersi prestata per un ammontare di un miliardo e mezzo di lire.
            Ciò posto, il sig. __________ attesa la propria qualità di socio nella misura di circa il 2% del capitale sociale, nel mese di ottobre dell'anno __________, rilasciava, presso la sede della __________ in __________, via __________ n. ___, la propria garanzia fideiussoria alla presenza della sig.ra __________, addetta alla segreteria dell'amministrazione della società.
            In tale occasione, l'opponente, unitamente ad altri firmatari, sottoscriveva in bianco la fidejussione.
            Successivamente, a distanza di oltre un anno, il sig. __________ veniva invitato, sempre dall'ing. __________, ad ampliare la cospicua garanzia personale già prestata, stante la necessità da parte della società affidata di ottenere un ulteriore fido (circa __________ milioni di lire) da parte del ceto bancario.
            Quindi, con analoghe modalità, il sig. __________ sottoscriveva l'aumento del tetto di garanzia.
            In seguito, nonostante i ripetuti solleciti, il sig. __________, non riceveva alcun riscontro alle richieste di chiarimenti circa l'esposizione bancaria maturata a carico della società affidataria.
            Questo tipo di informazioni, d'altronde, assumevano per l'odierno opponente fondamentale rilevanza, stante il fatto che quest'ultimo, sin dal mese di marzo dell'anno __________, aveva cessato la propria collaborazione professionale con la __________.
            Tali circostanze, peraltro, benché rappresentate in più di un'occasione ai responsabili della agenzia bancaria intimante (Ag. ___ ), venivano materialmente trascritte in data __________ nella lettera consegnata a mani al direttore della precitata agenzia (dott.  __________ ).
            Infine, in data __________, la Banca __________ comunicava la revoca degli affidamenti bancari concessi alla __________.
            Quindi, seguiva uno scambio di corrispondenza tra il sig. __________ e l'istituto di credito (telegramma del __________ e lettere del __________ e __________), mediante la quale quest'ultimo riconosceva la limitazione del credito alla data di recesso da parte del primo dalla garanzia prestata.
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            Ora, in relazione alle vicende rappresentate, è necessario operare alcune imprenscindibili considerazioni di fondamentale rilevanza circa la legittimità e la correttezza della domanda di pagamento.
1) Dalla succinta documentazione prodotta a corredo del ricorso monitorio, si evince che alla data del __________ il saldo a debito del conto corrente di corrispondenza n. __________ sarebbe di £. __________.
            Tale dato appare trascritto nell'estratto di saldaconto bancario, aggiornato alla data del __________, certificato ex art. 50 D. Lgs. n. 358/1993.
            Parliamo, non a caso, di saldaconto, in quanto il documento prodotto da controparte non è certamente un estratto conto, poiché nell'unica pagina depositata in atti, risulta trascritta solamente una decina di operazioni contabili effettuate dal giorno ___ al giorno ___ del mese di ottobre dell'anno ___.
            Ora, non vi è dubbio che la previsione legislativa parli espressamente di estratto conto, proprio per evitare la produzione di un mero estratto recante il solo saldo (appunto, il saldaconto), così come costantemente effettuato, in precedenza, da parte degli istituti di credito sotto l'egida dell'art. 102 della L. n. 141 del 7 marzo 1938.
            D'altronde, è evidente che la ragione dell'obbligo di produzione di un estratto conto, riposi proprio nel fatto di poter verificare le singole partite creditorie e debitorie (dare/avere), al fine di pervenire alla esatta risultanza contabile a saldo.
            Ad ogni buon conto, occorre rilevare come tale documento, se anche risulta costituire prova idonea ai fini dell'emissione del provvedimento monitorio, non appare egualmente atto a comprovare l'esistenza dell'asserito diritto di credito, nella eventuale e successiva fase di ordinaria cognizione a seguito della proposta opposizione.
            In particolare, il dato contabile trascritto sulla certificazione bancaria, nell'ambito del processo ordinario (secondo una costante giurisprudenza di legittimità e di merito formatasi sotto entrambe le disposizioni normative sopra individuate), riveste la qualità di una mera presunzione da avvalorarsi, nel corso del giudizio, attraverso una serie di ulteriori elementi.
            Tali dati, nella fattispecie, potranno ricavarsi mediante la produzione delle singole schede di "movimento" del conto corrente sul quale sono riportate le partite creditorie e debitorie che hanno determinato il saldo oggetto della richiesta ingiunzione.
            Ne, sotto il diverso profilo contrattuale, può assumere valenza l'obbligazione assunta ex art. 7, 1 comma delle condizioni generali del contratto di fideiussione secondo la quale fanno piena prova nei confronti dello stesso le risultanze delle scritture contabili della banca.
            Tale previsione normativa, infatti, si palesa pacificamente vessatoria (squilibrio contrattuale tra le parti) e ricade quindi sotto il dettato di inefficacia di cui all'art. 1469 quinquies cod. civ., in relazione alla censura fissata dai parametri di cui ai nn. 2, 16 e 18 della lista, dall'art. 1469 bis cod. civ..
            La vessatorietà di siffatta previsione, d'altronde, si commenta da sola, anche in riferimento alla disposizione dell'art. 2709 cod. civ. (secondo la quale le scritture contabili fanno prova nei confronti dello stesso e non certo a favore) laddove, nella fattispecie, si vorrebbe conferire il valore di prova legale ad un documento di provenienza unilaterale da parte della banca (!!).
            Inoltre, nella fattispecie, occorre rilevare come la certificazione in esame, sia sottoscritta da due soggetti dei quali non risulta essere dichiarata la qualifica dirigenziale nè, tantomeno, l'attribuzione dei poteri nè, ancora, l'atto di conferimento di questi ultimi, con ogni conseguente illegittimità in ordine alla presunta attività certificativa svolta dai medesimi.
2) L'estratto di saldaconto sopra richiamato, come detto, reca un unica voce di importo senza alcun tipo di precisazione in ordine a quanto del detto ammontare rappresenti il capitale e quanto l'interesse compensativo.
            La necessità di tale distinzione, sia sotto il profilo della semplice differenza numerica, che sotto il profilo del lasso temporale durante il quale quest'ultima (la differenza numerica) è maturata, assume una precipua rilevanza in relazione a quanto di seguito specificato.
            Ed infatti, dalla semplice lettura del dato contrattuale, emerge un contrasto tra il contenuto di quest'ultimo e quanto inderogabilmente fissato dalla disciplina legale.
            E' così, nel caso in esame, il contratto di conto corrente di corrispondenza riporta un tasso debitore al saggio del ___.
            Ora, sulla scorta della legge n. 108/96, nonchè dei successivi decreti applicativi è da ravvisare che mai dal __________ ad oggi il tasso di soglia in tema di fido in conto corrente è stato pari al tasso richiesto.
            In tal senso, appare utile rammentare come l'art. 1815, 2° comma cod. civ., così come sostituito dall'art. 4 della precitata legge, preveda che "se sono convenuti interessi usurai, la clausola è nulla e non sono dovuti interessi".
            Orbene, poiché l'apertura di credito concessa alla __________fissava un tasso iniziale del __________ d'interesse e la possibilità di modificare da parte della banca il tasso di interesse in base ai c.d. "usi su piazza", risulta evidente la violazione del disposto codicistico e, di conseguenza, fin da ora si chiede dichiararsi la nullità degli interessi contabilizzati.
            Nella denegata ipotesi, poi, che l'art. 1815, 2 comma cod. civ. fosse giudicato irretroattivo, ne è, pacifica comunque, l'immediata applicazione relativamente alla regolamentazione di effetti contrattuali per il periodo dalla entrata in vigore della legge stessa (1996).
            Peraltro, sempre in siffatto ambito, occorre considerare che l'art. 1815, 2 comma, cod. civ. ante novella prevedeva che "se sono dovuti interessi usurai, la clausola è nulla e gli interessi dono dovuti solo nella misura legale".
            Orbene, essendo pacifica la circostanza che anche prima della riforma del 1996 un interesse definito usuraio determinava conseguenze sul piano pratico, l'unica difficoltà potrà essere quella di individuare oltre quale limite gli interessi costituivano motivo di illiceità del negozio.
            Sul punto la giurisprudenza affermava che l'ipotesi di interessi usurai ex art. 1815 2 comma cod. civ. poteva ricorrere in casi anche diversi da quelli dell'art. 644 c.c., e cioè quando ci si trovava di fronte ad interessi obiettivamente smodati ed esorbitanti tali da essere rifiutati dalla coscienza sociale (in tal senso Trib. Torino 16.45.1987, Trib. Benevento 21.12.1954, Trib. Torino 6.9.1950).
            Orientamento, questo peraltro, condiviso da autorevole dottrina (cfr. M. Fragali; G. Giampiccolo; G.B. Ferri, interessi usurai e criteri di normalità, Riv. Dir. Comm. 1975, I 285 ss.).
            Nel caso de quo, pertanto, risulta palese che l'interesse applicato dalla Banca __________, pari al __________, è palesemente smodato ed esorbitante.
            Di conseguenza, nella denegata ipotesi in cui non dovesse essere ritenuto applicabile l'art. 1815, 2 comma cod. civ., così come novellato dalla l. n. 108/96, il tasso di interesse compensativo da applicarsi dovrà essere, comunque, ridotto al saggio legale in vigore.
            In siffatto contesto, quindi, è appena il caso di rilevare come essendo la fideiussione del __________ datata __________ (almeno in base alla copia prodotta dalla Banca __________ ), occorrerà appurare quanto risultava essere il saldo debitore sul c/c di corrispondenza n. __________ al suindicato momento (anche qui scomponendo la quota capitale da quella dell'interesse compensativo), al fine di operare l'esatta contabilizzazione dell'effettivo debito.
            Detta operazione andrà effettuata, sia con riferimento al periodo precedente (per il quale andrà considerata la sola debenza del capitale - ex art. 1815, 2 comma cod. civ., ovvero la debenza di quest'ultimo con l'interesse compensativo comunque calcolato nella misura massima del saggio legale in vigore), che per il periodo successivo, per il quale andrà contabilizzato solo ed esclusivamente il capitale.
            A conclusione di quanto sin qui considerato ed a prevenire eventuali contestazioni di controparte, riteniamo superfluo tediare il Giudicante (quantomeno allo stato attuale) con ulteriori discettazioni in merito alla illiceità, comunque, della richiesta formulata nell'opposto ricorso circa l'applicazione di un interesse moratorio nella misura del prime rate A.B.I., stante la unilateralità nonchè arbitrarietà di siffatto riferimento, anche volendo richiamare per relationem la già menzionata clausola di interessi uso piazza (ad ogni buon conto, per i profili di illegittimità, vedi da ultimo Cassazione n. 4735 del 22.5.1998).
            Si aggiunga, poi per mero tuziorismo difensivo, che la qualificazione delle rilevazioni fornite dall'A.B.I. in termini di vincolatività comporta, automaticamente, la violazione della disciplina antitrust (Cfr. Cass. n. 2103/96).
            In ogni caso, infine, è doveroso sottolineare come la richiamata "clausola interessi uso piazza" non possa comunque trovare più applicazione nei contratti bancari in forza dell'art. 4, 4 comma L. n. 154/92 poi transato nell'art. 117, 6 comma D. Lgs. n. 385/93, ai sensi e per gli effetti del quale le clausole contrattuali di rinvio agli usi sono nulle e si considerano non apposte.
3) Sempre nel contratto di cui è causa, risulta prevista la chiusura delle partite debitorie ad ogni trimestre ed è, altresì, fissato che gli interessi dovuti dal correntista all'azienda di credito, come sopra specificato, producano a loro volta interessi nella stessa misura (art. 7 delle condizioni generali di contratto).
            Ora, la chiusura trimestrale con la corresponsione di interessi su interessi, costituisce una palese violazione del divieto di anatocismo secondo la disciplina codicistica, ex art. 1283 cod. civ., che espressamente statuisce che gli interessi scaduti possono produrre, a loro volta, interessi, soltanto: a) dal giorno della domanda giudiziale; b) per l'effetto di convenzione posteriore alla scadenza purché si tratti di interessi dovuti per almeno sei mesi.
            Orbene, la Banca __________ ha sempre richiesto alla __________ nel corso del lungo rapporto intrattenuto, il pagamento degli interessi di mora non semestralmente, bensì trimestralmente, applicando un vero e proprio anatocismo.
            Nè, può essere accettato l'eventuale richiamo ad una applicazione, nella fattispecie dei c.d. "usi bancari" che derogano al disposto di cui all'art. 1283 cod. civ..
            La dottrina maggioritaria, infatti, da sempre sostiene che il divieto di anatocismo previsto nel codice civile non può considerarsi derogabile in quanto tale norma rientra nel novero di quelle imperative.
            Pertanto, gli "usi bancari" non sarebbero ammissibili per la formazione di una consuetudine legittimante un anatocismo proveniente dalla ripetuta adozione di clausole generali predisposte dal cartello bancario in aperto contrasto con la previsione di cui all'art. 1283 cod. civ. e perciò stesso nulle ai sensi degli art. 1418 e 1419 cod. civ..
            D'altronde, qualsivoglia atto, sia pur reiterato nel tempo che al momento della relativa attuazione sia in contrasto con quanto previsto da una legge non potrà mai essere considerato "uso" in senso giuridico.
            L'anatocismo, in definitiva, risulterebbe ammissibile soltanto per l'uso avente carattere normativo, che andrebbe accertato e dimostrato come già esistente quantomeno in un momento antecedente alla promulgazione del codice del 1942, sempre che risulti attualmente esistente.
            Si aggiunga che la giurisprudenza, ribaltando il granitico e precedente orientamento, ha ritenuto di condividere i principi esposti.
            I più recenti sviluppi della giurisprudenza, prima di merito e poi di legittimità (per tutte Cass. n. 12507/99 e n. 5286/00), prendendo spunto dalle novità normative in tema di usura (L. n. 108/96) e di tutela del consumatore (L. n. 52/96, che ha introdotto l'art. 1469 bis e ss. cod. civ.), ha stabilito che sono rilevanti solo ed esclusivamente gli "usi normativi" e non certo gli "usi negoziali".
            I principi affermati nella motivazione delle decisioni citate possono così sintetizzarsi:
a.   gli usi cui fa riferimento l'art. 1283 c.c. in materia di anatocismo sono quelli normativi di cui agli artt. 1, 4 e 8 delle disp. Prel. al cod. civ.. Solo tali usi contrari possono derogare al divieto di capitalizzazione anatocistica;
b.   le norme bancarie uniformi predisposte dall'ABI non hanno natura normativa ma pattizia e rilevano solo se richiamate dal contratto ai sensi dell'art. 1340 c.c.;
c.   non esiste prima del 1942 un uso normativo che autorizza la capitalizzazione trimestrale degli interessi a carico del cliente di un istituto di credito;
d.   le norme bancarie uniformi (N.U.B.) che consentono tale capitalizzazione sono state predisposte per la prima volta in data 1/01/1952;
e.   gli usi bancari difettano, in ogni caso, del presupposto psicologico della spontanea adesione da parte di entrambi i contraenti, che caratterizza l'uso normativo, laddove l'uso della Camera di Commercio difetta, comunque, del carattere nazionale della prassi, trattandosi sempre di usi locali.
            Peraltro, anche con riferimento a questo aspetto riteniamo superfluo esporre ulteriori considerazioni, limitandoci a puntualizzare come in riferimento a quanto ora dedotto nonchè in precedenza al punto 2) il legislatore, da ultimo sia intervenuto in subietta materia (art. 120, 2 comma D.Lgs. n. 385/93 come modificato dall'art. 25 del D.Lgs. n. 34/99) definendo in modo chiaro ed univoco la disciplina legale che di fatto ricalca, tutto quanto sin qui considerato.
            Risulta evidente, pertanto, che la somma richiesta con il decreto ingiuntivo qui opposto è illegittima ed erronea, con conseguente nullità ex art. 1418, 1419 c.c. per palese violazione dell'art. 1283 c.c..
4) Passando ora ad esaminare l'altra fattispecie contrattuale (fideiussione) occorre osservare, come non meno rilievi appaiano sollevabili, anche in questo caso sotto l'aspetto della liceità del dettato contrattuale in raffronto alla disciplina legale.
            Il primo dubbio che sorge, in relazione a quanto esperito nelle premesse di fatto è se la fideiussione rilasciata dal sig. __________, a prescindere da ogni valutazione circa la costrizione operata in danno del medesimo ai fini della sottoscrizione - profili di violenza morale - sia considerarsi valida in relazione alla pacifica circostanza di abuso di biancosegno.
            Ed infatti, accantonata (ma non esclusa) la circostanza che il contratto fideiussorio è stato sottoscritto fuori dai locali della banca, non è contestato il fatto che in base agli "accordi" intercorsi la garanzia personale da rilasciarsi doveva avere un tetto massimo di un miliardo e mezzo di lire.
            Ora sia in occasione della sottoscrizione della lettera fideiussoria predisposta dalla Banca __________ che all'atto dell'avuto dell'originario tetto di garanzia, il sig. __________ venne a sottoscrivere quest'ultima in base all'accordo raggiunto sul relativo ammontare.
            Il documento in questione, pertanto, in entrambi i casi si presentava con lo spazio destinato alle indicazioni della cifra in bianco, con impegno ad essere riempito secondo le intese raggiunte.
            La circostanza poi che successivamente, l'importo trascritto sia stato diverso (in eccesso) rispetto a quello pattuito, composta in evidente abuso di fiducia.
            Conseguentemente, risulta chiaro come nella fattispecie sia concretato il reato di cui all'art. 486 cod. pen. (falsità in foglio firmato-bianco) con pacifica nullità dell'atto in questione.
            5) Peraltro la nullità della garanzia personale emerge in maniera incontrovertibile anche in relazione ad un'altra circostanza.
            Come precisato l'odierno opponente, in più di una occasione ha richiesto di ottenere copia del contratto di fideiussione sottoscritto al fine di poter quantomeno tutelare la propria "scomoda" posizione.
            Peraltro, tale richiesta è rimasta del tutto inevasa.
            Ciò posto, se evidente l'illegittimità del comportamento tenuto dalla banca intimante, che ha palesemente violato il dettato dell'art. 117, 1 comma del D. Lgs. n. 385/93 laddove non ha ottemperato al proprio obbligo di consegnare una copia del contratto al cliente.
            Anche in questo caso, pertanto, risulta chiaro come l'illiceità del comportamento ritraduca, sul piano dell'efficacia, nella immobilità del rapporto di garanzia.
6) Ulteriore rilievo, poi, da sollevare nei confronti della banca ricorrente e la scarsa correttezza dimostrata dalla medesima allorquando il fideiussore ha richiesto di essere aggiornato sullo stato patrimoniale dell'affidamento bancario concesso in capo all'obbligata principale.
            Ed infatti, la banca beneficiaria della garanzia fideiussoria non può sottrarsi ai principi generali di correttezza e buona fede, che devono inderogabilmente presiedere al comportamento delle parti anche nella fase di esecuzione del rapporto (art. 1375 cod. civ.), sì che l'operatività della fideiussione va esclusa non solo, ovviamente, quando la banca ha agito con il proposito di recare pregiudizio, ma anche quanto non ha osservato canoni di diligenza, schiettezza e solidarietà, violando l'obbligo tassativo di ciascun contraente di salvaguardare gl'interessi degli altri, nei limiti in cui ciò non comporti un apprezzabile sacrificio a proprio carico.
            E non vi può essere dubbio che anche in questo caso, il comportamento dell'istituto di credito sia stato lineare.
7) In ogni caso, poi, in subordine, occorre ribadire come oltre un anno prima dalla data di revoca del fido concesso alla obbligata principale, il sig. __________ avesse comunicato il proprio personale recesso dalla fideiussione prestata.
            Tale circostanza, come specificato, viene pacificamente riconosciuta dalla Banca __________, la quale, peraltro, nel proprio ricorso, non si perita di precisarne la data.
            Come già evidenziato, siffatto elemento, assume una fondamentale importanza, con riferimento alla esatta contabilizzazione del debito sia in ordine all'ammontare che al relativo titolo (capitale o interessi).
            E così, con riserva di comprovare adeguatamente il recesso dell'odierno opponente nel mese di marzo dell'anno 1999, si resta in attesa che la banca intimante, sulla scorta di quanto già precisato in precedenza, dimostri ed attesti l'ammontare del proprio credito in tale periodo.
            Ad ogni buon conto, giova precisare sin d'ora come, se da un lato il recesso del fideiussore produce l'effetto di cristallizzare l'obbligazione di garanzia ad una certa data (con la conseguenza che quest'ultimo non dovrà rispondere delle obbligazioni assunte successivamente dal debitore principale nei confronti della banca), dall'altro in forza del principio di accessorietà che connota la garanzia, le eventuali riserve operate sul conto corrente di corrispondenza avranno natura solutoria e quindi, in virtù di quanto disposto dall'art. 1941, 1 comma cod. civ., si produrrà una riduzione del contenuto dell'obbligazione fideiussoria.
8) Occorre infatti soffermarsi su un ulteriore dato di notevole importanza che emerge in tutta la sua evidenza dalla disamina del ricorso per  decreto ingiuntivo congiuntamente alla documentazione prodotta in fase monitoria.
            L'ingiunzione di pagamento è stata avanzata nei confronti del debitore principale __________ nonchè nei confronti dei coobbligati (sigg.ri __________ e __________ ) e di alcuni fideiussori                     ( __________ , __________, __________).
            La lettera di fideiussione del __________ così come rinvenuta in atti peraltro, attesta che:
a)   il sig. __________ ha rilasciato la propria garanzia contestualmente e congiuntamente ai sigg.ri __________, Nicola __________, __________, __________, __________.
b)  la (co)fideiussione in esame è stata rilasciata con vincolo della solidarietà passiva alla fideiussione rilasciata dalla __________ (fideiussione plurima).
            Tale dato, ovviamente assume una specifica valenza in reazione alla circostanza che i nominativi, ora individuati, non risultano essere stati oggetto  della richiesta monitoria azionata dalla Banca __________.
            E poiché nel caso de qua  i singoli garanti intervengono solidalmente in favore del medesimo debitore e per lo stesso debito, l'obbligazione assunta da tutti questi risulta essere soggettivamente complessa.
            In siffatto contesto, è evidente come la comune obbligazione assunta dai vari coogaranti assurga ad elemento costitutivo della fattispecie, tale da giustificare la ripartizione interna del debito fra i singoli coobbligati ed il sorgere in capo al fideiussore, solvente il diritto di recuperare in quota il pagamento.
            D'altronde la comunione nello scopo di garantire  un unico interesse creditorio, evidenzia l'illeicità della causa con conseguente inscindibilità del vincolo tra più soggetti.
            Conseguentemente, appare chiaro come nella fattispecie giudiziale in esame troverà piena ed incondizionata applicazione l'art. 1954 cod. civ. riguardo il diritto di regresso nei confronti dei coogaranti ovvero in alternativa, il diritto di surroga, ex art. 1203 cod. civ., verso gli altri cofideiussori.
            Ciò posto, non risultando i precitati soggetti destinatari della diretta richiesta di pagamento da parte dell'istituto di credito, non resta che, seppur a malincuore, di chiedere l'integrazione del contraddittorio nei confronti di quest'ultimi.
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            Quanto sopra ritenuto e considerato, il sig. __________, come in epigrafe rappresentato difeso e domiciliato
CITA
la Banca __________, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in __________, via __________n. ___, presso lo studio del suo procuratore costituito, avv. __________, nonchè i sigg.ri __________ residente in __________, via __________ n. ___, __________, residente in __________, via __________ n. ___, a comparire avanti al Tribunale di __________- Sezione distaccata di __________, all'udienza del __________, luogo ed ore di rito, con espresso invito a costituirsi nelle forme stabilite dall'art. 166 c.p.c., nel termine di venti giorni prima della suddetta udienza, nonchè con espresso avvertimento che la costituzione oltre il suddetto termine implicherà la decadenza di cui all'art. 167 c.p.c. e che, in mancanza, si procederà in loro legale contumacia, per ivi senti accogliere le seguenti
CONCLUSIONI
Voglia l'Ecc.mo Tribunale adito, ogni contraria istanza ed eccezione disattesa:
nel merito, previo accertamento e conseguente declaratoria: dichiarare nullo o comunque privi di efficacia e, per l'effetto, revocare il decreto ingiuntivo opposto;
in via subordinata, accertarsi la minor somma dovuta in relazione a tutto quanto esposto e dedotto in atti, anche mediante idonea consulenza tecnica d'ufficio che individui e verifichi i parametri economico finanziari normativi ed i criteri contabili sulla base della documentazione da prodursi da parte della banca opposta con riferimento al conto corrente di corrispondenza e della fideiussione di cui è causa.
            In ogni caso, accertarsi o dichiararsi il diritto di regresso di surroga dell'odierno opponente nei confronti di tutti i coobbligati principali ed in garanzia.
            Con riserva di ogni ulteriore deduzione ex art. 180 e 183 c.p.c. nonchè formulazione di mezzo istruttorio e produzione documentale ex art. 184 c.p.c..
            Con vittoria delle spese di lite.
            Si offrono in produzione i seguenti documenti:
1) __________
2) __________
3) __________
__________, lì __________
Avv. __________


RELATA DI NOTIFICA
Io sottoscritto Ufficiale Giudiziario, addetto presso l'Ufficio notifiche del Tribunale di __________, ad istanza come in atti ho notificato il suesteso atto a:
1) Banca __________, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, elettivamente domiciliata in __________, via __________n. ___, presso lo studio del suo procuratore costituito, avv. __________, mediante consegna di copia conforme all'originale a:


2) __________

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