mercoledì 31 agosto 2011

POESIA: PREGHIERA A DIO: SALE E SCENDE


PREGHIERA A DIO:
SALE AL CIELO
E SCENDE SULLA TERRA

BIANCO VELO
AVVOLGE LO SPIRITO,
AMORE ETERNO, PRESENTE.
PENSIERO COSTANTE
INTIMO SORGE DALLA MENTE,
DAL CUORE:
DIO MIO, DIO MIO GUARDAMI,
CHINA LO SGUARDO
SUI MIEI PECCATI.
IN TREPIDA ATTESA
S'INNALZA ORANTE
LO SPIRITO LIBERO.
"PICCOLO UOMO,
AMAMI COME SEI,
NON CAMBIARE.
AMO I TUOI DIFETTI,
AMO LE TUE VIRTU',
AMO DI TE
LA SOFFERENZA SENSIBILE,
ESSERE UNIONE PER TUTTI,
ESSERE BILANCIA
DELL'ALTRUI DOLORE.
AMO LA DILATAZIONE
DEL TUO CUORE,
ACCOGLIERE E DARE
SEMPRE PIU' AMORE".
ANCH'IO TI AMO
DIO MIO,
LA PREGHIERA SALE A TE
MENTRE L'OMBRA DEL TUO SPIRITO
SI POSA SU QUELLI CHE MI HAI DATO.
ERANO TUOI
E TU LI HAI DATI A ME.
SPIRA IL VENTO DELL'ODIO
DELLA SEPARAZIONE,
DELLA DISPERSIONE,
LE ALI NERE DELLA MORTE
LENTAMENTE CI SFIORANO.
RESTA CON NOI SIGNORE
PLASMACI MESSAGGERI D'AMORE
DI SMISURATO AMORE
E RENDICI DONO
PER TUTTE LE TUE CREATURE.

I GRADI DELLA SUPERBIA


I gradi della Superbia

La superbia viene classificata in dodici gradi a seconda della gravità manifestata:

I. La curiosità, per cui -con gli occhi e con gli altri sensi ci si occupa di cose che non ci riguardano.

II. La leggerezza d’animo che si nota quando si proferiscono indifferentemente parole liete o tristi.

III. L’allegria inopportuna, che si manifesta nella facilità al riso.

IV. La millanteria che traspare dall’eccessiva loquacità.

V. La singolarità: gloriarsi nell’ostentare i propri affari privati.

VI. L’arroganza: credersi più santo di tutti.

VII. La presunzione: intromettersi in ogni cosa.

VIII. La difesa dei peccati.

IX. La Confessione simulata, che viene resa palese dalle dure e severe ingiunzioni.

X. La Ribellione contro il superiore e i fratelli.

XI. La Libertà di peccare.

XII. L’abitudine al peccato.

Nei primi sei gradi della superbia si manifesta il disprezzo verso i fratelli,

nei successivi quattro il disprezzo verso i superiori

e negli ultimi due il disprezzo verso Dio.

La superbia e l’orgoglio li possiamo estirpare tramite l’obbedienza e l’umiltà sinceri e il segno più evidente della vera Umiltà è la prontezza nell’obbedienza.

Caterina da Siena diceva che “l’obbedienza è virtù che è frutto e corona dell’umiltà, la nutrice che l’alimenta;

perché obbedisce solo chi è umile e non si potrebbe esser umili senza obbedire.

L’umiltà ha per compagna inseparabile l’obbedienza;

questa da lei procede, e morrebbe senza la nutrice che le dà vita;

non può durare in un’anima senza l’umiltà (S. Caterina da Siena, Dialogo, t. 2).

L'orgoglio impedisce a Gesù
di guarirci
Papa Benedetto XVI nel ricordare all'Angelus la guarigione del cieco dalla nascita afferma che “I discepoli, secondo la mentalità comune del tempo, danno per scontato che la sua cecità sia conseguenza di un peccato suo o dei suoi genitori, Gesù invece respinge questo pregiudizio e afferma:

'Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è così perché si manifestassero in lui le opere di Dio'”.

“Quale conforto ci offrono queste parole!

Esse ci fanno sentire la viva voce di Dio, che è Amore provvido e sapiente!”, ha esclamato.

"Di fronte all’uomo segnato dal limite e dalla sofferenza, Gesù non pensa ad eventuali colpe, ma alla volontà di Dio che ha creato l’uomo per la vita".

Tuttavia quella guarigione suscita un’accesa discussione, perché Gesù la compie di sabato, trasgredendo, secondo i farisei, il precetto festivo, ha poi ricordato il Vescovo di Roma.

"Così, alla fine del racconto, Gesù e il cieco si ritrovano entrambi 'cacciati fuori' dai farisei:

uno perché ha violato la legge e l’altro perché, nonostante la guarigione, rimane marchiato come peccatore dalla nascita".

Benedetto XVI ha poi fatto alcune riflessioni valide per gli uomini e le donne del XXI sec.:

"Al cieco guarito Gesù rivela che è venuto nel mondo per operare un giudizio, per separare i ciechi guaribili da quelli che non si lasciano guarire, perché presumono di essere sani".

"E’ forte infatti nell’uomo la tentazione di costruirsi un sistema di sicurezza ideologico:

anche la stessa religione può diventare elemento di questo sistema, come pure l’ateismo, o il laicismo, ma così facendo si resta accecati dal proprio egoismo", ha concluso.

martedì 30 agosto 2011

L'UOMO: ESSERE VULNERABILE




L’UOMO

E’ UN ESSERE VULNERABILE

Il termine vulnerabile deriva dalla parola latina Vulnus che letteralmente significa:

ferita o lesione, essa può essere fisica, psicologica e per estensione anche di un diritto.

Vulnerabile è tutto ciò che è esposto alla possibilità di essere ferito, violato, leso, colpito, percosso, offeso, tagliato, danneggiato.

In questo modo vulnus sembra rinviare tanto all’azione del ferire (la causa, il colpo inferto da chi ha il potere e la possibilità di of-fendere), quanto allo stato del soggetto che subisce (l’effetto, la violazione del corpo, dell’anima, degli affetti, ecc.), il significato si estende anche agli aspetti psicologici ed emotivi.

Essere vulnerabili, quindi, vuol dire essere persone umane con tutte le nostre debolezze, le fragilità ed anche la capacità d’essere violenti.

Quando Adamo risponde alla chiamata di Dio con la frase :

”avevo paura perché ero nudo e mi sono nascosto” ci fa riflettere su cosa significa nudità.

La nudità esprime l’essere umani, vulnerabili e fragili.

Nessuno di noi scelse di nascere, di scegliere la propria famiglia, eppure siamo nati.

Per questo dobbiamo accettare noi stessi e la nostra vulnerabilità, la nostra debolezza, il sentirci fragili.

Quando si parla di vulnerabilità, in realtà, spesso si dimentica che si sta facendo riferimento ad una caratteristica costitutiva della condizione umana.

L'uomo per sua natura è un essere vulnerabile, e lo è in modi e gradi diversi.

E sono proprio i modi e i gradi della condizione di vulnerabilità nella quale si sviluppa nel tempo l'identità di ciascuno di noi.

Se consideriamo che l'uomo vive la sua vita attraverso un corpo, coesistendo con altri uomini non esiste l'Uomo ma gli uomini, e aspirando ad una vita buona la vulnerabilità può essere riconosciuta all'interno di tre dimensioni del vivere umano:

la vita sociale,

la corporeità,

la vita morale.

La vita sociale, dunque, non è più una condizione naturale che poggia sulla naturale tendenza dell'uomo alla cooperazione, ma una costruzione artificiale prodotta dal patto tra gli uomini di reciproca rinuncia a parti della propria libertà di agire, così da evitare la guerra di tutti contro tutti.

Si tratta di una scelta che non ha radici morali, ma anch'essa assolutamente egoistiche:

si sceglie il patto perché la guerra di tutti contro tutti minaccerebbe in misura insostenibile la propria sopravvivenza, e difendere la propria individuale sopravvivenza è la prima legge di natura a cui l'uomo deve rispondere.

Ne risulta che communitas è l'insieme di persone unite non da una «proprietà», ma da un dovere.

Non da un «più», ma da un «meno», da una mancanza, da un limite che si configura come un onere.

La vulnerabilità, la mancanza, la stessa condizione di essere mancante, sono anche qui mezzo per la nascita del legame sociale, e non rischio da contenere.

L'apparire del corpo sposta l'origine della vulnerabilità dall'esterno all'interno dell'umano, insediandola inevitabilmente nella struttura ontologica dell'uomo.

La relazione tra vulnerabilità e corporeità si rivela infatti a chiunque osservi la condizione umana.

Ed in effetti noi siamo innanzi tutto corpo, io sono innanzi tutto il mio corpo, senza il quale non potrei nascere, pensare, sentire, giudicare, emozionarmi, gioire, soffrire, morire.

Il mio corpo è, più essenzialmente, corpo-vulnerabile:

vulnerabile ai colpi dell'altro uomo,

vulnerabile alle forze della natura,

vulnerabile alle cadute dei fragili equilibri psichici che lo animano dall'interno.

Ed è proprio l'essere io originariamente corpo-vulnerabile a fare del gesto di curarlo forse il gesto più originario della condizione umana:

si è uomini e donne nella capacità di eseguire il gesto di curare del corpo stesso.

La malattia è la veste che la vulnerabilità assume quando abita il corpo, e il suo apparire sembra allontanare dalla vita il progetto che avevamo pensato di costruire.

In specie se la malattia dovesse condurci alla fine dell’esistenza allora siamo in presenza di una vulnerabilità totale ed in questo caso possiamo solo orientare il nostro spirito nell’accettazione dell’abbandono del corpo ed un affidamento assoluto al Signore, Dio della Vita.

La vita morale non è vita interiore, ma per sua costituzione vita esposta al mondo esterno attraverso l'attività, aperta all'altro, e dunque ogni virtù che la costituisce è tale proprio perché esposta al suo fallimento o alla sua negazione.

La vita buona è fatta di valori instabili, esposti ad eventi indipendenti dal nostro volere:

amare vuol dire esporsi all'instabilità dell'amore;

legarsi all'altro, esporsi alla possibilità della sua perdita;

agire giustamente, esporsi alla sopraffazione della forza prepotente.

L'intera vita morale, nei termini che si è tentato di accennare attraverso il pensiero aristotelico, appare esposta radicalmente alla possibilità della perdita, all'instabilità.

Il fatto che la vulnerabilità possa essere un elemento positivo che richiede apertura non significa, comunque, che si debba andare in giro per il mondo senza alcuna difesa.

Tutti dovremmo essere attrezzati con una serie di ben forti e funzionanti meccanismi di protezione, perché ne abbiamo bisogno.

Al di là della protezione del nostro ego sociale stanno aggressività, avidità, passioni che sfuggono al controllo morale.

Ci basta fare una visita in un centro per bambini abbandonati per vedere la brutalità dei nostri impulsi primitivi, non civilizzati, prima che siano sottoposti al nostro controllo cosciente.

Sotto la nostra corazza difensiva si nascondono le nostre reazioni a tutti i traumi, vecchi e nuovi, ferite da perdite, paure, shock, umiliazioni, fallimenti, abbandoni.

E’ il bagaglio emotivo che ci portiamo dietro dall'infanzia.

Per contenere tutto questo abbiamo bisogno delle nostre difese.

Bambini senza meccanismi di difesa possono finire istituzionalizzati.

Né la labilità, un continuo spostamento da una forte emozione ad un' altra, contribuisce ad una vita felice.

Ma la ricerca della supremazia e del controllo, il tentativo di evitare tutto il dolore, agisce come un lucchetto serrato che non ci permette di aprire la cassa del tesoro della vulnerabilità.

Troppa vulnerabilità spaventa, troppo poca è tragica e crea solitudine.

Abbiamo bisogno sia di controllo che di apertura, sia di protezione dei nostri confini che dell’abilità di ritirarli.

Quando si vive in una società governata dal successo personale, dalla rivalità, la capacità di relazionarsi diminuisce.

La famiglia si rompe con facilità,

la comunità si frantuma,

la religione può diventare un affare individuale

e sparisce la comunità.

Mentre il desiderio di Gesù è quello di unire le persone vicendevolmente percorrendo una strada ricca di vulnerabilità ma in grado di abbattere i giganteschi muri che dividono le persone.

DIRITTO: MEMORIA COSTITUZIONE AVVERSO ISTANZA INIBITORIA


Tribunale Civile di  ____
Sezione ___ – Dott. _____
Per
La ________, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, Sig. ________­­, rappresentata e difesa dall’Avv. _________  ed elettivamente domiciliata presso il Suo Studio in _____________, Via _________, n. ­­_____, giusta procura speciale posta in calce al presente atto,                                                                            
- resistente opposta
Contro
La ___________
(Avv. ________ )
- ricorrente opponente
Memoria di Costituzione
Con ricorso notificato il _______, alla _________, la _______ ha depositato l’istanza di inibitoria diretta ad ottenere la sospensione della efficacia esecutiva della Sentenza n. ________ resa dal _____________ in data _______ e depositata in data ______.
A sostegno della propria domanda, l’istante assume la sussistenza sia del fumus boni iuris, in ragione presumibilmente dei motivi dedotti nel ricorso in appello, che a tutt’oggi non risulta essere stato notificato, sia del pericolo derivante dalla esecuzione della Sentenza che, a detta di controparte, determinerebbe l’insorgere di un danno grave ed irreparabile.
Si costituisce, con la presente memoria, la ­­­­­­______, impugnando e contestando quanto ex adverso esposto e dedotto, in forza delle seguenti considerazioni in fatto ed in diritto.
* * * * *
Le motivazioni che vengono poste a fondamento della istanza di inibitoria non appaiono essere adeguatamente supportate da quei fatti che dovrebbero determinare la sospensione della esecutività della sentenza resa dal Giudice di prima cure.
Peraltro il richiamo operato a quei motivi di appello, di un ricorso del quale si ignora completamente il contenuto, non essendo stato lo stesso ancora notificato alla ­­­­________, non può essere condiviso, posto che nell’odierno giudizio dovrebbe essere verificata la sussistenza dei requisiti relativi all’esistenza del fumus e del periculum.
Nel caso di specie l’assoluta genericità dei motivi dedotti consente di escludere la sussistenza di tali requisiti, atteso che il ritenere fondata la richiesta di sospensione, perché sarebbero fondati i motivi sui quali si basa il ricorso in appello, non può  costituire che, al più, una petizione di principio.
A ciò si aggiunga, che proprio la genericità dei motivi esposti non consente una esauriente trattazione degli stessi, si da rendere possibile, allo stato, solo il ricorso alla interpretazione estensiva degli stessi.
Ciò posto, avuto riguardo alla presunta esistenza del pericolo del danno grave ed irreparabile, occorre evidenziare che il mancato pagamento delle somme intimate con il precetto rappresenta, ancora una volta, il tentativo di controparte di sottrarsi al pagamento degli somme, che avevano dato luogo alla originaria domanda monitoria, ed alla successiva opposizione, definitesi con la nota Sentenza.
In altri termini, e avuto riguardo anche alla entità delle somme intimate, non può non rilevarsi come il mancato pagamento denunzi una situazione finanziaria dell’azienda al limite dello stato di decozione, posto che non è ragionevole ritenere che una società non abbia una liquidità, o una capacità di ricorso al credito, tale da consentirle di adempiere alle proprie obbligazioni.
A tal fine giova ricordare che le somme intimate sono relative    al ________ così come risultante dalla documentazione che è stata posta a fondamento del successivo procedimento monitorio del ______.
Ritenere, pertanto, che l’odierna istante si sia trovata dall’oggi al domani a dover provvedere al pagamento di somme delle quali non si aspettava la richiesta denunzia, a nostro sommesso avviso, esclusivamente l’intento defatigatorio della ___________, la quale tende solo a procrastinare ulteriormente il pagamento di quanto richiesto, e peraltro già riconosciuto.
* * * * *
Quanto sopra ritenuto e considerato, la _________, come in epigrafe rappresentata, difesa e domiciliata, rassegna allo stato e con riserva di meglio ed ulteriormente dedurre le seguenti
Conclusioni
“Piaccia all’Ill.mo Tribunale adito, ogni contraria istanza ed eccezione disattesa, rigettare l’avversa istanza, poiché infondata in fatto ed in diritto.
Con vittoria di spese, competenze ed onorari.
Si offrono in produzione: 1) Istanza di inibitoria notificata il _____.
___________, lì ______
Avv. ______________
Procura Speciale
La ____________, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, Sig. ________, delega a rappresentarla e difenderla nel presente atto ed in ogni fase e grado del relativo giudizio               l’Avv. ______________, conferendogli tutti i poteri e facoltà di legge, ivi compreso quello di chiamare in causa, transigere, incassare somme e rilasciare quietanze, nonché quello di farsi sostituire.
Eleggendo domicilio presso il suo Studio in _________, Via _______ n. __.
La ___________

Per autentica Avv._____________

lunedì 29 agosto 2011

MEDICINA: IL DIABETE MELLITO




DIABETE MELLITO

Sebbene il termine diabete si riferisca nella pratica comune alla sola condizione di diabete mellito (chiamato così dagli antichi greci per la presenza di urine dolci), esiste un'altra condizione patologica detta diabete insipido.

Tali malattie sono accomunate dal solo fatto di presentare abbondanti quantità di urine, non presentando infatti cause, né altri sintomi, comuni.

Il diabete mellito è una malattia del metabolismo cioè del processo che l'organismo utilizza per ricavare dagli alimenti l'energia e le sostanze di cui ha bisogno caratterizzato da un aumento della concentrazione nel sangue di uno zucchero, il glucosio.

Gli zuccheri semplici e quelli complessi (amidi) presenti negli alimenti (es. pane, pasta, dolci, frutta, latte) durante la digestione vengono trasformati in glucosio (uno zucchero semplice) che è la principale fonte di energia dell'organismo.

Il glucosio entra nel sangue e passa poi all'interno delle cellule per fornire energia o essere ulteriormente trasformato in altre sostanze.

Affinché il glucosio possa entrare nelle cellule è indispensabile la presenza dell'insulina.

L'insulina è un ormone prodotto dal cellule particolari, chiamate cellule beta, presenti nel pancreas, una grossa ghiandola posta dietro allo stomaco.

Quando mangiamo, il pancreas produce la giusta quantità di insulina per consentire l'ingresso del glucosio all'interno delle cellule.

Nelle persone affette da diabete, però, il pancreas produce una quantità insufficiente di insulina, o non la produce affatto, oppure le cellule non rispondono all'insulina prodotta dal pancreas.

Come conseguenza, la concentrazione del glucosio nel sangue aumenta al di sopra dei livelli normali, passa nell'urina e viene così eliminato dall'organismo.

Il corpo perde in questo modo la sua principale fonte di energia, pur essendoci un eccesso di glucosio nel sangue.

Diabete Mellito di tipo 1, viene suddiviso in:

Diabete Mellito Autoimmune

E' causato dalla distruzione delle cellule pancreatiche ad opera di autoanticorpi.

Questi si trovano in più del 90% dei pazienti al momento della diagnosi.

Picco d'esordio è durante l'infanzia e l'adolescenza, ma nella maggior parte dei pazienti compare entri i 30 anni.

Diabete Mellito Idiopatico

E' una forma rara, presente negli afro-americani, si riferisce alle forme di Diabete di tipo 1 caratterizzate da ridotta riserva insulinica, ma residua risposta ai test di sensibilità all'insulina.

Diabete Mellito tipo 2, viene suddiviso in:

Non obesità

Obesità

Diagnosi di Diabete Mellito

Secondo i nuovi criteri, la diagnosi può essere stabilita sulla base di uno dei seguenti tre parametri:

- sintomi di diabete più una glicemia a caso superiore o uguale a 200 mg/dl;

- glicemia a digiuno superiore o uguale a 126 mg/dl;

- glicemia a 2 ore durante il test di tolleranza al glucosio somministrato per via orale (OGTT) superiore o uguale a 200 mg/dl.

La modifica dei criteri diagnostici della precedente classificazione riguarda i punti 2. e 3.

La glicemia a digiuno doveva essere superiore o uguale a 140 mg/dl.

Il valore è stato ridotto per poter verificare numerosi casi di diabete non diagnosticato fino alla comparsa delle complicanze.

La glicemia a 2 ore durante il test di intolleranza, richiedeva la conferma di un'altra glicemia.

Sintomi
I sintomi di insorgenza nel Diabete di tipo 1 sono:
  • poliuria (consistente aumento della quantità di urine prodotta nelle 24 ore)
  • polidipsia (aumento della sete e della introduzione di liquidi secondario alla poliuria)
  • polifagia (aumento dell'appetito e dell'assunzione di alimenti)
  • calo ponderale (perdita di peso)
Agli esami di laboratorio:
  • iperglicemia a digiuno e soprattutto dopo i pasti
  • glicosuria (glucosio nelle urine)
Tali sintomi insorgono rapidamente ed il paziente spesso necessita di un ricovero ospedaliero per evitare l'insorgenza di complicanze pericolose per la vita conseguenti allo scompenso metabolico (chetoacidosi diabetica).

Il Diabete di tipo 2 viene spesso diagnosticato casualmente nel corso di esami di laboratorio.

La malattia si instaura lentamente ed occorre molto tempo prima che sia manifesta iperglicemia e glicosuria.

Spesso si fa diagnosi quando è presente una complicanza diabetica.

Complicanze Diabetiche
  • Aterosclerosi, cioè un ispessimento ed indurimento della parete arteriosa caratterizzato dalla deposizione di lipidi. Per questo motivo i diabetici sono a rischio per coronaropatie, disturbi ischemici cerebrali, insufficienza arteriosa degli arti.
  • Retinopatia diabetica, alterazione dei capillari a carico della retina.
  • Nefropatia diabetica, alterazione dei capillari a carico dei reni.
  • Neuropatia diabetica, sofferenza del sistema nervoso periferico che si manifesta con crampi e disturbi della sensibilità, ma può colpire anche il sistema nervoso vegetativo con disturbi diffusi ai vari organi interessati.
  • Ulcera diabetica, comparsa di ulcere agli arti inferiori.
  • Aumentata suscettibilità alle infezioni, ad esempio cistiti, vaginiti ecc.
Nei pazienti affetti da Diabete di tipo 2 sembra esserci una associazione tra resistenza all'insulina, iperinsulinemia (elevati livelli di insulina in circolo), obesità, ipercolesterolemia, ipertensione arteriosa, vasculopatia aterosclerotica, tale affezione viene chiamata sindrome X .
Terapia

Il diabete di tipo 1 necessita di terapia insulinica.

Esistono vari tipi di Insulina (ad esempio regolare ed intermedia a seconda della durata di azione);

di solito si usa una terapia intensiva, con quattro somministrazioni al giorno, cioè tre insuline regolari ai pasti ed una intermedia a più lunga durata d'azione per tutta la notte, in modo da ottenere una situazione il più possibile vicina al comportamento del pancreas sano.

Il diabete di tipo 2 viene trattato con diete ipolidiche, antidiabetici orali, in rari casi necessitano di trattamento insulinico (se hanno controindicazioni all'uso degli antidiabetici orali, se è esaurita la riserva di insulina prodotta dal pancreas, in condizioni particolari quali ad esempio l'insorgenza di malattie con importante rialzo glicemico).

Gli antidiabetici orali sono farmaci ipoglicemizzanti che agiscono secondo più meccanismi d'azione.

Due sono le classi più importanti:

  1. la classe delle Sulfaniluree: agiscono stimolando la liberazione di insulina residua del pancreas e diminuendo la liberazione in circolo del glucosio immagazzinato nel fegato;
  2. la classe delle Biguanidi: agiscono principalmente aumentando la penetrazione intracellulare del glucosio a livello periferico; anche se attualmente esistono delle nuove categorie di farmaci ipoglicemizzanti.
L'uso dell'insulina, ma anche degli antidiabetici orali può causare crisi ipoglicemiche, cioè abbassare troppo la glicemia nel sangue.

Il paziente se ne accorge per la presenza di sintomi quali stanchezza, sudorazioni, tachicardia.

In questi casi è importante eseguire una glicemia capillare per valutarne la gravità, in ogni caso è sempre bene assumere dei zuccheri veloci (zolletta di zucchero, latte, succo di frutta) per riportare a valori normali la glicemia.

Tutti i diabetici devono possedere dei reflettometri, strumenti che permettono la facile esecuzione di glicemie capillari a livello delle dita delle mani.

Obiettivi del trattamento del Diabete

L'obiettivo è la prevenzione delle complicanze diabetiche.

Ciò si ottiene seguendo una corretta igiene di vita.

Ciò significa seguire la dieta impostata, fare attività fisica, non fumare, non assumere gli alcolici (è consentito un bicchiere ai pasti, ma se ne sconsiglia l'uso perché può mascherare l'insorgenza di ipoglicemie), mantenere un peso normale, curare il proprio corpo, in particolare i piedi per la prevenzione delle ulcere.

Le complicanze croniche spesso si manifestano 10-15 anni circa dopo l'esordio del diabete.

Numerosi studi hanno dimostrato che un rigido controllo glicemico, quindi il frequente monitoraggio a casa della glicemia, riduce l'incidenza delle complicanze diabetiche.

La prevenzione deve essere fatta anche mediante frequenti controlli agli esami di laboratorio del compenso glicemico (mediante il dosaggio dell'emoglobina glicosilata), del quadro lipidico (colesterolo, trigliceridi nel sangue), della funzionalità renale (proteinuria delle 24 ore).

Inoltre sono necessari controlli cardiologici per la valutazione del rischio cardiovascolare, dell'insorgenza di ipertensione arteriosa, e oculistici per lo studio della retina.

In questo modo si può mantenere una buona qualità della vita ed evitare o rallentare l'insorgenza delle complicanze diabetiche.