venerdì 30 settembre 2011

SAN GIROLAMO: FESTA 30 SETTEMBRE



San GIROLAMO

San Girolamo nacque verso il 340 a Stridone, ai confini con la Pannonia (Ungheria).

I suoi genitori lo mandarono a completare gli studi a Roma.

Qui fu battezzato da Papa Liberio all'età di circa 20 anni.

Un soggiorno a Treviri l'aveva messo in contatto con i monaci, ne ritrova altri ad Aquileia ed egli stesso se ne va a vivere in un deserto della Saria, dove si dà ad una vita di mortificazione estremamente dura e allo studio dei libri sacri.

E' ordinato sacerdote ad Antiochia.

Nel 382 si trasferì a Roma:

qui il Papa Damaso, conoscendo la sua fama di asceta e la sua competenza di studioso, lo assunse come segretario e consigliere;

lo incoraggiò a intraprendere una nuova traduzione latina dei testi biblici per motivi pastorali e culturali.

Alcune persone dell’aristocrazia romana, soprattutto nobildonne come Paola, Marcella, Asella, Lea ed altre, desiderose di impegnarsi sulla via della perfezione cristiana e di approfondire la loro conoscenza della Parola di Dio, lo scelsero come loro guida spirituale e maestro nell’approccio metodico ai testi sacri.

Queste nobildonne impararono anche il greco e l’ebraico.

Alla morte di papa Damaso I, la curia romana contrastò con grande determinazione ed efficacia l'elezione di Girolamo, anche attribuendogli una forte responsabilità nella morte della sua discepola Blesilla.

Questa era una nobile ventenne romana, appartenente alla gens Cornelia e rimasta vedova ancor fanciulla, aveva seguito la madre Paola nell'abbracciare con convinzione le rigide regole di vita cristiana teorizzate da Girolamo, fatte di preghiera, meditazione, astinenza e penitenza, ben presto morendo a causa dei troppi digiuni.

Data la singolarità dell'evento e la grande popolarità della famiglia, il caso sollevò un grande clamore.

Gli avversari di Girolamo poterono facilmente dimostrare che le mortificazioni corporali teorizzate dal futuro santo, erano semplicemente degli atti di fanatismo, i cui perniciosi effetti avevano portato alla prematura morte di Blesilla.

Contro ogni pronostico, sul finire del 384, fu eletto papa Siricio e Girolamo, seguito dai suoi fedeli, lasciò Roma nel 385 e intraprese un pellegrinaggio, dapprima in Terra Santa, silenziosa testimone della vita terrena di Cristo, poi in Egitto, terra di elezione di molti monaci.

Nel 386 si fermò a Betlemme, dove, per la generosità della nobildonna Paola, furono costruiti un monastero maschile, uno femminile e un ospizio per i pellegrini che si recavano in Terra Santa.

A Betlemme restò fino alla morte, continuando a svolgere un'intensa attività:

commentò la Parola di Dio;

difese la fede, opponendosi vigorosamente a varie eresie;

esortò i monaci alla perfezione;

insegnò la cultura classica e cristiana a giovani allievi;

accolse con animo pastorale i pellegrini che visitavano la Terra Santa.

Si spense nella sua cella, vicino alla grotta della Natività, il 30 settembre 419/420.

Morì proprio nell'anno in cui il celibato, dopo essere stato lungamente disatteso, venne imposto al clero da una legge dell'imperatore Onorio.

La preparazione letteraria e la vasta erudizione consentirono a Girolamo la revisione e la traduzione di molti testi biblici:

un prezioso lavoro per la Chiesa latina e per la cultura occidentale.

Sulla base dei testi originali in greco e in ebraico e grazie al confronto con precedenti versioni, egli attuò la revisione dei quattro Vangeli in lingua latina, poi del Salterio e di gran parte dell'Antico Testamento.

Tenendo conto dell'originale ebraico e greco, dei Settanta, la classica versione greca dell’Antico Testamento risalente al tempo precristiano, e delle precedenti versioni latine, Girolamo, affiancato poi da altri collaboratori, poté offrire una traduzione migliore:

essa costituisce la cosiddetta "Vulgata", il testo "ufficiale" della Chiesa latina, che è stato riconosciuto come tale dal Concilio di Trento e che, dopo la recente revisione, rimane il testo "ufficiale" della Chiesa di lingua latina.

Confutò con energia e vivacità gli eretici che contestavano la tradizione e la fede della Chiesa.

Dimostrò anche l'importanza e la validità della letteratura cristiana, divenuta una vera cultura ormai degna di essere messa confronto con quella classica:

lo fece componendo il De viris illustribus, un'opera in cui Girolamo presenta le biografie di oltre un centinaio di autori cristiani.

Scrisse pure biografie di monaci, illustrando accanto ad altri itinerari spirituali anche l'ideale monastico;

inoltre tradusse varie opere di autori greci.

Infine nell'importante Epistolario, un capolavoro della letteratura latina, Girolamo emerge con le sue caratteristiche di uomo colto, di asceta e di guida delle anime.

GRAFOLOGIA: LA DIMENSIONE DELLA SCRITTURA


LA DIMENSIONE DELLA SCRITTURA


La scrittura è il mezzo inventato dagli esseri umani per trasmettere il linguaggio (e quindi il pensiero) a distanza nel tempo e nello spazio.

La scrittura aiuta la memoria dei singoli e delle generazioni, avvicina gli amori lontani, facilita la diffusione di informazioni e notizie.

La scrittura è utile, come sanno tutti quelli che una volta o l’altra hanno dovuto scrivere una lettera alla compagnia di assicurazioni, un curriculum, una cartolina alla nonna.

Ma chi ama scrivere sa anche che scrivere è bello.

Sa che, quando prende la penna in mano o comincia a battere sulla tastiera, potrebbe scrivere quello che vuole, in piena libertà.

Spesso, però, quello che abbiamo scritto non corrisponde a ciò che avevamo immaginato:

non è un capolavoro (e va bene), ma soprattutto non siamo riusciti a dire ciò che volevamo dire.

E così ci viene il dubbio che non saremo mai capaci di scrivere o che in realtà non abbiamo niente di interessante da dire.

Il foglio rappresenta l’ambiente psico-sociale, cioè l’insieme dei rapporti con gli altri.

Nel foglio tendiamo a muoverci graficamente come ci muoviamo nella vita.

Possiamo allora manifestare sicurezza, ansia, blocchi interiori, timori, paura di sbagliare.

Una delle modalità grafiche più significative a livello psicologico è la dimensione della scrittura:

essa rivela il tipo di rapporto che ci lega con gli altri.

In altre parole, la dimensione della grafia simboleggia l’importanza che noi attribuiamo agli altri ed a noi stessi.

La dimensione della scrittura indica quanto è grande il bisogno di spazio interiore, registra il grado di espansione dell'energia vitale del soggetto.

Chi ha calibro alto sente sé stesso con grandiosità, concepisce a grandi dimensioni, percepisce le cose in linea generale e coglie soprattutto il lato suggestivo delle cose.

Se il calibro è molto grande significa che la percezione del mondo intorno a sé non avviene in modo molto profondo ed è piuttosto superficiale.

È quella in cui il corpo mediano delle lettere supera i 3 millimetri di altezza.

Ovviamente più la grafia è grande, più il significato psichico si manifesta con chiarezza. Provate allora a misurare l’altezza delle lettere che non hanno allunghi né superiori né inferiori:

se quasi tutte le lettere si avvicinano o peggio superano i 3 millimetri, siamo in presenza di una scrittura “grande”.

Questa modalità grafica è molto significativa e rivelatrice a diversi livelli. A livello intellettivo: la persona tende a “pensare in grande” prestando attenzione agli aspetti più esteriori ed appariscenti della realtà.

Tende a trascurare i particolari e gli elementi minuti, per quanto possano essere importanti. È affetta da una specie di “macromania”: ama tutto ciò che è grande, solenne e maestoso.

A livello affettivo: le persone tendono a sviluppare un forte senso del proprio “io”.

Alcuni autori parlano di “ipertrofia dell’io”: l’io è come gonfiato, ipersviluppato, eccessivo.

Siamo in presenza di una predisposizione all’orgoglio, alla vanità, al bisogno di mettersi in mostra e di attirare l’attenzione degli altri, con sistemi legittimi o meno: “Che si parli bene o che si parli male, non importa.

L’importante è che si parli di me”.

Le persone dalla grafia sviluppata in altezza tendono a voler dominare e ricercare posizioni di prestigio, proprio per motivi di orgoglio personale. Guai a contraddirle o ad umiliarle in pubblico!

Tendono a rifiutare posizioni subalterne dove si sentirebbero menomate. Amano comandare e vogliono essere obbedite: è questa infatti la riprova concreta del loro status e del riconoscimento del loro valore. Sono affamate di complimenti.

Nelle scelte e decisioni anche impegnative, tendono a tener conto soprattutto ed innanzitutto del proprio io. Tutto il resto passa in second’ordine. Spesso si sentono persone rappresentative: come se fossero “portavoce” di molti altri.

Amano la scultura, l’architettura ed i romanzi leggermente pomposi ed altisonanti: quelli della fine ‘800, tanto per intenderci.

La grafia grande è propria anche di molti bambini. Nel loro caso però è legittima: innanzitutto per l’imperizia nello scrivere; poi perché è proprio del bambino cercare di mettersi in mostra e di essere al centro dell’attenzione.

Talvolta ha radici nobiliari, e lo fa notare in modo palese o abilmente mascherato.

Una scrittura piccola invece indica il bisogno di osservare la realtà in modo minuzioso e profondo eccedendo a volte nell'interiorizzazione.

Il calibro piccolo tende ad osservare, concepire e percepire le cose in profondità. Certo è che per quanto riguarda l'espressione delle tendenze, delle emozioni e dei sentimenti, calibro piccolo rischia l'interiorizzazione e il poco respiro.

All'opposto a metà tra i due si colloca il calibro medio che indica in genere equilibrio tra l'eccessiva estroversione incondizionata del calibro alto e la condensazione e profondità del piccolo.

È quella in cui il calibro medio delle lettere va da 0,1 ai 2 millimetri. È ovvio che una grafia molto piccola, ad esempio di 0,5 millimetri, abbia un significato molto più intenso e spiccato di una grafia di 2 millimetri.

Quest’ultima rientra ancora nel campo della grafia “piccola”, ma con altri gradi di intensità: una lieve tendenza e nient’altro.

La grafia minuta indica un’intelligenza di tipo intellettuale, con capacità di osservare i particolari e di attribuire loro una notevole importanza. Anzi, in alcuni casi si potrà notare un’importanza eccessiva attribuita a particolari insignificanti, con il rischio di “esaurimento nervoso”.

Il soggetto tende ad essere ipercritico verso gli altri e verso di sé: è molto abile nel notare immediatamente i punti deboli, i tic, le manie e le fisime delle persone che contatta. E sa punzecchiare in modo talvolta impietoso. È questa la sua vendetta personale.

In genere indica modestia, riserbo, autocritica spiccata e forte senso della disciplina.

Se la grafia è eccessivamente piccola, non è improbabile che il soggetto soffra di un certo senso di inferiorità più o meno accentuato, secondo i casi. Spesso si tratta di persone intelligenti e valide, ma che non si stimano a sufficienza. Amano cose minute e piccole.

La grafia mediana

È la scrittura in cui il calibro delle lettere oscilla tra i 2 e i 3 millimetri.

Come per molti segni intermedi, questa modalità grafica si riferisce ad un equilibrato senso del proprio io: né orgoglio, né senso di inferiorità.


Una grandezza media è tipica di persone ben inserite nella società e dal carattere flessibile.

La scrittura di grandezza media non è particolarmente indicativa. Generalmente, simboleggia, comunque, un certo equilibrio interiore, accortezza e razionalità nell'affrontare le varie situazioni della vita.

giovedì 29 settembre 2011

GLI ARCANGELI: FESTA 29 SETTEMBRE



GLI ARCANGELI:

MICHELE, GABRIELE, RAFFAELE

Ogni anno la chiesa festeggia San Michele, insieme a Gabriele e Raffaele, che sono tra i più venerati e conosciuti Arcangeli, quelli che compongono la triade degli Arcangeli biblici.

La festa dei tre arcangeli Michele, Gabriele e Raffaele fu voluta da papa Clemente X nel 1670 e da allora viene celebrata  ogni anno il 29 settembre.

Dell'esistenza di questi angeli parla esplicitamente la Sacra Scrittura che da loro un nome e ne determina la funzione:

san Michele è patrono della Chiesa universale;

san Gabriele è l'angelo dell'Incarnazione e forse dell'agonia nel giardino degli ulivi;

san Raffaele è la guida dei viandanti.

Il culto per l’arcangelo Michele, principe delle milizie celesti, è molto più diffuso rispetto agli altri due arcangeli.

San Michele è comunemente raffigurato con la bilancia, perché ritenuto pesatore di anime, e con la spada impugnata mentre sconfigge satana che si umilia ai suoi piedi in segno di sottomissione.

Michele, infatti, affrontò una furibonda lotta contro Lucifero che si era ribellato e incitava gli altri angeli a seguirlo contro Dio.

In quell'occasione un fendente colpì la crosta terrestre marcando il tracciato che sarebbe stato motivo di fede e avrebbe anche concorso alla creazione di tre luoghi di culto:

mont Saint Michel in Normandia,

la Sacra di San Michele in Piemonte

e monte Sant’Angelo in Puglia.

Una leggenda narra che a Mont Saint Michel, l’arcangelo Michele apparve a sant’Uberto vescovo di Avranches chiedendogli di costruire una chiesa sulla roccia.

Il vescovo ignorò per due volte la richiesta finché san Michele non gli bruciò il cranio procurandogli con il tocco del suo dito un foro rotondo, lasciandolo, però, in vita.

Ecco perché spesso viene rappresentano anche con il dito verso l’alto.

La devozione all'arcangelo Michele ebbe particolare diffusione in Italia in seguito alla conversione dei Longobardi, dapprima all’arianesimo e successivamente al cattolicesimo dopo la vittoria sui bizantini nei pressi di Siponto nel 663 e alla proclamazione di san Michele come loro protettore.

Centro di irradiazione nell’Italia meridionale di questo culto fu la grotta di monte Sant’Angelo nel Gargano.

Nell'Italia meridionale e dunque anche nella Marsica, le comunità pastorali, sin dal medioevo, adottarono l'arcangelo Michele quale loro protettore.

L'arcangelo, guerriero di Cristo contro satana con la spada sguainata, colpiva l'immaginazione popolare.

Rappresentava l'eroe invincibile che rassicurava l'animo del pastore esorcizzando la paura dell'ignoto e simboleggiando nel contempo la forza della fertilità e della germinazione.

Tra i tanti pellegrini si narra che anche san Francesco d’Assisi si recò nel Santuario di san Michele sul Gargano e non ritenendosi degno di entrare nella grotta, si fermò in raccoglimento all’ingresso del santuario baciando la terra.

Proprio san Francesco, ogni anno, a partire dal 15 di agosto si ritirava in luoghi solitari e per quaranta giorni, cioè fino al 29 settembre, viveva intensamente quella che lui chiamava "quaresima di san Michele", un periodo di preghiera e penitenza, per onorare degnamente l’arcangelo Michele.

Fu proprio durante una di queste quaresime autunnali che egli sperimentò la perfetta identificazione con Cristo ricevendo le stigmate a La Verna, nel 1224.

Il nome Gabriele deriva dall'ebraico e significa:

"la forza di Dio", "Dio è forte", o anche "l'eroe di Dio".

E' il primo ad apparire nel Libro di Daniele nella Bibbia.

Nel Nuovo Testamento, Gabriele è l'angelo che annuncia a Zaccaria la nascita di Giovanni Battista e che visita Maria rivelandole che sarà lei la madre di Gesù.

I musulmani credono che sia il tramite attraverso cui Dio rivelò il Corano a Maometto.

Nella tradizione biblica è a volte rappresentato come l'angelo della morte, uno dei messaggeri di Dio e anche come angelo del fuoco e della neve.

L’arcangelo Gabriele, dunque, ha sempre avuto nell’ambito delle Sacre Scritture il compito di annunciatore, messaggero, divulgatore della Parola di Dio nei confronti dell’umanità, è colui che apre la mente dell’uomo alla comprensione del genio e della bellezza.

L'arcangelo Gabriele è conosciuto anche come il santo patrono dei lavoratori delle comunicazioni.

Raffaele, il cui nome significa "Dio ha guarito" è infatti, secondo la tradizione giudaica, l'angelo dai poteri taumaturgici preposto al sole, alla luce, alla gioia, all'amore, alla preghiera.

Nella Sacra Scrittura e negli Apocrifi la figura di Raffaele sembra essere molto vicina agli uomini in quanto ricopre, oltre al ruolo di taumaturgo, quello di custode e accompagnatore.

La sua figura è legata al giovane Tobiolo, figlio di Tobia ebreo deportato. La storia si trova nel Vecchio Testamento e racconta che mentre Tobia riposava, caddero sui suoi occhi gli escrementi di un passero che lo resero cieco.

Impossibilitato a muoversi, affidò al figlio Tobiolo l’incarico di recarsi nella regione della Media per riscuotere del denaro che gli era dovuto.

L’arcangelo Raffaele, senza svelare la propria identità, si offrì di accompagnare Tobiolo nel suo viaggio.

Durante il tragitto un grosso pesce sbucò dall’acqua e cercò di divorare il ragazzo, che però incitato da Raffaele a non avere paura, pescò il pesce e ne conservò il cuore, il fiele e il fegato.

Giunti a destinazione, Tobiolo ritirò il denaro e sempre consigliato dall’amico, sposò la giovane Sara nonostante fosse posseduta dal demone Asmodeo che aveva già divorato i suoi precedenti sette mariti durante la prima notte di nozze.

Nella stanza nuziale, bruciò il cuore e il fegato del pesce creando un fetore tale che il demone fu costretto a fuggire nelle regioni dell'alto Egitto, dove venne incatenato dallo stesso arcangelo Raffaele.

Ripreso il cammino con Sara, arrivarono alla casa di Tobia.

Raffaele ordinò a Tobiolo di spalmare il fiele del pesce sugli occhi del padre in modo da fargli riacquistare la vista.

Tobia, in seguito a questi eventi miracolosi, chiese a Raffaele di svelare la propria identità e Raffaele rispose di essere uno dei sette angeli sempre pronti a entrare alla presenza della maestà del Signore.

Nel medioevo Raffaele fu nominato patrono dei viaggi e protettore degli adolescenti che lasciavano per la prima volta la loro abitazione.

Ma Raffaele ha sempre avuto anche il potere di calmare i venti e le tempeste.

Si evidenzia, dunque, come all’arcangelo Raffaele  viene attribuito il ruolo di messaggero divino e soccorritore dell’uomo.

La tradizione popolare su Raffaele custode degli esseri umani, inviato personalmente da Dio, si diffonderà a partire dal XVI secolo.

In tutti i modi dei tre arcangeli, Raffaele è il meno noto e meno diffuso è il suo culto tra i fedeli.

Probabilmente dipende dal fatto che egli appare chiaramente soltanto nell'Antico Testamento e non nel Nuovo dove, invece, si manifesta Gabriele, l'angelo dell'Annunciazione e Michele, l'angelo guerriero dell'Apocalisse.

La festa di oggi sta a ricordarci la realtà spirituale che sostiene tutte le cose. 

E' dunque una festa di Luce che richiama strettamente il dono dello Spirito Santo di Scienza.

E' una festa che celebra l'illuminazione cristiana.

Il compito degli Angeli e ancor più degli Arcangeli è sostanzialmente questo:

illuminarci e condurci nella via di Dio.

La loro realtà discreta e incessante continua quel mistero di sovrabbondante misericordia che sgorga dal Cristo.

La realtà e la missione di queste creature è proprio quella di farci vedere la realtà come essa è e cioè segnata dalla potenza del sacrificio redentore del Cristo.

Parlano al nostro intimo.

Ci suscitano intuizioni,

ravvivano i sette santi doni dello Spirito,

ed in particolare, come già detto,

quello di Scienza:

ci aiutano a vedere ogni cosa con gli occhi di Dio.

mercoledì 28 settembre 2011

DIRITTO: CITAZIONE FALLIMENTO SIMULAZIONE CESSIONE AZIENDA

Tribunale Ordinario di _______
Sezione Fallimentare

Atto di citazione

            Il fallimento della __________, in persona del curatore nominato, avv. __________  (legittimato processualmente dal Giudice Delegato al fallimento, dr. __________, in virtù di autorizzazione resa il __________ ), elettivamente domiciliato in __________, via __________ n. ___ presso lo studio dell'avv. __________ che lo rappresenta e difende in virtù di procura speciale apposta a margine al presente atto
premesso
1.   che la __________, costituita il __________ tra i sigg.ri __________, ha esercitato la propria attività di impresa (ristorazione e gestione di ristoranti) presso i locali siti in __________ via __________  n. ___ (doc. n. 1);
2.   che con sentenza resa dal Pretore di __________ - Sezione Lavoro il __________, la __________ è stata condannata in solido con il sig. __________  (residente in__________ via __________  n. ___ ) al pagamento degli importi di £. __________ e £. __________ oltre accessori in favore del sig. __________ (docc. nn. 2 e 3);
3.   che in data __________ i sigg.ri __________  (quest'ultima sorella del __________ e residente in __________ , via __________ n. ___ unitamente al figlio __________ ), hanno costituito la società denominata __________, successivamente iscritta in data __________ alla sezione ordinaria del registro delle imprese presso la C.C.I.A.A. di __________ (doc. n. 4);
4.   che quest'ultima società ha fissato la propria sede legale in __________ via __________  n. ___;
5.   che in data __________ la sentenza di cui al capoverso n. 2, unitamente al pedissequo atto di precetto, è stata notificata alla società __________ (e per essa al proprio amministratore unico e legale rappresentante, sig. __________ - docc. nn. 2 e 3);
6.   che in data __________ si è tenuta l'assemblea straordinaria della __________, in occasione della quale tutti i soci hanno deliberato "... di trasferire la sede sociale da via __________ n. ___ a via __________ n. ___  sempre nel comune di __________, ..." nonchè " ... di sciogliere anticipatamente la società con effetto dalla data odierna ponendola in liquidazione ..." (doc. n. 5);
7.   che, in seguito, in data __________ si tenuta una nuova assemblea della __________ in liquidazione, in occasione della quale, assunta l'esistenza di un "... contratto preliminare avente ad oggetto l'acquisto da parte della __________ dell'esercizio di ristorante con ogni annesso e connesso, ubicato in __________, Via __________ n. ___ ed, altresì, della circostanza che la società medesima ha già esborsato il prezzo pattuito con il venditore, sig. __________, delibera con voto unanime di autorizzare, come autorizza, il liquidatore summenzionato a procedere all'acquisto dell'azienda in questione" (doc. n. 6);
8.   che il suddetto sig. __________, apparente titolare dell'azienda di ristorazione sita in __________, via __________ n. ___, aveva proceduto solamente in data __________ad iscrivere la propria impresa nel registro delle ditte individuali (?!!);
9.   che in data __________ e, quindi, a soli pochi giorni dalla delibera e dal successivo atto d'acquisto, la __________, a propria volta, alienava l'azienda commerciale (doc. n. 7);
10. che, più segnatamente, in quest'ultima scrittura di cessione veniva espressamente asserito come le attrezzature d'esercizio fossero in avanzato stato d'uso, tale da legittimarne la ricostituzione;
11. che, inoltre, veniva precisato come l'impresa cessionaria non sarebbe subentrata nelle posizioni debitorie della società cedente;
12. che il corrispettivo pecuniario della cessione veniva pattuito in £. __________ (__________), di cui __________ di lire a titolo di avviamento commerciale;
13. che, in seguito, l'azienda di ristorazione proseguiva ad essere regolarmente e proficuamente gestita dalla società __________;
14. che, a distanza di oltre due anni, con sentenza del __________ la società cedente, __________, veniva dichiarata fallita dall'intestato Organo Giudiziario ad istanza del precitato creditore (sig. __________ );

Ritenuto

a.   che la fallita società __________, e per essa i suoi soci, sigg.ri __________ nonchè __________, sin dal mese di settembre dell'anno __________, risultavano essere senz'altro edotti circa il debito maturato a carico di quest'ultima società, così come vantato dal sig. __________;
b.   che tale debito, nonostante scientemente non trascritto nel bilancio della società fallita, era altresì perfettamente conosciuto dall'amministratore unico nonchè socio di quest'ultima, sig. __________, per aver quest'ultimo (in prima persona) ritirato l'atto di precetto e la sentenza notificati ad istanza del creditore (docc. nn. 2 e 3);
c.   che il __________ (in sede di approvazione del bilancio alla data del __________ ), a distanza di quasi tre mesi dalla messa in liquidazione della società __________ (__________), lo stato patrimoniale del documento di bilancio evidenziava consistenti ed ulteriori partite debitorie (doc. n. 8);
d.   che in una tale situazione, i soci della __________ in liquidazione anziché procedere al ripianamento dei debiti societari, si premuravano (assai stranamente) di "formalizzare" l'acquisto della azienda (peraltro gestita da diversi anni) dal sig. __________ (nonno dei fratelli __________ nonchè padre della sig.ra __________, socia della __________), per poi subito dopo promuovere la cessione della stessa azienda in favore di una terza e diversa società, per l'appunto la __________;
e.   che quest'ultima società, la cui compagine sociale come visto risulta essere composta dalle medesime persone fisiche già membri della fallita ditta __________, proseguiva e prosegue tuttora nella gestione della stessa azienda di ristorazione, sita in __________, via __________ n. ___ (doc. n. 9);
f.    che in particolare, al di là delle evidenti identità soggettive, desta non poche perplessità il prezzo pattuito per la cessione d'azienda, soprattutto in relazione alla circostanza che a distanza di diversi anni, nonostante l'assenza di alcun apparente utile in bilancio, l'impresa prosegua nell'essere gestita con sorprendente regolarità e continuità;
g.   che più segnatamente, a fronte di tale prospettata gestione dell'azienda secondo parametri di perfetta "economicità", deve essere considerata la posizione della fallita società nonchè della relativa compagine sociale, i cui membri risultano essere attualmente soci della __________, anche alla luce delle dichiarazioni rese dal liquidatore, sig. __________, fittiziamente insediato, in vece del vero amministratore di fatto, sig. __________ (vedi lettere  del __________ e __________ - docc. nn. 10 e 11);

Considerato

I.    che come risulta chiaramente dagli eventi rappresentati nonchè dalle esplicite dichiarazioni rese dal liquidatore della __________, i soci e l'amministratore di quest'ultima impresa erano perfettamente a conoscenza della situazione debitoria, ancor prima di procedere alla fittizia alienazione della azienda;
II.  che la suddetta cessione, proprio in relazione alla identità soggettiva delle compagini sociali delle ditte, rispettivamente cedente e cessionaria, non può lasciare dubbio alcuno in merito all'accordo simulatorio posto in essere al solo fine di creare una interposizione fittizia di persona (giuridica);
III. che inoltre, in base al richiamato negozio di cessione risulta pacifico come la dante causa abbia apportato un grave pregiudizio al proprio stato patrimoniale e, per l'effetto, all'attuale massa creditoria (eventus damni);
IV. che i sigg.ri __________ nonchè il sig. __________, quali soci della impresa fallita, erano senz'altro consapevoli che il richiamato atto di disposizione avrebbe arrecato un grave pregiudizio ai propri creditori (consilium fraudis);
V.  che sempre i sigg.ri __________, il sig. __________, nonchè la sig.ra __________ (tutti parenti del sig. __________, coobbligato solidale di cui alla sentenza del Pretore di __________ di cui al capoverso n. 2 della presente citazione, nonchè del sig. __________, originario dante causa dell'azienda-ristorante - vedi capoverso n. 7 della presente citazione), quali soci della __________, non potevano non essere scienti (per tutti i motivi dedotti, nonchè, in re ipsa, anche in considerazione dello stretto rapporto familiare) degli effetti pregiudizievoli del loro atto d'acquisto per i creditori della __________ (participatio fraudis);
VI.   che in questo contesto, appare oltremodo "curiosa" e, quindi, tanto più sintomatica, la circostanza che l'iniziale alienazione della azienda da parte del __________ in favore della __________, si sia verificata allorquando quest'ultima società si trovava in stato di liquidazione (ponendo quindi in essere un atto amministrativamente rilevante, durante una fase della vita societaria legalmente preposta alle sole attività liquidatorie);
VII.   che quest'ultima operazione è stata "formalmente" curata dal sig. __________, soggetto questi improvvisamente nominato ed incaricato di liquidare la società, laddove fino a pochi mesi prima, dopo un decennio circa di attività, le funzioni amministrative erano state ininterottamente svolte dal sig. __________;
VIII. che anche tale ulteriore dato, congiuntamente a quelli in precedenza evidenziati (lo stato patrimoniale della ditta fallita, la singolare e sospetta successione cronologica dei fatti e degli atti giuridici, nonchè la posizione e la scelta delle singole persone fisiche partecipanti alle operazione descritte) costituisce un elemento presuntivo grave, preciso e concordante;
IX. che alla luce di quanto sopra, sussistono validi presupposti affinché venga accertata la simulazione dell'atto di cessione indicato in atti, con conseguente nullità del medesimo nonchè, in via alternativa, dichiarata la relativa inefficacia, nei confronti del fallimento della __________, essendo evidente l'intento della convenuta società di eludere con il suddetto atto le ragione creditorie della parte attrice.
            Quanto sopra ritenuto e considerato, con riserva di meglio ed ulteriormente dedurre, il fallimento della __________, come in epigrafe rappresentato, difeso e domiciliato

CITA

la __________, in persona del suo legale rappresentante pro tempore, con sede in __________, via __________ n. ___, a comparire innanzi al Tribunale Ordinario di __________, Sezione fallimentare, nella sua nota sede di __________, all'udienza che si terrà il giorno __________, ore di rito, Sezione e Giudice designandi, con invito a costituirsi nel termine di 20 giorni prima di tale udienza nei modi e nelle forme di legge ai sensi e per gli effetti dell'art. 166 c.p.c. e con l'avvertimento che, in caso contrario, incorrerà nelle decadenze di cui all'art. 167 c.p.c., dovendosi in difetto precedere in sua legale contumacia per ivi sentir accogliere le seguenti

Conclusioni

"Piaccia all'Ill.mo Tribunale adito, contrariis rejectis: in via principale e nel merito, accertata e dichiarata la avvenuta simulazione del negozio di cessione d'azienda individuato in atti, dichiararne, per l'effetto, la relativa nullità; in via alternativa nel merito, accertare e dichiarare, ai sensi e per gli effetti dell'art. 2901 c.c., la inefficacia nei confronti del fallimento della __________ del richiamato atto di cessione d'azienda; in via istruttoria, si chiede ammettersi in prova testimoniale i sigg.ri __________ sulle circostanze di fatto menzionate nelle premesse del presente atto, così come  individuate da 1 a 14 precedute dalle parole "Vero che ...".
            Si offre in comunicazione tutta la documentazione individuata e numerata in atti come da separato indice riportato sul fascicolo.
            Salvo ogni altro diritto.
__________, lì __________                               

Avv. __________



RELATA DI NOTIFICA:
Ad istanza come in atti, si notifichi alla __________, in persona del legale rappresentante pro tempore, con sede in __________, via __________ n. ___

martedì 27 settembre 2011

S.VINCENZO DE' PAOLI: FESTA 27 SETTEMBRE



SAN VINCENZO DE' PAOLI

Vincenzo de' Paoli, nome originale Vincent de Paul (Pouy, 24 aprile 1581Parigi, 27 settembre 1660), è stato un sacerdote francese, fondatore e ispiratore di numerose congregazioni religiose (Lazzaristi, Figlie della Carità, Società San Vincenzo de' Paoli).

Nato da un'umile famiglia contadina a Pouy, un borgo contadino presso Dax, grazie ad un ricco avvocato della zona riuscì a studiare teologia a Tolosa e venne ordinato sacerdote il 23 settembre 1600.

Nel 1605, mentre viaggiava su una nave da Marsiglia a Narbona, venne catturato dai pirati turchi e venduto come schiavo a Tunisi:

venne liberato due anni dopo dal padrone, che era riuscito a convertire al Cristianesimo.

Entrò poi nella corte francese come cappellano ed elemosiniere di Margherita di Valois;

fu successivamente curato a Clichy, dove mise da parte le preoccupazioni materiali e di carriera e si dedicò intensamente all'insegnamento del catechismo e soprattutto all'aiuto degli infermi e dei poveri;

fondamentale per la sua maturazione spirituale fu l'incontro con il grande Francesco di Sales.

Finalmente nel 1612 fu nominato parroco di Clichy, alla periferia di Parigi;

in questo periodo della sua vita, avvenne l’incontro decisivo con Pierre de Bérulle, che accogliendolo nel suo Oratorio, lo formò a una profonda spiritualità;

nel contempo, colpito dalla vita di preghiera di alcuni parrocchiani, padre Vincenzo ormai di 31 anni, lasciò da parte le preoccupazioni materiali e di carriera e prese ad insegnare il catechismo, visitare gli infermi ed aiutare i poveri.

Lo stesso de Brulle, gli consigliò di accettare l’incarico di precettore del primogenito di Filippo Emanuele Gondi, governatore generale delle galere.

Nei quattro anni di permanenza nel castello dei signori Gondi, Vincenzo poté constatare le condizioni di vita che caratterizzavano le due componenti della società francese dell’epoca, i ricchi ed i poveri.

I ricchi a cui non mancava niente, erano altresì speranzosi di godere nell’altra vita dei beni celesti, ed i poveri che dopo una vita stentata e disgraziata, credevano di trovare la porta del cielo chiusa, a causa della loro ignoranza e dei vizi in cui la miseria li condannava.

Anche la signora Gondi condivideva le preoccupazioni del suo cappellano, pertanto mise a disposizione una somma di denaro, per quei religiosi che avessero voluto predicare una missione ogni cinque anni, alla massa di contadini delle sue terre;

ma nessuna Congregazione si presentò e il cappellano de’ Paoli, intimorito da un compito così grande per un solo prete, abbandonò il castello senza avvisare nessuno.

Lasciato momentaneamente il castello della famiglia Gondi, Vincenzo fu invitato dagli oratoriani di de Bérulle, ad esercitare il suo ministero in una parrocchia di campagna a Chatillon-le-Dombez;

il contatto con la realtà povera dei contadini, che specie se ammalati erano lasciati nell’abbandono e nella miseria, scosse il nuovo parroco.

Dopo appena un mese dal suo arrivo, fu informato che un’intera famiglia del vicinato, era ammalata e senza un minimo di assistenza, allora lui fece un appello ai parrocchiani che si attivassero per aiutarli, appello che fu accolto subito e ampiamente.

Allora don Vincenzo fece questa considerazione:

“Oggi questi poveretti avranno più del necessario, tra qualche giorno essi saranno di nuovo nel bisogno!”.

Da ciò scaturì l’idea di una confraternita di pie persone, impegnate a turno ad assistere tutti gli ammalati bisognosi della parrocchia;

così il 20 agosto 1617 nasceva la prima ‘Carità’, le cui associate presero il nome di “Serve dei poveri”;

in tre mesi l’Istituzione ebbe un suo regolamento approvato dal vescovo di Lione.

La Carità organizzata, si basava sul concetto che tutto deve partire da quell’amore, che in ogni povero fa vedere la viva presenza di Gesù e dall’organizzazione, perché i cristiani sono tali solo se si muovono coscienti di essere un sol corpo, come già avvenne nella prima comunità di Gerusalemme.

La signora Gondi riuscì a convincerlo a tornare nelle sue terre e così dopo la parentesi di sei mesi come parroco a Chatillon-les-Dombes, Vincenzo tornò, non più come precettore, ma come cappellano della massa di contadini, circa 8.000, delle numerose terre dei Gondi.

Prese così a predicare le Missioni nelle zone rurali, fondando le ‘Carità’ nei numerosi villaggi;

S. Vincenzo avrebbe voluto che anche gli uomini, collaborassero insieme alle donne nelle ‘Carità’, ma la cosa non funzionò per la mentalità dell’epoca, quindi in seguito si occupò solo di ‘Carità’ femminili.

Quelle maschili verranno riprese un paio di secoli dopo, nel 1833, da Emanuele Bailly a Parigi, con un gruppo di sette giovani universitari, tra cui la vera anima fu il beato Federico Ozanam (1813-1853);

esse presero il nome di “Conferenze di S. Vincenzo de’ Paoli”.

Intanto nel 1623 Vincenzo de’ Paoli, si laureò in diritto canonico a Parigi e restò con i Gondi fino al 1625.

Nel 1633, con l'assistenza di Luisa di Marillac, riorganizzò le confraternite assistenziali fino ad allora fondate.

Nell’associazione confluirono anche le nobildonne, che poterono dare un valore aggiunto alla loro vita spesso piena di vanità;

ciò permise alla nobiltà parigina di contribuire economicamente alle iniziative fondate da “monsieur Vincent”.

L’istituzione cittadina più importante fu quella detta dell’”Hotel Dieu” (Ospedale), che S. Vincenzo organizzò nel 1634, essa fu il più concreto aiuto al santo nelle molteplici attività caritative, che man mano lo vedevano impegnato;

trovatelli, galeotti, schiavi, popolazioni affamate per la guerra e nelle Missioni rurali.

Fra le centinaia di associate a questa meravigliosa ‘Carità’, vi furono la futura regina di Polonia Luisa Maria Gonzaga e la duchessa d’Auguillon, nipote del Primo Ministro, cardinale Richelieu.

Le prime ‘Carità’ vincenziane sorsero in Italia a Roma (1652), Genova (1654), Torino (1656) nella Compagnia delle Figlie della Carità.

Il grande apostolo della Carità, si spense a Parigi la mattina del 27 settembre 1660 a 79 anni;

ai suoi funerali partecipò una folla immensa di tutti i ceti sociali;

fu proclamato Beato da papa Benedetto XIII il 13 agosto 1729 e canonizzato da Clemente XII il 16 giugno 1737.

I suoi resti mortali, rivestiti dai paramenti sacerdotali, sono venerati nella Cappella della Casa Madre dei Vincenziani a Parigi.

È patrono del Madagascar, dei bambini abbandonati, degli orfani, degli infermieri, degli schiavi, dei forzati, dei prigionieri.

Leone XIII il 12 maggio 1885 lo proclamò patrono delle Associazioni cattoliche di carità.

In San Pietro in Vaticano, una gigantesca statua, opera dello scultore Pietro Bracci, è collocata nella basilica dal 1754, rappresentante il “padre dei poveri”.

La sua celebrazione liturgica è il 27 settembre.