sabato 31 dicembre 2011

L'UOMO E LA TRASCENDENZA



L'UOMO E LA SUA TRASCENDENZA

L'uomo non è soltanto materia e corpo ma è anche spirito.

Il rapporto tra spirito e corpo non e' sullo stesso piano come tra l'occhio destro ed il sinistro. In tutte le cose viventi c'è un'anima (intesa come animazione e movimento).

Questo è evidente negli animali e nelle piante.

Gli antichi chiamavano quest'anima forma o idea materiata, nel senso che ogni forma è molto più anima che materia.

E' materia sia la rosa e sia il cavallo ma sono differenti tra loro per la forma che potremo chiamare abito che li riveste.

Anche l'uomo ha un'anima che noi chiamiamo spirito e che plasma il corpo umano rendendolo superiore alla materia.

Una materia senza forma è come un uomo senza volto.

Una cosa è superiore ad un'altra quando la contiene.

L'uomo è superiore a tutti gli altri esseri viventi e non perché ne contiene tutte le perfezioni in modo superiore.

Quindi possiamo così sintetizzare:

1) l'uomo è costituito di spirito e di corpo
2) lo spirito è superiore al corpo
3) lo spirito contiene il corpo.

Lo spirito fa dell'uomo un soggetto.

Tutte le altre cose esistenti sono oggetti.

Per esempio se io dico:"è buono" non dico niente.

Se dico "Luigi è buono", tutto prende significato.

Le altre cose esistono in quanto l'uomo le conosce e dà loro un nome, senza l'uomo le cose sarebbero mute, non dicono nulla.

Ad esempio l'uomo chiama un fiore la rosa, mentre il fiore da solo non ha la capacità di conoscere se stesso e di capire che è una rosa e rimarrebbe senza nome.

Quindi esistono le cose perché l'uomo le ammiri, le conosca e se ne serva.

Nella Bibbia Dio disse all'uomo di prendere possesso e il dominio di tutte le cose create.

Più l'uomo assoggetta a è le cose e più diviene soggetto.
Possiamo distinguere quattro gradi di esistenti:
l'esistente uomo (vivente intelligente);

l'esistente animale (vivente sensibile non intelligente);

l'esistente pianta (vivente né sensibile e né intelligente);

e l'esistente minerale (non vivente).
Quando consideriamo due gradi diversi l'esistente di grado superiore contiene sempre in sé tutti i valori del grado inferiore.

Esempio se confrontiamo la vita dell'animale e quella della pianta vediamo che l'animale contiene in sé tutti i valori e le funzioni della pianta in modo più perfetto (nutrizione, crescita e riproduzione).

Nell'uomo sono presenti in modo più perfetto tutte le funzioni della vita animale.

Pertanto nell'uomo il modo di esistere contiene e supera il modo di esistere di tutti gli altri esistenti e tutte le perfezioni del mondo si riferiscono all'uomo come soggetto.
Si può dire che l'uomo è il tutto rispetto al mondo perché esprime il più alto modo di esistenza come vita intellettiva.

Solo lo Spirito rende l'uomo persona perché solo lo spirito è capace di conoscenza intellettiva e perché solo l'intelligenza è capace di conoscere tutto, anche Dio.

Che cos'è l'intelligenza se non la capacità di vivere in sé con la propria vita intellettiva tutte le cose esistenti.

E' un'apertura a tutto ciò che esiste.

E' come il mare in cui si raccolgono tutte le perfezioni del mondo, anzi dell'universo.

E' la capacità di vedere e percepire l'esistere stesso delle cose che esistono.

Quindi toccare l'intelligenza significa toccare tutti gli esistenti.

Ecco perché il bambino chiama e da' un nome alle cose e le chiama cosa, un nome indeterminato che più tardi imparerà a chiamare con un nome preciso.

La conoscenza sensitiva umana è pervasa dall'intelligenza.

Come si assimila il cibo che finisce per identificarsi con noi stessi, anche la conoscenza comporta l'assimilazione delle cose.

Il soggetto intelligente diviene il centro di tutte le cose.

 Ma deve riconoscere che ha delle cose al di sotto, altre al suo livello (gli altri uomini) ed altre al di sopra (Dio).
La conoscenza trasforma le cose conosciute, innalzando quelle inferiori ed abbassando quelle superiori, cioè porta tutto al livello dell'uomo.

Quindi le cose materiali una volta conosciute dall'intelligenza diventano spirituali come l'intelligenza.

Le cose materiali vengono così ad avere, nello spirito umano, un'esistenza superiore a quella che hanno in se stesse.

Lo stesso fa Dio con noi che ci conosce e ci dà un 'esistenza superiore a quella che abbiamo.

venerdì 30 dicembre 2011

L'ANGOSCIA ESISTENZIALE DELL'UOMO



L'ANGOSCIA ESISTENZIALE

DELL'UOMO

La morte non è distruzione, ma una trasformazione “Vita mutatur, non tollitur”.

La vita si trasforma, non si distrugge (iscrizione su un’antica lapide).

Tutto è energia e nulla di questa energia può disperdersi.

La vita è una forma di energia.

Come gli esperti in scienze naturali non sono a tutt’oggi in grado di definire esattamente l’origine dell’energia, il perché e il modo in cui essa si forma, così non sono nemmeno in grado di spiegare la vita, ma possono solo descriverla.

Questa forma di energia, la vita, sfugge alla ricerca scientifica, come anche la nostra anima. L’anima è una parte essenziale dell’essere chiamato “uomo”.

Dove si trovava l’anima prima che l’uomo nascesse?

Dove dimora quando il corpo si dissolve nei suoi componenti?

Il corpo materiale, quale organismo vivente, si sviluppa tramite la trasformazione della materia.

Dopo la morte, quando la vita abbandona il corpo, esso si dissolve nuovamente nei suoi singoli componenti materiali attraverso un processo di trasformazione.

Ma che ne è, a questo punto, della “vita”, che cosa succede all’anima?

Una ricerca orientata esclusivamente sulla materia non potrà spiegare, malgrado il grande impegno scientifico, la cosa più naturale per tutti noi:

la vita che ci circonda in milioni di forme; negli animali, nelle piante e nei microbi.

Da un uovo di farfalla nasce il bruco che si avvolge poi in un bozzolo e si trasforma in crisalide, dalla quale vediamo nuovamente formarsi una farfalla.

La vita si trasforma, ma non va persa! Nelle Sue nuove rivelazioni, lo Spirito divino ci spiega che tutto è energia.

La vita è energia e non può venir distrutta, né perdersi nel nulla.

Essa cambia unicamente forma.

La forma originaria della vita è di natura spirituale; sì, la vita è spirito.

La nostra anima è esistenza spirituale, una forma di vita spirituale.

Per molti uomini che non fanno parte della nostra civiltà occidentale è certo che l’anima esiste già prima del concepimento e che “sopravvive” alla morte del corpo.

Pertanto noi esistiamo già prima della nascita, sotto forma di anima, la quale – essendo un corpo spirituale – dimora nella dimensione spirituale.

Possiamo trovare questi insegnamenti e molti altri nelle nuove rivelazioni.

La nostra anima è in cammino da molto tempo. Essa ebbe origine nei mondi spirituali puri, ed ora si trova in viaggio per ritornare dall’eterno Padre, nei regni di luce dei cieli.

Il suo viaggio passa attraverso i regni delle anime e le sfere di purificazione.

In determinate circostanze essa può “infilarsi” in un corpo umano per liberarsi di una parte delle proprie colpe durante la vita terrena, nella dimensione del tempo e dello spazio.

Se riesce a farlo, può proseguire il suo cammino verso la Patria eterna nei mondi più luminosi delle sfere di purificazione.

Ciò vuol dire che essa è progredita sulla sua via.

La vita terrena è quindi solamente una stazione transitoria del viaggio dell’anima, durante il quale, attraverso lo sviluppo spirituale, ha la possibilità di acquisire nuovamente la purezza e l’intensità luminosa originarie, ossia la vibrazione elevata che aveva inizialmente.

Al momento del concepimento, l’anima, che è una forma spirituale con determinate e specifiche caratteristiche del tutto “personali”, si avvicina al corpo materiale e penetra poi in esso al momento della nascita del bambino, rimanendovi collegata fino alla morte del corpo.

giovedì 29 dicembre 2011

I PROCESSI VITALI E L'ANIMA



L'ANIMA E I PROCESSI VITALI

Tutti i processi vitali dell’uomo hanno origine nell’anima.

Attraverso l’anima l’energia vitale divina scorre nel corpo fisico e lo vivifica.

Tutto è energia, anche le nostre sensazioni, i pensieri, le parole, le azioni.

L’anima è il “libro della vita”, in cui viene registrato tutto.
Anche dopo aver abbandonato il corpo terreno, nell’anima rimane attivo tutto ciò che l’uomo ha percepito, pensato, detto e fatto in passato.
Ciò significa che portiamo con noi nelle sfere spirituali la nostra identità, la nostra coscienza, i nostri difetti e le debolezze, come pure la nostra gioia interiore e la nostra dedizione a Dio.

Tutto ciò che è negativo pesa sulla nostra anima la adombra e la offusca, mentre i pensieri e le azioni positive alleggeriscono l’anima e la rendono più luminosa.
Il nostro compito più importante dovrebbe essere quello di poter fare un bilancio positivo alla fine della vita terrena, ossia di aver liberato l’anima da tutti i pesi e da tutte le ombre.

Tutto dipende da ciò che porteremo con noi da questa vita, ossia dal grado di offuscamento o di luminosità dell’anima al momento della nostra morte, poiché ciò determina la via che la nostra anima imboccherà dopo la morte fisica.

Che cosa avviene al momento della morte?

Che cosa sperimenta l’anima al momento del distacco dal corpo?
Al termine del periodo della vita terrena, per ogni uomo arriva il momento del distacco dell’anima dal corpo.

Il decesso non avviene per tutti allo stesso modo; ogni uomo muore in modo diverso.
I moderni studi sulla morte ricavano le proprie conoscenze dai racconti di persone clinicamente morte, richiamate in vita.

Queste persone hanno spesso subìto una morte più o meno improvvisa e violenta, che però non
è stata definitiva.

Questi racconti si assomigliano: dapprima si fa spesso l’esperienza di librarsi nell’aria, fuori dal corpo fisico e al di sopra di esso.

In questo stato l’anima percepisce esattamente la realtà dell’ambiente circostante e ciò che avviene, per esempio, in sala operatoria o sul
luogo dell’incidente.

Successivamente l’anima fa spesso l’esperienza di scivolare attraverso un tunnel oscuro oppure di dirigersi verso un punto luminoso.

Alcuni affermano di aver raggiunto una fonte luminosa dove hanno percepito suoni, armonie o una particolare musica, delle sfere.

Tuttavia queste anime non si sono ancora staccate completamente dal corpo e, pertanto, i tentativi di rianimazione sono coronati da successo.

Un decesso naturale, invece, avviene in tutt’altro modo; la vita si ritira dal corpo lentamente, nel corso di anni.

Di tanto in tanto subentrano disturbi circolatori.

Alcuni organi non funzionano più come prima, il corpo diviene sempre più debole.

Durante questo periodo vengono date all’anima molte possibilità per prepararsi al distacco dal corpo.

Mentre il corpo dorme profondamente, l’anima può fuoruscire ed esercitarsi nella “libertà di movimento” insieme al proprio angelo custode.

Come un malato che dopo una lunga degenza deve imparare nuovamente a camminare, così anche l’anima deve di nuovo imparare a muoversi liberamente nella dimensione spirituale.

Alla fine, l’uomo si trova sul letto di morte.

Immediatamente prima di uscire dal corpo, l’anima rivede tutta la sua vita come in un film che scorre molto rapidamente.

Essa valuta in piena consapevolezza e con tutte le sue ultime sensazioni il proprio passato, la vita terrena appena giunta a termine.

Questa valutazione si basa su criteri diversi da quelli usati precedentemente dall’uomo, tenendo conto soprattutto di quanto amore altruistico l’anima è riuscita a realizzare.

Essa stessa diviene così il giudice dei pensieri e delle azioni compiute in veste umana.

mercoledì 28 dicembre 2011

UOMO E ANIMA



L'UOMO E LA SUA ANIMA


Se l’uomo si è preparato alla morte, la sua anima può staccarsi con relativa facilità dal corpo.

Esseri spirituali, il suo angelo custode e le anime di amici e parenti di un tempo le sono di aiuto.

Essi accolgono l’anima che si sta staccando dalla materia e l’aiutano a raggiungere il suo posto nell’aldilà.

Se l’uomo non si è preparato alla morte, se ha vissuto in modo completamente materialistico, senza interessi spirituali, quindi senza un orientamento coerente su Dio, il suo essere, i suoi desideri e le sue aspirazioni, tutta la sua coscienza sono talmente fissati sulle condizioni di vita umane e terrene che egli si aggrappa ad esse in modo spasmodico.

Non riesce ad immaginarsi una vita all’infuori dell’esistenza materiale umana e si ribella alla morte. Gli esseri spirituali desiderano aiutare anche quest’anima a staccarsi dal corpo con meno difficoltà; tuttavia, fintanto che l’uomo non accetta o non ammette la morte, questo aiuto è molto limitato.

Gli esseri spirituali puri rispettano il libero arbitrio.

Un’anima così fortemente legata alla vita terrena resterà più o meno collegata ad essa tramite correnti di energia, anche dopo essere uscita dal corpo.

Essa si aggrappa, per così dire, alla sua casa fisica, poiché crede di poter vivere solo in un corpo materiale.

Essa percepisce ancora ciò che accade al suo corpo privo d’anima, sia che questo venga sotterrato oppure portato al crematorio.

Qual è il senso della nostra vita terrena?

Per quanto profondo sia stato lo sconcerto per la morte di un parente, noi uomini tendiamo a scacciare subito dalla nostra coscienza il pensiero della morte, perché essa ci fa vedere la vita da una prospettiva che spesso vogliamo dimenticare nel nostro modo di vivere piacevole e spensierato.

Ogni evento improvviso nella nostra vita, ogni disgrazia che ci sconvolge profondamente ci offre un’occasione per riflettere e per raccoglierci in noi.

La sofferenza ci scuote dal nostro “vegetare” superficiale e ci conduce nel profondo del nostro essere, tocca quei punti della nostra anima in cui sono assopite le forze per condurre una vita più elevata.

In questi momenti percepiamo gli impulsi dello Spirito, che altrimenti vengono soffocati dal frastuono delle nostre attività umane.

Non dovremmo ignorare questo ammonimento di Dio che ci invita a riconoscere ciò che è essenziale nella vita.

Dovremmo renderci conto che il senso della vita terrena non consiste nel vivere assaporando tutto ciò che la vita offre.

martedì 27 dicembre 2011

IL MONDO SCUOLA DI VITA


LA VITA TERRENA SCUOLA DI VITA


La nostra vita terrena è infatti una scuola di vita, è un periodo di apprendimento che dovremmo far fruttare.

Se l’anima non raggiunge la meta che si era proposta per questa vita terrena, nelle future incarnazioni l’uomo dovrà affrontare di nuovo gli stessi compiti e impegnarsi fino a quando avrà sciolto e scontato ogni colpa.



Per questo è importante orientarsi su valori eterni.

Durante questa vita abbiamo il compito di trasformare tutte le negatività in positivo in modo che, alla fine, il bilancio nel libro della vita sia positivo.


Grazie a questo processo di purificazione, l’anima potrà ridivenire un essere spirituale puro e luminoso e far ritorno al Padre.


Noi non possiamo redimerci da soli, ciò è possibile solamente se riconosciamo che il Cristo, con il Suo sacrificio sul Golgota, ha immesso una forza supplementare in ogni anima, una forza che ci sostiene, ci aiuta e ci riconduce a casa.

Questa forza è chiamata la scintilla del Cristo o scintilla redentrice.

Tuttavia, se un uomo non riconosce il compito che ha sulla terra e non è disposto a lavorare su di sé per purificarsi e, inoltre, non accetta consapevolmente il Cristo come suo Redentore – la cui forza trasforma ciò che è negativo in bene – la sua anima non potrà procedere.

Essa rimarrà nelle sfere di purificazione tra anime affini, secondo la legge del simile che attira il suo simile. Stiamo vivendo nella fine dei tempi. La materia si dissolverà.


Da quasi 2000 anni lo Spirito ci ammonisce continuamente a sintonizzarci sulla coscienza del Cristo. Dobbiamo riconoscere che lo Spirito della vita è in noi.

Ciascuno di noi conosce i comandamenti della vita e nessuno può dire di non averne mai sentito parlare.


Veniamo ripetutamente esortati a tener conto della nostra anima, che è il nostro corpo spirituale immortale, e anche a pensare, parlare ed agire in modo positivo.

Il compito principale della nostra vita è quello di vivere ossia di realizzare e adempiere il comandamento più importante, che dice: “Ama Dio, tuo Padre, sopra ogni cosa, ed il prossimo tuo come te stesso!”


Se abbiamo vissuto secondo questo principio spirituale, dopo la morte fisica la nostra anima può liberarsi e proseguire la sua evoluzione.


Per questo lo Spirito di Dio esorta ognuno di noi dicendo: “Dai importanza alla tua anima!” L’anima abbandona il suo involucro, il corpo terreno, che muore; questa fase del distacco si svolge in modo diverso per ogni uomo, ma una legge vale per tutti:

“Come l’uomo ha vissuto, così continuerà a vivere l’anima e così saranno anche le sue sensazioni”.
Impegniamoci dunque sin d’ora affinché la nostra anima si liberi dalle colpe e dalle ombre e divenga pura e luminosa.

Forze divine dentro di noi ed attorno a noi ci aiutano ad avvicinarci passo per passo alla meta, all’eterna Patria della luce, della pace e dell’amore.

domenica 25 dicembre 2011

MESSAGGIO MEDJUGORJE DEL 25 DICEMBRE 2011


Messaggio di Medjugorje del 25 dicembre 2011

Cari figli, anche oggi vi porto tra le mie braccia il mio figlio Gesù affinché Lui vi dia la Sua pace. Pregate figlioli e testimoniate perché in ogni cuore prevalga non la pace umana ma la pace divina che nessuno può distruggere. Questa è quella pace del cuore che Dio da a coloro che ama. Attraverso il battesimo tutti voi siete chiamati e amati in modo particolare, perciò testimoniate e pregate per essere le mie mani tese in questo mondo che anela a Dio e alla pace. Grazie per aver risposto alla mia chiamata.


NOTIZIE SU MEDJUGORJE
Medjugorje è un piccolo paese della Jugoslavia, situato nella regione della Bosnia-Erzegovina e appartenente alla diocesi di Mostar, da cui dista una ventina di chilometri. Dal 1892 Medjugorje è parrocchia francescana. Ai margini della pianura si erge la singolare chiesa con due campanili, costruita nel 1969.
“Medjugorje” significa “in mezzo ai monti”: il villaggio infatti è interamente circondato da colline; i due monti principali sono il Podbrdo e il Krizevac. Il Podbrdo è il luogo in cui apparve per la prima volta la Madonna, per questo vine anche chiamata “collina delle apparizioni”; in realtà “Podbrdo” non indica il nome della collina, ma la zona ad essa sottostante: il nome del monte è Crnica. Il Krizevac è un monte alto 520 m.


In origine si chiamava Sipovac, poi cambiato in “Krizevac”, cioè “monte della croce”: sulla sua cima infatti gli abitanti di Medjugorje fecero ergere nel 1933 una croce in cemento alta 8,56 metri; l’ idea fu del parroco frà Bernardin Smoljan: in quell’anno il villaggio era stato soggetto a un’ondata di pioggie che minacciava di distruggere tutto il raccolto, si pensò allora di costruire questa croce come segno di fede e di amore per Gesù Cristo, liberatore da ogni male.

Da allora non si abbatterono più piogge tali da distruggere il raccolto. Sulla croce ci sono incise queste parole: “A Gesù Cristo redentore dell’umanità, in segno di fede, amore e speranza in ricordo del 1900esimo anniversario della della Passione di Cristo”.

In seguito la Madonna disse in uno dei suoi messaggi “La croce che avete costruito faceva parte di un piano divino”, e spesso ha invitato ad andare a pregare sotto quella croce. Su questo monte, duante i primi tempi delle apparizioni, si sono verificati alcuni segni prodigiosi: molti hanno visto la croce invasa da una luce splendere sulla cima del monte durante la notte; inoltre un giorno è successo che la croce sparisse e al suo posto apparisse la Madonna: a questo evento hanno assistito tutti i cittadini di Medjugorje.
Medjugorje si presenta come un paese povero e semplice, la gente lavora i campi o pascola gli animali… Maria sceglie proprio questo piccolo e umile paese per comunicare il suo grande messaggio di pace…

POESIA: NATALE 2011



NATALE 2011


LA NOTTE E' DISCESA

BELA UN AGNELLINO

RIPOSANO I PASTORI.

SUONA UNA DOLCE ARMONIA:

E' NATO UN BEL BAMBINO

PICCINO, PICCINO.

LUCE E AMORE

PER I NOSTRI CUORI

SALVEZZA E LETIZIA,

SOAVITA' E PACE

PER LE NOSTRE ANIME

STANCHE.

NATALE CHE TUTTI FONDE

E FA RESTARE INSIEME

SEMINA MAGICAMENTE

STELLE DI FELICITA'

NEI CUORI

DI CHI CREDE

E DI CHI NON CREDE

IN UN'ATMOSFERA DI BONTA'.