martedì 28 febbraio 2012

ISLAM, INDUISMO E BUDDISMO



L’islam, l’induismo, il buddismo.


Il Corano, il libro sacro dell’islam, è considerato dai musulmani come l’autentica parola di Dio, anzi addirittura un libro celeste dettato parola per parola da Dio, e quindi non ne è il profeta Muhammad l’autore ma Dio stesso il quale ha fatto «discendere» il libro sul profeta.

Dunque per i musulmani il Corano è rivelazione autentica di Dio, e riguardo al Vangelo viene accettato solo ciò che è compatibile col Corano, «cosicché ciò che nel Vangelo non è conforme a quanto insegna il Corano sarebbe una falsificazione dei cristiani”.

Per quanto riguarda, inoltre, la figura del profeta Muhammad egli è considerato come il «Sigillo dei profeti» (Corano, s. 33,40), ovvero l’ultimo inviato da Dio e superiore a tutti i profeti compreso Gesù, al quale non viene attribuita la figliolanza divina, ma solo un carisma profetico.

Muhammad è per i musulmani «colui che reca agli uomini l’ultima e definitiva rivelazione di Dio, dopo la rivelazione portata da Abramo, Mosè, Davide e Gesù».

Proprio perchè viene dopo il cristianesimo, i musulmani ritengono che la religione islamica è superiore alla fede cristiana.

Evidentemente la pretesa dell’islam di essere la rivelazione definitiva di Dio a Muhammad è in aperto contrasto con la Rivelazione operata da Dio in Cristo Gesù che ha il carattere della pienezza, della definitività e dell’unicità.

Dice infatti il Cristo: «Io sono la via, la verità e la vita. Nessuno viene al Padre se non per mezzo di me» (Gv. 14,6);

inoltre egli è più che un uomo sia pure il più perfetto, in esso «abita corporalmente tutta la pienezza della divinità» (Col 2,9) ,

«egli è vero Dio e la vita eterna» (1 Gv. 5,20), «l'Alfa e l'Omega, il Primo e l'Ultimo, il principio e la fine» (Ap 22,13);

quindi lui solo può parlarci di Dio con un’autorità tutta particolare e con verità, essendo lui «uscito dal Padre» (Gv. 16,28) e non un semplice inviato o un profeta.

Per quanto concerne il Corano o gli altri libri sacri delle religioni non cristiane, il magistero precisa che «anche se non si può escludere qualche illuminazione divina nella composizione di tali libri (nelle religioni che li hanno), è più adeguato riservare la qualifica di ispirati ai libri canonici (cfr. DV, 11).

La denominazione “parola di Dio”è stata riservata nella tradizione agli scritti dei due Testamenti».

Comunque sono diversi i punti di contatto tra la Rivelazione cristiana e la fede musulmana:

« La Chiesa – afferma il Concilio Vaticano II – guarda anche con stima i musulmani che adorano l'unico Dio, vivente e sussistente, misericordioso e onnipotente, creatore del cielo e della terra, che ha parlato agli uomini.

Essi cercano di sottomettersi con tutto il cuore ai decreti di Dio anche nascosti, come vi si è sottomesso anche Abramo, a cui la fede islamica volentieri si riferisce.

Benché essi non riconoscano Gesù come Dio, lo venerano tuttavia come profeta;

onorano la sua madre vergine, Maria, e talvolta pure la invocano con devozione.

Inoltre attendono il giorno del giudizio, quando Dio retribuirà tutti gli uomini risuscitati.

Così pure hanno in stima la vita morale e rendono culto a Dio, soprattutto con la preghiera, le elemosine e il digiuno».

Inoltre «alcuni elementi della rivelazione biblica sono stati raccolti dall’islam, che li ha interpretati in un contesto diverso».

Così dell’induismo si apprezza la meditazione profonda, il rifugio in Dio con amore e confidenza, e del buddismo «la radicale insufficienza di questo mondo materiale».

Nell’induismo vediamo, comunque, come vi è un politeismo nei libri sacri dei Veda e delle Upanishad, che differisce dal monoteismo cristiano;

e nell’altro testo sacro induista chiamato Bhagavad-Gita riscontriamo una certa filosofia monista.

Il buddismo non è considerata una vera e propria religione, bensì un sistema filosofico e un modo di vita incentrato sullo sforzo ascetico dell’uomo.

Tutti gli elementi buoni che possiamo riscontrare nelle altre tradizioni religiose sono comunque da collocare sul piano della rivelazione naturale e non su quello soprannaturale, al quale invece appartiene la Rivelazione cristiana.

«Si riconosce che nelle diverse religioni si trovano raggi della verità che illumina ogni uomo; semi del Verbo;

che per disposizione di Dio si trovano in esse cose buone e vere; che si trovano elementi di verità, di grazia e di bene», «pure contenendo lacune, insufficienze ed errori».

Rispetto al cristianesimo una posizione particolare nel panorama delle religioni è occupata dalla religione ebraica, con la quale la Chiesa condivide la Rivelazione dell’Antico Testamento:

“la Chiesa non può dimenticare che ha ricevuto la Rivelazione dell’Antico Testamento per mezzo di quel popolo con cui Dio, nella sua ineffabile misericordia, si è degnato di stringere l’Antica Alleanza”.

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