sabato 31 marzo 2012

I SIMBOLI DELLA FEDE



I più antichi Simboli della fede



Sono i Simboli battesimali.

Poiché il Battesimo viene dato «nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo» (Mt 28,19), le verità di fede ivi professate sono articolate in riferimento alle tre Persone della Santissima Trinità.

La prima “professione di fede” si fa al momento del Battesimo.

Il “Simbolo della fede” è innanzi tutto il Simbolo battesimale.

Poiché il Battesimo viene dato “nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo” (Mt 28,19), le verità di fede professate al momento del Battesimo sono articolate in base al loro riferimento alle tre Persone della Santa Trinità. (CCC 190)

Il Simbolo è quindi diviso in tre parti:

“La prima è consacrata allo studio di Dio Padre e dell'opera mirabile della creazione;

la seconda allo studio di Gesù Cristo e del mistero della Redenzione;

la terza allo studio dello Spirito Santo, principio e sorgente della nostra santificazione [Catechismo Romano, 1, 1, 4].

Sono questi “i tre capitoli del nostro sigillo [battesimale]” (Sant'Ireneo di Lione, Demonstratio apostolicae praedicationis, 100).

“Queste tre parti sono distinte, sebbene legate tra loro.

In base a un paragone spesso usato dai Padri, noi li chiamiamo articoli.

Infatti, come nelle nostre membra ci sono certe articolazioni che le distinguono e le separano, così, in questa professione di fede, giustamente e a buon diritto si è data la denominazione di articoli alle verità che dobbiamo credere in particolare e in maniera distinta” [Catechismo Romano, 1, 1, 4].

Secondo un'antica tradizione, attestata già da sant'Ambrogio, si è anche soliti contare dodici articoli del Credo, simboleggiando con il numero degli Apostoli l'insieme della fede apostolica [Sant'Ambrogio, Explanatio Symboli, 8: PL 17, 1196].

Il Simbolo degli Apostoli è l'antico Simbolo battesimale della Chiesa di Roma, e il Simbolo niceno-costantinopolitano, frutto dei primi due Concili Ecumenici di Nicea (325) e di Costantinopoli (381), ancora oggi comune a tutte le grandi Chiese d'Oriente e d'Occidente.

Il Simbolo detto niceno-costantinopolitano, il quale trae la sua grande autorità dal fatto di essere frutto dei primi due Concili Ecumenici (325 e 381).

È tuttora comune a tutte le grandi Chiese dell'Oriente e dell'Occidente.

Fra tutti i Simboli della fede, due occupano un posto specialissimo nella vita della Chiesa: (CCC 194)

Il Simbolo degli Apostoli, così chiamato perché a buon diritto è ritenuto il riassunto fedele della fede degli Apostoli.

È l'antico Simbolo battesimale della Chiesa di Roma.

La sua grande autorità gli deriva da questo fatto:

“È il Simbolo accolto dalla Chiesa di Roma, dove ebbe la sua sede Pietro, il primo tra gli Apostoli, e dove egli portò l'espressione della fede comune” (Sant'Ambrogio, Explanatio Symboli, 7: PL 17, 1196).

Nessuno dei Simboli delle diverse tappe della vita della Chiesa può essere considerato sorpassato ed inutile.

Essi ci aiutano a vivere e ad approfondire oggi la fede di sempre attraverso i vari compendi che ne sono stati fatti.

venerdì 30 marzo 2012

DIRITTO: ATTO TRANSAZIONE LOCAZIONE



Atto di Transazione


Tra la _____________ con sede  legale in _____ Via __________

n. ___, in persona del suo legale rappresentante pro tempore e la _____________ in persona del suo legale rappresentante pro tempore, Sig. _____________ con sede in _______, Via _____________ n. ___

Premesso


- che la _____________ , ha concesso in locazione alla _____________ l’unità immobiliare uso diverso sita in _____________, Via _____________ n. ___, piano ___;

- che il conduttore ha rilasciato l’unità immobiliare locategli in data __________ con contestuale restituzione nelle mani del locatore;

- che la Società conduttrice in relazione alla morosità maturata a proprio carico, è stata sottoposta ad una procedura di sfratto per morosità (Pretura Circondariale di _________ - Sezione - R.G.N. _____________) con successiva emissione del relativo decreto ingiuntivo di pagamento in data _____________ (R.G.N. _____________);

- che la morosità complessivamente accertata, globalmente espressa nel prospetto di liquidazione finale del _____________ aggiornata con gli interessi di mora sino al _____________ che si allega al presente atto e deve intendersi parte integrante e sostanziale dello stesso, risulta essere pari a £. _____________ alla suddetta data;

- che la conduttrice risulta essere a sua volta creditrice dell’importo relativo al deposito cauzionale a suo tempo versato, oltre agli interessi moratori, sempre alla data del _____________, nonché alla quota presunta di restituzione dei conguagli relativi alla gestione del riscaldamento dell’immobile, e così complessivamente quindi della somma di £. _____________, sempre così come espressamente nel richiamato prospetto di liquidazione finale;

- che operata la dovuta compensazione la _____________ risulta creditrice del residuale esposto di £. _____________;

- che la _____________, risulta altresì creditrice di tutta la somma dovuta in relazione agli oneri legali sostenuti con riferimento all’attività giudiziaria espletata;

Quanto sopra premesso e ritenuto, si conviene e stipula quanto segue:

1) Le premesse formano parte integrante e sostanziale del presente atto.

2) La _____________ si obbliga a pagare a saldo e stralcio del capitale, degli interessi di mora e dei relativi oneri legali sostenuti, alla _____________, la somma di £. _____________ che sarà versata come segue:

- quanto a £. _____________ contestualmente alla sottoscrizione del presente atto che ne costituisce quietanza;

- quanto a £. _____________ in n. ___ rate mensili, di £. _____________ cadauna aventi scadenza il giorno primo di ogni mese a decorrere dal _____________ sino al mese di _____________, mediante bonifico bancario da operare sul c/c n.                 della _____________ presso l’Agenzia n. _____________  della _____________  cod. ABI ________ cod. CAB _____________             

3) Con la completa ed avvenuta ricezione del complessivo suindicato importo, la _____________ dovrà intendersi integralmente soddisfatta dichiarando di non avere null’altro a pretendere a qualsivoglia titolo e/o ragione in relazione al rapporto in oggetto.

4) La _____________ provvederà a sospendere temporaneamente l’utilizzo del titolo esecutivo in proprio possesso che dovrà intendersi privo di ogni effetto all’esito dell’intervento esaustivo ed integrale pagamento quanto sopra convenuto.

5) Viceversa, laddove le modalità ed i termini di pagamento di cui al punto n. 2) non dovessero essere, per qualsiasi ragione, rispettati dalla _____________, la presente transazione dovrà considerarsi automaticamente risolta, con espressa ripresa in vigore degli effetti del decreto ingiuntivo emesso dal Pretore di __________, e meglio individuato nelle premesse.

__________ lì, __________

Letto, confermato e sottoscritto.

________________


giovedì 29 marzo 2012

La professione di fede inizia: «Io credo in Dio»



La professione di fede inizia:

«Io credo in Dio»



L'affermazione «Io credo in Dio» è la più importante, la fonte di tutte le altre verità sull'uomo e sul mondo, e di tutta la vita di ogni credente in lui.

La nostra professione di fede incomincia con Dio, perché Dio è “il primo e l'ultimo” (Is 44,6), il principio e la fine di tutto.

Il Credo incomincia con Dio Padre, perché il Padre è la prima Persona divina della Santissima Trinità;

il nostro Simbolo incomincia con la creazione del cielo e della terra, perché la creazione è l'inizio e il fondamento di tutte le opere di Dio.

“Io credo in Dio”: questa prima affermazione della professione di fede è anche la più importante, quella fondamentale.

Tutto il Simbolo parla di Dio, e, se parla anche dell'uomo e del mondo, lo fa in rapporto a Dio.

Gli articoli del Credo dipendono tutti dal primo, così come i Comandamenti sono l'esplicitazione del primo. Gli altri articoli ci fanno meglio conoscere Dio, quale si è rivelato progressivamente agli uomini.

“Giustamente quindi i cristiani affermano per prima cosa di credere in Dio” [Catechismo Romano, 1, 2, 6]. Perché egli si è rivelato al popolo d'Israele come l'Unico, quando disse:

«Ascolta, Israele, il Signore è uno solo» (Dt 6,4), «non ce n'è altri» (Is 45,22).

Gesù stesso l'ha confermato: Dio è «l'unico Signore» (Mc 12,29).

Professare che Gesù e lo Spirito Santo sono anch'essi Dio e Signore non introduce alcuna divisione nel Dio Uno.

“Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo...” (Dt 6,4; Mc 12,29).

“L'Essere supremo deve necessariamente essere unico, cioè senza eguali.

Se Dio non è unico, non è Dio” [Tertulliano, Adversus Marcionem, 1, 3, 5: PL 2, 274].

Con queste parole incomincia il Simbolo niceno-costantinopolitano.

La confessione dell’unicità di Dio, che ha la sua radice nella rivelazione divina dell'Antica Alleanza, è inseparabile da quella dell'esistenza di Dio ed è altrettanto fondamentale. Dio è uno:

non c'è che un solo Dio:

“La fede cristiana crede e professa un solo Dio, uno per natura, per sostanza e per essenza” [Catechismo Romano, 1, 2, 8]. (CCC 201)

A Israele, suo eletto, Dio si è rivelato come l'Unico: “Ascolta, Israele: il Signore è il nostro Dio, il Signore è uno solo.

Tu amerai il Signore tuo Dio con tutto il cuore, con tutta l'anima e con tutte le forze” (Dt 6,4-5).

Per mezzo dei profeti, Dio invita Israele e tutte le nazioni a volgersi a lui, l'Unico:

“Volgetevi a me e sarete salvi, paesi tutti della terra, perché io sono Dio; non ce n'è altri... davanti a me si piegherà ogni ginocchio, per me giurerà ogni lingua.

Si dirà: "Solo nel Signore si trovano vittoria e potenza"” (Is 45,22-24; cf. Fil 2,10-11).

Gesù stesso conferma che Dio è “l'unico Signore” e che lo si deve amare con tutto il cuore, con tutta l'anima, con tutta la mente, con tutte le forze [Mc 12,29-30].

Nello stesso tempo lascia capire che egli pure è “il Signore” [Mc 12,35-37].

Confessare che “Gesù è Signore” è lo specifico della fede cristiana.

Ciò non contrasta con la fede nel Dio Uno.

Credere nello Spirito Santo “che è Signore e dà la Vita” non introduce alcuna divisione nel Dio Uno:

“Crediamo fermamente e confessiamo apertamente che uno solo è il vero Dio, eterno e immenso, onnipotente, immutabile, incomprensibile e ineffabile, Padre, Figlio e Spirito Santo:

tre Persone, ma una sola essenza, sostanza, cioè natura assolutamente semplice” (Concilio Lateranense IV, Cap 1,).

mercoledì 28 marzo 2012

DIO SI RIVELA CON UN NOME



Con quale nome Dio si rivela

A Mosè Dio si rivela come il Dio vivente, «il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe» (Es 3,6).

Allo stesso Mosè Dio rivela il suo nome misterioso: «Io Sono Colui che Sono (YHWH)».

Il nome ineffabile di Dio già nei tempi dell'Antico Testamento fu sostituito dalla parola Signore.

Così nel Nuovo Testamento, Gesù, chiamato Signore, appare come vero Dio.

Dio, mentre si rivela, rimane un mistero ineffabile:

“Se lo comprendessi, non sarebbe Dio” [Sant'Agostino, Sermo, 52, 6, 16: PL 38, 360]. (CCC 231)

Il Dio della nostra fede si è rivelato come colui che è; si è fatto conoscere come “ricco di grazia e di misericordia” (Es 34,6).

Il suo Essere stesso è verità e amore. Dio si è rivelato a Israele, suo popolo, facendogli conoscere il suo Nome. Il nome esprime l'essenza, l'identità della persona e il senso della sua vita.

Dio ha un nome.

Non è una forza anonima. Svelare il proprio nome, è farsi conoscere agli altri;

in qualche modo è consegnare se stesso rendendosi accessibile, capace d'essere conosciuto più intimamente e di essere chiamato personalmente. (CCC 204)

Dio si è rivelato al suo popolo progressivamente e sotto diversi nomi;

ma la rivelazione del Nome divino fatta a Mosè nella teofania del roveto ardente, alle soglie dell'Esodo e dell'Alleanza del Sinai, si è mostrata come la rivelazione fondamentale per l'Antica e la Nuova Alleanza.

Dio chiama Mosè dal mezzo di un roveto che brucia senza consumarsi, e gli dice:

“Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe” (Es 3,6).

Dio è il Dio dei padri, colui che aveva chiamato e guidato i patriarchi nelle loro peregrinazioni.

È il Dio fedele e compassionevole che si ricorda di loro e delle sue promesse; egli viene per liberare i loro discendenti dalla schiavitù.

Egli è il Dio che, al di là dello spazio e del tempo, può questo e lo vuole e che, per questo disegno, metterà in atto la sua onnipotenza.

Solo Dio «è».

Mentre le creature hanno ricevuto da Dio tutto ciò che sono e che hanno, Dio solo è in se stesso la pienezza dell'essere e di ogni perfezione.

Egli è «Colui che è», senza origine e senza fine. Gesù rivela che anch'egli porta il Nome divino:

«Io sono» (Gv 8,28).

Lungo i secoli, la fede d'Israele ha potuto sviluppare ed approfondire le ricchezze contenute nella rivelazione del nome divino.

Dio è unico, fuori di lui non ci sono dei [Is 44,6]. Egli trascende il mondo e la storia.

È lui che ha fatto il cielo e la terra:

“essi periranno, ma tu rimani, tutti si logorano come veste […] ma tu resti lo stesso e i tuoi anni non hanno fine” (Sal 102,27-28).

In lui “non c'è variazione né ombra di cambiamento” (Gc 1,17).

Egli è “colui che è” da sempre e per sempre, e perciò resta sempre fedele a se stesso ed alle sue promesse.

La rivelazione del Nome ineffabile

“Io sono colui che sono” contiene dunque la verità che Dio solo È.

In questo senso già la traduzione dei Settanta e, sulla sua scia, la Tradizione della Chiesa hanno inteso il nome divino:

Dio è la pienezza dell'Essere e di ogni perfezione, senza origine e senza fine.

Mentre tutte le creature hanno ricevuto da lui tutto ciò che sono e che hanno, egli solo è il suo stesso essere ed è da se stesso tutto ciò che è.

martedì 27 marzo 2012

LA RIVELAZIONE DEL NOME DI DIO



IMPORTANZA DELLA RIVELAZIONE

DEL NOME DI DIO



Nel rivelare il suo nome, Dio fa conoscere le ricchezze contenute nel suo mistero ineffabile:

egli solo è, da sempre e per sempre, Colui che trascende il mondo e la storia.

È lui che ha fatto il cielo e la terra.

È il Dio fedele, sempre vicino al suo popolo per salvarlo. È il santo per eccellenza, «ricco di misericordia» (Ef 2,4), sempre pronto a perdonare.

È l'Essere spirituale, trascendente, onnipotente, eterno, personale, perfetto.

È verità e amore.

“Dio è l’essere infinitamente perfetto che è la SS.ma Trinità” (santo Toribio de Mongrovejo).

Rivelando il suo Nome misterioso di YHWH, “Io sono colui che è” oppure “Io sono colui che sono” o anche “Io sono chi Io sono”, Dio dice chi egli è e con quale nome lo si deve chiamare.

Questo nome divino è misterioso come Dio è mistero.

È ad un tempo un nome rivelato e quasi il rifiuto di un nome; proprio per questo esprime, come meglio non si potrebbe, la realtà di Dio, infinitamente al di sopra di tutto ciò che possiamo comprendere o dire:

egli è il “Dio nascosto” (Is 45,15), il suo nome è ineffabile [Gdc 13,18], ed è il Dio che si fa vicino agli uomini. (CCC 209)

Il Popolo d'Israele non pronuncia il Nome di Dio, per rispetto alla sua santità.

Nella lettura della Sacra Scrittura il nome rivelato è sostituito con il titolo divino “Signore” (Adonai, in greco Kyrios).

Con questo titolo si proclamerà la divinità di Gesù: “Gesù è il Signore”. (CCC 210)

Dopo il peccato di Israele, che si è allontanato da Dio per adorare il vitello d'oro, [Es 32] Dio ascolta l'intercessione di Mosè ed acconsente a camminare in mezzo ad un popolo infedele, manifestando in tal modo il suo amore [Es 33,12-17].

A Mosè che chiede di vedere la sua gloria, Dio risponde:

“Farò passare davanti a te tutto il mio splendore e proclamerò il mio nome: Signore [YHWH], davanti a te” (Es 33,18-19).

E il Signore passa davanti a Mosè e proclama:

“Il Signore, il Signore [YHWH, YHWH], Dio misericordioso e pietoso, lento all'ira e ricco di grazia e di fedeltà” (Es 34,6).

Mosè allora confessa che il Signore è un Dio che perdona [Es 34,9]. (CCC 211)

Il nome divino “Io Sono” o “Egli È” esprime la fedeltà di Dio il quale, malgrado l'infedeltà del peccato degli uomini e il castigo che merita, “conserva il suo favore per mille generazioni” (Es 34,7).

Dio rivela di essere “ricco di misericordia” (Ef 2,4) arrivando a dare il suo Figlio.

Gesù, donando la vita per liberarci dal peccato, rivelerà che anch'egli porta il nome divino:

“Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora saprete che Io Sono” (Gv 8,28).

Rivelando il suo nome, Dio rivela al tempo stesso la sua fedeltà che è da sempre e per sempre, valida per il passato (“Io sono il Dio dei tuoi padri”, Es 3,6), come per l'avvenire (“Io sarò con te”, Es 3,12).

Dio che rivela il suo nome come “Io sono” si rivela come il Dio che è sempre là, presente accanto al suo popolo per salvarlo. (CCC 208)

Di fronte alla presenza affascinante e misteriosa di Dio, l'uomo scopre la propria piccolezza.

Davanti al roveto ardente, Mosè si toglie i sandali e si vela il viso [Es 3,5-6] al cospetto della santità divina.

Davanti alla gloria del Dio tre volte santo, Isaia esclama: “Ohimè! Io sono perduto, perché un uomo dalle labbra impure io sono” (Is 6,5).

Davanti ai segni divini che Gesù compie, Pietro esclama: “Signore, allontanati da me che sono un peccatore” (Lc 5,8).

Ma poiché Dio è santo, può perdonare all'uomo che davanti a lui si riconosce peccatore: “Non darò sfogo all'ardore della mia ira, perché sono Dio e non uomo, sono il Santo in mezzo a te” (Os 11,9).

Anche l'apostolo Giovanni dirà:

“Davanti a lui rassicureremo il nostro cuore, qualunque cosa esso ci rimproveri.

Dio è più grande del nostro cuore e conosce ogni cuore.
Dio è la Verità stessa e come tale non s'inganna e non può ingannare. Egli «è luce e in lui non ci sono tenebre» (1 Gv 1,5).

Il Figlio eterno di Dio, Sapienza incarnata, è stato inviato nel mondo «per rendere testimonianza alla Verità» (Gv 18,37).

Il Dio della nostra fede si è rivelato come colui che è; si è fatto conoscere come “ricco di grazia e di misericordia” (Es 34,6). Il suo Essere stesso è verità e amore.

“La verità è principio della tua parola, resta per sempre ogni sentenza della tua giustizia” (Sal 119,160).

“Ora, Signore, tu sei Dio, e le tue parole sono verità” (2Sam 7,28); per questo le promesse di Dio si realizzano sempre [Dt 7,9].

Dio è la stessa Verità, le sue parole non possono ingannare.

Proprio per questo ci si può affidare con piena fiducia alla verità e alla fedeltà della sua parola in ogni cosa.

L'origine del peccato e della caduta dell'uomo fu una menzogna del tentatore, che indusse a dubitare della parola di Dio, della sua bontà e della sua fedeltà. (CCC 216)

La verità di Dio è la sua sapienza che regge tutto l'ordine della creazione e del governo del mondo [Sap 13,1-9].

Dio che, da solo, ha creato il cielo e la terra (Sal 115,15), può donare, egli solo, la vera conoscenza di ogni cosa creata nella sua relazione con lui [Sap 7,17-21].

lunedì 26 marzo 2012

MEDJUGORJE- MESSAGGIO DEL 25 MARZO 2012



Messaggio del 25 marzo 201225/03/2012


LA STORIA
Medjugorje è un piccolo paese della Jugoslavia, situato nella regione della Bosnia-Erzegovina e appartenente alla diocesi di Mostar, da cui dista una ventina di chilometri. Dal 1892 Medjugorje è parrocchia francescana. Ai margini della pianura si erge la singolare chiesa con due campanili, costruita nel 1969.
Medjugorje” significa “in mezzo ai monti”: il villaggio infatti è interamente circondato da colline; i due monti principali sono il Podbrdo e il Krizevac. Il Podbrdo è il luogo in cui apparve per la prima volta la Madonna, per questo vine anche chiamata “collina delle apparizioni”; in realtà “Podbrdo” non indica il nome della collina, ma la zona ad essa sottostante: il nome del monte è Crnica. Il Krizevac è un monte alto 520 m. In origine si chiamava Sipovac, poi cambiato in “Krizevac”, cioè “monte della croce”: sulla sua cima infatti gli abitanti di Medjugorje fecero ergere nel 1933 una croce in cemento alta 8,56 metri; l’ idea fu del parroco frà Bernardin Smoljan: in quell’anno il villaggio era stato soggetto a un’ondata di pioggie che minacciava di distruggere tutto il raccolto, si pensò allora di costruire questa croce come segno di fede e di amore per Gesù Cristo, liberatore da ogni male. Da allora non si abbatterono più piogge tali da distruggere il raccolto. Sulla croce ci sono incise queste parole: “A Gesù Cristo redentore dell’umanità, in segno di fede, amore e speranza in ricordo del 1900esimo anniversario della della Passione di Cristo”. In seguito la Madonna disse in uno dei suoi messaggi “La croce che avete costruito faceva parte di un piano divino”, e spesso ha invitato ad andare a pregare sotto quella croce. Su questo monte, duante i primi tempi delle apparizioni, si sono verificati alcuni segni prodigiosi: molti hanno visto la croce invasa da una luce splendere sulla cima del monte durante la notte; inoltre un giorno è successo che la croce sparisse e al suo posto apparisse la Madonna: a questo evento hanno assistito tutti i cittadini di Medjugorje.
Medjugorje si presenta come un paese povero e semplice, la gente lavora i campi o pascola gli animali… Maria sceglie proprio questo piccolo e umile paese per comunicare il suo grande messaggio di pace.