lunedì 30 aprile 2012

LA PROSPETTIVA APOCALITTICA


La prospettiva apocalittica


 E' all'interno del movimento apocalittico che si è sviluppata per Israele la fede nella resurrezione. E' importante quindi anche per questo interessarci dell'apocalittica, possiamo vedere infatti in che modo si è sviluppata la fede nella risurrezione, questa fede porta la speranza e la certezza del mondo futuro nelle contraddizioni di questo mondo.

Così Israele può vedere al mondo che verrà come il momento in cui l'umanità supererà le sue divisioni, tutti i popoli parteciperanno al banchetto dell'alleanza. Questa fede nella risurrezione fu importante anche per le prime comunità cristiane che potevano così poggiare la fede al Signore Risorto sulla Scrittura.
La risurrezione non è quindi un corpo estraneo all'interno della tradizione d'Israele, ma è presente nella tradizione stessa ed è maturata da questa. Che la fede nella risurrezione si sviluppi solo in un secondo tempo ne è prova il fatto che all'epoca di Gesù ancora esistevano i sadducei che non credevano alla risurrezione (Mc 12,18-27), questi rifiutano la risurrezione appellandosi a una lettura letterale della Torah.

Le caratteristiche fondamentali della fede di Israele sono: la comunione di vita, che unisce il popolo a Dio e la fraternità del signore che porta a volgersi al futuro, con speranza si vede al futuro, al compimento delle promesse divine, e quindi la fedeltà del signore, fedeltà che tiene costante la certezza dell’adempimento delle promesse del Signore.
La comunione di vita si incontra già nelle tradizioni patriarcali, dove El viene presentato come padre, fratello e parente.

Nella tradizione di Israele incontriamo il termine go’el attribuito a Dio. Questo termine ha due fattori che formano il suo significato: l’idea della parentela e quella della liberazione. Questo termine quindi non richiama solo la liberazione dell’Esodo,  ma prima di tutto la relazione di parentela tra Dio e il popolo.

Quindi Jahvè ha liberato il suo popolo nello stesso modo in cui un parente interviene in favore del parente che si trova in difficoltà. Testimonianza importante della comunione di vita è l’alleanza, in particolare la formula dell’alleanza ”io sono il tuo Dio, tu sei il mio popolo” qui viene richiamata l’immagine filiale e sponsale.

Il testo base di riferimento è Es 24,3-8.  Da quel testo vediamo che l'alleanza è costituita dall'elemento essenziale della comunione di vita, ma c'è un altro elemento importante, condizione indispensabile che è l'impegno, l'impegno a camminare nelle vie di Jahvè. JHWH è il Dio di Israele, ma Israele è il suo popolo.

La formula dell'alleanza è stata creata per richiamare altre due formule: "Tu diventi per me figlio io divento per te padre" "tu diventi per me moglie io divento per te sposa". Dalla forma di adozione e dalla formula sponsale è derivata la formula dell'alleanza.

La comunione di vita indicata dalla formula dell'alleanza è esplicitata attraverso la relazione figliale del figlio verso il padre, anche se ci sono dei testi in cui si parla di affetto materno.
La comunione di vita con il signore costituisce la meta dell’Esodo (Es 19,3b-8). Questa comunione di vita si vede anche nel culto sacrificale, in particolare nel sacrificio di comunione: mediante l’olocausto (‘olah) l’offerente esprime la totale dedizione al signore, mentre nello zebah Israele è chiamato a partecipare al banchetto familiare con Jahvè.

Quindi la comunione di vita con Jahvè è al centro della tradizione di Israele, questa comunione però doveva confrontarsi con la realtà drammatica della morte (Sal 115,17-18). Coloro che oggi sono vivi e benedicono il Signore, un giorno saranno tra i morti e non potranno più lodarlo.

Questo problema in un primo tempo forse non si era visto, ma ora inizia a svilupparsi, con lo svilupparsi della riflessione sapienziale e della teologia deuteronomistica, la morte diventa un problema teologico per coloro che confessano la comunione con il Signore.
Il tema della speranza è anch’esso presente nella Scrittura, la fede biblica contiene sempre questo atteggiamento di fiducia nel futuro. Questo atteggiamento di fiducia nel futuro prende il nome di “speranza” appunto.

La speranza è presente già dai patriarchi che non solo si rivolgono a Dio chiamandolo padre, fratello e parente, ma definendolo anche come la propria roccia, benefattore, aiuto, splendore e pace. Qui in questi termini c’è una speranza nel futuro, una speranza di liberazione, di pace.

Per quanto riguarda il culto c'è ancora lo sviluppo del giorno del Signore, che è inteso come giorno luce, come il giorno che si rapporta e in cui si vive parzialmente il banchetto finale, in questi anni quindi l'attesa per il giorno di Jahvè era già sorta (Am 5,18-20).

Geremia annuncia la nuova alleanza (Ger 31,31-34), Ezechiele prospetta un nuovo Davide (Ez 34) e parla del dono di un cuore nuovo e di uno spirito nuovo (Ez 36,24-28), il Deutero-Isaia  invita a vedere non più al passato, ma al futuro in cui c’è in opera un nuovo intervento salvifico di Dio (Is 43,16-21).

Anche dopo l’esilio continua la speranza a essere sempre più viva, in Is 62 si parla della nuova Sion che da città infedele diventa città fedele, sposa fedele del Signore. In Is 66,22 si prospettano cieli nuove e terra nuova destinati a durare per sempre.
L'unico testo in cui c'è l'espressione "Nuova Alleanza" Geremia 31,31-34.  Il popolo porta la parola di Dio, parola che riceve attraverso le istituzioni, quindi può essere solo esterna, grazie a questa trasformazione questa parola sarà interiore, nel cuore. Questa trasmormazione è dono di Dio, la Torah non è più esterna ma diventa interiorizzata.

La spinta interiore è nata da Dio.
Nella mentalità comune di catechesi, sovente c'è l'idea che l'alleanza è una realtà che riguarda gli ebrei.

La nuova alleanza ha come conseguenza che "io diventerò per essi Dio, essi diventeranno per me popolo" La nuova alleanza non sostituisce la vecchia alleanza, questo infatti è il testo della vecchia alleanza.

La nuova alleanza realizza in pienezza la vecchia. L'alleanza è il vincolo di unione. In molti testi anche di altre religioni è usata l'immagine sponsale. Con il nuovo testamento si realizza anche se non completamente.

Proprio con il nuovo testamento si capisce il v.34. Tutto può aiutare e essere aiuto provvidenziale ma il passo decisivo per cui si diventa credente questo avviene nel santuario della coscienza.

Tutto può avere una funzione, alcune possono essere essenziali, altre possono essere legate al tempo e al luogo, ma per quello che riguarda l'esperienza religiosa c'è uno spazio in cui non entra nessuno.

La nuova alleanza sarà caratterizzato dal perdono dei peccati. La pienezza della nuova alleanza anche per noi si situa nel futuro, la nuova alleanza è già ma non ancora.

domenica 29 aprile 2012

LA FEDELTA' A JAHVE'


LA FEDELTA' A JAHVE'

La fedeltà di Jahvè è centrale, è la chiave di volta di tutta la fede della Scrittura.

E’ la fedeltà quindi di Dio al suo popolo, fedeltà che c’è sempre anche nel momento in cui viene meno il suo popolo a questa fedeltà.

In Is 49,15 si vede accanto al “provare tenerezza” con il “dimenticare”: Dio non si dimenticherà mai del suo popolo, proverà sempre tenerezza per il suo popolo.

Anche in Is 54,7-8 si vede che il Signore non può dimenticare la sua sposa, ma che al contrario la accoglie di nuovo con immensa tenerezza.

La lettura della preghiera contenuta in Ne 9 ci conferma che la fede in Jahvè, ha dischiuso lungo la storia il ruolo della speranza, nei vari momenti di difficoltà.

L’Israele del post-esilio attraversa una crisi della speranza, le promesse divine infatti sembrano non realizzarsi e quindi sembra cadere proprio il patrimonio consolante della fede di Israele.

Le promesse sono rimaste in pratica del tutto incompiute e ogni giorno diventava più difficile prevedere il tempo della loro realizzazione.

Alle grandi promesse del periodo dell’esilio ora c’è il difficile impatto del ritorno degli esiliati grazie all’Editto di Ciro nel 538.

La situazione era problematica sotto il profilo economico, sociale e politico. L’amarezza si vede bene in Zc 1,7-17, quando il re persiano Dario, soffocate le rivolte ha di nuovo il potere saldo nelle sue mani, e sono di nuovo crollate le condizioni che rendevano possibili la liberazione.

E anche in Ne 9,32-36, dove il popolo fa una preghiera di supplica, riconosce la propria colpa e chiede l’intervento salvifico di Dio.  Il popolo fa presente in questa preghiera la sua schiavitù, non in un paese straniere, ma nella sua stessa terra.

Dunque le promesse erano rimaste incompiute e ciò portava a rimettere in discussione la speranza e con questa la sua fede. La speranza comunque non venne mai meno, questo si vede chiaramente in Is 62,6-7 in cui si invita ad intensificare la preghiera, a questa preghiera sono chiamati particolarmente i Leviti.

Per questo motivo, questi sono presentati come le sentinelle, che hanno il compito di ottenere l’intervento salvifico di Jahvè e con questo la liberazione dal nemico. Insieme alle preghiere servivano però anche delle risposte, un tentativo di risposta si ha con la profezia escatologica.

Questi sono detti profetici inseriti nelle raccolte de profeti dell’VIII-V secolo a.C., in questi non si incontra più una salvezza vicina nel tempo, infatti nessuno la riteneva più possibile. Nonostante ciò non viene eliminata la sicurezza della realizzazione della salvezza, anche se questa avverrà in un futuro molto lontano, negli ultimi giorni.

Allora si inaugurerà la fase ultima che durerà per sempre, Gerusalemme sarà salvata da Jahvè e diventerà meta di pellegrinaggio di tutti i popoli. Tutta l’umanità si recherà al tempio e riceverà la parola della Torah, ci sarà della solidarietà e della pace (Is 2,2-4).

La profezia escatologica ha dato nuovi simboli di speranza ma non consentiva di superare le aporie in cui la fede di Israele è venuto a trovarsi. La profezia escatologica non poteva quindi essere la soluzione alla crisi ma fu facilmente reinterpretata come annuncio simbolico della risurrezione.
Di fronte a questi problemi il popolo di Jahvè seppe trovare degli orientamenti decisivi e fondamentali.

Il primo di questi orientamenti è la certezza che le parole profetiche non sono semplici illusioni umane ma sono parola di Jahvè. Questo venne confermato dalla formazione dei cinque libri canonici della Torah.

La Torah infatti è l'espressione della fede d'Israele, che ha ricevuto la rivelazione che illumina la sua esistenza e lo dirige verso un futuro pieno di vita. Una testimonianza di questo orientamento è la profezia escatologica, che proietta la salvezza futura agli ultimi giorni.

Il secondo orientamento è una conseguenza del primo, qui si ha la sicurezza che le promesse divine saranno realizzate.

Visto che Jahvè è un Dio fedele, le promesse di Jahvè saranno sicuramente realizzate. La profezia escatologica rivela due mondi quello presente pieno di peccati, di angustia, di idolatria destinato a finire e quello futuro della salvezza, che sarebbestata la fase ultima dell'umanità e che durerà per sempre.

La risposta escatologica non risolveva i problemi sapienziali, ma creava l'immagine dei due mondi. Quindi le promesse divine si realizzeranno non in questo mondo ma in un mondo altro.

Il tema del banchetto finale destinato a tutti i popoli è presente all’interno della Scrittura ed è una profezia escatologica che sarà poi reinterepretata dalla teologia apocalittica.

Viene espresso il carattere gioioso del banchetto con l’immagine delle grasse vivande e dei vini squisiti, il banchetto che il Signore prepara è quello dell’alleanza, si prospetta la realizzazione delle promesse e la salvezza non solo di Israele ma di tutti i popoli.

Lo strappare il velo che copriva la faccia dei popoli viene inteso come la liberazione dalle tenebre mediante il dono della rivelazione. 

Questa immagine è presente anche nella narrazione della morte di Gesù (Mt 27,51-54). La vittoria sulla morte segna il superamento dell’ingiustizia.

sabato 28 aprile 2012

IL SIGNORE E' RISORTO



La confessione del Signore risorto

         
          La Chiesa del Nuovo Testamento nasce con la confessione del Cristo Risorto, il primo testo che parla di questa confessione è la prima lettera ai Tessalonicesi, non coincide con la nascita delle comunità protocristiane che si svilupperanno dopo una tradizione fondamentalmente orale.

A questo scopo si possono individuare le formule di fede, in queste sono condensate le prime confessioni di fede, il nucleo stesso del kerigma cristiano. Queste sono anteriori alla formazione delle parabole, dei racconti dei miracoli, e della narrazione della passione evangelici. Per questo la loro importanza è grandissima. Le formule si dividono in tre tipi:
1.    La prima costituita dale formule di risurrezione "Crediamo che Dio ha risuscitato Gesù  dai morti"  (Lc 24,34; Rm 10,19; Col 2,1; Ef 1,19-20; 1 Pt 1,2)
2.    La seconda sono le formule della morte salvifica di Gesù . In questo tipo di formula a volte ricorre il tempo "morire" "Cristo morì per noi" (Rm 5,6.8; 1 Cor 8,11), altre volte il verbo "offrire" "ha amato noi e ha offerto sè stesso per noi" (Gal 1,4; 2,20; Ef 5,2.25). Le formule contenenti il verbo offrire manifestano una grande comprensione teologica, colgono infatti la prospettiva biblica del sacrificio.
3.    Le formule di tipo misto, in cui si confessa la morte salvifica e la risurrezione (1 Cor 15,3b-5; 1 Ts 4,14; Rm 4,25)
         La formula della risurrezione è la più antica, infatti si può dire che è morto per noi solo grazie alla fede nella risurrezione. Lc 24,34 ha natura decisamente arcaica, questo è testimoniato dall'assenza di ogni esplicitazione teologica interpretativa, dal particolare rilievo dato all'annuncio, il termine "veramente" non compare più nelle altre formule che confessano la risurrezione. Anche "è apparso a Simone" testimonia la sua antichità, infatti in 1 Cor 15,3b-5 si incontra"è apparso a Cefa.

Il secondo nome testimonia la funzione di Simone all'interno della Chiesa. Se 1 Cor quindi risale al 57 d.C., allora la formula di 1 Cor 15,3b-5 è sicuramente più antica di quella data, infatti Paolo si riferisce nella sua lettera alla predicazione a Corinto, avvenuta nel 50-51, si deve pensare quindi che questa formula appartiene alla tradizione della Chiesa più antica ancora.

Paolo richiama questa formula in quanto esprime la fede che lui stesso ha ricevuto, quindi questa probabilmente esisteva già prima dell'inizio della sua missione.
La frase "fu sepolto" indica la realtà della morte. L'unica via per affermare la risurrezione è l'esperienza dell'apparizione.
La confessione della risurrezione del Signore poggia sull'esperienza della rivelazione apocalittica del Figlio risorto da parte del Padre.
          Le formule di fede hanno una forte caratterizzazione soteriologia, questo risulta in alcuni elementi particolarmente significativi:
·         L’espressione “per i nostri peccati”, che interpreta la morte di Gesù alla luce  della funzione salvifica del Servo di Jahvè
·         L’espressione “per la nostra giustificazione”, che presenta la morte di Cristo come ciò che ci libera dal peccato e ci rende partecipi della vita divina.
·         L’espressione “secondo le Scritture” che pone la morte e risurrezione nell’orizzonte dell’oikonomia salvifica annunciata dalla Parola di Dio.
·         Un’altra espressione di notevole importanza è “il terzo giorno” che riprende il testo di Os 6,1-2, questo testo fa vedere l’efficacia dell’intervento del Signore e la cura con cui guarisce il suo popolo, il terzo giorno, come i due giorni di cui parla Osea hanno il senso di indicare un breve periodo di tempo tra il presente e la salvezza.

Il “terzo giorno” quindi fu importante e si ritrova nella stesura dei vangeli e si trova nella tradizione della Chiesa presente anche alla confessione di fede, sia le formulazione del credo apostolico che di quello niceno-costantinopolitano.
L’intento delle formule di fede quindi, non è tanto quello di professare un evento storico, ma di prospettare il significato salvifico dell’evento.

Due erano i sacrifici che in quel periodo avevano maggiore rivelanza teologica: quello di Isacco e quello della Pasqua;

 la morte salvifica di Gesù venne dunque interpretata con queste due categorie. La dimensione salvifica del sacrificio di Isacco consisteva nella comunione di Dio alla quale accedeva grazie alla rivelazione.

Allo stesso modo, la Pasqua al tempo di Gesù era collegata con la creazione, con il sacrificio di Isacco, con la liberazione di Israele dall’Egitto, ma soprattutto con la notte in cui l’umanità è guidata alla comunione con Dio.

Per i primi cristiani, Dio offre all’uomo, mediante Cristo di partecipare alla sua stessa vita, nella gioiosa esperienza della sua fedeltà eterna e della sua misericordia.
Il mondo della risurrezione nella tradizione apocalittica è quella in cui si realizzano tutte le promesse divine e perciò si realizza in maniera totale e definitiva la salvezza. Innanzitutto, affermare la salvezza vuol dire affermare il compimento della comunione di vita totale con Jahvè, comunione che costituisce il cuore stesso dell’alleanza.

L’affermazione della comunione totale con Dio, a sua volta comporta l’accesso alla pienezza della rivelazione e la realizzazione perfetta della comunione fraterna dell’umanità redenta.

In un primo momento le prime comunità cristiane compresero la fede nel Signore Risorto, in questo modo.

L’attesa dell’ultimo giorno, della fine del mondo, delle comunità cristiane, che anche per la Chiesa del Nuovo Testamento il compimento della risurrezione si avrà non in questo mondo ma nel mondo futuro.

L’attesa del Signore che viene è attesa del Figlio dell’uomo che realizzerà il giudizio divino, e il compimento della risurrezione.

Anche per le prime comunità cristiane il compimento della salvezza è caratterizzato dal banchetto dell’alleanza.

La caratteristica fondamentale della salvezza per le prime comunità cristiane, si interpreta nella dialettica tra il già e non ancora. “Carissimi, fin d’ora siamo figli di Dio, tuttavia non ancora è stato rivelato ciò che saremo” (1 Gv 3,2).

Il Nuovo Testamento sperimenta proprio questo, l’essere già salvi e allo stesso tempo il dover diventare ancora totalmente partecipi della salvezza, aspettando, essendo comunque già figli, la pienezza dell’unione filiale, che si realizzerà come si dice in Rm 8,23 con la redenzione del nostro corpo.

La partecipazione alla risurrezione si estenderà fino al compimento totale, quando si estenderà anche al nostro corpo (Fil 3,20-21).

Il termine salvezza nei primi anni era assegnato proprio all’esperienza cristiana in quanto tale, oggi, invece c’è un’involuzione del termine che porta la salvezza solo nella sua connotazione apocalittica.

Quando il NT parla di salvezza nel tempo già presente, questa si identifica con l’esperienza cristiana dei battezzati. Da questa affermazione non si può dedurre che quanti non sono battezzati sono e saranno esclusi dalla comunione eterna con Dio, ma questa invece rappresenta la certezza dei cristiani di non appartenere a questo mondo, e di vivere nella consapevolezza di aver già raggiunto il mondo della risurrezione.

Lc 24,47 mette in luce non solo la promessa realizzata delle scritture sulla morte e risurrezione del Messia, ma anche il fatto che nel nome del Risorto saranno comunicate alle genti la conversione e la remissione dei peccati.

La remissione dei peccati mostra quindi l’esperienza di coloro che entrano nella Chiesa tramite il battesimo.

venerdì 27 aprile 2012

VANGELO: DAL KERYGMA AL LIBRO



Dal kerygma del Vangelo

al libro del Vangelo



          Il vangelo è il lieto annuncio dell'amore di Dio, che manifesta pienamente la sua fedeltà nella risurrezione del Signore e nella chiamata dell'uomo a esserne partecipe.

Il termine "Vangelo" ricorreva all'epoca per indicare vittorie militari o imprese dell'impero.

Nell'accezione cristiana questo vocabolo deriva dalla LXX che con il verbo euanghelizesthai traduce l'ebraico bisser.

Il testo è quello di Is 52,7 "come sono belli sui monti i passi dell'evangelizzatore:

annuncia la pace, evangelizza il bene, annuncia la salvezza e dice a Sion: il tuo Dio regna".

Il Vangelo è dunque connesso con la regalità di Jahvè.

Jahvè è re perchè realizza il bene, la pace e la salvezza (l'Ideale semitico di Re: Dt 10,16-19).

Il Vangelo è connesso con la risurrezione, quindi con il regno di Dio.

Il vangelo come opera ricorre per la prima volta nello scritto di Marco, ed è una genuina creazione cristiana.

Il termine vangelo è applicato agli scritti che testimoniano il lieto annuncio a partire dalla metà del secondo secolo.

Il termine inizialmente adoperato era vangelo secondo...

Giustino martire usa per la prima volta la parola al plurale, per indicare  gli scritti che fanno memoria delle parole di Gesù, delle sue azioni, della sua passione e della sua morte e risurrezione.

I vangeli sono un unicum dal punto di vista teologico, dal punto di vista letterario occorre chiedersi se esistono dellle analogie a livello di scrittura e di contenuto.

giovedì 26 aprile 2012

MEDJUGORJE: MESSAGGIO 25 APRILE 2012


Messaggio del 25 aprile 2012 2012-04-25







LA STORIA

Medjugorje è un piccolo paese della Jugoslavia, situato nella regione della Bosnia-Erzegovina e appartenente alla diocesi di Mostar, da cui dista una ventina di chilometri.

Dal 1892 Medjugorje è parrocchia francescana.

Ai margini della pianura si erge la singolare chiesa con due campanili, costruita nel 1969.

Medjugorje” significa “in mezzo ai monti”: il villaggio infatti è interamente circondato da colline;

i due monti principali sono il Podbrdo e il Krizevac.

Il Podbrdo è il luogo in cui apparve per la prima volta la Madonna, per questo vine anche chiamata “collina delle apparizioni”;

in realtà “Podbrdo” non indica il nome della collina, ma la zona ad essa sottostante: il nome del monte è Crnica.

Il Krizevac è un monte alto 520 m.

In origine si chiamava Sipovac, poi cambiato in “Krizevac”, cioè “monte della croce”:

sulla sua cima infatti gli abitanti di Medjugorje fecero ergere nel 1933 una croce in cemento alta 8,56 metri;

l’idea fu del parroco frà Bernardin Smoljan: in quell’anno il villaggio era stato soggetto a un’ondata di pioggie che minacciava di distruggere tutto il raccolto, si pensò allora di costruire questa croce come segno di fede e di amore per Gesù Cristo, liberatore da ogni male.

Da allora non si abbatterono più piogge tali da distruggere il raccolto. Sulla croce ci sono incise queste parole: “A Gesù Cristo redentore dell’umanità, in segno di fede, amore e speranza in ricordo del 1900esimo anniversario della della Passione di Cristo”. In seguito la Madonna disse in uno dei suoi messaggi “La croce che avete costruito faceva parte di un piano divino”, e spesso ha invitato ad andare a pregare sotto quella croce. Su questo monte, duante i primi tempi delle apparizioni, si sono verificati alcuni segni prodigiosi: molti hanno visto la croce invasa da una luce splendere sulla cima del monte durante la notte; inoltre un giorno è successo che la croce sparisse e al suo posto apparisse la Madonna: a questo evento hanno assistito tutti i cittadini di Medjugorje.
Medjugorje si presenta come un paese povero e semplice, la gente lavora i campi o pascola gli animali… Maria sceglie proprio questo piccolo e umile paese per comunicare il suo grande messaggio di pace.

DIRITTO. COMPARSA CONCLUSIONALE


Tribunale Civile di ________

Sez.         -  G.I. Dott.__________

Memoria Conclusionale

Per

Sig. _____________

(Avv. _____________)

- ricorrente

Contro

Condominio di Via _____________ n. ___

(Avv. _____________)

- resistente

* * * * *

Nel contestare ed impugnare tutto quanto ex adverso esposto e dedotto dal Condominio di Via _____________ n. ___ nella propria memoria di costituzione, con la presente memoria si ribadisce il contenuto di quanto già esposto e dedotto nel ricorso introduttivo, anche con riferimento alla documentazione prodotta in corso di causa, ove è stato evidenziata l’assoluta ed inconfutabile legittimità e fondatezza delle doglianze avanzate dall’odierno ricorrente rispetto alla palese genericità, e laconicità ed inconsistenza giuridica delle avverse eccezioni.

Ci preme tuttavia ripercorrere brevemente, ed in via meramente specificativa i motivi che hanno indotto l’odierno ricorrente ad impugnare la delibera assembleare del _____________ alfine di poter evidenziare la loro fondatezza e imprescindibilità ai fini della decisione della controversia.

1) Nullità della delibera assembleare del _____________ per omessa convocazione di tutti i condomini proprietari delle unità immobiliari in condominio.

Il comma 6 dell’art. 1136 c.c. dispone che l’assemblea non può validamente deliberare se non consta che tutti i condomini siano stati invitati alla riunione. In altri termini, la preventiva convocazione di tutti i partecipanti alla comunione, poiché attiene al procedimento per la costituzione dell’assemblea deliberante, si pone quale condizione essenziale per la validità dell’adunanza e delle deliberazioni in essa adottate.

Ne consegue, pertanto, che ove l’assemblea deliberi senza il contraddittorio, quanto meno formale, di tutti gli interessati, la consequenziale delibera è funzionalmente inidonea, poiché non può dirsi che vi sia deliberazione se non sia stata regolarmente costituita la massa deliberante.

Ne d’altra parte potrebbe essere argomentato che l’omessa convocazione non infici, comunque, la validità della deliberazione quando il voto del partecipante non ritualmente convocato non avrebbe inciso sul raggiungimento del quorum necessario per l’adozione di quelle delibere consequenziali all’ordine del giorno.

Sul punto è infatti costante ed incontrastato l’orientamento della Giurisprudenza della Suprema Corte (cfr. in tal senso_____________).

In ordine, poi, al profilo inerente la prova relativa all’intervenuta e tempestiva convocazione in assemblea, della cui deliberazione si contesta, nel caso di specie, la validità, la Cassazione ha stabilito, anche in tal caso con orientamento costante, che il relativo onere gravi sul condominio non potendosi ragionevolmente addossare al singolo condominio l’onere di fornire la prova negativa dell’inosservanza di tale obbligo legale (cfr. in senso conforme _____________).

Ora, nel caso di specie, poiché il resistente non ha fornito in giudizio alcun riscontro probatorio, documentale, testimoniale o anche meramente presuntivo, dell’assolvimento dell’obbligo di convocazione nei confronti di tutti i partecipanti al condominio ed anzi, essendo in atti la prova dell’inosservanza di tale specifico obbligo (cfr. copia verbale assemblea del _____________doc. n. 1), non può revocarsi in dubbio che l’impugnata delibera sia nulla o, comunque invalida perché frutto di un contraddittorio irregolarmente costituito.

2) Invalidità della delibera assembleare del _____________ per violazione del regolamento condominiale.

La delibera impugnata inoltre pone in essere tali e tante infrazioni del regolamento di condominio da non potersi ritenere valida e vincolante nei confronti del ricorrente, quand’anche quest’ultimo fosse stato consenziente.

Ed invero.

2.a) Con riferimento al primo punto dell’ordine del giorno si contesta quanto approvato dall’assemblea con riferimento ai nn. _____________ della tabella A (cfr. doc. n. 2.2) e della tabella individuale (cfr. doc. n. 2.2) la voce relativa alla perizia statica, per violazione del disposto regolamentare.

Le spese ivi indicate infatti non possono essere ripartite tra tutti i partecipanti al condominio in quanto l’art. ___, lett. A e lett. B, del precitato regolamento prevede espressamente che tali spese debbano gravare unicamente sui proprietari dei soli appartamenti con esclusione dei proprietari di negozi e botteghe.

Ed infatti con specifico riferimento alla voce di spesa sub. n. ___ della tabella A, v’è da dire che il regolamento condominiale ha inteso imputare ai soli appartamenti i costi e gli oneri relativi al servizio di portierato in quanto destinato per la sua specifica funzione ad essere fruito esclusivamente dai suddetti.

La dedotta circostanza potrà essere agevolmente acclarata con il raffronto degli artt. ___, lett. A, ___, lett. A ed ___ del precitato regolamento, i quali esprimono chiaramente ed inconfutabilmente la pertinenza esclusiva delle spese relative al suddetto servizio ai proprietari dei singoli appartamenti.

2.b) ancora più macroscopica e censurabile appare l’imputazione, nella delibera, delle spese legali sostenute dal condominio, per affrontare i giudizi incardinati dall’odierno ricorrente che vengono poste anche in capo di quest’ultimo.

Inoltre il punto n.___ della delibera appare essere altresì censurabile atteso che mentre viene ripartita la morosità maturata da due condomini tra i soli proprietari degli appartamenti, in ossequio alla previsione di cui all’art.___ lett. B ___ cpv, si richiedono le spese legali necessarie per provvedere al recupero di tale morosità a tutti i condomini, attuando, anche in questo caso, un criterio non solo logicamente non condivisibile ma anche del tutto in contrasto con l’espressa previsione contenuta nel richiamato regolamento condominiale.

2.c) Analoghi rilievi possono quindi essere formulati per quelle medesime voci, contenute nel preventivo di spesa, ed iscritte ai nn.___ e ___ della tabella A.

Anche in questo caso infatti sono state attribuite ai proprietari dei negozi e delle botteghe voci di spesa che per l’espressa previsione, contenuta nel regolamento di condominio non potevano essere imputate a quest’ultimi.

Alla luce di tutto quanto sin qui esposto e dedotto s’insiste nell’accoglimento delle già rassegnate conclusioni, alle quali integralmente ci si riporta con riserva di replicare anche alla luce del contenuto delle avverse difese.

_________ lì, _________

Avv. _____________