mercoledì 4 aprile 2012

LA FEDE E' ACCESSIBILE A TUTTI



LA FEDE E' ACCESSIBILE A TUTTI



 La fede, dono gratuito di Dio e accessibile a quanti la chiedono umilmente, è la virtù soprannaturale necessaria per essere salvati, L'atto di fede è un atto umano, cioè un atto dell'intelligenza dell'uomo che, sotto la spinta della volontà mossa da Dio, dà liberamente il proprio consenso alla verità divina.

La fede, inoltre, è certa, perché fondata sulla Parola di Dio; è operosa «per mezzo della carità» (Gal 5,6);

è in continua crescita, grazie all'ascolto della Parola di Dio e alla preghiera, Essa fin d'ora ci fa pregustare la gioia celeste.

“La fede é una pregustazione della conoscenza che ci renderà beati nella vita futura” [San Tommaso d'Aquino, Compendium theologiae, 1, 2].

Credere in Gesù Cristo e in colui che l'ha mandato per la nostra salvezza, è necessario per essere salvati [Mc 16,16; Gv 3,36; 6,40].

“Poiché "senza la fede è impossibile essere graditi a Dio" (Eb 11,6) e condividere le condizioni di suoi figli, nessuno può essere mai giustificato senza di essa e nessuno conseguirà la vita eterna se non "persevererà in essa sino alla fine" (Mt 10,22; Mt 24,13)” [Concilio Vaticano I, Dei Filius, c. 3: DS 3012; Concilio di Trento, Decretum de iustificatione, c. 3: DS 1532]. (CCC 162)

La fede è un dono che Dio fa all'uomo gratuitamente. Noi possiamo perdere questo dono inestimabile.

San Paolo, a questo proposito, mette in guardia Timoteo:

Combatti “la buona battaglia con fede e buona coscienza, poiché alcuni che l'hanno ripudiata hanno fatto naufragio nella fede” (1Tm 1,18-19).

Per vivere, crescere e perseverare nella fede sino alla fine, dobbiamo nutrirla con la Parola di Dio;

dobbiamo chiedere al Signore di accrescerla [Mc 9,24; Lc 17,5; 22,32];

essa deve operare “per mezzo della carità” (Gal 5,6) [Gc 2,14-26], essere sostenuta dalla speranza [Rm 15,13] ed essere radicata nella fede della Chiesa.

La fede ci fa gustare come in anticipo la gioia e la luce della visione beatifica, fine del nostro pellegrinare quaggiù.

Allora vedremo Dio “a faccia a faccia” (1Cor 13,12), “così come egli è” (1Gv 3,2).

La fede, quindi, è già l'inizio della vita eterna:

“Fin d'ora contempliamo come in uno specchio, quasi fossero già presenti, le realtà meravigliose che le promesse ci riservano e che, per la fede, attendiamo di godere” [San Basilio di Cesarea, Liber de Spiritu Sancto, 15, 36: PG 32, 132; San Tommaso d'Aquino, Summa theologiae, II-II, 4, 1]. (CCC 164)

Ora, però, “camminiamo nella fede e non ancora in visione” (2Cor 5,7), e conosciamo Dio “come in uno specchio, in maniera confusa..., in modo imperfetto” (1Cor 13,12).

La fede, luminosa a motivo di Colui nel quale crede, sovente è vissuta nell'oscurità.

La fede può essere messa alla prova.

Il mondo nel quale viviamo pare spesso molto lontano da ciò di cui la fede ci dà la certezza;

le esperienze del male e della sofferenza, delle ingiustizie e della morte sembrano contraddire la Buona Novella, possono far vacillare la fede e diventare per essa una tentazione. (CCC 165)

Allora dobbiamo volgerci verso i testimoni della fede:

Abramo, che credette, “sperando contro ogni speranza” (Rm 4,18); la Vergine Maria che, nel “cammino della fede” [Conc. Ecum. Vat. II, Lumen gentium, 58], è giunta fino alla “notte della fede” [Giovanni Paolo II, Lett. enc. Redemptoris Mater, 17] partecipando alla sofferenza del suo Figlio e alla notte della sua tomba;

e molti altri testimoni della fede.

“Circondati da un così gran numero di testimoni, deposto tutto ciò che è di peso e il peccato che ci assedia, corriamo con perseveranza nella corsa che ci sta davanti, tenendo fisso lo sguardo su Gesù, autore e perfezionatore della fede” (Eb 12,1-2

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