lunedì 9 aprile 2012

UNITA' TRA A. e N. TESTAMENTO



UNITA' TRA ANTICO E

NUOVO TESTAMENTO



I Vangeli sono il cuore di tutte le Scritture “in quanto sono la principale testimonianza relativa alla vita e alla dottrina del Verbo incarnato, nostro Salvatore” [Dei Verbum, 18]. (CCC 127)

Il Vangelo quadriforme occupa nella Chiesa un posto unico;

lo testimonia la venerazione di cui lo circonda la liturgia e la singolarissima attrattiva che in ogni tempo ha esercitato sui santi.

“Non c'è dottrina che sia migliore, più preziosa e più splendida del testo del Vangelo.

Considerate e custodite nel cuore quanto Cristo, nostro Signore e Maestro, ha insegnato con le sue parole e realizzato con le sue azioni”.  

“Ma è soprattutto il Vangelo che mi intrattiene durante le orazioni, in esso trovo tutto ciò che è necessario alla mia povera anima.

Vi scopro sempre nuove luci, significati nascosti e misteriosi” [Santa Teresa di Gesù Bambino, Manoscritto A, 83v., Manoscritti autobiografici: Opere complete, p. 209].

La Scrittura è una, in quanto unica è la Parola di Dio, unico il progetto salvifico di Dio, unica l'ispirazione divina di entrambi i Testamenti.

L'Antico Testamento prepara il Nuovo e il Nuovo dà compimento all'Antico: i due si illuminano a vicenda. Dall'unità del progetto di Dio e della sua rivelazione deriva l'unità dei due Testamenti:

l'Antico Testamento prepara il Nuovo, mentre il Nuovo compie l'Antico; i due si illuminano a vicenda;

entrambi sono vera Parola di Dio.

La Chiesa, fin dai tempi apostolici, [1Cor 10,6.11; Eb 10,1; 1Pt 3,21] e poi costantemente nella sua Tradizione, ha messo in luce l'unità del piano divino nei due Testamenti grazie alla tipologia.

Questa nelle opere di Dio dell'Antico Testamento ravvisa delle prefigurazioni di ciò che Dio, nella pienezza dei tempi, ha compiuto nella Persona del suo Figlio incarnato. (CCC 130)

La tipologia esprime il dinamismo verso il compimento del piano divino, quando “Dio sarà tutto in tutti” (1Cor 15,28).

Anche la vocazione dei patriarchi e l'Esodo dall'Egitto, per esempio, non perdono il valore che è loro proprio nel piano divino, per il fatto di esserne, al tempo stesso, tappe intermedie.

I cristiani, quindi, leggono l'Antico Testamento alla luce di Cristo morto e risorto.

La lettura tipologica rivela l'inesauribile contenuto dell'Antico Testamento.

Questa non deve indurre però a dimenticare che esso conserva il valore suo proprio di rivelazione che lo stesso nostro Signore ha riaffermato [Mc 12,29-31].

Pertanto, anche il Nuovo Testamento esige d'essere letto alla luce dell'Antico.

La primitiva catechesi cristiana vi farà costantemente ricorso [1Cor 5,6-8; 10,1-11].

Secondo un antico detto, il Nuovo Testamento è nascosto nell'Antico, mentre l'Antico è svelato nel Nuovo.

La Sacra Scrittura dona sostegno e vigore alla vita della Chiesa.

È, per i suoi figli, saldezza della fede, cibo e sorgente di vita spirituale.

È l'anima della teologia e della predicazione pastorale. Dice il Salmista: essa è «lampada per i miei passi, luce sul mio cammino» (Sal 119,105).

La Chiesa esorta perciò alla frequente lettura della Sacra Scrittura, perché «l'ignoranza delle Scritture è ignoranza di Cristo» (san Girolamo).

“La Chiesa ha sempre venerato le divine Scritture come ha fatto per il Corpo stesso del Signore” [Conc. Ecum. Vat. II, Dei Verbum, 21];

in ambedue le realtà tutta la vita cristiana trova il proprio nutrimento e la propria regola.

“Lampada per i miei passi è la tua Parola, luce sul mio cammino” (Sal 119,105; cf. Is 50,4).

“Nella Parola di Dio è insita tanta efficacia e potenza da essere sostegno e vigore della Chiesa, e per i figli della Chiesa saldezza della fede, cibo dell'anima, sorgente pura e perenne della vita spirituale” [Dei Verbum, 21].

“È necessario che i fedeli abbiano largo accesso alla Sacra Scrittura” [Dei Verbum, 22]. (CCC 132) “Lo studio della Sacra Scrittura sia dunque come l'anima della sacra teologia.

Anche il ministero della Parola, cioè la predicazione pastorale, la catechesi e tutta l'istruzione cristiana, nella quale l'omelia liturgica deve avere un posto privilegiato, si nutre con profitto e santamente vigoreggia con la parola della Scrittura” [Dei Verbum, 24].

La Chiesa “esorta con forza e insistenza tutti i fedeli” ad apprendere "la sublime scienza di Gesù Cristo" (Fil 3,8) con la frequente lettura delle divine Scritture.

"L'ignoranza delle Scritture, infatti, è ignoranza di Cristo" [Dei Verbum, 25].

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