venerdì 31 agosto 2012

CONFESSO UN SOLO BATTESIMO


 
Confesso un solo battesimo
 
per il perdono dei peccati

 

 Questo articolo del Credo ci richiama l’origine battesimale della professione di fede.
 
Proclamare che c’è un solo battesimo per il perdono dei peccati, significa riconoscere che l’adesione a Cristo nella Chiesa è l’unica via certa di salvezza.
 
Anticamente, il sacramento del battesimo in generale era conferito a persone adulte che venivano prima iniziate alla dottrina cristiana.
 
Chiedendo di ricevere il battesimo, i neofiti erano consapevoli che esso costituiva la rottura con la loro vita antecedente.
 
Oggi, eccetto che nei paesi di missione, non è più così, ed i bambini vengono generalmente battezzati sin dalla loro più tenera età al fine di potere partecipare alla vita cristiana, conformemente alla parola del Salvatore: Lasciate che i pargoli vengano a me (Lc 17, 16).
 
In entrambi i casi, la recita di questo articolo del Credo costituisce un rinnovamento delle promesse fatte sia direttamente, sia per l’intermediazione del padrino o della madrina, al momento del battesimo.
 
Nella Liturgia, il Credo è giustamente letto o cantato prima dell’inizio dell’anafora (Anaphora significa in greco “oblazione”;
 
nel linguaggio liturgico, il termine designa anche la parte centrale della Liturgia eucaristica; nella Messa romana corrisponde al canone, nel quale sono inclusi il prefazio e il dialogo che la precede).

 
In quel momento, esso costituisce per i fedeli riuniti il ricordo opportuno degli impegni battesimali, che fa eco alle raccomandazioni di san Paolo relative alla Cena:
 
Ciascuno dunque esamini prima se stesso, e dopo mangi di questo pane e beva di questo calice” (1 Cor 11, 28).

 
Nel Credo, l’articolo sul battesimo viene immediatamente dopo quello che riguarda la Chiesa e questa disposizione è logica poiché non c’è altro mezzo di entrare nella comunità ecclesiale fondata da Cristo se non ricevendo il battesimo.
 
Pertanto sacramento sta all’origine di tutta la vita cristiana; esso segna la nascita spirituale e come abbiamo detto all’inizio, ciò implica inizialmente una rottura con tutto ciò che non appartiene al Regno di Dio; non ci possono essere compromessi.
 
Nessuno può servire due padroni; o odierà l’uno ed amerà l’altro, o si legherà ad uno e disprezzerà l’altro” (Mt 6, 24, cf. Lc 16, 13).
 
L’apostolo Paolo scrive ai Romani: “Ignorate che battezzati in Cristo Gesù, è nella sua morte che tutti siamo stati battezzati?
 
Siamo stati seppelliti dunque con lui nella morte mediante il battesimo, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti per la gloria del Padre, anche noi viviamo una vita nuova…
 
Se siamo morti con Cristo, crediamo che vivremo anche con lui, sapendo che Cristo risuscitato dai morti non morrà più, che la morte non avrà più potere su di lui.
 
La sua morte è stata una morte al peccato, una volta e per sempre; ma la sua vita è una vita in Dio. Lo stesso voi, consideratevi come morti al peccato e vivi per Dio in Cristo Gesù” (Rm 6, 3-4; 8-11).

 

giovedì 30 agosto 2012

42 ANNI - NOZZE DI MADREPERLA



POESIA PER I 42 ANNI DI MATRIMONIO -
 
 NOZZE DI MADREPERLA
RIEMPI I MIEI ANNI VUOTI
E LI RENDI CRISTALLI LUCENTI.
I TUOI VERDI OCCHI
BAGLIORI SCINTILLANTI
SORRIDONO ALL'ANIMA
E TRAFIGGONO IL MIO PENSIERO
COME UN RAGGIO DI LUNA
CHE SI SPECCHIA
SUL PLACIDO MARE DELLA VITA.
SEI INCISA NEL TEMPO
SAPORE DOLCE DI CONFETTI E NOSTALGIA.
E OGNI ANNO TORNA
QUELLA PIOGGIA DI RISO
A RIPORTARE UN RICORDO E UN SORRISO.
IO, PRINCIPE SENZA REGNO,
MA CON UN NOBILE CUORE,
E TU CELESTE PRINCIPESSA
RICCA D'AMORE.
PINO

BATTESIMO E' RINUNCIA A SATANA


 
IL BATTESIMO E' LA RINUNCIA
 
A SATANA

 

Nel rito battesimale, l’accento è messo proprio sulle due fasi, quella della rottura e quella dell’adesione:
 
Rinunci a Satana e a tutte le sue opere, e a tutti i suoi angeli, e ad ogni suo culto e ad ogni sua pompa?”; e più avanti:
 
Ti unisci a Cristo?”.
 
Nell’antichità cristiana, ogni più piccola parte del rito battesimale era carica di simbolismo:
 
si può dire che era spinto sino al raffinamento.
 
Ma certi aspetti di questo simbolismo superavano largamente quelli del semplice allegorismo:
 
la Chiesa li ha accuratamente conservati, pure quando oggi da molti non sono più compresi perfettamente.
 
I Padri, nella loro catechesi battesimale, insistevano sullo spogliamento dell’uomo vecchio, così come pure il rivestire una tunica bianca richiama la purezza acquistata col ricevimento del sacramento.

 
Si sa che la Chiesa ortodossa, salvo eccezioni dovutamente motivate, conferisce sempre il battesimo per immersione:
 
è così, in effetti, che si manifesta il significato di questo sacramento.
 
Nelle Costituzioni apostoliche, leggiamo questa preghiera per santificare l’acqua dei fonti battesimali:
 
Santifica quest’acqua affinché coloro che sono battezzati siano crocifissi con Cristo, muoiano con lui, siano seppelliti con lui, e risuscitino con lui per l’adozione”.
 
Commentando le tre immersioni che figurano nel triduo pasquale, san Cirillo di Gerusalemme (IV sec.) scrive queste ammirevoli parole:
 
Cosa meravigliosa e paradossale! Noi non siamo morti realmente e non siamo stati sepolti realmente, e, dopo essere stati crocifissi, non siamo risuscitati realmente.
 
Se l’imitazione si fa in immagine, la salvezza, invece, essa si fa in realtà.
 
Cristo è stato realmente crocifisso, e realmente messo nel sepolcro, ed è realmente risuscitato.
 
E tutte queste cose sono state compiute per amore per noi, affinché, prendendovi parte per imitazione alle sue sofferenze, otteniamo realmente la salvezza”.
 
Si comprende da lì che non è per puro attaccamento al passato che la Chiesa Ortodossa è rimasta fedele all’antico modo di amministrare il sacramento del battesimo:
 
ma a motivo di tutto il significato sacramentale del rito.
 
Certo è che l’abbandono del battesimo per immersione comporta un indebolimento del simbolismo proprio del sacramento.

 
Nella Chiesa ortodossa, al battesimo segue regolarmente l’amministrazione della cresima, che in occidente viene chiamata conferma;
 
se, infatti, il battesimo segna la nascita alla vita spirituale, la cresima conferma in modo più speciale l’integrazione alla comunità cristiana con il carisma del Santo Spirito.
 
Normalmente l’iniziazione cristiana si completa con la partecipazione alla Santa Cena;
 
per il neofita è la piena comunione con il Signore e la promessa della partecipazione al banchetto messianico del Regno.
 
Si completerà allora il processo di trasfigurazione abbozzato con il battesimo e l’unzione del crisma.
 
Così l’iniziazione cristiana unisce i tre sacramenti, battesimo, cresima, eucaristia, e, come abbiamo visto, questa connessione non è affatto fortuita;
 
non è neppure un accostamento pratico di cerimonie;
 
al contrario, risponde ad un significato profondo.

mercoledì 29 agosto 2012

DIRITTO: ISTANZA NOMINA CTP


 
Tribunale Ordinario di ­­­­­­­­­­­­­­__________

Ufficio esecuzioni

R.G.N.  /_____

Dichiarazione di Nomina di Consulente Tecnico di Parte

nel ricorso per l’esecuzione del rilascio di un lotto di terreno, promosso dalla Sig.ra ____________

Contro

il Sig. __________

* * * * *

L’anno ________il giorno ___ del mese di __________ innanzi al sottoscritto Cancelliere del Tribunale Ordinario di ____________ è comparso l’Avv. ____________, con Studio in __________, Via __________ n. ___ in qualità di procuratore della ricorrente Sig.ra ____________

ha dichiarato

di nominare quale consulente tecnico di parte il Geometra ____________, con Studio in ____________, Via ____________ n. ___ (tel. __________).

__________ , ­­­__________

Avv. ____________


 


Il Cancelliere

martedì 28 agosto 2012

UNICITA' DEL BATTESIMO


 
UNICITA' DEL BATTESIMO

 

Nel Credo, confessiamo unum baptisma.
 
C’è lì un’affermazione solenne dell’unicità del battesimo.
 
San Paolo lo dichiara espressamente agli Efesini:
 
un solo Signore, una sola fede, un solo battesimo; un solo Dio e Padre di tutti, che è al di sopra di tutti, per tutti e in tutti” (Ef 4, 5-6).
 
Come noi professiamo che nostro Signore ha fondato una sola Chiesa, così confessiamo che c’è un solo battesimo, perché unica e indivisibile è la Santa Trinità nel nome della quale siamo battezzati secondo il comandamento del Signore (Mt 28, 19).
 
Per questo la Chiesa non ripete il battesimo conferito nel suo seno ed ammette senza ribattezzarli gli eretici, che sono stati validamente battezzati nel nome del Padre e del Figlio e del Santo Spirito, conformemente al VII canone del II Concilio ecumenico (381).
 
La nozione di validità è qui condizionata da una corretta amministrazione del sacramento dal punto di vista della materia e della forma, da una parte, e dall’appartenenza di chi ha compiuto il rito ad una comunità cristiana che confessi il dogma della Santa Trinità.
 
Il battesimo non si ripete nel caso in cui un cristiano rinneghi la sua fede e successivamente chieda la propria reintegrazione nella Chiesa, perché il segno di Dio su ciascun battezzato resta indelebile:
 
la cattiva condotta di un figlio non dissolve il legame che lo unisce al padre, parimenti il gran numero di peccati e la gravità dei peccati non sopprime la potenzialità che è stata data nel battesimo.
 
La via della penitenza rimane sempre aperta, come nostro Signore ricorda nella parabola del figliol prodigo.
 
Il battesimo costituisce un momento unico della vita dell’uomo, poiché attraverso questo sacramento il battezzato è giustificato davanti a Dio, non per i propri meriti, ma per l’appropriazione della riconciliazione e della salvezza portate in Gesù Cristo.
 
La maledizione che pesava sull’umanità dopo la rottura originale è stata tolta dal sacrificio del Verbo incarnato:
 
essere battezzato significa essere integrato in questa umanità rinnovata di cui Cristo, nuovo Adamo, è il capo.
 
Ma ciò che noi acquistiamo, in Cristo, è la libertà, con tutto ciò che essa comporta, cioè la possibilità per noi di una opzione.
 
Nel momento dell’iniziazione cristiana, la grazia divina viene in noi, ma spetta a noi fare fruttificare i talenti che ci sono stati affidati.
 
Se non lo facciamo, il corruccio divino si abbatterà su di noi, come insegna la parabola evangelica (cf. Mt 25, 26-30), ma colui che compie i comandamenti divini è promesso all’ineffabile mistero dell’unione deificante (2 Pt 1,4):
 
è la fine ultima nella quale si realizza pienamente la vocazione di coloro che sono stati battezzati in Cristo.

mercoledì 22 agosto 2012

RESURREZIONE DEI MORTI



LA RESURREZIONE DEI MORTI



Abbiamo già detto precedentemente quanto nel cristianesimo fosse fondamentale l’elemento escatologico.

È questo orientamento verso una “fine” che gli dà il suo carattere peculiare. Perdere di vista questo significa rischiare di falsare integralmente il messaggio evangelico, ridurre la Rivelazione ad un’etica conformista.

Mentre per la filosofia ellenica, a causa della sua concezione ciclica del tempo, la resurrezione dei morti non aveva alcun senso, il cristianesimo, concependo il tempo secondo la Bibbia come lineare, accorda a questo credere tutto il suo significato.

Si noterà pure, se si esamina attentamente il quadro in cui è situata, che l’idea platonica dell’immortalità dell’anima è molto lontana dal dogma della sopravvivenza dell’uomo.

Il simbolo della fede usa un’espressione estremamente caratteristica: “attendo la resurrezione dei morti”.

Il verbo usato, in greco ha un duplice significato difficile da rendere nella traduzione:

da un lato evoca l’idea di un’attesa soggettiva – all’occorrenza si collega all’attesa impaziente dei credenti la cui eco si trova alla fine dell’Apocalisse (“Vieni, Signore Gesù!” Ap 22, 20);

dall’altro ha un significato oggettivo: cioè che un avvenimento ineluttabile, buono o cattivo che sia, sta per arrivare.

La resurrezione non è semplicemente una pia speranza, è una certezza che condiziona la fede cristiana.

Invero, se sbalordiva i pagani (ac 17, 32), quella credenza sembrava normale alla maggior parte dei Giudei (Gv 11, 24), benché i Sadducei l’avessero respinta.

Essa trovava il suo fondamento nell’Antico Testamento (Ez 37, 1 14).

Ciò che è nuovo, nella fede Cristiana, è che la speranza della resurrezione felice è legata all’opera redentrice di Gesù Cristo: “Io sono – dice nostro Signore a Marta – la resurrezione.

Chi crede in me, anche morto, vivrà; e chiunque vive e crede in me non morirà mai” (Gv 11, 25-26).

Per questo l’apostolo Paolo scrive ai Tessalonicesi:

Non vogliamo, fratelli, che voi ignoriate quel che riguarda i morti; non dovete essere desolati come gli altri che non hanno speranza” (1 Tess 4, 13).

Il Cristianesimo è veramente nel senso forte religione della speranza;

l’eroismo dei martiri della fede infatti non ha nulla a che vedere con la calma assoluta degli antichi saggi dinanzi all’ineluttabile declino.

Nulla di più commovente nella sua pacifica certezza della preghiera di san Policarpo sul suo rogo:

Signore, Dio onnipotente, Padre di Gesù Cristo, tuo figlio prediletto e benedetto, per mezzo del quale ti abbiamo conosciuto;

Dio degli angeli e delle potenze, Dio di tutto il creato e di tutta la famiglia dei giusti che vivono nella presenza;

ti benedico per avermi giudicato degno dei questo giorno e di quest’ora, degno di essere annoverato tra i tuoi martiri e di partecipare al calice del tuo Cristo, per risuscitare alla vita eterna, nell’incorruttibilità del Santo Spirito”.

martedì 21 agosto 2012

RESURREZIONE DELLA CARNE



LA RESURREZIONE

DELLA CARNE



Mentre nel simbolo di Nicea-Costantinopoli si parla della “resurrezione dei morti”, il vecchio Credo romano parla della “resurrezione della carne” per sottolineare il carattere molto concreto di questo avvenimento;

tuttavia il termine “carne” deve essere inteso qui nel senso di “persona”, perché sappiamo invero che “la carne e il sangue non possono ereditare il regno di Dio”(1 Cor 15, 50).


La resurrezione per la vita eterna suppone una trasformazione, un passaggio dalla corruttibilità all’incorruttibilità (1 Cor 15, 51-54).

San Paolo afferma chiaramente alla fine di una serie di ragionamenti sul contenuto della resurrezione:

Si semina un corpo psichico, ma risuscita un corpo spirituale”;

certo, il corpo risuscitato ed il corpo sepolto sono lo stesso soggetto, ma il modo di essere è diverso.

Per comprendere bene questo, non si deve perdere di vista cosa significa per san Paolo la categoria dello spirituale, che è legata a quella del divino.

Il corpo spirituale è il corpo trasfigurato dalla grazia.

Come, infatti, tutti muoiono in Adamo, così tutti saranno vivificati in Cristo” (1 Cor 15, 22).

La Resurrezione di Cristo è la primizia della resurrezione dei morti.

La vita del cristiano deve essere penetrata da questa certezza;

per questo i credenti devono comportarsi in questo mondo come figli della luce (Ef 5, 8);

la partecipazione alla Santa Eucaristia costituisce la caparra della vita eterna, come viene sovente ricordato nella Liturgia.

È in effetti nel sacramento dell’Eucarestia che, forse, viene più fortemente marcato l’accento escatologico: la Santa Cena è l’anticipo del banchetto messianico, nel Regno, al quale siamo tutti invitati.

La discesa del Santo Spirito sui Doni, nel momento dell’epiclesi, attualizza l’avvenimento della Pentecoste e prefigura il trionfo della Seconda Parusia.

Il legame tra la Pentecoste da un lato, la seconda Parusia e la resurrezione generale dall’altro, viene particolarmente sottolineato in Oriente nella Liturgia;

il sabato che precede la domenica di Pentecoste è in particolar modo consacrato ai defunti;

e l’ufficio della genuflessione (la sera di Pentecoste) comprende parecchie allusioni alla resurrezione futura, una è questa:

Ti rendiamo grazie in ogni cosa, per la nostra venuta in questo mondo e per la nostra dipartita, che, in virtù della tua ineffabile promessa, fa nascere in noi la speranza della resurrezione e della vita pura, di cui speriamo godere al tuo futuro ritorno”.

Nella resurrezione generale che segnerà la fine di questo mondo, i cristiani vedono essenzialmente la manifestazione della vittoria di Cristo, annunciata in maniera certa dalla Resurrezione del Signore all’alba del terzo giorno.