domenica 30 settembre 2012

DIRITTO: ISTANZA CANCELLAZIONE PROTESTI




AL PRESIDENTE DELLA CAMERA DI COMMERCIO, INDUSTRIA, ARTIGIANATO E AGRICOLTURA DI __________

Istanza ai sensi dell'articolo 4 della legge 12 febbraio 1955, n. 77, e successive modificazioni

Il sottoscritto __________ nato a _________ il ________ residente in __________ via __________ codice fiscale n.  ________________________

PREMESSO

che sono stati protestati i seguenti titoli cambiari a firma dell'istante:

1. Importo lire ________ scadenza ________data del protesto _______ notaio __________

2. Importo lire ________ scadenza ________data del protesto _______ notaio __________

che in data __________ il sottoscritto ha adempiuto al pagamento delle somme recate dai predetti titoli, unitamente agli interessi maturati come dovuti e alle spese per il protesto, come si evince dagli allegati

CHIEDE

la cancellazione del proprio nome dal registro informatico dei protesti, ai sensi dell'articolo 4 della legge 12 febbraio 1955, n. 77, e successive modificazioni.

__________, __________

____________

 

sabato 29 settembre 2012

UNICITA' FIGLIO DI DIO


 
UNICITA' DEL FIGLIO DI DIO
 

Nel secondo articolo del Simbolo della Fede, la Chiesa confessa innanzitutto l’unicità del Figlio di Dio;
 
viene scartata perciò direttamente l’interpretazione eretica dell’adozionismo, secondo la quale Gesù sarebbe stato un uomo adottato da Dio.
 
Solo Gesù Cristo è per natura Figlio di Dio; l’adozione dei cristiani che, con il battesimo, diventano in Cristo figli di Dio, non elimina affatto la distinzione radicale tra l’increato e la creatura.
 
Noi diventiamo figli di Dio per grazia, Cristo lo è per natura, e noi lo possiamo diventare, soltanto perché Cristo lo è per natura.

 
Confessando che il Figlio è “nato dal Padre prima di tutti i secoli” non affermiamo che la nascita è semplicemente anteriore alla creazione, ma che essa è al di fuori del tempo, poiché la nozione di tempo è legata a quella della creazione.
 
Per questo nell’Evangelo leggiamo quella parola del Signore “Prima che Abramo fosse, io sono” (Gv 8, 58), e non “io ero”, che avrebbe evidenziato soltanto l’anteriorità nel tempo.
 
Occorre notare che questa affermazione della nascita “prima di tutti i secoli” era discretamente diretta contro la formula blasfema degli Ariani a proposito del Figlio:
 
“Ci fu un tempo in cui egli non esisteva”.

 
Il Figlio è “Luce da Luce, Dio vero da Dio vero”, perché ad eccezione delle nozioni personali (cioè le proprietà per mezzo delle quali noi distinguiamo nella Santa Trinità una Persona dall’altra), le tre Persone divine sono assolutamente identiche;
 
questo lo fa notare san Gregorio di Nissa:
 
Se confessiamo la natura di Dio senza variazione - scrive – non neghiamo la differenza tra la Causa e il causato, ed è soltanto in ciò che l’uno si distingue dall’altro” (Quod non sint tres dii, PG 45, 133).

 
Per esprimere questa perfetta similitudine del Padre e del Figlio, l’apostolo Paolo ci dice che Cristo è immagine di Dio ( 2 Cor 4, 4); nell’Epistola agli Ebrei, la relazione del Figlio nei confronti del Padre è espressa in questi termini:
 
Risplendente della sua gloria, impronta della sua sostanza (1, 3).

 
Un padre del III secolo, san Gregorio Taumaturgo, vescovo di Nuova-Cesarea, ha riassunto meravigliosamente questa teologia dell’Immagine nella sua professione di fede nella quale leggiamo:
 
“Un solo Dio, Padre del Verbo vivente, della Sapienza sussistente, della Potenza, dell’Impronta eterna; Perfetto che genera il Perfetto, Padre del Figlio unico-generato.
 
Un solo Signore, Unico dell’Unico, Dio da Dio, Impronta e Immagine della divinità, Verbo attivo, Sapienza che mantiene l’insieme di tutte le cose, Causa efficiente di tutta la creazione, Figlio vero del Padre vero, Invisibile dall’Invisibile, Incorruttibile dall’Incorruttibile, Immortale dall’Immortale ed Eterno dall’Eterno” (san Gregorio di Nissa PG 46, 912).

 
Precisando ciò che viene affermato al principio dell’articolo, la Chiesa confessa sempre, contro Ario ed i suoi seguaci, che il Figlio è “generato, non creato”, perché la generazione eterna del Figlio dal Padre, come del resto la processione del Santo Spirito, è un atto della vita divina intra-trinitaria che non ha nulla in comune con la creazione.
 
Non si può dunque neppure stabilire una analogia tra la generazione del Figlio dal Padre e la creazione, che è un’opera ad extra (verso l’esterno) della Santa Trinità, perché secondo le meravigliose parole di san Gregorio di Nuova-Cesarea, nulla dunque di creato o di servile nella Trinità;
 
nulla di avventizio;
 
nulla che, prima inesistente, avvenga dopo .

 
Per togliere in partenza ogni equivoco, i Padri del Concilio ecumenico di Nicea proclamarono che il Figlio è “consustanziale” al Padre:
 
è la conseguenza logica delle affermazioni precedenti:
 
la co-eternità e l’equi-divinità delle Persone divine, la loro perfetta unità di essenza.
 
Il termine aveva il vantaggio di evitare ogni ambiguità, perché gli eretici ariani usavano volentieri sia espressioni della Scrittura, interpretandole, con speciose esegesi, a favore delle loro teorie, sia formule vaghe suscettibili di accezioni diverse.
 
Per questo tutti i dottori ortodossi, dopo i chiarimenti necessari, finirono con l’allinearsi su questo termine.
 
La consustanzialità delle Persone divine è un dogma fondamentale del cristianesimo autentico.

venerdì 28 settembre 2012

TUTTO E' STATO FATTO DAL FIGLIO


 
TUTTO E' STATO FATTO PER MEZZO DEL FIGLIO

 
Il secondo articolo del Simbolo termina con l’affermazione che tutto è stato fatto per mezzo del Figlio: è l’eco della dottrina espressa chiaramente nel Nuovo Testamento (Gv 1, 3; Col 1, 16).
 
Tutta la creazione intera è stata opera congiunta delle tre Persone divine.
 
Ma, esse sono la causa dell’essere in maniera propria a ciascuna di esse: “se il Padre è la causa prima e il Santo Spirito la causa perfezionante, il Verbo può essere chiamato la causa operante”.

 
Il credo si sofferma poco su questo punto; afferma solo la credenza tradizionale in queste semplici parole:
 
“per mezzo del quale tutto è stato fatto”.
 
Questa brevità si spiega facilmente: primo perché, questo dogma esplicitato nell’Evangelo non è stato oggetto di controversie tra i cristiani;
 
poi perché, il Credo è confessione della fede e non potevano esservi inserite teorie puramente speculative che, per quanto legittime, non possono pretendere di rientrare nel campo della regola della fede.

 
Se il secondo articolo del Credo tratta del Figlio nella sua relazione ontologica ed eterna con il Padre, quello successivo si riferisce all’incarnazione del Figlio.
 
La Rivelazione neo-testamentaria, proclamando altamente che il Messia atteso da Israele è il Verbo di Dio incarnato, rappresenta insieme il compimento ed il superamento dell’Antico Testamento:
 
i profeti avevano chiaramente annunciato l’avvenimento di una nuova era inaugurata da un Messia, cioè da un inviato dall’Altissimo;
 
i tratti di questo Messia sono anche precisati;
 
il libro di Isaia dipinge così la figura del Servitore umiliato ed oltraggiato (Is 53).
 
Del resto, il pensiero giudaico, pur restando fedele al monoteismo stretto, aveva intravisto una certa personalizzazione della Sapienza divina (ad esempio, Pr 8-9; Ecc 1 e 24) ma non era mai stato fatto chiaramente un accostamento di personalità tra il Messia e la Sapienza divina ipostatizzata.
 
Inoltre, gli ultimi secoli che precedettero la nostra era avevano visto fiorire presso i Giudei un nazionalismo esaltato e venato di xenofobia che offuscava un po’ la visione messianica universalistica degli antichi profeti.
 
Il Messia era atteso, da molti, sotto le vesti di un restauratore dello Stato giudaico;
 
anche gli Apostoli, prima della Pentecoste, non giungevano a liberarsi di questa concezione (Atti 1, 6).

 

giovedì 27 settembre 2012

E IL VERBO S'E' FATTO CARNE


 
E IL VERBO SI E' FATTO CARNE

Il terzo articolo del Simbolo è l’eco dell’affermazione evangelica:
 
E il Verbo si è fatto carne ed abitò tra di noi (Gv 1, 14)
 
La Chiesa ha sempre difeso con estremo vigore la dottrina dell’Incarnazione contro coloro che negavano o deformavano questa verità che fonda la certezza della salvezza.
 
Nel commento dell’articolo precedente, abbiamo sottolineato l’attaccamento della Chiesa a proclamare Gesù Cristo come vero Dio e vero Uomo.
 
Il cristianesimo ortodosso ha lottato accanitamente contro i doceti che, per dualismo gnostico, negavano la realtà dell’Incarnazione;
 
contro questi eretici polemizza san Giovanni nella sua prima epistola, quando scrive:
 
“riconoscete lo spirito di Dio da questo: ogni spirito che confessa Gesù Cristo nato da carne appartiene a Dio;
 
ogni spirito che non confessa Gesù Cristo non appartiene a Dio; è lo spirito dell’Anticristo” (1 Gv 4, 2-3).
 
Nella sua seconda epistola, scrive ancora:
 
“si sono sparsi nel mondo molti seduttori che non confessano Gesù Cristo nato da carne.
 
Eccolo lì il Seduttore, l’Anticristo” (2 Gv 7-8).
 
Così, la Santa Scrittura ci mette in guardia, non solo contro questa eresia dei doceti, ma pure e più in generale contro ogni pseudo-spiritualismo che non metta al centro del proprio insegnamento Gesù Cristo, Verbo di Dio incarnato.

 
L’incarnazione è l’ “avvenimento” per eccellenza nella storia della Salvezza: non un fatto da annoverare con gli altri.
 
È l’avvenimento che ha modificato radicalmente la storia perché, con l’Incarnazione del Verbo, i rapporti tra Dio e l’uomo sono stati totalmente trasformati.
 
Il cristianesimo ha una concezione lineare e non ciclica del tempo: stando a significare che il tempo ha un inizio segnato dalla creazione ed una fine che sarà segnata dal Giudizio finale.
 
E questa linea è proprio tagliata in un punto dall’Incarnazione.
 
Gli Apostoli ed i cristiani dei primi secoli non hanno per nulla ignorato questo carattere decisivo dell’Incarnazione, nella quale hanno visto giustamente l’inaugurazione dell’era escatologica annunciata dai profeti (vedere ad esempio Atti 11, 14-36; e notare il riferimento a Gal 3, 1-5).
 
Indipendentemente da ogni considerazione di durata, sant’Ireneo di Lione, il grande dottore e testimone della Tradizione alla fine del II secolo, chiama questa era inaugurata con l’Incarnazione i novissima tempora, i tempi ultimi (Adv. Haer. 3, 24, 1).

 
Da notare la semplicità della terminologia del Credo e la concisione delle spiegazioni dogmatiche:
 
a riguardo, occorre tenere presente ciò che si è detto nel commento dell’articolo precedente circa l’assenza voluta di qualsivoglia teologia speculativa.

mercoledì 26 settembre 2012

PER NOI UOMINI E PER LA NOSTRA SALVEZZA


 
PER NOI UOMINI E PER LA NOSTRA SALVEZZA

La causa dell’incarnazione è dunque riassunta in questi termini:
 
per noi uomini e per la nostra salvezza.
 
Le vane ed oziose speculazioni per sapere se l’Incarnazione sarebbe avvenuta anche senza il peccato originale e dunque senza il bisogno di una redenzione propriamente detta non trovano posto in un enunciato della Regola di Fede.
 
D’altronde, si noterà che l’universalità della salvezza offerta all’umanità è implicitamente affermata nella formulazione dell’articolo, conformemente alle parole chiarissime della Santa Scrittura:
 
Ecco ciò che piace a Dio nostro Signore, lui che vuole che allora gli uomini siano salvati e giungano alla conoscenza della verità” (1 Tm 11, 3-4).
 
È appena il caso di aggiungere che l’espressione del Credo “…per noi, uomini…” non coinvolge soltanto questo articolo ma anche i successivi che trattano dell’economia del Verbo incarnato.

 
Le parole “è disceso dal cielo” non si riferiscono evidentemente ad una concezione grossolanamente materiale; mostrano l’infinita condiscendenza divina nell’Incarnazione e sottolineano la realtà dell’avvenimento la cui misteriosa grandezza è espressa con tanta precisione e bellezza nella lettera dogmatica di san Sofronio (VII secolo) che scrive:
 
“…Si è incarnato, lui, l’incorporale;
 
prende la nostra forma, lui che, secondo l’essenza divina, era esente da forma, relativamente all’esteriorità e all’apparenza; prende un corpo come il nostro, lui, l’immateriale, diventa veramente uomo, senza cessare di essere riconosciuto Dio.
 
Lo si vede portato nel seno di sua madre, lui che è nel seno del Padre eterno;
 
lui, l’atemporale, riceve un inizio nel tempo; tutto questo, non per capriccio, ma annientandosi veramente e, per volontà del Padre e sua, realmente tutto intero assumendo tutta la nostra pasta umana, prendendo una carne consustanziale a noi, un’anima razionale, simile alle nostre anime, uno spirito identico al nostro; poiché in questo consiste l’uomo” (Lettera dogmatica, PG 87, col. 3160-61).
 
Bisogna notare che il termine “annientandosi”, tratto da san Paolo (Fil 11,7) non deve essere male interpretato, perché ciò di cui Cristo si è spogliato nell’Incarnazione, non è della natura divina ma della gloria che possiede dall’eternità e che avrebbe dovuto ricadere sulla sua umanità, gloria che manifesta d'altronde nella Trasfigurazione.
 
L’Incarnazione del Verbo non implica alcuna modifica della natura divina Una:
 
questa verità di legge trova echi nella Lex orandi della Chiesa; è così che leggiamo in una preghiera della Liturgia di san Giovanni Crisostomo:
 
Ma nel tuo ineffabile ed incommensurabile amore per l’uomo, ti sei fatto uomo senza cambiamento, né alterazione e sei divenuto il nostro sommo Sacerdote”.

martedì 25 settembre 2012

INCARNATO DALLO S. SANTO E DA MARIA VERGINE


 
 
SI E' INCARNATO DALLO SPIRITO
 
SANTO E DA MARIA VERGINE

 
La Chiesa confessa che Nostro Signore
 
si è incarnato da Spirito Santo e da Maria Vergine”, conformemente a ciò che è detto esplicitamente nell’Evangelo (Mt 1, 18-2; Lc 1, 26-38).
 
La menzione della Santissima Vergine Maria sottolinea la realtà dell’umanità del Nostro Salvatore, che è il Messia della stirpe di David, annunciato dall’Antico Testamento.
 
L’Incarnazione si è fatta non solo per la volontà pre-eterna della Santa Trinità (1 Pt 1, 17-21), ma anche con il consenso della Santissima Vergine (Lc 1, 38).
 
In questa obbedienza fiduciosa nella parola di Dio, la Tradizione ecclesiale vede la risposta alla disobbedienza di Eva.
 
San Giustino, nella prima metà del II secolo, scrive:
 
Comprendiamo che Cristo si è fatto uomo per mezzo della Vergine, affinché la disobbedienza provocata dal serpente avesse fine attraverso la stessa via con cui era iniziata.
 
Infatti, Eva vergine e intatta, avendo concepito la parola del serpente, partorì la disobbedienza e la morte, la Vergine Maria, avendo concepito fede e gioia, quando l’angelo Gabriele le annunciò che lo Spirito del Signore sarebbe venuto su di lei e la virtù dell’Altissimo l’avrebbe coperta con la sua ombra, in modo che l’Essere santo nato da lei sarebbe Figlio di Dio, rispose:
 
«mi sia fatto secondo la tua parola».
 
Colui di cui parlano tante Scritture è nato dunque da lei.
 
Per mezzo suo, Dio fa crollare l’impero del serpente e di coloro che, angeli o uomini, gli sono divenuti simili, e libera dalla morte coloro che si pentono dei loro peccati e credono in lui” (PG 6, col.712).
 
Con molta sobrietà ed esattezza dogmatica, questo Padre della Chiesa, molto vicino alla generazione apostolica, ci dà tutte le motivazioni sulle quali si fonda la venerazione dei cristiani verso la Santissima Vergine Maria.