sabato 15 settembre 2012

ASCENSIONE E PENTECOSTE


 
ASCENSIONE E PENTECOSTE

 
L’Ascensione non è un’interruzione e la Pentecoste ne è il seguito necessario, come lo dice chiaramente il Signore:
 
In verità vi dico: è meglio per voi che io parta; perché se non parto, il Paraclito non verrà a voi; ma se parto, lo invierò a voi” (Gv 16, 7).

 
Sebbene noi chiamiamo Pentecoste un avvenimento preciso, l’effusione del Santo Spirito cinquanta giorni dopo Pasqua, ogni tempo in cui la Chiesa celebra, può essere invero considerato come una Pentecoste perpetua, perché la vita della Chiesa non si comprende se non nella prospettiva di un’azione del Santo Spirito.
 
Ad ogni Liturgia eucaristica, in particolare, il celebrante chiede a Dio di mandare il suo Santo Spirito sul popolo riunito in assemblea e sulle offerte.

 
Cristo offrendosi in sacrificio, ha riconciliato l’umanità con Dio; con l’Ascensione, questa umanità, nella persona del suo capo, è unita alla divinità e siede in gloria alla destra del Padre;
 
ma sta ad ogni uomo appropriarsi di quella salvezza offerta in Gesù Cristo, perché altrimenti sarebbe violata la libertà umana;
 
Dio offre la salvezza ma non l’impone.
 
Dopo l’Incarnazione, come prima, l’uomo nasce nel peccato, schiavo delle forze malvagie, ma dopo il compimento dell’opera redentrice di Cristo, gli è data la possibilità di essere integrato nella nuova creazione divenendo membro del Corpo di Cristo.
 
Per questo l’uomo deve essere accogliente verso la grazia preveniente, perché con le sue sole forze non può cominciare nulla; questo la Chiesa insegna fermamente di fronte alla concezione pelagiana della salvezza;
 
ma questo intervento iniziale necessario di Dio non implica alcun atteggiamento passivo da parte dell’uomo e ciascuno deve avere presente allo spirito le parole che il maestro rivolge ai discepoli di tutti i tempi:
 
Chi vuole seguirmi rinneghi se stesso, prenda la sua croce e mi segua” (Mt 16, 24; cf. Mc 8, 34 e Lc 9, 23).
 
Lasciare l’uomo vecchio e indossare l’uomo nuovo esige un’ascesi continua, perché se il battesimo significa rinuncia al dominio di Satana e aggregazione al Corpo di Cristo, occorre lottare ininterrottamente per conservare ciò che è stato acquisito e farlo fruttificare;
 
eppure questa ascensione spirituale, per quanto rigida possa essere, si compie nell’ambito fondamentale ottimista del cristianesimo, perché il credente sente risuonare quelle parole del Signore che mantengono la sua vigilanza e rafforzano la sua speranza:
 
Avrete da soffrire nel mondo: Ma abbiate coraggio! Io ho vinto il mondo!” (Gv 16, 33).

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