giovedì 20 settembre 2012

CREDO NELLA RESURREZIONE DI CRISTO


 
CREDERE NELLA RESURREZIONE
 
DI CRISTO

Credere nella Resurrezione di Gesù Cristo è il cuore del cristianesimo autentico;
 
per questo san Paolo scrive ai Corinzi:
 
Se Cristo non è risuscitato, allora la nostra predicazione è vuota, e vuota anche la nostra fede (1 Cor 15, 14)
 
Gli apostoli sono per eccellenza i testimoni di Cristo risuscitato (vedere soprattutto Atti 1, 21-22). La Resurrezione è stata l’eclatante manifestazione della messianicità di Gesù e della sua divinità.
 
L’atteggiamento preso di fronte all’avvenimento è la linea di demarcazione tra la fede e l’incredulità e questo resta valido per tutte le generazioni sino alla fine dei tempi.

 
Se i Giudei, in maggioranza, rifiutavano di riconoscere in Gesù risuscitato il Messia – sia che negassero la realtà della Resurrezione, sia che non tirassero alcuna conseguenza – almeno non era a loro estranea l’idea stessa di una resurrezione, ad eccezione però dei sadducei.
 
Non era così per i pagani: la predicazione cristiana della resurrezione generale e di quella già compiuta da Cristo incontrava una gran difficoltà di comprensione.
 
Oggi, talvolta si dimentica troppo facilmente che ci sono pochissimi punti comuni tra la concezione filosofica di una sopravvivenza dell’anima e l’idea biblica di resurrezione:
 
fu quella ragione per cui la predicazione di san Paolo nell’Areopago di Atene andò incontro ad uno scetticismo sarcastico (Atti 17 16-34).
 
Così, per ragioni diverse, la maggior parte dei Giudei e dei pagani rimasero insensibili al segno di Dio.

 
Per i credenti a cui con la fede è dato di riconoscere la grandezza dell’avvenimento, la Resurrezione del Signore significa il trionfo eclatante della vita sulla morte, la fine della maledizione che pesava sulla discendenza di Adamo.
 
Per questo Pasqua è la festa della gioia traboccante; la Liturgia ortodossa l’esprime in questo giorno con enfasi particolare:
 
Oggi ci è apparsa una Pasqua sacra: Pasqua nuova e santa, Pasqua mistica, Pasqua purissima, Pasqua di Cristo nostro liberatore, Pasqua immacolata, Pasqua grandiosa, Pasqua dei credenti;
 
Pasqua che ci apre le porte del paradiso, Pasqua che santifica tutti i fedeli” (Stichira delle Lodi pasquali).
 
Per l’antico Israele, Pasqua era la commemorazione della liberazione dalla schiavitù egiziana; per la Chiesa, nuovo Israele, la Pasqua cristiana è il richiamo alla liberazione dalla schiavitù della morte:
 
è dunque l’annuncio della resurrezione generale, di cui quella di Cristo è il principio efficace.

 
Non è solo nell’ufficio pasquale che la Chiesa ci ricorda il grande mistero della Resurrezione, ma in ogni ufficio domenicale.
 
Il tema pasquale impregna inoltre tutto il rito battesimale, poiché il neofita è passato spiritualmente dalla schiavitù satanica alla vita in Cristo: “Noi tutti che siamo stati battezzati in Gesù Cristo –dichiara san Paolo – siamo stati battezzati nella sua morte.
 
Siamo stati seppelliti con lui nella sua morte attraverso il battesimo, affinché, come Cristo è risuscitato dai morti per la gloria del Padre, così noi marciamo nella nuova vita” (Rm 6, 3-4).

 
L’atto stesso della Resurrezione del Salvatore è sfuggito ad ogni investigazione umana;
 
non c’è neppure negli Evangeli alcuna descrizione dell’avvenimento, per questo l’iconografia ortodossa tradizionale non raffigura la Resurrezione, ma l’apparizione che è seguita.

 
Cristo risuscitato è stato visto da numerosi testimoni.
 
San Paolo cita pure che nostro Signore è apparso “a più di cinquecento fratelli insieme” (1 Cor 15, 6).
 
Aggiungendo che “la maggior parte ancora sono viventi”, l’apostolo lascia intendere ai Corinzi che avessero avuto dubbi che era loro possibile interrogarli.

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