venerdì 21 settembre 2012

GESU' UOMO SENZA PECCATO


 
GESU' UOMO SENZA PECCATO

 
Uomo senza peccato, primizia di una umanità nuova liberata dalla diabolica schiavitù, Cristo si presenta al Padre come la vittima pura, l’agnello senza macchia.
 
L’aspetto sacrificale della morte di Gesù Cristo è strettamente legato all’Antica Alleanza che viene compiuta e superata.
 
Le oblazioni della Legge antica erano destinate ad attirare il favore divino, affinché Dio gradisse l’espiazione dei peccati;
 
erano l’annuncio e la figura del sacrificio perfetto di Cristo, sommo sacerdote e vittima, che è, come dice la Liturgia di san Giovanni Crisostomo, “colui che offre e che viene offerto”.
 
Il sacrificio di Cristo non è solo l’ultimo sacrificio, è l’unico vero sacrificio, come viene detto benissimo nell’Epistola agli Ebrei:
 
Tale è esattamente il sommo sacerdote di cui avevamo bisogno, santo, innocente, immacolato, separato dai peccatori, innalzato più in alto dei cieli, non soggetto, come i gran sacerdoti, giorno dopo giorno al bisogno di offrire prima vittime per i propri peccati e poi per quelli del popolo, perché questo egli l’ha fatto una volta per tutte offrendo se stesso.
 
La Legge, infatti, costituì come gran sacerdoti uomini soggetti alle debolezze;
 
ma la parola del giuramento – posteriore alla Legge – costituì (come sommo sacerdote) reso perfetto per l’eternità il Figlio” (Eb 7, 26-28).

 
Dopo la morte, il Signore è stato sepolto e il suo corpo è rimasto nella tomba sino al terzo giorno.
 
Questo momento è descritto con grande precisione teologica in un tropario del rito bizantino:
 
Nella tomba col corpo, all’inferno con l’anima come Dio, in paradiso con il ladrone, Cristo, che riempi tutto e che nessun luogo può contenere, tu eri sul trono con il Padre e con lo Spirito”.
 
Durante il suo ministero terreno, Nostro Signore aveva fatto allusione alla sua sepoltura.
 
Ai Giudei che chiedevano un segno, Gesù risponde: “Generazione malvagia e adultera.
 
Chiede un segnale, e come segnale non altro le sarà dato che quello del profeta Giona” (Mt 12, 39); ed ancora:
 
Distruggete questo tempio ed in tre giorni lo innalzerò di nuovo” (Gv 2, 19).

 
Scendendo all’Inferno come liberatore, spezzando con la propria morte il potere della morte introdotto dal peccato, Cristo è il nuovo Adamo, primizia di una stirpe nuova che, con la sua adesione a Cristo vincitore, può ritrovare la sua vera vocazione, quella dell’unione con Dio.

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