mercoledì 31 ottobre 2012

CONOSCERE LA VERITA'


 
OCCORRE CONOSCERE LA VERITA'

 

E' ciò che Giovanni chiama “conoscere la verità”.
 
Questa conoscenza profonda non si acquista in un giorno;
 
essa si ottiene a poco a poco, col ritmo stesso dello sviluppo della fede.
 
Gesù diceva ai Giudei: “Se voi restate nella mia parola, sarete veramente miei discepoli; così voi conoscerete la verità” (cioè voi la penetrerete progressivamente) (8, 32).
 
La condizione è chiara: bisogna, nel pieno senso della parola, diventare personalmente discepolo di Gesù.
 
Così si arriva ad “essere dalla verità”, come dice ancora Giovanni (18, 37; 1 Gv 3, 19);
 
il vero cristiano è colui che ha messo la sua vita in armonia con la verità;
 
egli vive in modo abituale nell'irraggiamento della verità, vi si ispira in tutto il suo modo di agire.
 
Questa esigenza è molto importante.
 
Per essere cristiano, secondo S.Giovanni, non basta quindi accettare intellettualmente alcune verità di fede, senza impegno personale.
 
Il cristiano vive nella verità soltanto quando egli cerca continuamente di assimilarla, per lasciarsi progressivamente trasformare da essa.
 
E' la condanna di ogni formalismo, di ogni superficialità, di ogni cristianesimo indifferente, non autentico.
 
La dottrina giovannea sulla verità richiede che il cristiano diventi un credente disponibile, convinto, impegnato.
 
Il fermento, il segreto di quel rinnovamento sta nella sua conoscenza intima e personale della verità, nel suo incontro esistenziale con Cristo.
 
Diverse altre formule giovannee descrivono l'azione concreta dell'uomo che è stato così rinnovato dalla verità.
 
Nei suoi rapporti con Dio, egli adorerà il Padre “nello Spirito e nella Verità (4, 23-24);
 
la sua preghiera, ispirata dallo Spirito di verità, si farà in comunione intima con Cristo, il Figlio di Dio;
 
sarà una preghiera filiale, il che è la caratteristica fondamentale dell'autentica preghiera cristiana.
 
Questo progresso dei credenti nella vita dei figli di Dio è precisamente ciò che Gesù intendeva quando all'ultima Cena, egli pregava affinché i discepoli fossero santificati nella verità” (17, 17).
 
La verità, considerata qui come la sorgente interiore della santificazione, è la rivelazione del nome del Padre;
 
santificarsi nella verità significa dunque: vivere più profondamente la nostra vita di figli di Dio. Questa vita è allo stesso tempo una liberazione dell'uomo.

martedì 30 ottobre 2012

LA VERITA' VI FARA' LIBERI


 
LA VERITA' VI FARA' LIBERI

 

Giovanni ha scritto questa formula stupenda, profonda e misteriosa, che ha esercitato un grande fascino sul pensiero occidentale:
 
veritas liberabit vos”, “la verità vi farà liberi” (8, 32).
 
Il potere liberatore della verità vale in tutti i campi;
 
l'espressione giovannea può dunque essere applicata alla verità scientifica, alla verità dell'arte e della letteratura, alla verità filosofica e metafisica.
 
Ma è ovvio che l'autore del quarto vangelo parlava della verità religiosa, della verità cristiana.
 
Essere liberato da questa verità ha un doppio significato, negativo e positivo.
 
L'aspetto negativo consiste in questo;
 
che la verità quando cerchiamo sinceramente di assimilarla, esercita su di noi un'azione purificatrice.
 
Quando la verità di Cristo vive nel cuore di un uomo, lo libera dal peccato, diffonde in lui la serenità, la pace, la gioia, la luce interiore.
 
Ma la verità ha anche un effetto direttamente positivo e cioè, quello di far sì che quell'uomo diventi pienamente se stesso.
 
Anche la filosofia moderna considera come libero l'uomo che può divenire ciò che deve essere, l'uomo che può realizzare al massimo la propria personalità.
 
Per un cristiano questo significa: realizzare la sua vocazione di figlio di Dio; la libertà cristiana è la libertà dei figli di Dio.
 
Ora, questa libertà è il frutto in noi della verità.
 
La verità di Cristo, infatti, è la rivelazione della paternità di Dio;
 
vivere in questa verità ci fa necessariamente progredire nella vita dei figli di Dio.
 
Ma sarebbe un grande errore pensare che la verità cristiana abbia solo un effetto per la vita interiore e la santificazione personale dei credenti, cioè per i loro rapporti con Dio.
 
Giovanni insiste anche molto sui frutti che la verità deve produrre sul piano orizzontale e comunitario dei rapporti tra gli uomini. Sono frutti di amore, di carità.
 
Giovanni li descrive con la formula biblica: “camminare nella verità” (2 Gv 4; 3 Gv 3.4).
 
Concretamente questa espressione significa: vivere nella carità cristiana.
 
Ma il fatto è che Giovanni non scrive mai “camminare nella carità”, ma unicamente “camminare nella verità”. Perché?
 
La ragione è che Giovanni vuol mostrare che l'autentica carità si pratica nell'irradiamento della verità, la quale è la rivelazione dell'amore del Padre e di Cristo.
 
Si vede dunque che la carità non regola soltanto i rapporti umani, non è puro umanesimo od orizzontalismo;
 
non è soltanto benevolenza o aiuto ai bisognosi, come viene concepita troppo spesso nel nostro mondo secolarizzato;
 
per Giovanni la carità è sempre illuminata dalla rivelazione, dalla verità di Cristo.
 
La carità autenticamente cristiana viene da Dio e porta a Dio;
 
è caratterizzata perciò da una nota di assolutezza, di profondità, di purezza, che manca all'amore semplicemente umano.
 
L'amore cristiano e l'amore profano si distinguono nel fatto che il primo è radicato nella verità di Cristo.
 
Così si spiegano le formule di Giovanni “amare nella verità (2 Gv 1; 3 Gv 1), vivere nella verità e nella carità (2 Gv 4).
 
Questo amore venuto da Dio ed esemplificato in Cristo, è radicalmente diverso dalla fìlantropia:
 
essendo partecipazione all'amore salvifico del Padre e del Figlio, non cerca solo il benessere dell'altro, ma la sua persona, vuole entrare in comunione con lui, desidera la sua felicità integrale.
 
L'amore cristiano, quando è autentico, è dimenticanza di sé, dono totale, perché partecipa all'assolutezza di Dio. Ecco tutto ciò che è richiesto dai cristiani che vogliono veramente “amare nella verità”.

 
Dopo aver mostrato all'inizio che senso ha la nozione di verità nella mentalità attuale, abbiamo cercato, nella seconda parte, di capire meglio che cosa sia la verità cristiana.
 
In questa parte conclusiva vorremmo ora tentare una specie di sintesi, mostrando che l'autentica concezione cristiana della verità, approfondita con l'insegnamento della Sacra Scrittura, viene pienamente incontro alle preoccupazioni e alle tendenze migliori del mondo contemporaneo.

lunedì 29 ottobre 2012

VERITA' CRISTIANA


 
LA VERITA' CRISTIANA

 

Nel pensiero moderno, l'abbiamo visto, esiste una tendenza al neopositivismo, dovuta alla prevalenza della mentalità scientifica e tecnologica.
 
Certo, il vero positivismo, siccome non ammette la possibilità per l'uomo di conoscere realtà trascendenti, è inconciliabile con il cristianesimo.
 
Tuttavia c'è qualcosa di valido in quella tendenza, dicevamo, e cioè l'esigenza di un cristianesimo concreto, più tangibile.
 
La verità cristiana e biblica corrisponde perfettamente a quell'attesa.
 
La verità cristiana, difatti, non è un sistema teorico e astratto, ma la rivelazione personale di Dio agli uomini, che si è realizzata nella storia della salvezza con eventi e parole intimamente connessi”, come dice il Concilio Vaticano Il (Costituzione Dei Verbum, nr. 2);
 
e quella rivelazione culmina nell'opera e nella persona di un uomo concreto della nostra storia, l'uomo Gesù: in lui e in nessun altro si trova la pienezza della verità.
 
E' importante oggi insistere su questa dimensione concreta, storica e cristologica della verità.
 
Il celebre vescovo anglicano J.A.T.Robinson, nel suo libro La seconda riforma, scriveva che la presentazione del messaggio cristiano non deve più partire dall'alto, da Dio, che mandò nel mondo il Suo Figlio. Bisogna partire dal basso, dalla realtà umana;
 
nel nostro caso, questo vuoi dire:
 
partire dall'uomo Gesù, che visse in Palestina e che noi conosciamo dai vangeli.
 
Presentato così, il messaggio cristiano parla molto di più all'uomo moderno che è poco metafisico ed è maggiormente attirato verso le cose concrete.
 
Però una cristologia che non vedesse niente altro in Gesù, se non la sua umanità, non si potrebbe chiamare una cristologia cristiana.
 
E' importante oggi insistere su questo punto.
 
Il cammino seguito dagli Apostoli deve essere il nostro. Anche loro sono partiti da un incontro con l'uomo Gesù;
 
ma il loro fu un itinerario verso la fede:
 
nell'uomo Gesù hanno intuito un mistero, hanno progressivamente scoperto il Figlio di Dio.
 
Questa è la verità di Gesù che dobbiamo scoprire anche noi.
 
Partire da Gesù significa che cerchiamo di partire, sì, da un dato umano, concreto, storico, che dia un fondamento alla nostra fede;
 
ma se l'uomo Gesù è la verità personificata, è soltanto perché egli è il Figlio Unigenito, sempre rivolto verso il Padre, la rivelazione in mezzo a noi dell'amore di Dio. Così la verità di Cristo interessa anche il destino dell'uomo;
 
anzi quella verità rivela all'uomo il senso ultimo della sua vita.
 
Perciò la vedrà cristiana presente in Gesù diventa nel pieno senso della parola la verità nostra.
 
E' giustissima dunque la riflessione di J.Comblin: La fede è la verità dell'uomo”.
 

domenica 28 ottobre 2012

IMPEGNO ESISTENZIALE


IMPEGNO ESISTENZIALE

 

Un'altra richiesta del nostro tempo è l'impegno esistenziale.

Si aspetta dai cristiani che siano convinti, che siano dei credenti autentici, impegnati, uomini cioè che vivano la loro fede, come diceva Kierkegaard, con tutta la passione del loro cuore.

Possiamo solo rallegrarci di questa esigenza di autenticità.

Anche questa richiesta moderna corrisponde perfettamente ai dati del vangelo sulla verità. Gesù faceva ai Giudei questo rimprovero:

La mia parola non penetra in voi” (8, 37).

Agli Apostoli egli diceva nell'ultima Cena che sarebbero diventati suoi discepoli se le sue parole fossero rimaste in loro (15, 7-8).

La stessa dottrina riappare nelle lettere di Giovanni:

per lui un vero cristiano è l'uomo nel cuore del quale la verità di Cristo dimora e che per questo conosce pienamente la verità (2 Gv 2).

Solo il credente che ha così assimilato la verità di Gesù è cristiano in verità”, secondo l'espressione di Kierkegaard.

Infine ricordiamo l'idea pragmatistica di Nietzsche sulla verità:

è vero ciò che riesce nella vita, ciò che ha valore per il progresso dell'umanità.

La filosofia moderna in genere, che dà tanta importanza alla storicità dell'uomo, è fortemente propensa a dare al divenire il primato sull'essere.

La formula degli antichi “veritas filia temporis” dovrebbe piacere molto ai moderni.

Una tendenza analoga si può notare nella teologia attuale:

essa sta riscoprendo il valore dell'escatologia cristiana;

e per realizzare il futuro che si stende davanti a noi, mette l'accento sull'ortoprassi più che sull'ortodossia.

sabato 27 ottobre 2012

ORTOPRASSI E ORTODOSSIA


 
 
ORTOPRASSI E ORTODOSSIA

 

Dire che l'ortoprassi è più importante dell'ortodossia è eccessivo.
 
D'altra parte bisogna riconoscere che il pensiero teologico dei tempi moderni ha troppo negletto l'aspetto dinamico della fede, il suo orientamento verso il futuro, la sua connessione con l'agire dell'uomo.
 
La nozione biblica di verità può aiutarci a ritrovare in maniera equilibrata questi valori fondamentali della fede cristiana.
 
Secondo la S. Scrittura la rivelazione non è un tesoro inerte che la Chiesa ha ricevuto da Dio, e che deve soltanto trasmettere con fedeltà.
 
La verità cristiana è la parola del Dio vivente; secondo la lettera agli Ebrei essa è “una parola viva ed efficace e più affilata di qualunque spada a due tagli;
 
essa penetra fino a dividere anima e spirito, giunture e midollo, e a distinguere i sentimenti e i pensieri del cuore” (Eb 4,12).
 
La verità non sta solo dietro di noi, come un messaggio comunicatoci da Cristo una volta per sempre; sta anche davanti a noi, come mistero da approfondire, come compito per la nostra azione;
 
e la realizzazione piena, lo svelamento finale della verità, si otterranno solo alla fine dei tempi.
 
Questa è la dottrina del NT.
 
Come lo insegna la seconda lettera di Pietro, i credenti sono già saldi nella presente verità (2 Pt 1, 12);
 
però la parola della S. Scrittura è soltanto una luce che splende in luogo oscuro, finché spunti il giorno e si levi nei cuori dei credenti la stella del mattino (v. 19), la piena luce cioè dell'ultimo giorno.
 
Secondo S. Giovanni, lo Spirito di verità deve guidare gli uomini verso tutta la verità (16, 13), il che suppone che la Chiesa non abbia ancora raggiunto la pienezza di comprensione e la verità.
 
Ritroviamo lo stesso insegnamento nella Costituzione Dei Verbum del Concilio Vaticano II: La Chiesa (è) pellegrina in terra”;
 
“la Chiesa, nel corso dei secoli, tende incessantemente alla pienezza della divina verità, finché in essa vengano a compimento le parole di Dio”.
 
Non si potrebbe maggiormente sottolineare la storicità della Chiesa, la sua vocazione escatologica, il suo dovere di essere sempre in cammino verso la piena realizzazione del Regno di Dio.
 
Anche l'insistenza moderna sul fare, sull'agire, può e deve quindi essere accolta dal pensiero cristiano, ma sempre in riferimento alla verità di Cristo.
 

venerdì 26 ottobre 2012

VITA CRISTIANA: OPERA E VERITA'


 
VITA CRISTIANA - OPERA E VERITA'

 

La vita cristiana, secondo S. Giovanni, si svolge “in opere et veritate”, “nelle opere e nella verità” (1 Gv 3, 18).
 
Il credente si ispira sempre alla verità di Cristo, ma cerca ugualmente di esprimere la verità in tutte le sue opere;
 
esse saranno opere di luce, opere di amore.
 
Per Giovanni, come per il Concilio che riprende le sue formule, la vita cristiana è un cammino, un progredire;
 
ma è un “camminare nella verità”, nella luce di Cristo;
 
ricordiamo che camminare nella verità” significa:
 
mettere in atto la rivelazione dell'amore fattaci da Cristo, e quindi, vivere nell'amore.
 
Questo è il segno distintivo dei veri cristiani, secondo l'insegnamento di Cristo all'ultima Cena (13, 35).
 
La verità richiede dunque dal cristiano non solo l'ortodossia, la fedeltà all'insegnamento ricevuto, ma anche l'ortoprassi, un agire nell'amore, per l'edificazione del Regno di Dio.
 
Come dice molto bene il prefazio della festa di Cristo-Re, il Regno di Cristo non è solo un regno di verità”, ma anche un “regno d'amore”.
 
Ciò che richiede la verità cristiana per la trasformazione del mondo è molto più ampio e più bello del programma della volontà di potenza di Nietzsche, più bello anche del programma che ci propone il secolarismo moderno.
 
Come ha detto tanto bene Romano Guardini nel suo ultimo libro:
 
“Nessun umanesimo antico, nessuna profonda intuizione orientale, nessuna moderna teoria del “superuomo”, ha mai preso il mondo e l'uomo così sul serio come la fede cristiana".