martedì 31 dicembre 2013

L'ASCESI




L' Ascesi

 

La disciplina e il silenzio necessari alla preghiera ricordano che la consacrazione mediante i voti religiosi esige una certa ascesi di vita che «coinvolga tutto l'essere» (ET 46).
 
La risposta di povertà, amore e obbedienza data da Cristo, lo condusse alla solitudine del deserto, alla sofferenza della contraddizione, all'abbandono sulla croce.

La consacrazione introduce il religioso in questa stessa via. Essa non può riflettere la consacrazione del Signore, se lo stile di vita del religioso non offre un elemento di rinnegamento.
 
La vita religiosa stessa è un'espressione pubblica, permanente e visibile di conversione cristiana. Richiede di abbandonare tutto e di prendere la propria croce per seguire Cristo tutta la vita.
 
Occorre, pertanto, l'ascesi necessaria per vivere in povertà di spirito e di fatto, amare come Cristo ama; rinunciare alla propria volontà per amore di Cristo nel sottostare alla volontà di un altro che lo rappresenta, per quanto imperfettamente.
 
Ciò richiede una rinuncia di se stesso, senza la quale non è neppure possibile vivere una buona vita comunitaria e una missione feconda.

L'affermazione di Gesù: è necessario che il chicco di frumento affondi nel terreno e muoia se vuoi portare frutto, si applica in modo particolare ai religiosi a causa del carattere pubblico della loro professione.
 
E' vero che gran parte della penitenza di oggi è costituita dalle stesse condizioni di vita e dal doverle accettare.
 
Ma se i religiosi non edificano la loro vita su «un'austerità gioiosa ed equilibrata» (ET 30) e su concrete rinunce volontarie, rischiano di perdere la libertà spirituale necessaria per vivere i consigli evangelici.
 
La loro stessa consacrazione, senza austerità e rinunce, potrebbe essere compromessa. Senza ascesi, infatti, non può esserci una testimonianza pubblica a Cristo povero, casto e obbediente. Inoltre, con la professione dei consigli evangelici mediante i voti, i religiosi

s'impegnano in tutto quanto è necessario per approfondire e accrescere quanto hanno promesso con voto. ciò significa la libera scelta della croce che potrà essere allora «ciò che è stato per Cristo:
 
l'amore più grande» (ET 29).

lunedì 30 dicembre 2013

LA TESTIMONIANZA PUBBLICA




La testimonianza pubblica

 

Per la sua stessa natura, la vita religiosa è una testimonianza che deve manifestare chiaramente il primato dell'amore di Dio, con una forza che deriva dallo Spirito Santo (cfr. ET 1).
 
Gesù stesso ha vissuto questo nel modo più eminente: testimone del Padre «con la forza dello Spirito» (Lc 4, 14) nella vita, nella morte, nella risurrezione, rimanendo per sempre il testimone fedele.

A sua volta egli mandò i suoi apostoli, nella forza del medesimo Spirito, perché fossero suoi testimoni in Gerusalemme, attraverso la Giudea e la Samaria e fino agli estremi confini della terra (cfr. At 1, 8).
 
Il soggetto della loro testimonianza era sempre lo stesso: a ciò che era fin da principio, ciò che noi abbiamo udito, ciò che noi abbiamo veduto con i nostri occhi, ciò che noi abbiamo contemplato e le nostre mani hanno toccato, il Verbo della vita» (Gv 1, 1):
 
Gesù Cristo «il Figlio di Dio, costituito con potenza secondo lo Spirito di santificazione mediante la risurrezione dai morti» (Rm 1, 5).

Anche i religiosi sono chiamati a testimoniare nel loro tempo una simile, profonda esperienza personale di Cristo, a diffondere la fede, la speranza, l'amore e la gioia che questa esperienza continuamente infonde.

Il loro permanente rinnovamento personale di vita deve originare nuovo fermento nell'istituto a cui appartengono, rievocando in tal modo le parole del Santo Padre Giovanni Paolo II: «Ciò che più ha da: tutto indicherà con forza il posto che Cristo ha preso nell'esistenza.
 
La visibilità di questa testimonianza comporta la rinunzia ad agiatezze e comodità che, in situazioni diverse, sarebbero pure legittime; richiede anche la limitazione di certe forme di distensione e divertimento (cfr. ES I § 2; CD 33-35).

Per assicurare questa testimonianza pubblica, i religiosi accettano di buon grado una condotta non permissiva, ma determinata in larga misura nelle loro regole.
 
Essi indossano un abito religioso che li distingue in quanto persone consacrate; abitano in case stabilite dal loro istituto in conformità con il diritto comune e le costituzioni.
 
Così pure viaggi, contatti sociali e altre forme di comunicazione devono conformarsi allo spirito e all'indole del proprio istituto e all'obbedienza religiosa.

Queste disposizioni da sole non sono sufficienti ad assicurare la dovuta testimonianza pubblica della gioia, della speranza e dell'amore di Gesù Cristo.
 
Offrono, tuttavia, importanti mezzi per rendere questa testimonianza ed è certo che senza di essi non è possibile raggiungere l'autentica finalità della testimonianza religiosa.

Il modo di lavorare è altresì importante per la testimonianza pubblica.
 
Che cosa si faccia e come venga fatto devono riflettere Cristo attraverso un'essenziale povertà interiore di colui che non cerca la sua soddisfazione personale.

Ai nostri giorni una delle maggiori povertà è l'insufficienza. Il religioso accetta di condividerla intimamente con la generosità della sua obbedienza: si fa uno con il povero e il debole in un modo del tutto particolare, come Cristo nella sua passione.

Si comprende, allora, che cosa significhi trovarsi in necessità davanti a Dio, amare come Gesù amava, collaborare all'opera di Dio e alle condizioni di Dio.
 
Inoltre, fedele alla sua consacrazione, il religioso vive le disposizioni concrete offerte dall'istituto per ravvivare questi atteggiamenti.

La fedeltà all'apostolato affidato al proprio istituto è pure essenziale per una testimonianza autentica.
 
Dedicarsi individualmente e in modo arbitrario a degli impegni a scapito delle opere proprie dell'istituto può essere soltanto dannoso.
 
Vi sono, tuttavia, modi di vivere e di lavorare che nella situazione contemporanea offrono una chiara testimonianza a Cristo.
 
Una verifica costante dell'uso dei beni, dello stile di vita e dei rapporti, costituisce per i religiosi un mezzo efficace per promuovere la giustizia di Cristo nel mondo di oggi (cfr. RPU 4 e).

domenica 29 dicembre 2013

IL RELIGIOSO DA' VOCE




IL RELIGIOSO DA' VOCE

 

Essere voce per quanti sono incapaci a parlare da soli è anche un'ulteriore forma di testimonianza religiosa, qualora venga fatta in sintonia con le direttive della gerarchia locale e il diritto del proprio istituto.
 
Il dramma dei profughi, dei perseguitati a causa delle loro idee politiche e religiose (cfr. EN 39), le violazioni del diritto alla vita e alla nascita, le coartazioni ingiustificate della libertà umana, le carenze sociali che accrescono il disagio degli anziani, dei malati, degli emarginati:
 
queste sofferenze costituiscono l'attuale prolungamento della passione e provocano in modo particolare i religiosi dediti alle opere di apostolato (cfr. RPU 4 d).

La risposta sarà varia, conforme alla missione, tradizione e identità di ciascun istituto.
 
Alcuni possono trovarsi nella necessità di chiedere l'approvazione per attuare una nuova missione nella Chiesa.
 
In altri casi, nuovi istituti sono riconosciuti per far fronte a particolari necessità.
 
Il più delle volte, l'animazione creativa di opere tradizionali per rispondere a nuove esigenze, sarà una chiara testimonianza a Cristo ieri, oggi e sempre.
 
Può essere una chiara eco del vangelo e della Chiesa anche la testimonianza di religiosi che, fedeli alla Chiesa e alla tradizione del loro istituto, e attività.

Al loro costituirsi, gli istituti religiosi sono subordinati in modo speciale alla gerarchia.
 
I vescovi, in comunione con il successore di Pietro, formano un collegio che unitamente esprime ed effettua, nella Chiesa-sacramento, le funzioni di Cristo capo (cfr. MR 36; LG 21; CD 2).

Essi non hanno soltanto l'incarico pastorale di alimentare la vita di Cristo nei credenti, ma anche il dovere di verificare carismi e competenze.
 
I vescovi sono responsabili di coordinare le energie della Chiesa e di guidare l'intero popolo di Dio a vivere nel mondo come segno e strumento di salvezza.

Loro compete, pertanto, in modo speciale, di discernere i molteplici doni e le iniziative esistenti nel popolo di Dio. Ogni istituto religioso, - esempio particolarmente prezioso e significativo di questi molteplici doni - per l'autentico riconoscimento del suo carisma originario è subordinato al ministero affidato da Dio alla gerarchia.
 
Questa dipendenza vale non soltanto per il primo riconoscimento di un istituto religioso, ma anche per il suo successivo sviluppo. L'intervento della Chiesa non si limita alla nascita di un istituto.

Essa lo accompagna, lo guida, lo corregge, lo incoraggia nella sua fedeltà al carisma originario (cfr. LG 45). Ogni istituto, infatti, è una parte vitale della sua vita e della sua crescita.

La Chiesa riceve i voti emessi nell'istituto come voti di religione. Ciò comporta conseguenze ecclesiali:
 
essa diviene mediatrice di una consacrazione di cui Dio è artefice (cfr. MR 8).
 
Essa consente pure all'istituto di partecipare pubblicamente alla sua propria missione, concreta e corporativa (cfr. LG 17; AG 40).

In conformità al diritto comune e alle costituzioni che essa stessa ha approvato, la Chiesa conferisce all'istituto l'autorità religiosa necessaria per vivere il voto di obbedienza.
 
In breve, la Chiesa continua a essere in modo specifico mediatrice dell'azione consacratrice di Dio, riconoscendo e alimentando questa particolare forma di vita consacrata.

Nella vita quotidiana questo rapporto permanente tra i religiosi e la Chiesa ha la sua applicazione prevalente a livello diocesano o locale.
 
Il documento « Mutuae Relationes» è dedicato interamente a questo tema nella prospettiva della sua applicazione attuale.

Sarà sufficiente qui dire che la vita e la missione del popolo di Dio costituiscono un'unità.
 
Esse sono sostenute e alimentate da tutti secondo i ruoli e le funzioni specifiche di ciascuno.
 
Il particolare servizio reso dai religiosi a questa vita e a questa missione, consiste nella natura totale e pubblica della loro esistenza cristiana vissuta secondo i voti, in conformità a un carisma originario e comunitario, approvato dall'autorità ecclesiale.

sabato 28 dicembre 2013

IL SENO FEMMINILE



 

 
PERCHE' GLI UOMINI SONO ATTRATTI DAL SENO FEMMINILE
 
Tra le varie parti del corpo femminile, il seno è una di quelle che maggiormente attrae l’attenzione maschile. 
 
La stragrande maggioranza degli uomini va in visibilio osservando un petto pieno e sodo. 
 
Le motivazioni che stanno alla base di questo atteggiamento sono da ricercare in motivazioni antropologiche e psicologiche.
 
La stragrande maggioranza degli uomini è capace di perdere la testa davanti a un décolleté come si deve.
 
E in ogni caso, qualunque uomo si sente attratto dal seno.
 
Ed è così dalla notte dei tempi. Qual è il motivo?
 
La scienza ha provato ad approfondire l´argomento ed è giunta a diverse conclusioni.

Perché il seno delle donne attrae molto?
 
Secondo gli antropologi  il motivo va ricercato nella notte dei tempi, quando l’uomo ancora camminava carponi, a quattro zampe, ovvero quando il richiamo sessuale era legato alle natiche, come avviene del resto anche oggi nei quadrupedi.
 
Allora, con il fondo schiena che era all’altezza degli occhi, l’uomo era attratto da quelle rotondità.
 
Poi, quando un giorno l’uomo, e con lui la donna, decise di alzarsi in piedi sulle zampe posteriori, il suo interesse venne catturato dal seno femminile che in un certo senso gli ricordava le rotondità di quello che prima era il punto focale dei suoi desideri sessuali.

Il seno femminile, che da allora si trova all’altezza degli occhi, ha assunto quindi una importanza particolare nell’universo maschile, e questa attrazione è arrivata fino ai giorni nostri e continuerà ad essere tale fin quando l’uomo, semmai, non assumerà una posizione diversa, cosa  ovviamente assai improbabile.
 
Questo secondo gli antropologi.
 
Tuttavia, esiste anche una seconda teoria, quella elaborata da Larry Young, docente di psichiatria alla Emory University (negli Usa), secondo cui l’attrazione maschile per il seno femminile è legata all’evoluzione umana, è qualcosa che ci si tramanda di generazioni in generazioni, è una sorta di patrimonio che ha a che fare con le basi neurologiche di comportamenti sociali complessi.
 
Si tratterebbe infatti di circuiti neuronali che si sono costituiti  sul legame che lega da sempre  il figlio alla propria madre.
 
Il seno, per il giovane virgulto, ha sempre rappresentato, e lo è tutt’ora, un porto sicuro, un posto dove trovare forza e sicurezza, conforto nei momenti difficili che, per un bambino, possono essere tanti e anche terribili.
 
Ma non solo, perché il seno materno è collegato inevitabilmente all’alimentazione, alla sopravvivenza. Senza di esso un bambino sarebbe perso, e oltre tutto, tanto più generoso è il seno materno, tanto più questo assumerà importanza  per il suo benessere.

L´ultima teoria sul seno, in ordine di tempo, si deve al professor Larry Young, docente di psichiatria alla Emory University (negli Usa):
 
l´attrazione maschile per il seno femminile non sarebbe altro che la conseguenza dell´evoluzione umana.

Il docente statunitense spiega che le basi neurologiche di comportamenti sociali complessi, tra i quali rientra anche questa attrazione per il seno, sono il risultato di circuiti neuronali originari costituiti sul legame affettivo che lega la madre ai figli fin dal momento dell´allattamento.

 

venerdì 27 dicembre 2013

IL CERVELLO: ORGANO SESSUALE




 
IL CERVELLO SESSUALE
 

NON TUTTI SANNO CHE IL PIU' IMPORTANTE ORGANO SESSUALE DELL'UOMO E DELLA DONNA E' IL CERVELLO -
 
Molti studiosi sostengono che il cervello sia la parte più erotica del nostro corpo.
 
A dimostrarlo, il ricco immaginario conscio (fantasie erotiche) e inconscio (sogni sessuali). 
 
Quindi il cervello è l’organo sessuale più grande e vitale.
 
Negarlo può ridurre la capacità di trovare piacere tra le lenzuola.
 
L’attività sessuale è molto di più della pura stimolazione fisica delle zone erogene, è allo stesso tempo emozione, socialità e capacità cognitive.
 
Questo implica che noi possiamo essere al contempo la causa e la soluzione dei nostri problemi, anche a livello sessuale.
 
Se non c’è la giusta connessione tra corpo, emozioni e pensieri si crea un disequilibrio che va ristabilito. Buona parte della soddisfazione sessuale passa attraverso le nostre facoltà cerebrali quali la capacità attentiva,  la motivazione e l’emotività e va ben oltre la stimolazione fisica delle zone sessuali.  
 
Il più grande, importante ed attivo organo sessuale del nostro corpo non è né il pene o la vagina, bensì il cervello.
 
Il cervello riceve e processa i messaggi che provengono dai nostri organi sensoriali, fornendoci tutte le informazioni sul modo in cui appaiono, suonano, gustano, odorano o rappresentano emotivamente le cose che circondano (inclusi noi stessi).
 
Il cervello è anche l’organo che invia e riceve i segnali su pressione del sangue, battito cardiaco, temperatura corporea e respiro: tutte parti fondamentali dell’esperienza, della funzionalità e della risposta sessuale.
 
Il cervello è il centro del piacere del tuo corpo:
 
ti fa sentire se quel che sta avvenendo è piacevole (o meno).
 
Ed è sempre il cervello assieme al sistema nervoso che ci trasmette i sentimenti e le sensazioni che proviamo nel momento dell’orgasmo.
 
La bellezza del sesso è che ognuno di noi lo desidera e lo gode in maniera diversa e questo è tutto deciso dal nostro cervello:
 
attraverso il modo in cui facciamo sesso esprimiamo noi stessi.
 
Il sesso è molto di più che uno sfregamento di genitali!
 
Altrimenti sai che noia: tutti lo farebbero e lo desidererebbero allo stesso modo.
 
L’ipotalamo è l’area del cervello responsabile della secrezione degli ormoni che influenzano i sentimenti e la risposta sessuale, come l’ossitocina, la vasopressina, la serotonina e la dopamina.
 
Non solo: dal cervello dipende la produzione degli ormoni sessuali.
 
Androgeni, estrogeni e progesterone sono tutte sostanze intimamente coinvolte nel sesso e nel piacere.
 
Il cervello è direttamente responsabile dell’orgasmo.
 
Durante l’atto sessuale tutte le terminazioni nervose del corpo (compreso quelle localizzate sui genitali) agiscono in concerto in diretta comunicazione e scambio con il nostro cervello. 
 
Senza il cervello, non solo non proveremmo alcun piacere sessuale, ma non avremmo nemmeno voglia di farlo.

 

giovedì 26 dicembre 2013

LA FORMAZIONE DEI RELIGIOSI




La formazione

 
La formazione religiosa alimenta la crescita della vita di consacrazione al Signore, dai primi momenti in cui cominciano a manifestarsi i segni di un vivo interesse vocazionale fino alla consumazione finale, quando il religioso incontra definitivamente il Signore nella morte.
 
Il consacrato vive una particolare forma di vita, e la vita stessa segue uno sviluppo costante e progressivo. Essa non si ferma mai.

Il religioso non è chiamato e consacrato una volta sola. La chiamata di Dio e la sua consacrazione continuano lungo tutta la vita, in una capacità permanente di crescita e di approfondimento che va oltre ogni nostra comprensione.
 
Discernere la particolare attitudine a vivere una vita che vuole realizzare questa crescita in accordo con il patrimonio spirituale e le disposizioni di un dato istituto, e accompagnarla nell'evoluzione personale di ciascun membro di una comunità, sono i due aspetti principali della formazione.

Per ogni religioso la formazione consiste nel divenire sempre più un discepolo di Cristo, nel crescere nell'unione con lui e nella configurazione a lui.
 
Il religioso assume sempre più profondamente lo Spirito di Cristo, condividendo la sua totale oblazione al Padre e il servizio fraterno alla famiglia umana. Tutto ciò egli lo attua in sintonia con il carisma originario che comunica il vangelo ai membri di un dato istituto.

Un simile processo richiede una conversione autentica. Il «rivestirsi di Gesù Cristo» (cfr. Rm 13, 14; Gal 3, 27; Ef 4, 24) implica lo spogliamento di se stesso, del proprio egoismo (cfr. Ef. 4, 22-24; Col 3, 9-10). «Camminare secondo lo Spirito» significa non appagare «i desideri della carne» (Gal 5, 16).

Il religioso professa di rivestirsi di Cristo nella sua povertà, nel suo amore e nella sua obbedienza essenziale della sua vita.
 
Ricerca, questa, che non conosce limiti; consente un maturarsi costante con un arricchimento non soltanto dei valori dello spirito, ma anche di quelli che sul piano psicologico, culturale e sociale contribuiscono alla piena realizzazione della personalità umana.

Per chiarire come il religioso nella sua vita possa sempre progredire verso la pienezza di Cristo, è significativo un brano della Lumen Gentium: «La professione dei consigli evangelici, quantunque comporti la rinuncia di beni certamente molto apprezzabili, non si oppone al vero progresso della persona umana, ma per sua natura gli è di grandissimo giovamento» (LG 46).

Il progressivo configurarsi a Cristo si attua in conformità al carisma e alle disposizioni dell'istituto a cui il religioso appartiene. Ciascuno ha il suo proprio spirito, carattere, finalità e tradizioni.
 
I religiosi approfondiscono la loro unione a Cristo in modo conforme a questi elementi.

Per gli istituti dediti alle opere di apostolato, la formazione include la preparazione e l'aggiornamento permanente dei membri per le opere specifiche dell'istituto, non solamente a livello professionale, ma anche per una «testimonianza viva all'amore senza limiti e al Signore Gesù» (ET 53).
 
Accettata da ogni religioso come responsabile impegno personale, la formazione non sarà soltanto motivo di crescita individuale, ma anche di benedizione per la comunità e fonte di energia feconda per l'apostolato.

Poiché l'iniziativa della consacrazione religiosa è insita nella chiamata di Dio, ne consegue che Dio stesso, operando attraverso lo Spirito di Gesù, è il primo e principale agente nella formazione del religioso.
 
Egli agisce attraverso la sua parola e i sacramenti, la preghiera e la liturgia, il magistero della Chiesa e, in modo più immediato, tramite coloro che sono chiamati, in obbedienza, a contribuire in modo particolare alla formazione dei fratelli.
 
Rispondendo alla grazia di Dio e alla sua guida, il religioso accetta con amore la responsabilità della propria formazione e crescita, accogliendo di buon animo le conseguenze della sua risposta, imprevedibili e irrepetibili per ciascun uomo.

La risposta, tuttavia, non matura nell'isolamento. Seguendo la tradizione dei primi padri del deserto e di tutti i grandi fondatori a proposito della guida spirituale, ciascun istituto religioso disponga di membri particolarmente qualificati e designati per aiutare i fratelli e le sorelle in questo campo.
 
La loro funzione varia a seconda del grado di vita spirituale raggiunto dal religioso. Le loro principali responsabilità sono: discernere l'azione di Dio, accompagnare il fratello nelle vie del Signore, nutrirne la vita di dottrina solida e di preghiera vissuta. In modo particolare nelle prime fasi occorre anche valutare il cammino percorso.

Al maestro dei novizi e al religioso responsabile dei giovani con voti temporanei, spetta di discernere nel candidato l'autenticità della vocazione e la capacità di risposta per la prima professione e per quella perpetua.

L'intero processo formativo si svolge nella comunità. Una comunità permeata di spirito di preghiera e di generosa dedizione, che fonda la sua unione in Cristo e in questa unità partecipa alla sua missione, offre un ambiente favorevole alla formazione.
 
Tale comunità sarà fedele alle tradizioni e alle costituzioni, ben inserita nella globalità dell'Istituto, nella Chiesa e nella società di cui è a servizio.

Sarà di sostegno ai suoi membri e nella fede manterrà vivi davanti a loro, per tutta la vita, la finalità e i valori della loro consacrazione.

La formazione non si compie tutta in una volta. Il cammino dalla prima risposta a quella finale, si suddivide ampiamente in cinque fasi:
 
il pre-noviziato durante il quale, per quanto è possibile, si cerca di identificare l'autenticità della chiamata; il noviziato, che introduce in una nuova forma di vita; la prima professione e il periodo di approfondimento che precede la professione perpetua; la professione perpetua e la formazione permanente degli anni maturi.
 
Infine c'è il tramonto; in qualsiasi modo esso avvenga, è la preparazione all'incontro definitivo con il Signore.

Ognuna di queste fasi ha il suo proprio scopo, contenuto e disposizioni.
 
Data la loro importanza, le fasi del noviziato e delle professioni sono definite accuratamente, nelle loro linee essenziali, nel diritto comune.
 
Nondimeno molto è lasciato alla responsabilità dei singoli istituti. Da questi si richiedono nelle proprie costituzioni puntualizzazioni concrete di un grande numero di disposizioni del diritto comune ha tracciato solo le linee di principio.

mercoledì 25 dicembre 2013

AUGURI : NATALE 2013



Auguri per un Natale 2013 davvero Speciale!

Che sia un Natale di scambio, non di doni materiali, bensì di cuori, di serenità, di gioia …vissuto dapprima interiormente per poi lasciarlo fluire ed espandersi alle persone accanto a noi e a tutto ciò che ci circonda.

La vita è un dono meraviglioso…e il Natale è simbolo di rinascita…

Andiamo dunque incontro al nostro essere più vero…con fiducia nella nostra origine Divina.

Anche se virtualmente desidero abbracciarVi Uno ad Uno e in questo abbraccio Vi auguro di cuore un SERENO E GIOIOSO NATALE.
 
CHE SIA Un Natale di Gioia e Magia,  che ci riempia di emozione e che ci gratifichi  con le piccole cose che fanno bene al cuore.
 
BASTA POCO PER ESSERE FELICI.

Con sincero affetto AUGURO A TUTTI UN  Buon Natale 2013!

martedì 24 dicembre 2013

BUON NATALE 2013

 

BUON NATALE IN (quasi) TUTTE LE LINGUE DEL MONDO

Italiano: BUON NATALE
Afrikaans: Gesëende Kersfees
Albanese:Gezur Krislinjden
Arabo: Idah Saidan Wa Sanah Jadidah
Armeno: Shenoraavor Nor Dari yev Pari Gaghand
Azerbaijan: Tezze Iliniz Yahsi Olsun
Bahasa (Malesia): Selamat Hari Natal
Basco: Zorionak eta Urte Berri On!
Bengali: Shuvo Naba Barsha
Boemo: Vesele Vanoce
Bretone: Nedeleg laouen na bloavezh mat
Bulgaro: Tchestita Koleda; Tchestito Rojdestvo Hristovo
Catalano: Bon Nadal i un Bon Any Nou!
Ceco: Prejeme Vam Vesele Vanoce a stastny Novy Rok
Choctaw (Nativi americani, Oklahoma): Yukpa, Nitak Hollo Chito
Cinese (Cantonese): Gun Tso Sun Tan'Gung Haw Sun
Cinese (Mandarino): Kung His Hsin Nien bing Chu Shen Tan
Cingalese: Subha nath thalak Vewa. Subha Aluth Awrudhak Vewa
Coreano: Sung Tan Chuk Ha
Croato: Sretan Bozic
Danese: Glædelig Jul
Eschimese (inupik): Jutdlime pivdluarit ukiortame pivdluaritlo!
Esperanto: Gajan Kristnaskon
Estone: Ruumsaid juulup|hi
Farsi: Cristmas-e-shoma mobarak bashad
Fiammingo: Zalig Kerstfeest en Gelukkig nieuw jaar
Filippino: Maligayan Pasko!
Finlandese: Hyvaa joulua
Francese: Joyeux Noel
Frisone: Noflike Krystdagen en in protte Lok en Seine yn it Nije Jier!
Gaelico (Scozia): Nollaig chridheil huibh
Gaelico: Nollaig chridheil agus Bliadhna mhath ùr!
Gallese: Nadolig Llawen
Giapponese: Shinnen omedeto. Kurisumasu Omedeto
Greco: Kala Christouyenna!
Hamish Dutch (Pennsylvania): En frehlicher Grischtdaag un en hallich Nei Yaahr!
Hausa: Barka da Kirsimatikuma Barka da Sabuwar Shekara!
Hawaaiano: Mele Kalikimaka
Hindi: Shub Naya Baras
Indonesiano: Selamat Hari Natal
Inglese: Merry Christmas
Iracheno: Idah Saidan Wa Sanah Jadidah
Irochese: Ojenyunyat Sungwiyadeson honungradon nagwutut. Ojenyunyat osrasay
Islandese: Gledileg Jol
Isola di Man: Nollick ghennal as blein vie noa
Latino: Natale hilare et Annum Faustum!
Latviano: Prieci'gus Ziemsve'tkus un Laimi'gu Jauno Gadu!
Lituano: Linksmu Kaledu
Macedone: Sreken Bozhik
Maltese: LL Milied Lt-tajjeb
Maori: Meri Kirihimete
Navajo: Merry Keshmish
Norvegese: God Jul, or Gledelig Jul
Occitano: Pulit nadal e bona annado
Olandese: Vrolijk Kerstfeest en een Gelukkig Nieuwjaar! oppure Zalig Kerstfeast
Papua Nuova Guinea: Bikpela hamamas blong dispela Krismas na Nupela yia i go long yu
Polacco: Wesolych Swiat Bozego Narodzenia or Boze Narodzenie
Portoghese (Brasile): Boas Festas e Feliz Ano Novo
Portoghese: Feliz Natal
Rapa-Nui (Isola di Pasqua): Mata-Ki-Te-Rangi. Te-Pito-O-Te-Henua
Rumeno: Sarbatori vesele
Russo: Pozdrevlyayu s prazdnikom Rozhdestva is Novim Godom
Samoa: La Maunia Le Kilisimasi Ma Le Tausaga Fou
Sardo: Bonu nadale e prosperu annu nou
Serbo: Hristos se rodi
Slovacco: Sretan Bozic oppure Vesele vianoce
Sloveno: Vesele Bozicne. Screcno Novo Leto
Spagnolo: Feliz Navidad
Svedese: God Jul and (Och) Ett Gott Nytt År
Tailandese: Sawadee Pee Mai
Tedesco: Fröhliche Weihnachten
Turco: Noeliniz Ve Yeni Yiliniz Kutlu Olsun
Ucraino: Srozhdestvom Kristovym
Ungherese: Kellemes Karacsonyi unnepeket
Urdu: Naya Saal Mubarak Ho
Vietnamita: Chung Mung Giang Sinh
Yoruba: E ku odun, e ku iye'dun!

IL GOVERNO DEI RELIGIOSI




 
Il Governo dei Religiosi

 

Il governo dei religiosi dediti alle opere di apostolato  come tutti gli altri aspetti della loro vita è basato sulla fede e sulla realtà della loro risposta di consacrati a Dio in una comunità e per una missione.
 
Queste persone sono membri di istituti religiosi, le cui strutture riflettono la gerarchia cristiana il cui capo è Cristo stesso.

Essi hanno scelto di vivere il voto di obbedienza come un valore di vita ed è, pertanto necessario che ci sia una forma di governo che esprima questi valori e una particolare forma di autorità.
 
Tale autorità, propria degli istituti religiosi, non deriva dagli stessi membri.
 
Essa è conferita da Dio mediante il ministero della Chiesa quando essa riconosce l'istituto ed approva le sue costituzioni.
 
E' un'autorità di cui sono investiti i superiori per un periodo della loro di vita ed è, pertanto, necessario che ci sia una forma di governo che esprima questi valori e una particolare forma di autorità.
 
Occorre favorire perciò la cooperazione di tutti per il bene dell'istituto, salvo sempre il diritto del superiore, al quale spetta alla fine di discernere e decidere il da farsi (ET 25).
 
Strettamente parlando, l'autorità religiosa non è partecipata.
 
Può essere delegata per un particolare motivo, se ciò è previsto dalle costituzioni;
 
 ma normalmente è ex officio e ne è investita la persona del superiore.

I superiori, comunque, non esercitano da soli l'autorità.
 
Ognuno deve essere assistito da un consiglio, i cui membri collaborano con il superiore secondo le norme stabilite nelle costituzioni.
 
I consiglieri non esercitano l'autorità ex officio, come i superiori, ma collaborano con loro mediante il voto consultivo o deliberativo, in conformità al diritto ecclesiastico e alle costituzioni dell'istituto.