giovedì 28 febbraio 2013

LA CROCE MORTIFICA LA RAGIONE




MORIRE IN CROCE MORTIFICA LA RAGIONE


Se contempliamo Gesù concepito ci accorgiamo che egli, prima ancora di iniziare la sua vita pubblica e la sua predicazione, di compiere miracoli e di consolare le folle, di morire in croce e risorgere; 

prima di tutte queste cose egli già ci parla silenziosamente. 

E ci comunica la straordinaria dignità che ogni concepito d’uomo porta impressa su di sé. 

Quasi un sigillo regale che l’uomo contiene nella sua stessa natura, non a partire dalla nascita, ma dal momento stesso in cui è chiamato misteriosamente alla vita, nell’intimità del grembo materno. 

Qualcuno potrebbe ravvisare in questo discorso un che di offensivo per la ragione, potrebbe addirittura pensare che la dignità del concepito sia un dogma delta fede cattolica, una verità rivelata comprensibile soltanto agli occhi del credente. 

Nulla di più lontano dalla realtà. 

L’embrione merita di essere trattato con rispetto innanzitutto perché è un uomo, e come tale partecipa delta sua dignità e dei suoi diritti naturali. 

La ragione umana non ha bisogno, in questo riconoscimento, di alcuna “stampella” soprannaturale. 

Ma è anche vero che la profonda comprensione della grandiosità di ogni singolo essere umano, della sua antropologia e del suo destino eterno non può che avvenire in Gesù Cristo. 

Ecco perché la contemplazione di Gesù Concepito ci rivela con sorprendente efficacia chi abbiamo davanti quando ci troviamo di fronte a un embrione umano, seppure alle primissime fasi del suo sviluppo. 

Nella prospettiva della fede, quell’embrione è Gesù stesso. 

mercoledì 27 febbraio 2013

ANNUNCIAZIONE: DIO SI FA UOMO




L’Annunciazione, Dio si fa uomo


Del resto, le parole dell’Angelo Gabriele non lasciano dubbio alcuno sulla consistente concretezza di quell’avvenimento, realizzato attraverso il fiat della Madonna: 

“Ecco, concepirai un figlio, lo darai alla luce e lo chiamerai Gesù” (Luca 1, 30-31). 

Maria è la donna del sì. Del sì alla vita che si compie in lei nella pienezza più assoluta. 

“Non temere”, le dice l’angelo, che evidentemente ha letto sul volto bellissimo della Vergine la paura, lo smarrimento di fronte all’annuncio più sconvolgente che orecchie umane abbiano mai ascoltato.


Maria non giunge impreparata all’incontro con l’angelo. 

Nella sua storia tutto sembra ruotare intorno all’istante prodigioso del concepimento. 

Maria è senza macchia, perché Dio l’ha preservata dal peccato originate, e l’ha resa immacolata non dalla nascita, ma sin dal suo concepimento. 

“Io sono l’Immacolata Concezione”, dirà alla piccola Bernadette Soubirous apparendo nella grotta di Lourdes. 

E Maria dice il suo proprio al concepimento verginale del Figlio di Dio. 

Ed è un che non viene pronunciato di fronte a un Dio che irrompe nella storia degli uomini in maniera trionfale, con un frastuono di trombe e di eserciti cui nessuno potrebbe resistere; 

ma al contrario con la delicatezza, la debolezza

, diremmo, di un piccolo embrione d’uomo che bussa al cuore di una giovane donna di Nazareth.

martedì 26 febbraio 2013

UNA PAROLA TAGLIENTE COME UNA SPADA




Una parola tagliente come una spada


D’altra parte, al di là di troppo facili sentimentalismi, il riconoscimento di questo Dio che si fa embrione si trasforma immediatamente in una parola impegnativa per l’uomo moderno. 

Una parola tagliente come una spada, che ci inchioda di fronte all’ambivalenza di questa misteriosa identificazione tra l’onnipotenza dl Dio e la fragilità assoluta del concepito. 

Il credente contempla nel nascituro il Cristo concepito. 

Se lo rifiuta, rifiuta Cristo sin dal momento del suo incarnarsi. 

“In verità vi dico, ogni volta che avete fatto queste cose a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me” (Mt 25,40). 

La parola di Gesù si abbatte tagliente come una lama sulla nostra vita di tutti i giorni, apparentemente cosi lontana dal Mistero del Dio fatto bambino. 

E invece, quotidianamente, si ripete per noi l’incontro con l’uomo concepito, che ci costringe a scegliere. 

Aborto, fecondazione, artificiale, diagnosi prenatale, clonazione terapeutica... 

Ci accorgiamo improvvisamente che ognuna di queste parole non è più una fredda questione moralistica, un lontano problema di regole teoriche; 

ma diventa la “mia” risposta a una domanda che mi interpella direttamente, fino alle profondità del mio cuore.

lunedì 25 febbraio 2013

ET HOMO FACTUS EST




“Et homo factus est”


Cosi' recita il Credo che riassume la nostra fede. 

Nel pronunciare queste parole chiniamo il capo, perché vogliamo esprimere con il gesto del corpo il nostro fermarci per un momento, attoniti ed esultanti — come Giovanni Battista non ancora nato — di fronte al Dio che si fa carne e sangue net corpo di Maria. 

“Appena Elisabetta ebbe udito il saluto di Maria, il bambino le sussultò nel grembo Elisabetta fu piena di Spirito Santo ed esclamò a gran voce:

«Benedetta tu fra le donne, e benedetto il frutto del tuo grembo! 

A che debbo che la madre del mio Signore venga a me? 

Ecco, appena la voce del tuo saluto è giunta ai miei orecchi, il bambino ha esultato di gioia nel mio grembo»” (Lc 1, 41-44). 

Non un dio greco bello e inafferrabile, dunque; 

ma un embrione umano di poche cellule. 

Lì, fin dal momento del concepimento, c’é Gesù di Nazaret, il Figlio di Dio. Lì, fin dal momento del concepimento, c’è ognuno di noi. 

C’erano i nostri genitori, i nostri antenati, i nostri figli. 

Tutti i nostri figli: 

desiderati, attesi, sani; 

ma anche indesiderati, inaspettati, handicappati. 

Dal concepimento, ognuno di loro bussa alla nostra porta. 

Proprio come il Dio Bambino. 

domenica 24 febbraio 2013

GESU' VERO DIO E VERO UOMO




In che modo Gesù Cristo è vero Dio e vero Uomo?


Lo è in modo unico e singolare.

La Fede Cattolica sottolinea con forza la particolarità dell’ammirabile unione della natura divina e della natura umana nell’unica Persona divina del Verbo: 

“L’evento unico e del tutto singolare dell’incarnazione del Figlio di Dio non significa che Gesù Cristo sia in parte Dio e in parte uomo, né che sia il risultato di una confusa mescolanza di divino e di umano. 

Egli si è fatto veramente uomo, rimanendo veramente Dio. Gesù Cristo è vero Dio e vero uomo. 

La Chiesa nel corso dei primi secoli ha dovuto difendere e chiarire questa verità di Fede contro eresie che la falsificavano” (CCC, 464).

Ecco come il Concilio di Calcedonia (anno 451) esprime questa verità: 

Gesù Cristo è «un solo e medesimo Figlio, il Signore nostro Gesù Cristo, perfetto nella sua divinità e perfetto nella sua umanità; vero Dio e vero uomo, composto di anima razionale e di corpo; 

consostanziale al Padre per la divinità, consostanziale a noi per l’umanità, “simile in tutto a noi, fuorché nel peccato” (Eb 4,15); 

generato dal Padre prima dei secoli secondo la divinità e, in questi ultimi tempi, per noi e per la nostra salvezza, nato da Maria Vergine e Madre di Dio, secondo l’umanità».

Gli stessi appellativi con cui viene indicato Gesù Cristo evidenziano la sua dimensione divina-umana: 

Gesù significa “Dio salva” l’uomo e l’universo;

Cristo = l’unto, il Messia che “Dio ha consacrato in Spirito Santo e potenza” (At 10,38) e “colui che deve venire” (Lc 7,14) nel mondo;

Figlio di Dio esprime la relazione filiale, tipica, unica ed eterna di Cristo con Dio suo Padre;

Signore indica la sua signoria, sovranità divina sull’uomo e sull’universo (cfr. CCC, 430-455).

sabato 23 febbraio 2013

MISTERIOSA UNIONE NELL'INCARNAZIONE



Misteriosa unione nell’incarnazione natalizia

“La natura umana di Cristo appartiene in proprio alla Persona divina del Figlio di Dio che l’ha assunta. 

Tutto ciò che egli è e ciò che egli fa in essa deriva da «uno della Trinità». 

Il Figlio di Dio, quindi, comunica alla sua umanità il suo modo personale d’esistere nella Trinità. 

Pertanto, nella sua anima come nel suo corpo, Cristo esprime umanamente i comportamenti divini della Trinità” (CCC, 470).

Il suo corpo stesso pertanto è un vero corpo umano, attraverso il quale il “Verbo invisibile apparve visibilmente nella nostra carne” (Prefazio di Natale, II: Messale Romano). 

“Il Figlio di Dio ha lavorato con mani d’uomo, ha pensato con mente d’uomo, ha agito con volontà d’uomo, ha amato con cuore d’uomo. 

Nascendo da Maria Vergine, egli si è fatto veramente uno di noi, in tutto simile a noi fuorché nel peccato” (GS 22).

“La conoscenza veramente umana del Figlio di Dio esprimeva la vita divina della sua persona” (CCC, 473). 

“Il Figlio di Dio conosceva ogni cosa; e ciò per il tramite dello stesso uomo che egli aveva assunto; 

non per la natura (umana), ma per il fatto che essa stessa era unita al Verbo” (San MASSIMO IL CONFESSORE, Quaestiones et dubia, Q. I, 67). 

Parallelamente “Gesù ha una volontà divina e una volontà umana. 

Nella sua vita terrena, il Figlio di Dio ha umanamente voluto ciò che ha divinamente deciso con il Padre e lo Spirito Santo per la nostra salvezza.

La volontà umana di Cristo segue, senza opposizione o riluttanza, la volontà divina, o, meglio, è ad essa sottoposta” (Compendio del CCC, 91).

venerdì 22 febbraio 2013

LA MATERNITA' DI MARIA SEGNO DI UNIONE




La maternità di Maria è segno dell'unione divino-umana di Cristo


Mirabile Creatura è Maria, in cui la Grazia in Lei è andata sempre crescendo dall'Immacolata Concezione all'Incarnazione, dai nove mesi di gestazione Divina alla Gloriosa Assunzione. 

Bellissima Maria, in cui la Santissima Trinità pose gli splendori della Bellezza Divina per attrarre i cuori di tutti i redenti.

Se Dio ha arricchito come più non poteva di ineffabile Grazia Maria, Ella però, ha corrisposto alle Grazie in modo adeguato. 

La somma generosità di Maria è inenarrabile, in quanto Ella ricambiò quanto Dio aveva operato in Lei. 

Sant’Ireneo dice che “Maria obbedendo, divenne causa di salvezza per Sé e per tutto il genere umano”.

“Colui che Maria ha concepito come uomo per opera dello Spirito Santo e che è diventato veramente suo Figlio secondo la carne, è il Figlio eterno del Padre, la seconda Persona della Santissima Trinità. 

La Chiesa confessa che Maria è veramente Madre di Dio” (CCC, 495).

È questo anche il significato della concezione verginale di Gesù nel grembo della Madonna: 

“Gesù è stato concepito nel grembo della Vergine per la sola potenza dello Spirito Santo, senza intervento dell’uomo. 

Egli è Figlio del Padre celeste secondo la natura divina e Figlio di Maria secondo la natura umana, ma propriamente Figlio di Dio nelle due nature, essendoci in lui una sola Persona, quella divina” (Compendio del CCC, 98).

giovedì 21 febbraio 2013

IL MISTERO PASQUALE




Il mistero pasquale di Cristo evidenzia il vero Dio e vero Uomo


 Se il Figlio di Dio ha potuto soffrire, essere crocifisso, morire, essere sepolto… è perché Egli è vero uomo.

D’altro canto, se la sua Morte ha potuto avere un valore redentivo, salvifico, giustificativo per tutti gli uomini e se soprattutto la sua Risurrezione ha potuto realizzarsi, è perché Egli è veramente Figlio di Dio.

La stessa accusa, che alcuni capi d’Israele rivolgono a Gesù e per cui lo consegnano a Pilato perchè venga condannato a Morte è che Egli, un uomo come gli altri, ha osato proclamarsi Figlio Dio, si è rivolto a Dio come a suo Padre, si è attribuito prerogative proprie soltanto di Dio. 

“Gesù ha suscitato scandalo soprattutto per aver identificato il proprio comportamento misericordioso verso i peccatori con l’atteggiamento di Dio stesso a loro riguardo. 

È arrivato a lasciar intendere che, sedendo a mensa con i peccatori, li ammetteva al banchetto messianico. 

Ma è soprattutto perdonando i peccati, che Gesù ha messo le autorità religiose di Israele di fronte a un dilemma. 

Costoro non erano nel giusto quando, costernati, dicevano: 

«Chi può rimettere i peccati se non Dio solo?» (Mc 2,7)?

Perdonando i peccati, Gesù o bestemmia perché è un uomo che si fa uguale a Dio, oppure dice il vero e la sua persona rende presente e rivela il nome di Dio” (CCC, 589).

“La sua sofferenza e la sua Morte manifestano come la sua umanità sia lo strumento libero e perfetto dell’Amore divino che vuole la salvezza di tutti gli uomini.

La volontà umana del Figlio di Dio aderisce alla volontà del Padre: per salvarci, Gesù accetta di portare i nostri peccati nel suo corpo «facendosi ubbidiente fino alla Morte» (Fil 2,8). 

Gesù ha liberamente offerto la sua vita in sacrificio espiatorio, cioè ha riparato le nostre colpe con la piena obbedienza del suo amore fino alla Morte. 

Questo «amore fino alla fine» (Gv 13,1) del Figlio di Dio riconcilia con il Padre tutta l’umanità. 

Il sacrificio pasquale di Cristo riscatta quindi gli uomini in modo unico, perfetto e definitivo, e apre loro la comunione con Dio” (Compendio del CCC, 119.121.122).

mercoledì 20 febbraio 2013

LA RISURREZIONE HA 4 ASPETTI




La Risurrezione di Cristo ha quattro aspetti


a) “La Risurrezione, in quanto entrata dell’umanità di Cristo nella gloria di Dio, trascende e supera la storia, come mistero della Fede”;

b) “Il suo corpo risuscitato è quello che è stato crocifisso e porta i segni della sua Passione, ma è ormai partecipe della vita divina con le proprietà di un corpo glorioso”;

c) “La Risurrezione di Cristo è un’opera trascendente di Dio. Le tre Persone agiscono insieme secondo ciò che è loro proprio: 

il Padre manifesta la sua potenza; il Figlio «riprende» la vita che ha liberamente offerto (Gv 10,17) riunendo la sua anima e il suo corpo, che lo Spirito vivifica e glorifica”;

d) “La Risurrezione è il culmine dell’Incarnazione. Essa conferma la divinità di Cristo, come pure tutto ciò che Egli ha fatto e insegnato, e realizza tutte le promesse divine in nostro favore” (Compendio del CCC, 128-131).

Pertanto, “la verità della divinità di Gesù è confermata dalla sua Risurrezione. 

Egli aveva detto: 

«Quando avrete innalzato il Figlio dell’uomo, allora saprete che Io Sono» (Gv 8,28). 

La Risurrezione del Crocifisso dimostrò che egli era veramente «Io Sono», il Figlio di Dio e Dio egli stesso. 

San Paolo ha potuto dichiarare ai Giudei: 

«La promessa fatta ai nostri padri si è compiuta, poiché Dio l’ha attuata per noi, loro figli, risuscitando Gesù, come anche sta scritto nel salmo secondo: 

Mio Figlio sei tu, oggi ti ho generato» (At 13, 32-33)” (CCC, 653).

La sua stessa Ascensione al cielo “rimane strettamente unita alla prima, cioè alla discesa dal cielo realizzata nell’incarnazione. 

Solo colui che è «uscito dal Padre» può far ritorno al Padre: Cristo. 

«Nessuno è mai salito al cielo fuorché il Figlio dell’uomo che è disceso dal cielo» (Gv 3,13). 

Lasciata alle sue forze naturali, l’umanità non ha accesso alla «casa del Padre», alla vita e alla felicità di Dio. 

Soltanto Cristo ha potuto aprire all’uomo questo accesso «per darci la serena fiducia che dove è lui, Capo e Primogenito, saremo anche noi, sue membra, uniti nella stessa gloria» (CCC, 661).