domenica 30 giugno 2013

IL SACRAMENTO DELLA PENITENZA


 
 
Il Sacramento della Penitenza

 

È il sacramento della misericordia: distrugge il peccato e impone di ripararlo e dona la grazia e la pace.
 
E' la tavola di salvezza per quanti sono in peccato grave. Il Padre accoglie i figli pentiti.
 
Gesù riporta le pecore smar­rite all’ovile.
 
Gesù che fece camminare il paralitico e gli disse:” Ti siano rimessi i tuoi peccati”, è l’autore della confessione.
 
La confessione è necessaria per rimettere a posto l’anima rovinata dal peccato: deve essere come una medicina che purifica l’anima, corregge difetti e vizi: deve essere il Sacramento del progresso spirituale.
 
Le due cose essenziali per ottenere il perdono: il dolore dei peccati e il proposito, l’impegno serio di convertirsi.
 
Il dolore è il pentimento di aver offeso Dio, la Chiesa, se stessi.
 
Col dolore sincero e col proposito forte il peccatore viene perdonato e riconciliato con la Chiesa che ha ferito con il peccato.
 
Senza dolore e proposito i peccati non vengono rimessi.
 
Il sacerdote, ministro di Cristo, assolve in nome di Cristo; è Cristo stesso che assolve, perdona e riconcilia col Padre.
 
Il sacerdote assolve quando il peccatore è pentito e ha la volontà di rinnovarsi, altrimenti non può assolvere.
 
L’accusa dei peccati deve essere totale, sincera, breve: confessare tutti i peccati gravi (presenti nella memoria) nel numero, specie e circostanze che mutano la specie.
 
Il sacerdote impone un’opera di penitenza a castigo e correzione del peccatore, e per scontare la pena temporale.
 
Ognuno poi spontaneamente deve imporsi delle penitenze per scontare peccati e correggere difetti. La confessione non si deve fare troppo spesso né troppo raramente.
 
Chi sta in peccato grave deve farla al più presto. E bene farla di frequente (ogni 15-30 giorni) perché i peccati veniali indeboliscono la volontà e la carità e attraggono insensibilmente al male.
 
La confessione frequente fatta bene purifica la coscienza, rinvigorisce la volontà e aumenta la grazia. La grazia sacramentale è un forte aiuto ad agire bene, a vincere i peccati veniali.
 
“La confessione individuale e completa con l’assoluzione è l’unico mezzo ordinario per riconciliarsi con Dio e con la Chiesa”.
 
“Ogni fedele è tenuto a confessare privatamente a un sacerdote, per lo meno una volta all’anno, i propri peccati gravi” .
 
L’atto di dolore può essere molto breve, interessante che sia sentito e sincero. Eccone uno. “Signore, mi pento dei miei peccati, abbi pietà di me, perdonami non voglio offenderti più”.  
 
La penitenza virtù è il pentimento di aver fatto il male e la volontà di ripararlo. La penitenza virtù è necessaria per riordinare la vita, per scontare le pene temporali dovute ai peccati, perché tutto si paga.
 
Il peccato lascia nell’anima una macchia morale e una pena da scontare.
 
Nel sacramento della penitenza Dio cancella la macchia del peccato e rimette la pena eterna; rimane però la pena temporale che si può scontare in questa vita o nell’altra.
 
Si sconta in questa vita con la penitenza e con le indulgenze; si sconta nell’altra vita con il Purgatorio. Il modo migliore per scontare la pena temporale è la penitenza in questa vita.
 
Fa penitenza colui che sinceramente pentito dei peccati, li ripara con sacrifici, rinunce, mortificazioni, umiliazioni, opere buone.
 
Ogni peccatore seriamente convertito deve essere un penitente, pentirsi del male fatto e ripararlo per riacquistare l’innocenza.                                                                                                            

 
L’indulgenza è una remissione di pena temporale dovuta per i peccati. E’ plenaria se rimette tutta la pena temporale; è parziale se la rimette in parte.

La Chiesa raccomanda di non trascurare le sante tradizioni dei Padri, ma di accoglierle e apprezzarle come prezioso tesoro.

“Le indulgenze non possono essere acquistate senza una sincera conversione e senza l’unione con Dio... Per l’acquisto dell’indulgenza plenaria, è richiesto non solo lo stato di grazia, ma un fervore di carità che distacchi l’animo da ogni affetto disordinato” .
 
Quindi deve essere escluso qualsiasi affetto al peccato anche ve­niale; perciò acquistare l’indulgenza plenaria non è facile.
 
“Si concede l’indulgenza parziale al fedele, che, nel compiere i suoi doveri e nel sopportare le avversità della vita, innalza con umile fiducia l’animo a Dio, aggiungendo anche solo mentalmen­te, una pia invocazione..,
 
a chi con spirito di fede e con animo misericordioso pone se stesso o i suoi beni a servizio dei fratelli che si trovano in necessità.., a chi in spirito di penitenza, si priva spontaneamente e con sacrificio di qualche cosa lecita”.                    

sabato 29 giugno 2013

L'UNZIONE DEGLI INFERMI


 
 
L’Unzione degli Infermi

 

E' il sacramento che conforta l’ammalato nell’anima e nel corpo, lo solleva e lo rende sereno.
 
La Chiesa circonda i malati di premure e con la sacra unzione li raccomanda a Dio perché alleggerisca le loro pene e li salvi.
 
(L’unzione dà la forza all’infermo per sopportare il male e può ottenere anche la guarigione).
 
 
Non si deve aver paura di ricevere l’unzione degli infermi, ma si deve accettare con animo ben di­sposto.
 
Quando il sacerdote unge l’infermo dice.
 
“Per questa santa unzione e per la sua piissima misericordia il Signore ti perdoni tutte le colpe che hai commesso.
 
“Celebrando questo sacramento, la Chiesa proclama la vittoria di Cristo sul male e sulla morte”.
 
La malattia ha un grande valore se si accetta per amore di Dio e se si sopporta in unione a Gesù sofferente.
 
La morte ci deve essere familiare perché moriamo ogni giorno.
 
Dobbiamo vivere e morire per il Signore: accettare la morte come sacrificio per amore e gloria di Dio.
 
Il cristiano deve guar­dare alla morte come passaggio alla vera vita, come inizio di vita eterna.

La morte sarà vinta alla fine del mondo, quando i morti risorgeranno;
 
quando l’uomo sarà completamente restaurato e avrà la completa adozione di figlio di Dio                                       

 Il  sacramento dei moribondi è l’Eucaristia (il Viatico):
 
il pane che ci ristora nel pellegrinaggio verso la vita eterna, il pegno della risurrezione.
 
Alla morte del cristiano si prega perché Angeli e Santi inter­cedano presso Dio e accolgano i! fedele nella gloria del Paradiso.
 
La Chiesa terrestre consegna a quella celeste un suo mem­bro perché sia condotto al trono della misericordia divina.
            

venerdì 28 giugno 2013

IL SACRAMENTO DELL'ORDINE


 
 
Il Sacramento dell’Ordine

 

Il sacerdote è colui che riceve l’ordine sacro di celebrare la Messa, di amministrare i sacramenti:
 
è l’uomo di Dio, l’apostolo della verità e della pace:
 
è un eletto.
 
Per mezzo del sacerdozio ministeriale Cristo insegna, santifica e governa la Chiesa e rende lode al Padre.
 
Nella persona dei Vescovi e dei Sacerdoti è presente Gesù Cristo in mezzo a noi credenti;
 
per mezzo di essi Gesù continua visibilmente la sua mis­sione di Maestro, Sacerdote e Pastore, perpetua il suo Sacrificio nel tempo e nello spazio, santifica e salva le anime. 
 
“I presbiteri vivono in mezzo agli altri uomini come fratelli in mezzo ai fratelli”.
 
Sono segregati dal Popolo di Dio (ma non separati da esso) per consacrarsi alla salvezza degli uomini.
 
Sono ministri di Cristo, “testimoni e dispensatori di una vita diversa da quella terrena”;
 
per questo non possono estraniarsi dal popolo.
 
Però non devono confondersi col popolo.
 
I presbiteri devono coltivare le comunità ad essi affidate perché comprendano la vita divina che Gesù infonde nei fedeli ed elevino una lode sempre più perfetta a Dio Padre, a Dio Figlio, a Dio Spirito Santo.
 
Il compito del sacerdote non è facile, ma il sacerdote ha grandi gioie e può dare tutto il suo amore a Dio e avere la più grande ricompensa.    

giovedì 27 giugno 2013

IL SACRAMENTO DEL MATRIMONIO


 
 
Il Sacramento del matrimonio

 
Dio è l’autore del matrimonio.
 
Egli ha voluto che la vita umana fosse trasmessa attraverso la famiglia, fondata sul matrimonio uno e indissolubile.
 
Gesù Cristo non solo confermò il matrimonio lecito e buono, ma ne proclamò l’unità e l’indissolubilità e lo innalzò alla dignità di sacramento.
 
I giovani devono prepararsi al matrimonio e alla famiglia con molta bontà e molta serietà.
 
La famiglia deve essere fondata sulla roccia e non sulla rena.
 
I genitori hanno l’obbligo gravissimo di educare i figli;
 
devono essere i primi, i principali educatori dei figli,”devono con fiducia e coraggio formarli ai valori essenziali della vita umana”:
 
 istruirli nella religione, formarli cristiani, metterli e guidarli sulla via buona, dare loro buon esempio, vigilare la loro condotta e correggerli.
 
I figli devono rispettare e onorare i genitori cercando di essere buoni, bravi e religiosi. 
 
”I figli devono ricevere man mano che cresce la loro età, una positiva e prudente educazione sessuale”.
 
Devono avere grande rispetto per il mistero della generazione e coltivare la virtù della purezza.
 
Molti ragazzi e giovani si rovinano e abbandonano la religione perché crescono come l’albero senza bastone e si lasciano trasportare dalla corrente (una guida è sempre necessaria).
 
E si ro­vinano anche perché i genitori non danno loro buon esempio e li trascurano.
 
Molti genitori non sanno educare perché è mancata a loro la preparazione alla famiglia.
 
Molte famiglie si rovinano perché in esse manca la religione.
 
I nemici più forti della famiglia sono:
 
gli spettacoli, la stampa, i cattivi compagni.
 
Gli amici che giovano molto alla famiglia sono i libri di formazione.

mercoledì 26 giugno 2013

LE 3 VIRTU' TEOLOGALI


 
 
LE TRE VIRTU’ TEOLOGALI

1.     Fede.

2.     Speranza.

3.     Carità.

 

“Le virtù teologali fondano, animano e caratterizzano l’agire morale del cristiano.
 
Esse informano e vivificano tutte le virtù mo­rali.
 
Sono infuse da Dio nell’anima dei fedeli per renderlo capaci di agire quali suoi figli e meritare la vita eterna” (CDC, 1813).

Si chiamano teologali perché ci fanno conoscere ed amare Dio.

La fede è la virtù soprannaturale che ci la credere in Dio  e a tutto quello che Egli ha rivelato:

è la convinzione di cose che non si vedono.

E' la virtù più necessaria, fonte di fortezza e dì coraggio.

“Senza la fede è impossibile essere graditi a Dio” (Eb 11, 6). 

La speranza è la virtù soprannaturale che ci fa sperare da Dio la vita eterna e le grazie necessarie per meritarla.

La speranza ci sostiene e contorta nelle traversie della vita.

La carità è la virtù soprannaturale che ci fa amare Dio per se stesso come sommo bene e il prossimo per amore di Dio.

Carità vuol dire amare, voler bene:

amare Dio, amare il prossimo.

Dov’è la carità ivi è Dio.

La carità è maggiore della fede e della speranza perché “la carità non avrà mai fine” (1 Cor 13, 13).

martedì 25 giugno 2013

IL CONCETTO DI VIRTU'


 

 

IL CONCETTO DI VIRTU’


 

”Tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri” (Fil 4,8).

 

La virtù è una disposizione abituale e ferma a fare il bene.

 

Essa consente alla persona, non soltanto di compiere atti buoni, ma di dare il meglio di sé.

 

Con tutte le proprie energie sensibili e spirituali la persona virtuosa tende verso il bene;

 

lo ricerca e lo sceglie in azioni concrete” (CDC, 1803).


 
Si chiamano anche virtù umane o morali:
 
“Esse procurano facilità, padronanza di sé e gioia per condurre una vita moralmente buona.
 
L’uomo virtuoso è colui che liberamente pratica il bene” (CDC, 1804).
 
Le virtù cardinali mantengono e sostengono la vita cristiana.
 
Sono indispensabili, come sono indispensabili i cardini per tenere la porta.                                                               
 
La prudenza è la virtù che dirige le azioni umane:
 
fa conoscere il bene che si deve fare e il male che si deve evitare.
 
E prudente chi opera secondo la voce della retta coscienza e secondo le esigenze della giusta morale.                                                                                 
 
La giustizia è la virtù che dà a Dio e agli uomini ciò che ad essi si deve dare. Uno è giusto se fa bene tutto quello che deve fare.
 
Il giusto è trasparente, luminoso, sempre sereno.                      
 
La fortezza è la virtù che ci fa vincere il male e le tentazioni. E’ forte chi non si piega e non si spezza;
 
chi supera gli ostacoli che impediscono di fare il bene;
 
chi vince il male, la voluttà, l’avarizia.                                                                                                                                         
La temperanza (giusta regola) è la virtù che regola i nostri sensi, frena le passioni e i desideri cattivi.
 
La temperanza è la dote di ogni savia persona.
 
È la virtù indispensabile perché l’uomo possa essere pienamente uomo, padrone di se stesso.
 
Il troppo nuoce.
 
Il cristiano deve mortificare i sensi, essere moderato, tenere una giusta regola in tutto.
 
L’intemperante è chi abusa di cibi, di bevande, di piaceri, chi oltrepassa la giusta misura.

lunedì 24 giugno 2013

I 4 NOVISSIMI


 
 
I QUATTRO NOVISSIMI

 

1.     Morte.

2.     Giudizio.

3.     Inferno.

4.     Paradiso.

  
Novissimi:   sono le cose ultime che ci aspettano:
 
la morte, il giudizio, l’inferno, il paradiso.

 
Queste cose ultime devono diventare le prime;
 
si devono ricordare spesso per vivere bene come vuole Dio.
 
La morte è la separazione dell’anima dal corpo.
 
Il corpo ritorna alla terra, l’anima ritorna a Dio e viene giudicata del bene e del male operato in vita. 
 
Due sono i giudizi:
 
il giudizio particolare dopo la morte, il giudizio universale alla fine del mondo.
 
I cattivi saranno puniti (c’è l’inferno);
 
i buoni saranno premiati (c’è il paradiso).
 
Alla fine del mondo i corpi di tutti risorgeranno e sì riuniranno all’anima per avere il premio o il castigo.
 
I buoni risorgeranno gloriosi e avranno l’adozione completa di figli di Dio e la vita eterna.
 
I nemici di Cristo risorgeranno oscuri, saranno separati dal Regno e vivranno per sempre infelici.

domenica 23 giugno 2013

LA LITURGIA


 
 
LA LITURGIA
 

La Liturgia è il culto pubblico che la Chiesa rende a Dio per dare a Lui onore e gloria (culto vuol dire tributo dì onore e venerazione reso a Dio:
 
sono atti di adorazione, di ringraziamento... con quali riconosciamo la grandezza di Dio e la nostra dipendenza da Lui).
 
La Liturgia è la fonte dalla quale attingiamo il genuino spirito cristiano.
 
Possiamo dire che è l’incontro nostro con Dio Dio. 
 
Azione liturgica vuoi dire azione sacra, pubblica, fatta per dare gloria e lode a Dio (la Messa, i Sacramenti sono azioni liturgiche).
 
Gesù è presente in modo speciale nelle azioni liturgiche.
 
Con la Liturgia la Chiesa dà gloria a Dio e salva le anime.                                                               

 
L’Anno liturgico ricorda e la vivere la storia della salvezza, la vita di Gesù, i misteri della religione.
 
E Cristo stesso che vive sempre nella sua Chiesa e unisce a sé le anime.
 
La grazia è un dono soprannaturale che Dio fa all’anima per farla partecipare alla sua vita.
 
In parole più facili la grazia è la vita di Dio in noi (che ci trasforma, ci fa santi, templi dello Spirito Santo).
 
Vita non uguale ma simile a quella di Dio (come il ferro messo nel fuoco).
Per vivere in grazia si deve essere fedeli a Dio, fare il bene e fuggire il male.