venerdì 26 luglio 2013

LA DECISIONE DI FARE ESPERIENZA DI DIO


 

 

La decisione di fare esperienza di Dio


 

Nella scena dell'annuncio, Maria matura da una parte la consapevolezza della propria creaturalità e limitatezza umana, dall'altra la consapevolezza che l'amore l'ha resa strumento di Dio, luogo della Trinità, donna eletta dall'Onnipotente in vista della redenzione.

 
Dio le domanda così di entrare in comunione totale con Lui.
 
Ad essa è richiesto, come ad ogni cristiano nel giorno del Battesimo, di far parte dell'azione di Dio nell'umanità, di fare esperienza con lui, di predisporre anima, copro, tempo, spazio, energie e ogni risorsa di se stessa, al servizio della volontà di Dio.

 
Fare esperienza con Dio significa per maria impegnarsi a tempo pieno con Lui, facendo di se stessa un umile e docile strumento dello Spirito Santo, affinché operi, attraverso di lei, impiegando la sua completa disponibilità, donazione, abbandono obbediente e tutto ciò che  nel mistero della Provvidenza è stato deciso per il bene dell'umanità e dell'intero genere umano.

 
La dimensione ontologica dell'uomo creato ad immagine di Dio può superare la visione del Salmo 38 che così recita:
 
"Solo un soffio è ogni uomo che vive, come ombra che passa; solo un soffio che si agita, accumula ricchezze e non sa chi le raccolga.
 
Ora, che attendo, o Signore?
 
In Te la mia speranza....Ogni uomo non è che un soffio" (6,8-12).

 
Il soffio, di cui si parla nel salmo, è lo stesso soffio di vita col quale Dio crea l'anima vivente a sua immagine e somiglianza.
 
 
E' quel divino insopprimibile da cui nasce nel Battesimo per opera dello Spirito santo, un uomo nuovo, un figlio adottivo di Dio un chiamato a far parte dell'esperienza di Dio, sull'esempio di Cristo e di Maria Vergine.

 
Tra le esperienze possibili all'uomo, durante il suo pellegrinaggio terreno, la più nobile e la più completa è senza dubbio l'esperienza con Dio ad imitazione di Cristo.
 
Essa rende possibile l'attuazione del Vangelo che parla dell'uomo incorporato in Dio come luce del mondo e sale della terra.

giovedì 25 luglio 2013

MARIA SI MISE IN VIAGGIO


 

Maria si mise in viaggio


 

"Grandi cose hai fatto Signore per noi, ci hai colmati di gioia" (Sal.126).
 
Maria è di Dio, in Dio, piena di Dio, nella geografia dell'amore del disegno di Dio.
 
Ella respira il clima di Dio.
 
Vive in terra ma il suo essere è trapiantato nella dinamica trinitaria celeste.

 
Maria è in terra, dentro la storia del suo tempo, figlia dell'Alleanza che Dio ha stabilito col popolo d'Israele;
 
è figlia della stirpe di Davide, è immersa nella cultura religiosa della sinagoga e dell'antica religione ebraica;
 
è figlia di quel popolo d'Israele che è passato attraverso varie vicissitudini, scandite da un rapporto difficile con il Dio di Abramo, di Isacco, di Giacobbe.
 
A causa dell'ostinazione e dell'incredulità che spesso sbocciavano nel cuore di quella gente a contatto con le religioni incontrate nel loro lungo e doloroso pellegrinaggio verso la "terra promessa".
 
Eppure Dio era la sua guida.

Maria discende da questa tradizione e ne esprime la mentalità e la cultura;
 
ora, però, ella muta la mentalità e la cultura per mettersi in viaggio sulla strada dell'Incarnazione guidata da Dio stesso.
 
Infatti Maria scopre la sua vera identità sotto l'azione dello Spirito Santo.
 
Innanzitutto è scomparsa in lei la mentalità critica, intessuta di "perché" quando ha capito che il dialogo con Dio è fondato sull'amore, sull'abbandono, sulla totale credibilità a Colui che l'assume al proprio fianco, dopo averla creata "umile ed alta più che creatura" (Dante).

Maria non ha più tempo per ascoltare se stessa, ma si dispone all'ascolto di Dio con tutto il suo essere.
 
In questo modo Dio prende dimora in lei per farsi uomo tra gli uomini, e Salvatore, guida, liberatore, giusto giudice, fratello e amore crocifisso per l'intera umanità.

Il coraggio della fede inizia quando diminuisci qualche perché del tuo egoismo.
 
Allora scopri di camminare, anzi Cristo cammina dentro di te fino ad incorporarti in lui. "Non sono più io che vivo, ma Cristo vive in me" (Gal.2,20).

mercoledì 24 luglio 2013

IN CAMMINO NEL MISTERO DELL'INCARNAZIONE


 

 

In cammino nel mistero dell'Incarnazione


 

Con il "si" di Maria inizia la storia di Cristo, Dio da Dio, Figlio unigenito del padre, nella storia umana.
 
Il genere umano è in comunione con il suo Creatore e Signore, attraverso la fanciulla di Nazareth.
 
Ella porta in sè il Creatore del mondo, pur non conoscendo chiaramente i tempi, i luoghi, gli avvenimenti, gli eventi che seguiranno il cammino del Cristo di Dio fatto uomo tra gli uomini, uguale in tutto ai suoi simili, tranne nel peccato (cfr.Eb.4,15).

 
"Quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l'adozione a figli" (Gal.4,4-5).

Questa grandezza si attua in Maria, e in noi battezzati nell'acqua e nello Spirito Santo.
 
Una nascita dall'Alto (cfr,Gv.3,6) che unisce, in Maria, la fisionomia di creatura e di "figlia di suo Figlio", come canta il poeta Dante.
 
Creata, quindi, ad immagine e somiglianza di Dio e di Cristo, figlio suo e "Figlio dell'Altissimo" (cfr, Lc.1,35), interamente opera di Dio, prediletta della Trinità, del tutto preservata dalla colpa originale e dalla seduzione del maligno.

 
Il cammino di Maria, nell'incarnazione, produce in lei il possesso della divina maternità e l'intima unione a Cristo redentore, di cui ella sarà la corredentrice e la Madre di tutti gli uomini e del genere umano.

 
Nessuno può giungere al Padre senza passare per Cristo, il mediatore tra Dio e gli uomini; ma nessuno può giungere a Cristo e alla fede in Lui, senza passare per Maria.
 
Col Battesimo siamo anche noi nel mistero dell'Incarnazione per esser uomini alla maniera di Cristo, sotto la guida dello Spirito santo e di Maria.

 
La preoccupazione di Maria è quella di lasciarsi occupare e riempire da  Dio facendo la sua volontà, anzi domandando di essere in tutto incorporata nel suo disegno-sogno di amore verso l'umanità.
 
 Maria ci insegna la strada per abbandonarci a Dio.

martedì 23 luglio 2013

LA PRIMA TAPPA DEL VIAGGIO


 

 

La prima tappa del viaggio


 

"Maria si mise in viaggio in tutta fretta verso la regione montuosa per recarsi in città di Giuda. Appena entrata in casa di Zaccaria salutò Elisabetta" (Lc.1,39-41).
 
La carità è il dono di sè a chi ti rivolge gli occhi e il cuore in attesa di un sorso di amicizia, di solidarietà, di condivisione, di compagnia, per portare a compimento il suo percorso esistenziale, o per indagarlo, riprenderlo, capirlo, amarlo come l'ancora di salvezza.
 
L'anima, mossa dallo Spirito di Dio, spalanca tutta se stessa nella dismisura con cui Dio l'ha dotata.

La donazione o è totale o non lo è affatto.
 
Il calcolo non è nella logica dell'amore di Dio e di coloro che agiscono attraverso l'amore dello spirito. Maria si prodiga per la cugina Elisabetta, ormai prossima al parto.
 
Ella diventa il dono di Dio alla cugina Elisabetta. Benché la scarsità del testo lucano sia evidente, tuttavia non scalfisce la sostanza.
 
L'arrivo di Maria, anch'essa incinta non per intervento d'uomo, ma per "opera dello Spirito Santo", coincide con la fine della gravidanza di Elisabetta.
 
L'evento è assai importante, come annota San Luca, perché, alla presenza di maria, ella sente il bambino sussultare nel suo seno.
 
Poi "piena di Spirito Santo" esplode nel grido a tutti noto:
 
"Benedetta sei tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo seno....Davvero tu sei beata, perché hai creduto nell'adempimento di ciò che ti è stato detto dal Signore" (Lc.1,42-45).

 
Oltre gli aspetti cristologici e profetici dell'incontro, sono da registrare l'esaltazione che compie Elisabetta sulla fede indiscussa di Maria, su quanto le aveva detto Dio, e il riconoscimento dello Spirito Santo che la colloca come la donna preferita da Dio per l'abbandono alla sua divina volontà.
 
Elisabetta, in questo modo, rivela il rapporto unico e indissolubile tra Dio e la Vergine Maria, tra la creatura e il suo Creatore, tra la redenta e il Redentore Cristo Signore.
 
Inoltre traspare evidente il ruolo insostituibile di Maria come mediatrice tra l'umanità e la divinità, tra il cielo e la terra, tra la coscienza di ogni uomo e Dio-Amore.

Anche noi dobbiamo permettere a Maria d'incontrarci per essere in comunione con Lei, piena di Spirito Santo!

lunedì 22 luglio 2013

L'INCONTRO IN CUI MARIA GLORIFICA DIO


 

 

L'incontro in cui Maria glorifica Dio


 

La grandezza del cuore che si è lasciato possedere da Dio, si manifesta nella contemplazione delle sue opere.
 
Recita il salmo 126: "La nostra bocca si aprì al sorriso, la nostra lingua si sciolse in canti di gioia".

 
Il cammino di ogni vivente è possibile perché Dio lo vuole.
 
Perciò ringraziare e riconoscere il nostro Creatore quotidiano è un dovere che il salmista esprime.
 
"Il nostro aiuto è nel nome del Signore, che ha fatto cielo e terra" (Sal.124).
 
"Quale gioia quando mi dissero: andremo alla casa del Signore" (Sal.121).

 
Di questi sentimenti di adorazione e di riconoscenza verso Dio è piena l'anima di Maria Vergine:
 
"Ti rendo grazie, Signore, con tutto il cuore; hai ascoltato le parole della mia bocca.
 
A Te voglio cantare davanti agli angeli. Rendo grazie al tuo nome, per la tua fedeltà e misericordia.
 
Il Signore completerà per me l'opera sua. Signore, la tua bontà dura per sempre: non abbandonare l'opera delle tue mani" (Sal.137).

 
In questo entroterra di vita interiore, matura in Maria il canto più completo e profetico, soteriologico ed escatologico di tutto in Nuovo Testamento, destinato ad illuminare l'identità e la personalità soprannaturale di Maria, Vergine e Madre, davanti a Dio e davanti agli uomini, per opera dello Spirito Santo:
 
"L'anima mia magnifica il Signore; e il mio spirito esulta in Dio, mio Salvatore, poiché volse lo sguardo alla piccolezza della sua serva.
 
Ecco d'ora innanzi tutte le generazioni mi chiameranno beata, perché grandi cose ha fatto in me Colui che è potente e santo è il suo Nome" (Lc.1,46-49).

 
E il cuore di Maria, mosso dallo Spirito Santo, si trasforma in catechista e scuola di fede quando spiega ed invita ad accogliere l'identità dell'amore di Dio per l'uomo, soprattutto per chi a Lui si affida con una fede incrollabile:
 
"La sua misericordia si estende di generazione in generazione su quelli che lo temono.
 
Egli ha spiegato la potenza del suo braccio, ha disperso gli orgogliosi, ha rovesciato i potenti dai loro troni, ha esaltato gli umili".

domenica 21 luglio 2013

COSA DIVENTERA' QUESTO BAMBINO?




 

Che cosa diventerà mai questo bambino?


 
Nella casa di Zaccaria accade che la moglie Elisabetta dà alla luce un bambino, al quale, dopo alcune difficoltà per ottenere il nome da parte del padre Zaccaria, che era diventato muto per punizione di Dio, in quanto non aveva creduto alla promessa dell'erede comunicatogli nel tempio durante i riti ebraici, viene imposto il nome di Giovanni.

 
Ogni nascita sconvolge la casa, sia per il timore sia per la gioia perché è venuto al mondo un uomo e il suo mistero.
 
Tuttavia in questo evento, stupiscono "i segni" con cui il disegno di Dio si è fatto conoscere agli stessi protagonisti.

 
Una creatura non attesa per svariate e logiche motivazioni, come l'età avanzata, la sterilità, il declino della vita attraverso la vecchiaia, è sempre voluta da Dio, o è segno del suo piano divino.
 
Sicché Qualcuno, dall'Alto decide per Giovanni, non certo Zaccaria ed Elisabetta.
 
Qualcuno che, vedendo la loro sottomissione alla legge di Dio, li sceglie per affidare loro una missione, quella di dare alla luce "il Precursore", colui che avrebbe presentato Gesù al popolo ebreo sedendo sulle rive del Giordano:
 
" Ecco l'Agnello di Dio, che toglie il peccato del mondo" (Gv.1,29).

 
Ma ogni uomo o donna fa parte del disegno di Dio, nessuno escluso.
 
Questa verità biblica è lo stile interiore e missionario di Maria Vergine.
 
Infatti è lei che senza esitare accetta il disegno di Dio su di sè abbandonando ogni altro pensiero o progetto personale.
 
Qui, in questa casa, Dio s'impone dopo che il suo bussare era stato frainteso o rspinto secondo le regole o la mentalità culturale ed umana di quel tempo.

 
Ma Dio ha fatto sì che tutti dicessero:
 
"La mano del Signore è sopra di lui" (Lc.1,66).
 
Dio conosce il mio mistero ed il mistero di ciascun uomo, perché ci ha pensati e voluti fin dall'eternità.
 
"Se il Signore non fosse il mio aiuto, in breve io abiterei nel regno del silenzio" (Sal.93,17).

sabato 20 luglio 2013

COMUNICARE COL SILENZIO DI DIO




 

Comunicare col silenzio di Dio

 


All'ombra della casa di Nazareth scaturisce un problema affettivo che coinvolge Giuseppe, il falegname, il promesso sposo di Maria, la fanciulla di Nazareth.
 
Dio si è intromesso.
 
Maria, però, non è divisa dentro di sè tra l'amore alla volontà di Dio e l'amore umano.
 
Giuseppe, al contrario, sì! Infatti il falegname s'accorge che la sua fidanzata è incinta e non per opera sua.
 
Per la delicatezza interiore del promesso sposo e per il buon nome di Maria, egli decide di ripudiarla in segreto.
 
Non abbiamo documenti che provino il chiarimento tra Giuseppe e Maria, se pure c'é stato.

Tutto è avvolto nel silenzio.
 
Maria sa che Dio avrebbe risolto la situazione; perciò lascia fare alla Divina Provvidenza dello Spirito Santo.
 
Sembra quasi ignorare il dramma in cui, purtroppo, si dibatte il fidanzato. Comunicare col silenzio di Dio significa avere tale fede nell'intervento di Dio da considerarlo il proprio ambasciatore o avvocato.

"Tutto è possibile a Dio". Questa dichiarazione risuona chiaramente nell'anima e nella mente di Maria S:S:,
 
tanto da permetterle la contemplazione permanente, pur restando donna tra le donne, ebrea tra gli ebrei, fidanzata tra i fidanzati, parte reale e viva delle aspirazioni delle donne ebree che desideravano essere scelte a Madre del Messia.

Ella è tutta di Dio e Dio la considera tutta per sé. Eppure non è sclusa dalla cronaca del suo tempo o dalla psicologia del sentire femminile della sua epoca.
 
Tuttavia Maria è e resta la sposa dello Spirito Santo. Ecco che, nel silenzio della notte, Dio interviene presso Giuseppe liberandolo dalla dolorosa e incomprensibile lettura della realtà, dandogli, però, la missione di apdre putativo del figlio suo.

 
La carità di Dio sostituisce le ragioni umane.
 
Egli dispone i cuori alle soluzioni più lontane dalla logica razionale, perché sa parlare al cuore di chi ascolta: "Non temete".

venerdì 19 luglio 2013

UN EDITTO DI CESARE


 

 

Un editto di Cesare                                                                    


 
La vita interiore di Maria e di Giuseppe rientra nella norma del costume ebraico.
 
 
Il falegname sposa Maria ma con un intento preciso, quello che lo unisce anche alla volontà di Dio:
 
"Giuseppe, figlio di Davide, prendi pure con te, senza timore, Maria tua sposa, perché quello che è generato in lei è opera dello Spirito Santo.
 
Ella partorirà un figlio e lo chiamerai Gesù; egli infatti salverà il suo popolo" (Lc.1,20-21).

 
Dio cambia e perfeziona la vita delle creature che in Lui attingono la parola di vita, quella parola che ha il potere d'incorporare l'uomo nel piano di Dio, perché il vero credente si caratterizza nel gesto di abbandonare la propria volontà, le proprie vedute o progetti di esistenza per compiere in tutto la volontà di Dio.

 
Agire secondo i dettami della Provvidenza e della Parola di Dio vuol dire realizzare ciò che più tardi ordinerà Gesù: "Ascolta, Israele.
 
Il Signore Dio nostro è l'unico Signore; amerai il Signore Dio tuo con tutto il cuore, con tutta la tua mente e con tutta la tua forza.
 
E il secondo è questo: Amerai il prossimo tuo come te stesso. Non c'é altro comandamento più importante di questi" (Mc.12,28-34).

Giuseppe e Maria, dentro il contesto sociale del loro tempo, introducono il disegno di Dio che resta, per ora, nascosto, come il seme della terra.

 
Nel contesto della città dell'uomo, Dio pone il suo innesto, prende dimora in Maria e Giuseppe, suo sposo, cammina tra gli uomini secondo la sua volontà, la quale realizza dentro la storia, la salvezza.
 
E fu l'editto di Cesare a condurre Maria e Giuseppe a Betlemme, dove il Cristo doveva nascere.

Il cristiano vive ancora oggi lo stile di Giuseppe e di Maria. Cammina nel suo tempo compiendo interiormente la volontà di Dio.

giovedì 18 luglio 2013

DA DOVE VIENE GESU'


 
 
Da dove viene Gesù

 

La sua vera origine è il Padre, Dio; Egli proviene totalmente da Lui, ma in un modo diverso da qualsiasi profeta o inviato da Dio che l’hanno preceduto.
 
Questa origine dal mistero di Dio, “che nessuno conosce”, è contenuta già nei racconti dell’infanzia dei Vangeli di Matteo e di Luca, che stiamo leggendo in questo tempo natalizio.
 
L’angelo Gabriele annuncia: «Lo Spirito scenderà su di te, e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra.
 
Perciò colui che nascerà sarà santo e chiamato Figlio di Dio» (Lc 1,35).
 
Ripetiamo queste parole ogni volta che recitiamo il Credo, la Professione di fede: «et incarnatus est de Spiritu Sancto, ex Maria Virgine», «per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria».
 
A questa frase ci inginocchiamo perché il velo che nascondeva Dio, viene, per così dire, aperto e il suo mistero insondabile e inaccessibile ci tocca: Dio diventa l’Emmanuele, “Dio con noi”.
 
Quando ascoltiamo le Messe composte dai grandi maestri di musica sacra, penso per esempio alla Messa dell’Incoronazione di Mozart, notiamo subito come si soffermino in modo particolare su questa frase, quasi a voler cercare di esprimere con il linguaggio universale della musica ciò che le parole non possono manifestare:
 
il mistero grande di Dio che si incarna, si fa uomo.

 
Se consideriamo attentamente l’espressione «per opera dello Spirito Santo nato nel seno della Vergine Maria», troviamo che essa include quattro soggetti che agiscono.
 
In modo esplicito vengono menzionati lo Spirito Santo e Maria, ma è sottointeso «Egli», cioè il Figlio, che si è fatto carne nel seno della Vergine.
 
Nella Professione di fede, il Credo, Gesù viene definito con diversi appellativi:
 
«Signore, … Cristo, unigenito Figlio di Dio… Dio da Dio, Luce da Luce, Dio vero da Dio vero… della stessa sostanza del Padre» (Credo niceno-costantinopolitano).
 
Vediamo allora che “Egli” rinvia ad un’altra persona, quella del Padre. Il primo soggetto di questa frase è dunque il Padre che, con il Figlio e lo Spirito Santo, è l’unico Dio.

 
Questa affermazione del Credo non riguarda l’essere eterno di Dio, ma piuttosto ci parla di un’azione a cui prendono parte le tre Persone divine e che si realizza «ex Maria Virgine».
 
Senza di lei l’ingresso di Dio nella storia dell’umanità non sarebbe giunto al suo fine e non avrebbe avuto luogo quello che è centrale nella nostra Professione di fede: Dio è un Dio con noi.
 
Così Maria appartiene in modo irrinunciabile alla nostra fede nel Dio che agisce, che entra nella storia. Ella mette a disposizione tutta la sua persona, «accetta» di diventare luogo dell’abitazione di Dio.

 
A volte, anche nel cammino e nella vita di fede possiamo avvertire la nostra povertà, la nostra inadeguatezza di fronte alla testimonianza da offrire al mondo.
 
Ma Dio ha scelto proprio un’umile donna, in uno sconosciuto villaggio, in una delle provincie più lontane del grande impero romano.
 
Sempre, anche in mezzo alle difficoltà più ardue da affrontare, dobbiamo avere fiducia in Dio, rinnovando la fede nella sua presenza e azione nella nostra storia, come in quella di Maria.
 
Nulla è impossibile a Dio! Con Lui la nostra esistenza cammina sempre su un terreno sicuro ed è aperta ad un futuro di ferma speranza.

 
Professando nel Credo: «per opera dello Spirito Santo si è incarnato nel seno della Vergine Maria», affermiamo che lo Spirito Santo, come forza del Dio Altissimo, ha operato in modo misterioso nella Vergine Maria il concepimento del Figlio di Dio.
 
L’evangelista Luca riporta le parole dell’arcangelo Gabriele: «Lo Spirito scenderà su di te e la potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra» (1,35).
 
Due richiami sono evidenti: il primo è al momento della creazione. All’inizio del Libro della Genesi leggiamo che «lo spirito di Dio aleggiava sulle acque» (1,2); è lo Spirito creatore che ha dato vita a tutte le cose e all’essere umano.
 
Ciò che accade in Maria, attraverso l’azione dello stesso Spirito divino, è una nuova creazione: Dio, che ha chiamato l’essere dal nulla, con l’Incarnazione dà vita ad un nuovo inizio dell’umanità.
 
I Padri della Chiesa più volte parlano di Cristo come del nuovo Adamo, per sottolineare l’inizio della nuova creazione dalla nascita del Figlio di Dio nel seno della Vergine Maria.
 
Questo ci fa riflettere su come la fede porti anche in noi una novità così forte da produrre una seconda nascita.
 
Infatti, all’inizio dell’essere cristiani c’è il Battesimo che ci fa rinascere come figli di Dio, ci fa partecipare alla relazione filiale che Gesù ha con il Padre.
 
E vorrei far notare come il Battesimo si riceve, noi «siamo battezzati» - è un passivo - perché nessuno è capace di rendersi figlio di Dio da sé: è un dono che viene conferito gratuitamente.
 
San Paolo richiama questa figliolanza adottiva dei cristiani in un passo centrale della sua Lettera ai Romani, dove scrive: «Tutti quelli che sono guidati dallo Spirito di Dio, questi sono figli di Dio.
 
E voi non avete ricevuto uno spirito da schiavi per ricadere nella paura, ma avete ricevuto lo Spirito che rende figli adottivi, per mezzo del quale gridiamo: “Abbà! Padre!”.
 
Lo Spirito stesso, insieme al nostro spirito, attesta che siamo figli di Dio”» (8,14-16), non servi.
 
Solo se ci apriamo all’azione di Dio, come Maria, solo se affidiamo la nostra vita al Signore come ad un amico di cui ci fidiamo totalmente, tutto cambia, la nostra vita acquista un nuovo senso e un nuovo volto:
 
quello di figli di un Padre che ci ama e mai ci abbandona.

mercoledì 17 luglio 2013

MARIA E LA NUBE SANTA


 
 
MARIA E LA NUBE SANTA

 

L’angelo dice a Maria: «La potenza dell’Altissimo ti coprirà con la sua ombra».
 
E’ un richiamo alla nube santa che, durante il cammino dell’esodo, si fermava sulla tenda del convegno, sull’arca dell’alleanza, che il popolo di Israele portava con sé, e che indicava la presenza di Dio (cfr Es 40,34-38).
 
Maria, quindi, è la nuova tenda santa, la nuova arca dell’alleanza: con il suo «sì» alle parole dell’arcangelo, Dio riceve una dimora in questo mondo, Colui che l’universo non può contenere prende dimora nel grembo di una vergine.

 
Ritorniamo allora alla questione da cui siamo partiti, quella sull’origine di Gesù, sintetizzata dalla domanda di Pilato: «Di dove sei tu?».
 
Dalle nostre riflessioni appare chiara, fin dall’inizio dei Vangeli, qual è la vera origine di Gesù:
 
Egli è il Figlio Unigenito del Padre, viene da Dio. Siamo di fronte al grande e sconvolgente mistero che celebriamo nel tempo di Natale:
 
il Figlio di Dio, per opera dello Spirito Santo, si è incarnato nel seno della Vergine Maria.
 
E’ questo un annuncio che risuona sempre nuovo e che porta in sé speranza e gioia al nostro cuore, perché ci dona ogni volta la certezza che, anche se spesso ci sentiamo deboli, poveri, incapaci davanti alle difficoltà e al male del mondo, la potenza di Dio agisce sempre e opera meraviglie proprio nella debolezza.
 
La sua grazia è la nostra forza (cfr 2 Cor 12,9-10)

 
E’ dogma di fede che la Madonna fu sempre Vergine: prima, durante e dopo il parto. Così insegna infallibilmente il concilio Lateranense I del 649:
 
“La Santa Madre di Dio e sempre vergine immacolata Maria… ha concepito senza seme per opera dello Spirito Santo e ha partorito senza corruzione, permanendo indissolubile, anche dopo il parto, la sua verginità”. (D. 256)
 
Tale dogma, già difeso da S. Ambrogio nel sinodo di Milano del 390, fu insegnato espressamente dal papa S. Leone I (Epistola dogmatica ad Flavianum) e riaffermato da Paolo IV (D. 993).

 
I teologi insegnano che esso si riferisce innanzi  tutto all’integrità fisica prima durante e dopo il parto.
 
Questo punto importante del dogma sembra essere messo in discussione attualmente da alcune autorità ecclesiastiche e per questo teniamo a ribadirlo.
 
Il dogma comprende poi anche “la “Virginitas mentis”, cioè il costante proposito della verginità, e la “Virginitas sensus”, cioè l’immunità dagli impulsi disordinati della concupiscenza sensuale (Ott, Compendio di teologia dogmatica 1964, p. 339).
 
Per questi motivi il V° concilio di Costantinopoli del 553 attribuisce alla Madonna il titolo di “Sempre Vergine”.