lunedì 30 settembre 2013

LA CASTITA' E' POSSIBILE




La castità è possibile

 

Sì, la castità è possibile. Però è necessario che non sia l’egoismo la realtà che ispira la vita.
 
Cristo ha voluto che nella sua Chiesa esistessero persone di ogni età disposte a vivere nella castità perfetta per tutta la vita.

Nella Chiesa esistono circa un milione di donne e un milione di uomini (religiosi e preti) che si sono impegnati in nome di Gesù Cristo a vivere nella castità totale e perfetta.

In tutte le grandi religioni storiche (eccettuato forse l’Islam) esiste il culto della castità perfetta. Questo dimostra che la castità è possibile all’uomo, anche la castità perfetta che la Chiesa richiede fino al matrimonio.
 
La masturbazione non fa male a nessuno. Perché la Chiesa la condanna?

Non è la Chiesa che la condanna, è Gesù Cristo. E la condanna perché è la tomba della libertà.
 
La masturbazione è egoismo, è ripiegamento su se stessi e chiusura verso gli altri.
 
La masturbazione intacca la personalità e impedisce di crescere nell’amore. Questo male rischia di diventare un’abitudine, e l’abitudine crea a poco a poco una mentalità egoistica che soffoca lo sviluppo della personalità.
 
È un male che si può sradicare: l’uomo può vincere qualunque vizio quando lo vuole veramente. Il cristiano poi ha in sé la forza di Cristo e quindi è fortemente facilitato e sostenuto. Gli psicologi consigliano i rapporti prematrimoniali.

Gli psicologi onesti no. E gli psicologi cristiani ti diranno sempre che i rapporti prematrimoniali ti fissano nell’immaturità e nella falsità perché ti comporti da sposato senza esserlo.
 
Erich Fromm scrive: "La prima condizione dell’amore è la libertà. Libertà nel senso di essere privi di pastoie, di non essere legati e inceppati dalle cose e dal proprio io".
 
La schiavitù del sesso, il non saper comandare alle proprie passioni è una prigione che non lascia liberi per pensare, fare e risolvere i tanti altri problemi della vita. E chi non impara a comandare a se stesso durante il fidanzamento non saprà comandare a se stesso neppure nel matrimonio; e così ci si trascina dietro per tutta la vita il problema.

Il  perché il matrimonio in Chiesa.

La Chiesa c’entra per un motivo semplicissimo e importantissimo: noi siamo esseri fragili e il nostro amore è una cosa così seria e importante che richiede una forza più grande di quella che abbiamo. Noi abbiamo bisogno di Gesù Cristo.

Il matrimonio cristiano è questo:
 
Gesù Cristo che unisce un uomo e una donna e dà loro la forza di amarsi fino alla morte, donandosi totalmente, sfidando tutte le vicissitudini della vita, i momenti facili e difficili dell’amore, le incomprensioni, le gelosie e gli egoismi.

Abbiamo bisogno di Cristo che purifichi il nostro amore, che lo renda forte, costante, pronto ad affrontare gli immancabili sacrifici.
 
Ecco perché c’è un sacramento, ecco perché Gesù vuol entrare nel matrimonio. Un uomo deve sentire il bisogno di fare entrare Cristo nel suo matrimonio proprio perché ama la sua donna, perché non la vuole deludere, perché non la vuole ingannare.
 
E lei ha bisogno di Cristo per saper rispondere all’amore del suo uomo in modo totale e per sempre. È questo il senso del sacramento del matrimonio cristiano.

La castità è una vetta altissima, è una parete di sesto grado: richiede allenamento e attrezzatura per la scalata.
 
Chi lascia allo stato brado i suoi istinti, non è allenato alle vette. Chi accontenta se stesso in tutto, chi non ha il dominio di sé, chi non sa mortificarsi e fare dei sacrifici, non riesce a essere casto.
 
Scrive san Paolo: "Ogni atleta è temperante in tutto; essi lo fanno per ottenere una corona corruttibile, noi invece una incorruttibile. Io dunque corro, ma non come chi batte l’aria, anzi tratto duramente il mio corpo e lo trascino in schiavitù perché non succeda che dopo aver predicato agli altri venga io stesso squalificato" (1Cor 9,25-27).

Oltre questo allenamento continuo ed esigente, occorre l’attrezzatura.
 
L’attrezzatura fondamentale per la castità è la preghiera: senza di essa la castità è impossibile. La preghiera è la potenza di Dio che entra in noi e ci dà tutta la forza necessaria per superare le difficoltà e le tentazioni: "Dio è fedele e non permetterà che siate tentati oltre le vostre forze, ma con la tentazione vi darà anche la via d’uscita e la forza per sopportarla" (1Cor 10,13).
 
Ma bisogna imparare a pregare, bisogna essere costanti nella preghiera. Non basta una preghiera appiccicata alla nostra vita come un francobollo: occorre imparare a pregare e a migliorare e qualificare la nostra preghiera. Chi impara a pregare, impara la strada della castità.

Poi c’è una seconda attrezzatura: la vigilanza. Siamo fragili. Non dobbiamo peccare di ingenuità. Chi è presuntuoso e non ha paura della propria debolezza, è difficile che si salvi dai tranelli della sessualità.

domenica 29 settembre 2013

CHI SCEGLIE COME IDEALE IL CELIBATO




Chi sceglie come ideale il celibato

 

Non deve avere delle doti eccezionali.
 
È semplicemente uno chiamato da Dio e ha la grazia per rispondere a questa chiamata.
 
Chi sceglie il celibato e lo sa mantenere per tutta la vita, non è un essere eccezionale; è un uomo in carne e ossa che lotta come tutti gli altri contro i suoi istinti, che si sente debole come gli altri, ma che ha trovato un segreto che lo rende forte: Cristo.

Normalmente non basta un ideale alto e nobile per sorreggere la castità perfetta.
 
Ci vuole una forza che difficilmente viene dall’uomo, ma va implorata da Dio.
 
Chi sceglie il celibato "per il regno di Dio", si propone come ideale l’imitazione di Cristo.

Ma è indispensabile un’impostazione di vita che sorregga la debolezza:
 
normalmente è necessaria una vita comunitaria fervente e una vita di preghiera profonda.

Se Gesù ha vissuto la castità perfetta, se l’ha chiesta a coloro che lo volevano seguire più da vicino, è segno che per il mondo, per la Chiesa, per la salvezza dell’umanità, è necessario che ci siano uomini e donne capaci di vivere nella castità perfetta per tutta la vita.

Siamo così uniti nel nostro destino che il peccato anche di uno solo fa scendere il livello di tutta l’umanità.
 
Viceversa un atto generoso e buono fa salire il livello del bene nel mondo.
 
Nel mondo c’è degradazione morale.
 
Ma non dobbiamo essere pessimisti finché esistono uomini e donne capaci di vivere con l’aiuto di Dio la castità perfetta:
 
essi elevano il mondo.

Poi, forse, c’è un’altra ragione per cui Cristo ha scelto la vita di castità perfetta:
 
per dimostrare a tutti che è possibile vivere casti.
 
A coloro che obiettano che la castità è impossibile, credo che non serva rispondere a parole che è possibile.

Questa dichiarazione sbagliata ha bisogno di una confutazione lampante.
 
La confutazione che viene dalla testimonianza, spesso eroica, di migliaia di uomini e di donne che in nome di Cristo e per un servizio generoso ai fratelli sono capaci di vivere nella castità per tutta la vita.

Gandhi diceva che il nerbo della Chiesa, ciò che dava vigore al suo annuncio e copriva le sue macchie, era il celibato dei suoi preti.
 
È un eroismo la castità perfetta per tutta la vita!
 
Cristo l’ha chiesta ai suoi discepoli perché col loro dono rafforzassero la volontà di lotta di tutti i loro fratelli.

sabato 28 settembre 2013

PERCORSO PER CHI SI PREPARA AL MATRIMONIO




Percorso per le coppie che si preparano al matrimonio

 

Istruzione. Riscoprire la fede, rinnovarla, fondarla su basi solide. È dalla testa che comincia la promozione della coppia.
 
Occorrono una solida formazione biblica, una cultura teologica e liturgica, una seria formazione alla preghiera e, attraverso i gruppi di revisione di vita, un lungo allenamento al dialogo.

 

Educazione del cuore. I fidanzati devono imparare ad amare soprattutto i propri familiari. Certi giovani non rispettano i loro genitori, non li amano, non sanno fare alcun sacrificio per loro.
 
Prima di fondare una famiglia nuova, essi devono scoprire la propria famiglia di origine ed evitare tutte le ingiustizie, le durezze, le pretese e i comportamenti errati verso di essa.
 
Chi ha il cuore duro verso i genitori avrà il cuore duro anche verso il proprio coniuge quando saranno passati i primi momenti di poesia.
 
Quando i giovani avranno imparato a comportarsi bene con i genitori, allora sarà venuto il tempo che ragazzo e ragazza, insieme, si diano alla carità fuori casa.

Quanto c’è da fare! I campi della carità sono aperti a ogni forma di impegno: malati, poveri, emarginati, drogati, alcolizzati...

Ai due fidanzati bisogna proporre spesso queste situazioni perché non si perdano in sciocchezze o in egoismi, ma crescano nello spirito di servizio. Questa è la formazione all’amore!

 

Educazione della volontà. Per formare una famiglia occorre la formazione al sacrificio.
 
Bisogna avere il coraggio di proporsi una vera regola di povertà. Naturalmente tutto questo può essere proposto solamente dopo che il giovane avrà scoperto la preghiera e l’amore alla parola di Dio.
 
Senza allenamento al sacrificio non c’è preparazione seria al matrimonio.

 

Educazione dell’affettività. Non è una cosa semplice. È importante prima di tutto allenarsi a rendere l’affetto concreto e profondo.
 
L’affetto deve partire dal rinnegamento di se stessi. Se l’affetto non è capace di fare dei sacrifici è solo sentimentalismo, non è affetto vero.
 
Questo va ribadito con forza ai fidanzati. L’affetto è autentico quando si impara a sacrificare i propri gusti, a perdere, a tacere, a dare, a rinunciare.

Ciò richiede prima di tutto che essi imparino a smussare gli spigoli del proprio carattere, a togliere dai propri atteggiamenti tutto ciò che, ragionevolmente, non piace all’altro e agli altri.
 
I comportamenti urtanti pongono dei gravi condizionamenti al rapporto di coppia e ne mettono in serio rischio la durata nel tempo.

Finché non si impara a vincere le storture del carattere, non si costruisce la vita a due.
 
L’offendersi con facilità, l’essere sospettosi, ripiegati su se stessi, meschini, permalosi, gelosi oltre misura: tutti questi difetti vanno curati in tempo, evitando di rimandare a domani le cose serie, ossia dopo il matrimonio.

Per fare questo bisogna allenarsi al dialogo e alla revisione di vita. Molti non sanno dialogare perché non hanno imparato.
 
Dialogare non è chiacchierare molto e di tutto: è parlare seriamente centrando gli argomenti utili e validi, e lasciando spazio anche agli altri di dire il loro parere anche, e soprattutto, se è diverso dal nostro.
 
I giovani che si allenano alla revisione di vita in gruppo, ogni settimana, fanno un’esperienza eccezionale che servirà loro nel matrimonio per il dialogo di coppia e con i figli.

 

La direzione spirituale basata su un’amicizia profonda con una coppia di sposi veramente cristiani e con un sacerdote.
 
Occorrono le due cose: nell’amicizia con una coppia veramente cristiana i fidanzati riescono a entrare con più facilità nelle problematiche future, a prevedere e a provvedere in tempo.
 
Nell’amicizia con il sacerdote cerchino soprattutto l’incontro con un uomo di Dio.

 

Sognare. I fidanzati devono sognare cose grandi. Se non si sogna da fidanzati, si rischia di non sognare mai più.
 
La vita butterà giù qualcuno di questi sogni, ma resterà una grande generosità nell’affrontare i problemi della vita.
 
Fortunate le coppie che vivono inserite in gruppi che stimolano grandi ideali.
 
Alcuni di questi sogni, di questi ideali, presto o tardi diventano realtà. Le coppie che coltivano grandi ideali difficilmente saranno chiuse nei loro egoismi.

venerdì 27 settembre 2013

LA GRANDEZZA DEL MATRIMONIO




La grandezza del matrimonio

 

Trascrivo una pagina di Bonhoeffer sul matrimonio cristiano:
 
"Il matrimonio è più del vostro amore reciproco. Ha maggiore dignità e maggiore potere.
 
Finché siete solo voi ad amarvi, il vostro sguardo si limita nel riquadro isolato della vostra coppia.
 
Entrando nel matrimonio siete invece un anello della catena di generazioni che Dio chiama al suo regno.
 
Nel vostro sentimento godete solo il cielo privato della vostra felicità.
 
Nel matrimonio, invece, venite collocati attivamente nel mondo e ne diventate responsabili.
 
Il sentimento del vostro amore appartiene solo a voi.
 
Il matrimonio invece è un’investitura, un ufficio. Per fare un re non basta che lui ne abbia voglia; occorre che gli riconoscano l’incarico di regnare.

Così non è la voglia di amarvi che vi stabilisce come strumenti della vita.
 
È il matrimonio che ve ne rende atti.
 
Non è il vostro amore che sostiene il matrimonio: è il matrimonio che porta sulle spalle il vostro amore.
 
Dio vi unisce in matrimonio: non lo fate voi, è lui che lo fa.
 
Dio protegge la vostra unità indissolubile di fronte ad ogni pericolo che la minaccia dall’interno e dall’esterno.

Dio è il garante dell’indissolubilità.
 
È una gioiosa certezza sapere che nessuna potenza terrena, nessuna tentazione, nessuna debolezza potranno sciogliere ciò che Dio ha unito" (Resistenza e resa, Bompiani, Milano, 1969, p. 86 ss.).

L’altra strada

L’amore è inesauribile.
 
L’amore cammina anche per un’altra strada: la strada della castità per il regno di Dio.
 
È una scelta impegnativa come la fedeltà matrimoniale.
 
Qualche volta è una scelta eroica fatta in nome di Cristo e con la forza che solo Cristo può dare.
 
È una scelta frutto d’amore: è solo per amore a Cristo e ai fratelli che si può compiere questa scelta per tutta la vita. È un dono di Dio capire la castità.
 
Quando Cristo ne parlò disse: "Non tutti possono capirlo, ma solo coloro ai quali è stato concesso... Chi può capire, capisca" (Mt 19,11-22).
 
È un dono di Dio capirla, ma è un dono ancora più grande accettarla e portarla avanti tutta la vita per amore a Dio e ai fratelli.
 
La castità per il regno di Dio è mettere a disposizione dei fratelli tutta la propria capacità di amare, a imitazione di Cristo.

Nella Chiesa gli sposi e i fidanzati hanno bisogno di vedere e di stimare questo carisma della castità assoluta per il regno di Dio:
 
è un richiamo alla loro generosità nell’amore, un invito alla purificazione e alla elevazione continua del loro amore, è una ricchezza immensa della Chiesa per medicare ogni debolezza umana dell’amore.

giovedì 26 settembre 2013

LA CHIESA CONTRARIA AI RAPPORTI PREMATRIMONIALI


 
LA CHIESA CONTRARIA AI RAPPORTI PREMATRIMONIALI

 

Veniamo subito al nocciolo del problema: perché la Chiesa è contraria ai rapporti sessuali prima del matrimonio e invece è favorevole dopo la celebrazione del matrimonio?

Per un motivo semplicissimo e importantissimo.
 
Prima del matrimonio i due fidanzati non si appartengono davanti a Dio perché egli non li ha ancora uniti in modo indissolubile con la celebrazione del sacramento: non sono vincolati, non sono coniugati.
 
C’è un punto esatto in cui i due diventeranno l’uno dell’altro, si apparterranno completamente, definitivamente.
 
Questo momento solenne è sancito da un atto sacramentale, cioè da un giuramento di donazione davanti a Dio.
 
È il passo decisivo che inaugura e impegna il futuro della coppia davanti a Dio, alla Chiesa e alla società civile.
 
Non è l’amore reciproco che unisce i due, ma è Dio che li unisce: "Quello che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi" (Mt 19,6).
 
Per compiere l’atto matrimoniale, che è un gesto che fonda la famiglia, bisogna che i due si appartengano davanti a Dio, che siano stati uniti da Dio.

L’atto sacramentale non aumenta l’amore dei due né regala loro quelle virtù che prima non avevano, ma riconosce ai due il diritto e li investe della responsabilità di fondare una famiglia.

Ma perché questa severità della Chiesa?

La Chiesa tutela la libertà dei fidanzati fino all’ultimo istante prima del matrimonio.
 
La Chiesa è realista e conosce la fragilità di tanti fidanzamenti che non arrivano di fatto al matrimonio.
 
Perciò essa chiede che l’atto matrimoniale, che sancisce l’amore dei due, sia compiuto solo quando è fatta la scelta irrevocabile. Non prima.

La Chiesa dice no ai rapporti sessuali prematrimoniali perché con essi si pregiudica il futuro della coppia.
 
È solo con il matrimonio che i due accettano il futuro per se stessi e per i propri figli.
 
Tanto è vero che se uno non se la sente di continuare può lasciare l’altro e, magari, proclamando il diritto sacrosanto di poterlo fare perché non lo aveva ancora sposato.
 
Per i rapporti si pretenderebbe di avere tutti i diritti anche prima del matrimonio, per i doveri invece non se ne vorrebbe mezzo.

La Chiesa dice no ai rapporti prematrimoniali perché costituiscono una scelta di falsità.

Il rapporto matrimoniale esprime una unione totale e definitiva, ma i fidanzati sanno che potrebbero tornare indietro, anche se la loro decisione di andare avanti è seria.
 
Essi si comportano da marito e moglie senza esserlo, esprimendo una donazione vicendevole che non c’è ancora.
 
È un atteggiamento falso. "Pongono il segno del matrimonio senza che vi sia il matrimonio" (Doc. dell’Episcopato tedesco). Si donano il corpo senza essersi donati la vita.
 
E questa è superficialità. È falsità.

Tutti i motivi che abbiamo esposto non sono ancora sufficienti.
 
Esiste una motivazione molto più forte che nessuno potrà mai negare se è sincero e onesto: l’atto matrimoniale è un atto sacro perché ad esso Dio ha legato il mistero della vita.
 
Ci pare impossibile che una persona, quando ha capito il mistero della vita, possa accostarsi al matrimonio con superficialità.
 
Una famiglia che nasce male è un guaio per tutti.

mercoledì 25 settembre 2013

MYSTERION




MYSTERION

 

Mysterion nell'espressione usata dalla Sacra Scrittura - specialmente negli scritti dell'apostolo Paolo - significa, appunto, il piano salvifico di Dio attuato e compiuto in Ge­sù Cristo, morto e risorto.

San Paolo usa il termine mistero riferito a Dio e a Cri­sto, accentuando due caratteristiche complementari, ma non identiche.
 
Per Paolo mistero di Dio è da intendersi più precisamente come il progetto salvifico «nascosto in Dio dall'eternità» (cfr. 1Cor 2,7; Col 2,2; Rm 16,25; Ef 1,9).
 
In questi passi è agevole comprendere che il progetto di sal­vezza di Dio è l'infinita ricchezza dell'amore del Padre, la sua bontà infinita verso ogni uomo che sarebbe svelata nei secoli futuri.

«Venuta la pienezza dei tempi» (Ef 1,10) il pensiero na­scosto da secoli in Dio (Ef 3,9) è stato manifestato in Cristo.
 
Cristo stesso è quindi la manifestazione del compimento della volontà salvifica di Dio e termine ultimo - dal punto di vista storico - della promessa-testamento di Dio Padre nei confronti dell'umanità.

 

È in Gesù, il Signore, morto e risorto, fondamento di una nuova umanità, che si ricompone l'unità del genere umano.

Certamente mysterion ha una valenza che esprime se­gretezza, avvenimento celato e nascosto, sottratto alla per­cezione umana.
 
E davvero la volontà di Dio, il suo disegno di salvezza è nascosto.

Dire nascondimento, tuttavia, è altresì affermare che successivamente vi può essere rivelazione.
 
Tale manifestazione, per quanto concerne la salvezza promessa da Dio, si concretizza in Gesù Cristo, che, entran­do nella storia dell'uomo, rivela all'uomo - nella fede - l'a­more eterno del Padre.
 
Cristo è il mistero di Dio, in quanto egli ci ha manifestato ciò che Dio è e vuole da noi; e questo l'ha fatto in forma storica e umana.
 
In tal modo il Figlio in­carnato del Padre ha fatto conoscere in se stesso il mistero della volontà divina; Cristo è la rivelazione del mistero di Dio (cfr. Ef 1,9; Rm 16,25).

 

Quindi Cristo è il sacramento per eccellenza, in quanto in lui Dio si è manifestato pienamente all'uomo e in lui si è fatto uomo per opera dello Spirito Santo.
 
Nell'antica traduzione latina, mysterion viene tradotto con sacramentum. Tertulliano, padre della terminologia cristiana, usa 134 volte il termine sacramentum.

Sant'Agostino vi fa ricorso ben 2280 volte circa. I due autori, con il termine sacramentum, intendono alternativa­mente sia ciò che veramente è nascosto, arcano, inaccessi­bile, sia il rito cultuale della Chiesa.
 
Così sant'Ambrogio, esponendo le sue catechesi mistagogiche sui sacramenti ai neofiti, lascia scritto il suo pensiero De misteriis e De sacramentis.

In tal modo fa il suo ingresso nel linguaggio ecclesiasti­co latino la parola sacramentum a descrivere e definire le celebrazioni fondamentali della vita della Chiesa adunata in assemblea.

 

Il significato è ancora biblico.
 
La Chiesa infatti si riuni­sce per fare memoria della vita di Gesù, della sua nascita, della passione e della morte.
 
I Padri della Chiesa, più tardi prolungano la parola mysterion/sacramentum per riferirsi alla celebrazione dell'Eucaristia e al suo rapporto al Bat­tesimo (cfr. ad esempio, Origene).

martedì 24 settembre 2013

I RAPPORTI PREMATRIMONIALI




I Rapporti Prematrimoniali

 

Veniamo subito al nocciolo del problema: perché la Chiesa è contraria ai rapporti sessuali prima del matrimonio e invece è favorevole dopo la celebrazione del matrimonio?

Per un motivo semplicissimo e importantissimo.
 
Prima del matrimonio i due fidanzati non si appartengono davanti a Dio perché egli non li ha ancora uniti in modo indissolubile con la celebrazione del sacramento: non sono vincolati, non sono coniugati.
 
C’è un punto esatto in cui i due diventeranno l’uno dell’altro, si apparterranno completamente, definitivamente.
 
Questo momento solenne è sancito da un atto sacramentale, cioè da un giuramento di donazione davanti a Dio.
 
È il passo decisivo che inaugura e impegna il futuro della coppia davanti a Dio, alla Chiesa e alla società civile.
 
Non è l’amore reciproco che unisce i due, ma è Dio che li unisce: "Quello che Dio ha congiunto, l’uomo non lo separi" (Mt 19,6).
 
Per compiere l’atto matrimoniale, che è un gesto che fonda la famiglia, bisogna che i due si appartengano davanti a Dio, che siano stati uniti da Dio.

L’atto sacramentale non aumenta l’amore dei due né regala loro quelle virtù che prima non avevano, ma riconosce ai due il diritto e li investe della responsabilità di fondare una famiglia.

Ma perché questa severità della Chiesa?

La Chiesa tutela la libertà dei fidanzati fino all’ultimo istante prima del matrimonio.
 
La Chiesa è realista e conosce la fragilità di tanti fidanzamenti che non arrivano di fatto al matrimonio.
 
Perciò essa chiede che l’atto matrimoniale, che sancisce l’amore dei due, sia compiuto solo quando è fatta la scelta irrevocabile.
 
Non prima.

La Chiesa dice no ai rapporti sessuali prematrimoniali perché con essi si pregiudica il futuro della coppia.
 
È solo con il matrimonio che i due accettano il futuro per se stessi e per i propri figli.
 
Tanto è vero che se uno non se la sente di continuare può lasciare l’altro e, magari, proclamando il diritto sacrosanto di poterlo fare perché non lo aveva ancora sposato.
 
Per i rapporti si pretenderebbe di avere tutti i diritti anche prima del matrimonio, per i doveri invece non se ne vorrebbe mezzo.

La Chiesa dice no ai rapporti prematrimoniali perché costituiscono una scelta di falsità.

Il rapporto matrimoniale esprime una unione totale e definitiva, ma i fidanzati sanno che potrebbero tornare indietro, anche se la loro decisione di andare avanti è seria.
 
Essi si comportano da marito e moglie senza esserlo, esprimendo una donazione vicendevole che non c’è ancora. È un atteggiamento falso.
 
"Pongono il segno del matrimonio senza che vi sia il matrimonio" (Doc. dell’Episcopato tedesco).
 
Si donano il corpo senza essersi donati la vita. E questa è superficialità. È falsità.

Tutti i motivi che abbiamo esposto non sono ancora sufficienti.
 
Esiste una motivazione molto più forte che nessuno potrà mai negare se è sincero e onesto:
 
l’atto matrimoniale è un atto sacro perché ad esso Dio ha legato il mistero della vita.
 
Ci pare impossibile che una persona, quando ha capito il mistero della vita, possa accostarsi al matrimonio con superficialità. Una famiglia che nasce male è un guaio per tutti.