giovedì 31 ottobre 2013

ANNUNCIO REGNO DI DIO


 
 
ANNUNCIO REGNO DI DIO

 

La missione della Chiesa è «di annunciare il regno di Cristo e di Dio e di instaurarlo tra tutte le genti;
 
di questo Regno essa costituisce sulla terra il germe e l’inizio».
 
Da un lato, la Chiesa è «sacramento, cioè segno e strumento dell’intima unione con Dio e dell’unità del genere umano»; essa è quindi segno e strumento del Regno:
 
chiamata ad annunciarlo e ad instaurarlo.
 
Dall’altro lato, la Chiesa è il «popolo adunato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo»;
 
essa è dunque «il regno di Cristo già presente in mistero», costituendone perciò il germe e l’inizio.
 
Il Regno di Dio ha infatti una dimensione escatologica:
 
è una realtà presente nel tempo, ma la sua piena realizzazione arriverà soltanto col finire o compimento della storia.
 
 
 
 


Dai testi biblici e dalle testimonianze patristiche, così come dai documenti del Magistero della Chiesa, non si deducono significati univoci per le espressioni Regno dei Cieli, Regno di Dio e Regno di Cristo né del loro rapporto con la Chiesa, essa stessa mistero che non può essere totalmente racchiuso in un concetto umano.
 
Possono esistere perciò diverse spiegazioni teologiche su questi argomenti.
 
Tuttavia, nessuna di queste possibili spiegazioni può negare o svuotare in alcun modo l’intima connessione tra Cristo, il Regno e la Chiesa.
 
Infatti, «il regno di Dio, che conosciamo dalla Rivelazione, non può essere disgiunto né da Cristo né dalla Chiesa... Se si distacca il Regno da Gesù, non si ha più il regno di Dio da lui rivelato e si finisce per distorcere sia il senso del Regno, che rischia di trasformarsi in un obiettivo puramente umano o ideologico, sia l’identità di Cristo, che non appare più il Signore, a cui tutto deve essere sottomesso (cf. 1 Cor 15,27).
 
Parimenti, non si può disgiungere il Regno dalla Chiesa. Certo, questa non è fine a se stessa, essendo ordinata al Regno di Dio, di cui è germe, segno e strumento.
 
Ma, mentre si distingue dal Cristo e dal Regno, la Chiesa è indissolubilmente unita a entrambi».




mercoledì 30 ottobre 2013

CHIESA E REGNO



CHIESA E REGNO


Affermare l’inscindibile rapporto tra Chiesa e Regno non significa però dimenticare che il Regno di Dio, anche se considerato nella sua fase storica, non si identifica con la Chiesa nella sua realtà visibile e sociale. 

Infatti, non si deve escludere «l’opera di Cristo e dello Spirito fuori dei confini visibili della Chiesa». 

Perciò si deve tener anche conto che «il Regno riguarda tutti: le persone, la società, il mondo intero. 

Lavorare per il Regno vuol dire riconoscere e favorire il dinamismo divino, che è presente nella storia umana e la trasforma. 

Costruire il Regno vuol dire lavorare per la liberazione dal male in tutte le sue forme. In sintesi, il regno di Dio è la manifestazione e l’attuazione del suo disegno di salvezza in tutta la sua pienezza». 

Nel considerare i rapporti tra Regno di Dio, Regno di Cristo e Chiesa è comunque necessario evitare accentuazioni unilaterali, come è il caso di quelle «concezioni che di proposito pongono l’accento sul Regno e si qualificano come “regnocentriche”, le quali danno risalto all’immagine di una Chiesa che non pensa a se stessa, ma è tutta occupata a testimoniare e a servire il Regno. 

È una “Chiesa per gli altri”, si dice, come Cristo è l’”uomo per gli altri” [...]. 

Accanto ad aspetti positivi, queste concezioni ne rivelano spesso di negativi. Anzitutto, passano sotto silenzio Cristo: 

il Regno, di cui parlano, si fonda su un “teocentrismo”, perché — dicono — Cristo non può essere compreso da chi non ha la fede cristiana, mentre popoli, culture e religioni diverse si possono ritrovare nell’unica realtà divina, quale che sia il suo nome. 

Per lo stesso motivo esse privilegiano il mistero della creazione, che si riflette nella diversità delle culture e credenze ma tacciono sul mistero della redenzione. 

Inoltre, il Regno, quale essi lo intendono, finisce con l’emarginare o sottovalutare la Chiesa, per reazione a un supposto «ecclesiocentrismo» del passato e perché considerano la Chiesa stessa solo un segno, non privo peraltro di ambiguità».

Queste tesi sono contrarie alla fede cattolica, perché negano l’unicità del rapporto che Cristo e la Chiesa hanno con il Regno di Dio.

amo la Chiesa come un figlio ama la madre che gli ha dato la vita. 

La trovo bella e degna d’amore anche quando qualche ruga copre il suo volto o quando mi sembra di non capire fino in fondo le sue scelte e i suoi tempi. Perciò Ti parlerò di lei come mi detta l’amore. 

Se penso al dono che la Chiesa mi ha fatto generandomi alla vita divina col battesimo, o all’aiuto che mi ha dato facendomi crescere nella fede alla scuola della Parola di Dio, se rifletto su come mi ha nutrito e mi nutre col pane della vita che è il corpo stesso di Gesù.

O mi ricordo di tutte le volte che ha perdonato i miei peccati col sacramento della riconciliazione, se medito sulla grazia della mia vocazione e missione fra gli uomini, riconosciuta e sostenuta dalla Chiesa, come avviene per la vocazione di tutti i consacrati e degli sposi cristiani, sento la gratitudine riempirmi il cuore e l’impulso ad amarla e a renderla sempre più credibile e bella mi appare superiore a ogni ragione contraria.


È mia convinzione profonda, maturata nell’esperienza degli anni e alimentata dalla fiamma viva della fede e dell’amore, che la Chiesa non nasce da una convergenza di interessi umani o dallo slancio di qualche cuore generoso, ma è dono dall’alto, frutto dell’iniziativa divina: 

dire che la Chiesa è il popolo di Dio non è per me una espressione qualunque, una definizione astratta, ma la confessione umile che è lei ad avermi fatto incontrare il Dio vivente, Signore, origine e meta del Suo popolo! 

Pensata da sempre nel disegno del Padre, la Chiesa è stata preparata attraverso l’alleanza con il popolo eletto Israele, affinché, compiutisi i tempi, fosse donata a tutti gli uomini come la casa e la scuola della comunione con Dio grazie alla missione del Figlio venuto nella carne e all’effusione dello Spirito Santo.

martedì 29 ottobre 2013

CREDO LA CHIESA




CREDO LA CHIESA

 

Sì: credo la Chiesa, “credo Ecclesiam”, come dicevano sin dall’inizio i cristiani, credo che essa è opera di Dio e non dell’uomo, inaccessibile nel suo cuore pulsante ad uno sguardo puramente umano.
 
Credo che la Chiesa è “mistero”, tenda di Dio fra gli uomini, frammento di carne e di tempo in cui lo Spirito dell’Eterno ha preso dimora.
 
E perciò so che la Chiesa non si inventa né si produce, ma si riceve: è dono che va accolto incessantemente con l’invocazione e il rendimento di grazie, in uno stile di vita contemplativo ed eucaristico.
 
Allo sguardo della mia fede, generata nel cuore della Chiesa Madre per l’azione della Trinità divina, la Chiesa mi appare come “icona della Trinità”, immagine vivente della comunione del Dio che è Amore, popolo generato dall’unità del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo.

Proprio così so che la varietà dei doni e dei servizi suscitati in ciascuno di noi battezzati dall’azione dello Spirito Santo, e tanto più accolti e vissuti quanto più viviamo di fede, di amore e di preghiera, non solo non compromette, ma esprime la profonda unità che viene da Dio per tutti i battezzati.
 
E riconosco quali segni e servitori di questa unità i pastori, dal Papa, Vescovo della Chiesa di Roma, che presiede nell’amore alla comunione di tutta la Chiesa, ai Vescovi in comunione con Lui, ai Sacerdoti che in ogni comunità sono inviati dal Vescovo.
 
Nell’amore al Papa e al Vescovo, segno di Cristo Pastore, nella docilità alla loro guida, quanti hanno ricevuto i diversi doni entrano in dialogo fra di loro e crescono nella comunione.
 
È la comunione di un popolo di credenti adulti e responsabili nella fede e nell’amore, capaci di pronunciare con la vita tre grandi “no” e tre grandi “sì”.

Il primo “no” è quello al disimpegno, cui nessuno ha diritto, perché i doni ricevuti da ognuno vanno vissuti nel servizio degli altri: a questo “no” deve corrispondere il “sì” alla corresponsabilità, per cui ognuno si faccia carico per la propria parte del bene comune da realizzare secondo il disegno di Dio.
 
Il secondo “no” è alla divisione, cui nessuno può sentirsi autorizzato, perché i carismi vengono dall’unico Signore e sono orientati alla costruzione dell’unico Corpo, che è la Chiesa: il “sì” che ne consegue è quello al dialogo fraterno, rispettoso della diversità e volto alla costante ricerca della volontà del Signore per ciascuno e per tutti.
 
Il terzo “no” è quello alla stasi e alla nostalgia del passato, cui nessuno deve acconsentire, perché lo Spirito è sempre vivo ed operante nella vita e nella storia: a questo “no” deve corrispondere il “sì” alla continua riforma, per la quale ognuno possa realizzare sempre più fedelmente la chiamata di Dio, e la Chiesa tutta possa celebrarne la gloria. Attraverso questo triplice “no” e questo triplice “sì”, la Chiesa si presenta come icona viva della Trinità, comunione di uomini e donne, adulti e responsabili nella loro diversità, uniti fra loro nell’amore.

Quanto bisogno c’è di questa comunione!
 
Di fronte all’arcipelago, che è spesso la società in cui ci troviamo, in cui ognuno sembra estraneo all’altro e fatica a uscire da sé nel dono dell’amore, la comunione della Chiesa rappresenta veramente la buona novella contro la solitudine:
 
è così che vorrei si mostrasse a tutti la Chiesa, e a questo scopo vorrei portare con generosità il mio contributo di discepolo e di pastore per suscitare e coltivare con tutti relazioni di rispetto e di reciproco amore, che siano un’immagine eloquente della comunione trinitaria, e accendano in chi è lontano il desiderio del Dio dei cristiani e dell’esperienza di Lui, offerta nella Chiesa dell’amore.
 
In questo consiste la missione affidata alla Chiesa:
 
essere luce delle genti per la forza della fede e della carità, attrarre gli uomini a Dio con vincoli di amore, mostrando credibilmente a tutti la bellezza dell’incontro con Gesù, capace di cambiare il cuore e la vita.

Sì: sogno la Chiesa che amo sempre più missionaria, non in uno spirito di conquista che sappia di logica di potere umano, ma in una passione d’amore, in uno slancio di servizio e di dono, che vuol dire a tutti quanto è bello essere discepoli di Gesù e quanto il Suo amore possa riempire il cuore e la vita!
 
Certo, la Chiesa è e resta un popolo in cammino, pellegrino verso la patria del cielo.
 
Ogni presunzione di essere arrivati va considerata una tentazione:
 
sogno la Chiesa impegnata nella sua continua purificazione e nel suo rinnovamento, inappagata da qualsiasi conquista umana, solidale con il povero e con l’oppresso vigile, sovversiva e critica verso tutte le realizzazioni miopi di questo mondo.
 
Beninteso, questo non significherà disimpegno o critica a buon mercato: la vigilanza che ci è chiesta in quanto discepoli di Gesù è costosa ed esigente.

lunedì 28 ottobre 2013

LA CHIESA PATRIA DI TUTTI



LA CHIESA PATRIA DI TUTTI


Si tratta di assumere le speranze umane e di verificarle al vaglio della Sua risurrezione, che da una parte sostiene ogni impegno autentico di liberazione dell’uomo, dall’altra contesta ogni assolutizzazione di mete terrene. 

La patria, che fa stranieri e pellegrini in questo mondo, non è sogno che alieni dal reale, ma forza stimolante e critica dell’impegno per la giustizia e per la pace nell’oggi del mondo. 

Sogno che la Chiesa sia sempre più popolo della carità, testimone della gioia e della speranza, che non delude, libera e generosa nel suo impegno al servizio della giustizia per tutti, del dialogo fra tutti e della pace che solo così può nascere stabilmente fra gli uomini.


Chiesa dell’amore, che nel Simbolo della fede professiamo una, santa, cattolica e apostolica, e che il Redentore del mondo, dopo la sua risurrezione, diede da pascere a Pietro, affidandone a lui e agli altri apostoli la diffusione e la guida, 

“colonna e sostegno della verità” come dice l’Apostolo (cfr. 1Tm 3,15), la Chiesa cattolica è non di meno aperta al riconoscimento di tutto il patrimonio di grazia e di santità che lo Spirito ha reso e rende presente nelle tradizioni cristiane, che non sono in piena comunione con lei.

Con esse dialoga offrendo loro i doni di cui è portatrice e ricevendo da esse la testimonianza del bene, che il Signore opera in loro, in vista del comune annuncio del Vangelo di Gesù a tutti gli uomini. 

Fedele poi alla propria origine divina e alla propria missione, la Chiesa avverte l’esigenza del dialogo con Israele, con cui sa di avere un rapporto privilegiato ed esclusivo.

Perché la fede del popolo eletto è ‑ come dice l’apostolo Paolo ‑ la “primizia”, la “santa radice”, su cui il buon olivo del cristianesimo è innestato (cfr. Rm 11,16‑24). 

Senza rinunciare alla novità del messaggio evangelico, il popolo di Dio che è la Chiesa può crescere nella conoscenza del mistero di Dio e nella speranza della vita insieme al popolo d’Israele, che resta avvolto dalla grazia dell’elezione divina. 

domenica 27 ottobre 2013

BERLUSCONI COME CINCINNATO?




 
BERLUSCONI COME CINCINNATO?

Cincinnato era un politico romano che, dopo aver ricoperto le cariche di Console e di Dittatore, si ritirò a vivere in campagna. Quando gli domandarono perché avesse lasciato la città e gli onori rispose semplicemente che la Patria non aveva più bisogno di lui.
 
77 ANNI è il traguardo raggiunto da Berlusconi dopo 20 anni di protagonista della politica italiana ed europea.
 
Ancora al top della cronaca italiana dovrebbe decidersi di lasciare come fece Cincinnato per divenire storicamente un grande uomo, ritornando ad essere un grandissimo industriale e dedicandosi alla stesura di libri dove depositare i suoi suggerimenti e le sue proposte economiche e politiche.
 
Questo grande gesto di umiltà del Cav. sarebbe interpretato come un passo indietro razionale e sensato di una persona estremamente intelligente.
 
Occorre fare attenzione alle sirene ammaliatrici che hanno come fine attirare le navi e i marinai per farli sfracellare contro le rocce.
 
Seguendo la parabola di oggi del fariseo e del pubblicano si notano molti seguaci del Cav., travestiti da farisei, che lo corteggiano, timorosi di perdere i privilegi acquisiti.
 
Anzi per tutelare i loro meschini interessi scagliano la Nave Berlusconi incontro ad una probabile disfatta.
 
Occorre che Berlusconi, uomo di grande tempra, risponda ai farisei che la Patria non ha più bisogno di lui e che andassero finalmente a lavorare per capire cosa significa sudarsi il pane quotidiano.

LA CHIESA DEL DIALOGO



La Chiesa del dialogo


Sogno una Chiesa viva nel dialogo, tesa a realizzare il progetto di Dio, che è progetto di unità e di pace per tutti.

Infine, nell’epoca del mondo percepito come “villaggio globale”, caratterizzata anche da un nuovo incontro fra i credenti delle diverse religioni, la Chiesa si riconosce chiamata con essi al comune servizio all’uomo a favore della giustizia e della pace e alla testimonianza del divino nella storia. 

Fondate sull’iniziativa misteriosa di Dio verso ogni uomo e sull’atteggiamento di inquietudine, di desiderio e di accoglienza del Mistero santo presente in ogni cuore, le grandi religioni universali sono accomunate da una sorta di spiritualità dell’ascolto, che implica l’apertura radicale del cuore al Dio che parla, nella disponibilità a lasciarsi gestire la vita da Lui in obbedienza d’amore. 

Certamente per i credenti in Cristo l’ascolto non è solo l’attitudine dell’uomo davanti a Dio, ma è anche lo stare in Dio, nello Spirito, uniti al Figlio, dinanzi al Padre. 

Il cristiano non rinuncerà perciò mai ad annunciare con la parole e con la vita, con dolcezza e rispetto, che Dio si è coinvolto nella storia degli uomini con l’incarnazione del Verbo e la missione dello Spirito: 

è questo, però, un annuncio di amore, che dovrà coniugare la proclamazione del Vangelo, a cui tutti hanno diritto, con l’autenticità del dialogo, per far avanzare l’intera famiglia umana verso la pienezza del tempo in cui “Dio sarà tutto in tutti” (1Cor 15,28) e il mondo intero sarà la Sua patria.


Questa Chiesa del dialogo e della missione è la Chiesa dell’amore per cui Gesù ha pregato: 

“Come tu, Padre, sei in me e io in te, siano anch’essi in noi una cosa sola” (Gv 17,21). 

È la Chiesa di cui mi riconosco figlio, che amo e propongo a tutti come dono d’amore per imparare ad amare nel cuore di Dio. 

È la Chiesa che vedo realizzata nella donna Maria, Vergine Madre del Figlio, che accoglie il dono di Dio e lo dona, pronta sempre a intercedere per noi. 

È la Chiesa che vorrei costruire insieme anche a Te, con l’aiuto di Dio, cui Ti invito a rivolgerti con me nella forza dello Spirito e nella fiducia dell’intercessione di Gesù, Sommo ed eterno Sacerdote: 

Dio, Trinità Santa, da Te viene la Chiesa, popolo pellegrino nel tempo chiamato a celebrare senza fine la lode della Tua gloria. 

In Te vive la Chiesa, icona del Tuo amore, comunione nel dialogo e nel servizio della carità. 

Verso di Te tende la Chiesa, segno e strumento della Tua opera di riconciliazione e di pace nella storia del mondo. 

Donaci di amare questa Chiesa come nostra Madre e di volerla con tutta la passione del cuore Sposa bella del Cristo, senza macchia né ruga, una, santa, cattolica e apostolica, partecipe e trasparente della vita dell’eterno Amore nel tempo degli uomini, perché sia luce di salvezza per tutte le genti.

sabato 26 ottobre 2013

CRISTO E' MORTO E RISORTO




CRISTO E' MORTO E RISORTO

 

Il Nuovo Testamento ha come argomento centrale il seguente:
 
Gesù Cristo è morto e risorto per il perdono dei peccati dell'umanità;
 
coloro che comprendono la Sua missione, e ad essa vogliono aderire con fede, si convertono al Signore diventando Cristiani, e si uniscono per formare la Chiesa di Cristo.

La parola "Chiesa" deriva dall'originale greco ekklesìa, e significa semplicemente "assemblea, gruppo, riunione...".
 
La Chiesa di Cristo è dunque l'insieme, il gruppo di persone che, avendo determinato di vivere la propria vita come discepoli del Maestro Gesù, e confidando nella Sua promessa di vita eterna, si aiutano ed incoraggiano a vicenda, come in una famiglia, per giungere assieme alla meta.

La dimensione della Chiesa è, secondo l'insegnamento del Signore, una dimensione locale, "a misura d'uomo";
 
in ogni località, tutti coloro che vogliono mettere in pratica gli insegnamenti di Gesù si organizzano seguendo le indicazioni del Nuovo Testamento, sforzandosi di essere autosufficienti sotto ogni punto di vista, proprio come una famiglia deve fare.
 
Ciò non toglie, ovviamente, che possa parlarsi di "Chiesa" in senso universale, come l'insieme dei Cristiani di ogni tempo e luogo, ma questo non autorizza - sempre secondo la Parola del Signore - a costituire superorganizzazioni mondiali, che necessariamente dovrebbero articolarsi in strutture tali da vedersi coinvolte in tutta quella serie di intrecci, accentramenti, giochi di potere, interessi economico-politici e via dicendo, che nulla hanno a che fare con la purezza della Chiesa ideata da Cristo.

E' fin troppo facile capire che una Chiesa così, come la vuole il Signore, ben difficilmente diverrà - di diritto o di fatto - una "religione di Stato"!
 
D'altronde, non dimentichiamoci che le prime comunità di Cristiani, ancora conscie del proprio reale compito nel mondo, venivano definite spesso una "setta" dagli appartenenti alle "religioni stabilite" del tempo: basti leggere il libro degli Atti degli Apostoli 24,5-14 e 28,22.
 
Non così la pensavano però gli Apostoli, secondo i quali ciò che il mondo definiva "setta" era, invece: «Il corpo di Cristo» (Lettera di Paolo ai Colossesi 1,24), ossia la manifestazione umana, per mezzo dei Suoi discepoli, dell'amore e della Verità di Cristo.
 
«La Casa dell'Iddio vivente, colonna e sostegno della Verità» (I Lettera di Paolo a Timoteo 3,15), perché Dio vive in chi Lo conosce, Lo ama e Gli ubbidisce grazie alla Parola di Cristo.
 
E la sua funzione nel mondo consisteva in: «...manifestare la multiforme sapienza di Dio, secondo il disegno eterno attuato in Cristo Gesù nostro Signore...» (Lettera di Paolo agli Efesini 3,10).

Che differenza, dunque, fra l'idea della gente comune, o delle Autorità, o delle religioni "importanti" del tempo (i Cristiani visti come "setta"), e quella, all'opposto, di chi tale "setta" aveva fondato con sangue, sudore, amore e verità (i Cristiani come "Colonna e sostegno della Verità")!
 
Sia contro Gesù che contro i primi Cristiani si cercarono spesso, a più riprese, motivi di accusa per screditare la loro realtà. Ma la risposta fu sempre dello stesso tono. Gesù disse:
 
«Ogni giorno stavo seduto nel tempio ad insegnare, e non mi avete arrestato» (Vangelo di Matteo 26,55). Come dire: non ho mai agito come un appartenente ad una setta segreta, nulla è stato fatto di nascosto, ciò che penso lo sapete bene, o comunque non vi sarebbe mai stato difficile conoscerlo;
 
perché ora vi comportate con me come se fossi un "settario"?

E l'Apostolo Paolo, parlando di fronte al re Agrippa e al procuratore romano Porcio Festo:
 
«Non sono pazzo, eccellentissimo Festo, ma sto dicendo parole vere e sagge.
 
Il re è al corrente di queste cose e davanti a lui parlo con franchezza.
 
Penso che niente di questo gli sia sconosciuto, poiché non sono fatti accaduti in segreto...» (Atti degli Apostoli 26,26).
 
Da notare che il procuratore l'aveva appena accusato di essere "fuor di senno"...

  Non vogliamo con questo affermare che non facendo parte delle grandi organizzazioni religiose mondiali si sta per forza nella Verità, sia chiaro.
 
Anzi, pensiamo che indubbiamente esistono moltissimi gruppi religiosi o pseudoreligiosi che effettivamente hanno ben poco a che fare con la Chiesa del Signore.
 
Ma, d'altro canto, bisogna anche finirla di voler far pensare alla gente che la Verità stia per forza con la maggioranza; non dimentichiamoci che fu proprio la maggioranza della gente a far mettere Cristo in croce !

La Verità, insomma, non si misura coi numeri, o con la propria tradizione passata, o col potere di cui si dispone, ma unicamente con l'aderenza o meno alla Parola di Dio.
 
Gesù aveva l'abitudine di ricordare agli uomini che ai tempi di Noè, quando Dio incitava l'umanità a mettersi in salvo, solo otto esseri umani vollero ascoltare il suggerimento divino (entrare nell'arca), mentre tutti gli altri si accorsero troppo tardi di avere torto.
 
Lo stesso Gesù, promettendo che tornerà a porre fine alla storia del mondo e a giudicare l'umanità, rivolse la terribile domanda:
 
«Ma quando tornerò, troverò ancora la fede sulla terra?» (Vangelo di Luca 18,8).

venerdì 25 ottobre 2013

LA CHIESA DI CRISTO



La chiesa di Cristo


La Scrittura afferma che la vera fede è una sola, e così la vera Chiesa (Lettera di Paolo agli Efesini 4,1-4). 

Noi della Chiesa di Cristo siamo semplici persone che hanno un giorno deciso di convertirsi a Cristo, e di provare a mettere in atto la Sua Chiesa, non trovando nelle confessioni religiose esistenti la dovuta fedeltà al "modello" che Dio ci ha dato nel Vangelo. 

Non siamo dunque Cattolici, né Protestanti, né Mormoni, o Testimoni di Geova, o figli di Moon o altro, né abbiamo nulla a che fare con organizzazioni quali Scientology o Dyanetics e via dicendo. 

Potremo sembrare presuntuosi, ma riteniamo di ricollegarci alla Chiesa di Cristo fondata dal Signore e dagli Apostoli nel I sec. d.C.; 

il compito che ci siamo assunti non è dei più facili, viste l'odierna situazione e la nostra umana debolezza, ma siamo convinti che questo sia lo sforzo più coerente e serio che possa essere fatto. 

Speriamo e preghiamo di riuscirci. 

Non abbiamo nulla contro chi non la pensa come noi, anche se dovesse parlare male di noi, o in qualche modo screditare il nostro nome: 

Gesù ci ha insegnato ad amare anche i nostri nemici. 

Cerchiamo di vivere da semplici Cristiani, predicando il Vangelo alla gente per la salvezza dell'anima. 

E facciamo nostro l'invito della Sacra Scrittura: 

«In conclusione, fratelli, tutto quello che è vero, nobile, giusto, puro, amabile, onorato, quello che è virtù e merita lode, tutto questo sia oggetto dei vostri pensieri... E il Dio della pace sarà con voi!» (Lettera di Paolo ai Filippesi 4,8-9).

Tutto sta a comprendere il disegno della rivelazione, che ci ha aperto «il mistero nascosto nei secoli…, che è Cristo» (cfr. Col 1,26); 

disegno divino di salvezza per tutta l’umanità, per tutta la storia, che si è posato, con elezione ineffabile, con amore infinito, sopra una Donna privilegiata, la piena di grazia, la benedetta, offrendo alla sua umile e libera accettazione, alla sua umana cooperazione, il compimento del fatto decisivo e ineffabile, ma vero, ma reale, dell’Incarnazione del Verbo di Dio. 

Maria è la fonte, Maria è la Madre che introduce Cristo nel mondo. 

Essa è al centro, è al vertice delle sorti dell’umanità. 

È lei che rende, per virtù dello Spirito Santo, Cristo nostro fratello. 

È la «ancilla Domini», la prima collaboratrice della nostra salvezza, mediante l’avvenimento più umano, più nostro che ci autorizza ad avvicinarla con sentimento di umana parentela, la generazione, la maternità: 

Madre del Corpo di Cristo nella carne, Madre, per solidarietà umana e spirituale, del Corpo mistico di Cristo, che siamo noi, la Chiesa.