domenica 20 ottobre 2013

IL CRISTIANO DEVE ESSERE MARIANO



IL CRISTIANO DEVE ESSERE MARIANO


Qual è la questione che oggi assorbe, si può dire, tutto il pensiero religioso, tutto lo studio teologico, e che, lo avverta egli o no, tormenta l’uomo moderno? 

È la questione del Cristo. 

Chi Egli sia, come sia venuto fra noi, quale sia la sua missione, la sua dottrina, il suo essere divino, il suo essere umano, la sua inserzione nell’umanità, la sua relazione e la sua rilevanza con i destini umani. 

Cristo domina il pensiero, domina la storia, domina la concezione dell’uomo, domina la questione capitale dell’umana salvezza. 

E come è venuto Cristo fra noi? È venuto da sé? 

È venuto senza alcuna relazione, senza alcuna cooperazione da parte dell’umanità? 

Può essere conosciuto, capito, considerato prescindendo dai rapporti reali, storici, esistenziali, che la sua apparizione nel mondo necessariamente comporta? È chiaro che no. 

Il mistero di Cristo è inserito in un disegno divino di partecipazione umana. 

Egli è venuto fra noi seguendo la via della generazione umana. 

Ha voluto avere una Madre; 

ha voluto incarnarsi mediante il mistero vitale d’una Donna, della Donna benedetta fra tutte. 

Dice l’Apostolo, che ha tracciato la struttura teologica fondamentale del cristianesimo: «Quando arrivò la pienezza del tempo, Dio mando il Figlio suo, nato da Donna… (Gal 4,4)». 

E «Maria - ci ricorda il Concilio – non fu strumento passivo nelle mani di Dio, ma cooperò alla salvezza dell’uomo con libera fede ed ubbidienza» (LG 56). 

Questa dunque non è una circostanza occasionale, secondaria, trascurabile; essa fa parte essenziale, e per noi uomini importantissima, bellissima, dolcissima del mistero della salvezza: Cristo a noi è venuto da Maria; 

lo abbiamo ricevuto da Lei; 

lo incontriamo come il fiore dell’umanità aperto su lo stelo immacolato e verginale, che è Maria; 

«così è germinato questo fiore». 

Come nella statua della Madonna di Bonaria, Cristo ci appare nelle braccia di Maria; 

è da Lei che noi lo abbiamo, nella sua primissima relazione con noi; 

Egli è uomo come noi, è nostro fratello per il ministero materno di Maria. 

Se vogliamo essere cristiani, dobbiamo essere mariani, cioè dobbiamo riconoscere il rapporto essenziale, vitale, provvidenziale che unisce la Madonna a Gesù, e che apre a noi la via che a Lui ci conduce.


Il tema della povertà cristiana è denso anche dal punto di vista del discorso; 

così denso che potrebbe diventare forse una specie d'introduzione a ogni discorso teologico cristiano.

Non si vogliono suggerire indicazioni pratiche, ma fare una riflessione di fondo sul significato della povertà, sul mysterium paupertatis, che fa tutt'uno col mistero stesso di Dio nella storia. 

Il povero è il luogo della rivelazione di Dio al punto tale che non è possibile il parlare biblico di Dio se non parlando del povero e viceversa. 

A partire dal rapporto tra Dio e il povero si prenderà in esame il rapporto chiesa e povero. 

In un primo momento si parlerà della Chiesa dei poveri nel senso di Chiesa "per" i poveri, dove questi sono l'oggetto (di attenzione e di preoccupazione) della prassi del cristiano; 

un secondo momento sarà dedicato alla Chiesa "di" poveri, dove i poveri sono il soggetto costitutivo della Chiesa.

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