domenica 13 ottobre 2013

LA PRASSI EVANGELICA




LA PRASSI EVANGELICA

 
La cellula del dono del pane (cioè della promozione dell'uomo) è la volontà di promozione, è quell'atto in cui, assieme al pane che dò, c'è la mia volontà di bene per l'altro al quale dò.
 
In questo atto c'è l'annuncio, la comunicazione, la testimonianza di fronte a lui che c'è la volontà, l'amore, quella realtà che fa sentire all'altro che la sua vita è circondata di senso.
 
All'origine della promozione umana c'è un'evangelizzazione che non è predicazione del vangelo con parole; c'è la bontà, c'è l'amore e lo si vede nel gesto di colui che dà il pane.
 
Quell'atto che, nel momento stesso in cui dona un bene particolare, lascia trasparire la sorgente di quel bene (la volontà di bene), non è solo atto, ma anche annuncio: è l'annuncio per eccellenza.
 
C'è un atto originario che salda la concretezza del dono e la testimonianza della sorgente del dono: è l'incontro interpersonale.
 
La prassi evangelica in quanto prassi, produce, in quanto gesto significa, esprime la fonte di ciò che produce, cioè illumina sul senso. L'atto del dare il pane (atto-gesto, segno-efficacia) è atto sacramentale.
 
La prassi evangelica è la ragione d'essere della Chiesa nel mondo.
 
Lo specifico della chiesa è sollecitare quegli atti in cui insieme al promuovere si annuncia, si promuove un'altra volta, in un gesto di significazione della totalità di senso.
considerazione pratica
 
Come la chiesa d'occidente oggi può farsi luogo di prassi evangelica.







Stiamo passando da una società il cui tempo è assorbito dalla lotta per sopravvivere ad una società che ha la possibilità di lottare per vivere, per la qualità.
 
Il nuovo fronte di lotta è questo: siamo liberi da, ma siamo liberi per che cosa?
 
Per i beni gratuiti, per i beni in sé.
 
All'interno di questo regno del gratuito che si sta delineando, la comunità ecclesiale ha una sua specificità: sviluppare quella parte del gratuito che è la gratuità del dono.
 
Nei beni gratuiti c'è anche quel bene che è l'esercizio della gratuità, della solidarietà inventiva, l'invenzione e la produzione di chi non ha davanti un codice scritto, ma ha occhi capaci di leggere codici.
Non bisogna mai dimenticare di tornare alla fonte di ogni creatività e solidarietà, all'atto - gesto dell'incontro interpersonale, pena la perdita della memoria della fonte e lo  scadere della solidarietà a semplice organizzazione.
 
Non bisogna però neppure fare di questo l'unicum, dire: ciò che conta è l'incontro personale:
 
lo si trasformerebbe in narcisismo.
 
Se dico: "conta di più l'amore del pane che do", ho già infettato il rapporto amore - pane.
 
Il gesto mantiene la sua verità solo in quanto guarda tutto l'atto; se si gira a guardare se stesso e dice: conta di più l'amore, diventa narcisismo.
 
Non bisogna rifiutare, da narcisisti del gesto personalistico, di calarsi dentro le mediazioni, dentro la sfera della solidarietà mediata dalle organizzazioni. Forse è bene informarsi un po' su cosa sia l'informatica, questa mediazione oggi così rilevante.
 
Il problema è non lasciarsi informatizzare, cioè di sapere usare l'informatica.


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