martedì 22 ottobre 2013

MARIA MADRE DELLA CHIESA


Maria Madre della Chiesa

Maria è la nuova Eva. 

Il tipo (come scriveva sant’Ambrogio) di una umanità perfetta, ricreata secondo il pensiero originale di Dio, tutta bella di una bellezza restituita. 

Ella splende nel candore immacolato, degno della contemplazione delle anime innocenti o desiderose di una primigenia perfezione, ammirazione senza fine degli artisti, vittoriosa su ogni pessimismo, consolatrice dei miseri, degli afflitti, dei sofferenti.

Poi questa Bambina eccezionale è ornata di incomparabili privilegi, meritevoli della meraviglia degli umanisti e dei santi. 

Maria nasce, rimane e rifulge immacolata, senza peccato originale, sorgente di bellezza innocente e perpetua, di cui l’umanità avrebbe perduto perfino il concetto senza questo umano, eccezionale e originale privilegio della potenza creatrice di Dio. 

Umile ed alta più che creatura, Vergine, senza macchia alcuna, Sposa dello Spirito Santo che è l’amore infinito; 

Madre di Cristo, Figlio del Dio vivente, Dio stesso, che assicura a Maria il titolo più alto che possa essere pensato per una Donna, per la benedetta fra tutte le donne, la «Theotokos» del Concilio di Efeso, la Madre di Dio, perché Dio era il Verbo incarnato nel suo seno. 

E partecipe, sotto la Croce, dell’immolazione di Cristo per la salvezza del mondo. 

E poi ancora al Cenacolo, inondata da una profusione di Spirito Santo che farà lievitare il Santissimo Corpo di Maria nell’Assunzione al Cielo.

Di Maria non basta mai la lode; la sua Natività è gaudio per il mondo. 

Sia gaudio per ciascuno di noi che speriamo e preghiamo di avere questa più che angelica Creatura nostra madre spirituale, come scrisse sant’Agostino, e come nel recente Concilio fu chiamata, Maria Madre della Chiesa.

A Maria Nascente come è scolpito sulla fronte del Duomo di Milano, sia perciò il nostro onore e il nostro amore.

Maria è il tipo dell’umanità glorificata


Quanto al primo aspetto ci sorprende subito il carattere di privilegio: Maria è la sola creatura umana, dopo il Signore suo Figlio Gesù, entrata in Paradiso, anima e corpo, all’epilogo della sua vita terrena. 

Questa sua eccezionale fortuna ci obbliga ad una fondamentale meditazione teologica che dovrà sempre alimentare ed arricchire la nostra devozione alla Madonna, e cioè alla sua particolarissima relazione con Cristo.

Relazione che ha comportato una catena gloriosa di grazie singolarissime conferite all’umilissima ancella del Signore (cf Lc 1,38; 1,48), grazie disposte a scala ascendente, vogliamo dire dimostrative di una intenzione divina intenta a modellare in Maria il «tipo d’una umanità nuova predestinata ad una trascendente salvezza» (cf LG VIII), a cominciare dalle due miracolose concezioni, di cui Maria è variamente protagonista: 

la Immacolata Concezione di Lei, che già la distingue in tutto il genere umano che nasce triste erede della colpa di Adamo, dalla quale Maria è miracolosamente preservata; 

e la misteriosa e verginale concezione di Cristo nel seno di Maria, per opera dello Spirito Santo (Lc 1,35) e, se il peccato è causa della morte ( Rm 5,13), da cui l’uomo nella primigenia idea di Dio doveva essere esente, ecco l’innocenza, ristabilita nella benedetta fra tutte le donne, costituire un primo titolo all’immortalità anche fisica della Madonna. 

Poi il grande mistero dell’Incarnazione, cioè della maternità ineffabile e umana per cui Maria diventa Madre di Gesù Cristo, che è Dio, e così a Lui connaturata da essere definita «figlia del suo Figlio» (Dante); 

nuovo, sommo titolo questo che tanto inserisce Maria nel piano della Redenzione, che noi La ritroveremo al Calvario (cf Lc 2,35; Gv 19,26-27) e poi nel Cenacolo il giorno della Pentecoste. 

Non per nulla Maria, illuminata da Spirito profetico, nel canto del Magnificat, previde e proclamò: 

«Beata mi diranno tutte le generazioni» (Lc 1,48). 

E al suo presagio risponde la Chiesa con tutti i suoi Santi, con i suoi Pastori e Dottori, con il coro dei credenti, tutti cercando in quel misterioso stato di pienezza, di beatitudine e di gloria, che chiamiamo cielo, la Regina del cielo. 

Questo è il primo quadro della nostra contemplazione di Maria santissima assunta col suo virgineo corpo e con la sua purissima anima, accanto a Cristo nel regno eterno di Lui: 

la realtà, la certezza dell’apoteosi vitale e soprannaturale della perfetta ed integra sua umanità.

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