giovedì 14 novembre 2013

EUCARESTIA E CHIESA




EUCARISTIA E CHIESA


Il cuore della salvezza è la Redenzione, realizzata dagli atti compiuti da Gesù, principalmente la Croce.
 
Perché fossero contemporanei ad ogni uomo e ognuno vi potesse partecipare, Gesù stesso ha inventato un segno che li richiamasse, li contenesse, quasi sintesi di tutta la sua azione salvifica:
 
l’Eucaristia.
Quella sera nel Cenacolo disse:
 
Questo è il mio corpo che - domani in croce - sarà spezzato per voi”; così del calice, segno del sangue sparso.
 
Il segno attualizza quell’atto.
 
La morte in croce - entro ora il vestito dei segni - è resa presente perché ognuno ne possa partecipare il frutto - mangiandone.
 
Scrive esplicitamente san Paolo:
 
Il calice della benedizione che noi benediciamo, non è forse comunione con il sangue di Cristo?
 
E il pane che noi spezziamo, non è forse comunione con il corpo di Cristo?” (1Cor 10,16).

“Tutto ciò che Cristo è, tutto ciò che ha compiuto e sofferto per tutti gli uomini, partecipa all’eternità divina e perciò abbraccia tutti i tempi” (Ecclesia de Eucaristia, 11).
 
Essendo quegli atti contemporanei ad ogni tempo, possono essere richiamati in ogni celebrazione. “Cristo è tornato al Padre soltanto dopo averci lasciato il mezzo per parteciparvi come vi fossimo stati presenti” (idem).

Il sacrificio di Cristo e il sacrificio dell’Eucaristia sono così un unico sacrificio.
 
Dice san Giovanni Crisostomo:
 
“Noi offriamo sempre il medesimo Agnello, e non oggi uno e domani un altro, ma sempre lo stesso”.
 
Non si aggiunge nulla, né lo si moltiplica.
 
L’unico e identico sacrificio redentore di Cristo si rende sempre attuale nel tempo.


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