mercoledì 13 novembre 2013

LO SPIRITO FA EUCARESTIA




Lo Spirito fa l’Eucaristia


E’ opera dello Spirito attuare l’Eucaristica.
 
E’ lui che attualizza nell’oggi l’opera di Cristo. Lui è l’artefice della Liturgia.
 
Nella messa, nella preghiera eucaristica v’è l’epiclesi, l’invocazione dello Spirito santo:
 
“Padre, santifica questi doni con l’effusione del tuo Spirito perché diventino per noi il corpo e il sangue di Gesù Cristo nostro Signore” (Canone II).

Ma lo Spirito trasforma i doni offerti in vista di giungere a trasformare gli offerenti.
 
Già l’antico Canone di Ippolito diceva:
 
 “Ti chiediamo di mandare il tuo santo Spirito sull’oblazione della santa Chiesa e, radunandoli insieme, di dare a tutti coloro che partecipano ai santi misteri di essere riempiti dello Spirito santo, a conferma della loro fede nella verità”.
 
I doni del pane e del vino, mediante l’effusione dello Spirito, divengono corpo e sangue di Cristo in vista dei credenti che ne divengono partecipi, perché, per opera del medesimo Spirito, formino un corpo solo.

In altre parole, si passa dal corpo sacramentale di Cristo al corpo ecclesiale mediante il divenire eucaristico. Il Canone III è esplicito:
 
“A noi, che ci nutriamo del corpo e sangue del tuo Figlio, dona la pienezza dello Spirito santo perché diventiamo in Cristo un solo corpo e un solo spirito”.

Così dall’Eucaristia nasce la Chiesa. “Poiché c’è un solo pane, noi, pur essendo molti, siamo un corpo solo: tutti infatti partecipiamo dell’unico pane” (1Cor 10,17).

La Chiesa è esattamente l’insieme di coloro che nutrendosi all’unico Cristo, ne divengono parte come membra di un unico corpo; nutrendosi della stessa vita di Cristo, ne divengono il “Christus totus”, formando con lui una cosa sola.

Ogni credente infatti, nutrito da quel corpo spezzato e sangue sparso, viene trasformato in una offerta gradita a Dio.
 
Dice il Canone IV:
 
“A tutti coloro che mangeranno di quest’unico pane e berranno di quest’unico calice, concedi che, riuniti in un solo corpo dallo Spirito santo, diventino offerta viva in Cristo, a lode della tua gloria”; che è il fine proprio della messa e il contenuto primo dell’essere Chiesa.
 
Scrive infatti san Paolo: “Vi esorto a offrire i vostri corpi come sacrificio vivente, santo e gradito a Dio; è questo il vostro culto spirituale” (Rm 12,1).

Proprio come effetto immediato dell’Eucaristia la Chiesa cresce in carità (dono di sé come Cristo in croce) prolungando al mondo l’amore di Cristo per tutti gli uomini.
 
Come quindi Gesù è stato il sacramento del Padre, così oggi la Chiesa è il sacramento di Cristo: lo strumento visibile dove si semina, nel tempo e nello spazio, l’amore di Dio e di Cristo.

Potremmo riassumere col dire: sul Calvario l’amore di Dio s’è presentato storicamente;
 
nell’Eucaristia sacramentalmente;
 
nella Chiesa esistenzialmente come vita cristiana donata.
 
Sono i tre momenti che fanno l’anima profonda della Chiesa che oggi noi definiamo come “mistero”.

La Chiesa rappresenta quel primo luogo oggettivo del “sacro” che Dio ha messo a disposizione di tutti, come riferimento e legame non contaminato (dalla disposizione del ministro) con l’azione di Cristo. Tutto questo per salvare da ogni soggettivismo e sociologismo l’idea di Chiesa che noi cristiani professiamo.




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