domenica 1 dicembre 2013

CONSACRARSI A DIO




CONSACRARSI A DIO

 

Consacrarsi a Dio oggi può sembrare un controsenso in apparenza, quasi un fuggire dal mondo. Cosa significa oggi scegliere di seguire Cristo?

“Da un lato è vero che la scelta di dedicare completamente una vita a Cristo nella sua sequela, coinvolti con Lui sia nel celibato che nella missione può sembrare una follia in un mondo edonista, individualista, che pensa soltanto alla carriera e al proprio successo e al potere.
 
Però, per chi conosce Cristo, è qualcosa che avveniva ieri, come oggi e avverrà ancora domani.
 
Quando uno lo conosce, e prova l’amore per Cristo, sa che richiede una tale concentrazione di amore su di Lui che tutte le altre cose diventano relative.
 
Non sono cioè più cose che possono trattenere davvero un credente. E allora la scelta di dare tutta la vita radicalmente, totalmente, per amore del Signore, del Regno, del Vangelo diventa qualcosa di possibile, ma anche di qualcosa che apre la via alla beatitudine”:

Si parla e non da oggi di crisi di vocazioni.
 
Ma la situazione sembra essere in chiaroscuro.
 
Dal suo osservatorio della Comunità di Bose e in base alla sua esperienza, quale stagione stanno vivendo oggi le vocazioni?

 “Indubbiamente questo discorso cambia a secondo del territorio e del continente su cui ci si focalizza.
 
È vero che nelle Chiese di antica cristianità, vale a dire quelle europee e del nord America, si assiste ad una crisi di vocazioni, specialmente per la vita religiosa.
 
Indubbiamente vengono a mancare quella vocazione al servizio e alla missione, alla diaconìa, che invece avevano avuto una stagione fertile soprattutto nell’ottocento e nel novecento.
 
Per questo noi oggi vediamo un restringimento delle vocazioni.
 
Però è anche vero che le vocazioni continuano ad esserci nella vita monastica ed in quella presbiterale, non ovunque.
 
Ma il Signore continua a chiamare anche in questo momento di povertà delle vocazioni.
 
Continua a farci sentire la sua voce. Ci sono ancora uomini e donne che, grazie a Lui, lasciano tutto per seguirlo”.

Giovanni Paolo II scrisse nel 1996 Vita Consecrata, l’esortazione apostolica incentrata sulla vita consacrata e la sua missione nella Chiesa e nel mondo.
 
È ancora attuale il documento del Papa polacco?

“Penso di sì, anche perché è stato l’unico documento dopo quello conciliare, frutto dell’elaborazione del magistero papale in tutto il tempo post Concilio Ecumenico Vaticano II.
 
Ed è stata certamente una lettura della vita religiosa direi estremamente appassionata, una lettura fatta con discernimento.
 
Una lettura che chiedeva alla vita religiosa di diventare profetica, cioè di farsi portavoce della Parola di Dio.
 
Chiedeva alla vita religiosa di essere parabola, cioè segno del Regno che viene. Resta cioè per me il documento più importante, più decisivo che abbiamo alle spalle sulla vita religiosa nella Chiesa cattolica”.

Cosa rende oggi la vita consacrazione robusta e preparata ad affrontare ogni tipo di intemperie?

“Ci vuole molta formazione e preparazione.
 
Ci vuole un grande discernimento al momento della chiamata.
 
Occorre avere grande pazienza perché evidentemente i tempi si sono allungati di questo discernimento e di questa probazione.
 
Però se la formazione è poi davvero intensa, seria e autentica, se il religioso viene ad essere costruito come uomo di preghiera e di assiduità con il Signore, allora è più armato nella battaglia contro le seduzioni e le tentazioni che oggi si sono fatte più intense perché richiedono anche perseveranza nella lotta.
 
A volte mi dico che un tempo il problema era nelle vocazioni, oggi invece il problema sta nella perseveranza che deve accompagnare le vocazioni.
 
Perché troppo facilmente si mette in discussione la professione, i voti fatti.
 
Sembra quasi che ci sia un’incapacità di vivere fino alla morte una promessa, un’alleanza fatta con il Signore, fatta con i fratelli e con le sorelle, fatta con la Chiesa”.

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