giovedì 12 dicembre 2013

CONSACRATI E MOVIMENTI




Consacrati e movimenti

 

Non c’è da stupirsi, dunque, che molti religiosi e religiose si sentano ingiustamente poco apprezzati, in favore ad esempio dei movimenti ecclesiali, questa grande realtà positiva della Chiesa di oggi, che però sono tutt’altra cosa rispetto alla vita consacrata;
 
ne è una prova il fatto che dentro alcuni di essi ad un certo momento sono sorti degli istituti secolari o religiosi.

L’impegno nei movimenti, infatti, è per sua natura diverso: sono meno strutturati o istituzionalizzati, non di rado più “emotivi”, flessibili, facilmente entusiasti, potremmo dire più “giovanili”, “freschi”, anche perché molti dei partecipanti sono effettivamente giovani…
 
La loro situazione è più fluida, si può entrare e uscire con maggiore facilità, per cui possiedono per alcuni un’attrattiva “giovanile” e “moderna” particolare.

 

La vita consacrata suppone, invece, un tipo di impegno lungamente preparato durante anni di formazione, i voti temporanei e poi perpetui, talvolta anche il sacerdozio; un impegno per sua natura più duraturo, anzi “per sempre”, nonostante che anche in essi ci siano degli abbandoni…

In una società e una cultura come quelle attuali, continuamente mutevoli, fluide, “liquide”, si capisce che l’impegno nella vita consacrata diventi più difficile, perché per sua natura tende ad essere globalmente più impegnativo.
 
Tutto questo fa sì che non pochi vescovi preferiscano i movimenti ai religiosi, mentre vedono questi ultimi “invecchiati”, in fase di riduzione numerica e meno flessibili.

 

Questa situazione potrebbe far pensare che i movimenti siano una specie di “minaccia” per la vita consacrata attuale. Come si sente a volte lamentare tra i religiosi: “Ci portano via le vocazioni che in altri tempi sarebbero venute alla vita consacrata!”.
 
A parte il fatto che un tale modo di pensare non andrebbe d’accordo con il Vangelo e i piani di Dio, ciò che stiamo osservando, invece, è che all’interno di non pochi di questi movimenti, ad un certo momento della loro maturità storica e spirituale, appare una qualche forma di “vita consacrata”; quasi che il frutto o il risultato più alto di questi movimenti fosse proprio una forma di vita consacrata.
 
Si pensi, ad es., ai Memores Domini, fondati da Luigi Giussani, fondatore di Comunione e Liberazione; alla Fraternità Sacerdotale dei Missionari di San Carlo Borromeo, fondata da Massimo Camisasca; alla Comunità del Leone di Giuda e dell’Agnello Immacolato, sorta da gruppi carismatici ecc.

 

È altrettanto vero che molti dei candidati alla vita consacrata provengono da movimenti.
 
Casomai il problema che può sorgere in questi candidati, come anche in alcuni dei religiosi che ad un certo momento entrano in un movimento, è quello della “doppia appartenenza” che può creare dei conflitti a livello spirituale e di disponibilità apostolica nei confronti dell’istituto in cui il soggetto ha professato;
 
individui, cioè, che a livello canonico appartengono ad un istituto, ma, a livello emotivo e spirituale, ad un movimento; vivono una specie di doppia realtà che rischia di dividerli interiormente e a livello pratico.
 
Su questo problema, sicuramente attuale, si è pronunciato più volte il Magistero in questi ultimi anni, riaffermando la necessità di far chiarezza carismatica e canonica nei confronti del proprio istituto e dei superiori.

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