sabato 14 dicembre 2013

CRESCITA E DIMINUZIONE




Crescita e diminuzione

 

Una delle difficoltà è senz’altro la complessità della situazione, anche a livello dei singoli istituti religiosi nelle varie parti del mondo.
 
Ci sono, infatti, delle zone in cui prima non c’erano vocazioni e ora, invece, ne sono diventate il vero “deposito” (specialmente in Africa e in Asia), mentre quelle che erano le sorgenti ritenute inesauribili (Europa, America del Nord e in parte America del Sud), e in molti casi persino i luoghi “sacri” in cui l’istituto era nato, si trovano in piena “siccità” vocazionale.
 
Inoltre, la globalizzazione planetaria, creata dai mezzi di comunicazione sociale e dalla facilità di spostamento, fa sì che in tante parti del cosiddetto Terzo Mondo, o sud del mondo, si riscontrino ormai gli stessi problemi del Primo Mondo, a volte persino in modo aggravato.
 
Un esempio concreto. Secondo i dati ufficiali dello Annuarium statisticum Ecclesiae, pubblicato ogni anno dalla Segreteria di Stato Vaticano, l’Italia, che è stata per decenni (o forse, secoli) la nazione con più religiosi e soprattutto religiose, dal 2008 è stata superata dall’India.
 
Nel 1968, infatti, le religiose italiane erano 168580 e quelle indiane 15554; alla fine del 2008, le prime erano 95011 e le seconde 95273.
 
Tutto questo senza contare il fatto che in Italia l’età media dei religiosi è molto più alta che in India, e quindi in futuro la sproporzione tra Italia e India dovrebbe allargarsi.
 
Anche se le cose non sono così chiare.
 
Poche settimane fa un religioso indiano, per più di vent’anni formatore nel suo paese, mi diceva che in India incombono dei problemi che potrebbero dimostrarsi molto decisivi.
 
Secondo lui, ci sono due cause che potrebbero portare a cambiamenti inaspettati: una è il calo demografico nelle nuove famiglie cristiane; l’altra, la crisi religioso-culturale imminente (o già presente) di cui pochi sono consapevoli.
 
In altre parole, i rapidi cambiamenti economico-sociali, che attualmente stanno avvenendo in quel paese, non potranno non portare dei cambiamenti culturali e anche religiosi; ma, di questo fatto manca in molti la consapevolezza.
 
Nel mondo occidentale – sempre secondo quel religioso – si è in piena crisi, ma se ne è pienamente consapevoli, il che favorisce la ricerca di soluzioni.
 
E portava l’esempio di due ammalati:
 
il primo, sapendo di esserlo, più facilmente si preoccupa di trovare la medicina adeguata;
 
il secondo, invece, che non lo sa o non se ne accorge, è più esposto a risultati peggiori.
 
Poi concludeva, dicendo che entro dieci o quindici anni si corre il rischio che in India la situazione ecclesiale e vocazionale sia peggiore di quella attuale in Europa.
 
Speriamo che non si avveri la sua profezia.

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