sabato 7 dicembre 2013

CURIOSITA' CREATIVA




Curiosità creativa

 

Non bisogna aver paura del presente né del futuro;
 
anzi, bisogna ricavare da quanto sta succedendo la spinta per un maggior impegno e, oserei dire, di una “curiosità creativa” riguardo ai nuovi “segni dei tempi”.
 
Come diceva Giovanni Paolo II: “Gli Istituti sono invitati dunque a riproporre con coraggio l’intraprendenza, l’inventiva e la santità dei fondatori e delle fondatrici, come risposta ai segni dei tempi emergenti nel mondo di oggi.
 
Questo invito è innanzitutto un appello alla perseveranza nel cammino di santità attraverso le difficoltà materiali e spirituali che segnano le vicende quotidiane.
 
Ma è anche appello a ricercare la competenza nel proprio lavoro e a coltivare una fedeltà dinamica alla propria missione, adattandone le forme, quando è necessario, alle nuove situazioni e ai diversi bisogni, in docilità all’ispirazione divina e al discernimento ecclesiale” (VC, 37).

 

Questa “fedeltà creativa” suppone, in primo luogo, la consapevolezza che la vita consacrata in quanto tale, la Chiesa e la società, sono cambiate; quindi, con noi, senza di noi o contro di noi, esse andranno avanti.
 
Significa convincerci che il grande rischio per la vita consacrata attuale non è il calo numerico, ma casomai la mediocrità (cf. RdC, 12).
 
Costatare che in un mondo che ignora Dio, o direttamente lo nega, in cui troppo spesso regna l’egoismo più sfrenato e la disumanità, i religiosi sono più attuali e urgenti che mai, nella misura in cui con le loro vite cercano di rispondere a questi bisogni.
 
Se, cioè, essi sapranno mettere l’accento sulla centralità di Dio, la sua Parola e la vita di preghiera, la fraternità e la semplicità, la sobrietà e frugalità di vita che ci porta istintivamente a non diventare schiavi del consumismo, la vicinanza verso i poveri e i bisognosi di ogni tipo.

 

In poche parole, se sono uomini e donne di Dio, ricchi in umanità.
 
Con una identità umana, cristiana e carismatica chiara e ben definita, una vita ben centrata, gioiosa di esistere a di aprirsi agli altri (cf. At 20, 37; Rm 12, 8; 2 Cor 9, 7.
 
Primato di Dio, comunione e missione, sono i tre “piedi” di un tavolo in cui non ne può mancarne nessuno; altrimenti, il tavolo perderebbe l’equilibrio.
 
Liberi, nel senso più profondo della parola, cioè, secondo la libertà di Cristo. Come diceva al suo superiore il vecchio monaco infermiere della comunità benedettina di Atlante (Algeria), uccisi nel 1996 da un gruppo armato della jihad islamica:
 
Io non ho paura dell’esercito, né dei guerriglieri, né della morte… perché sono un uomo libero!”.

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