domenica 15 dicembre 2013

IL CAPITOLO GENERALE




IL CAPITOLO GENERALE

 

Il capitolo generale deve essere segno del vincolo di carità che intercorre tra i membri dell'istituto.
 
Esso rappresenta l'intero istituto quando in sessione esercita l'autorità suprema a norma del diritto comune e delle costituzioni (can. 631).

Il capitolo generale non è un organo permanente: la sua composizione, la frequenza e le funzioni

sono stabilite nelle costituzioni (can. 631 § 2). un capitolo generale non può modificare la sua propria composizione, ma può proporre modifiche per i capitoli successivi.
 
Tali modifiche richiedono l'approvazione dell'autorità ecclesiastica competente.
 
Il capitolo generale, tuttavia, può modificare quegli elementi del diritto proprio che non siano soggetti all'approvazione ecclesiastica.

I capitoli non devono essere convocati con una frequenza tale da interferire nel buon funzionamento dell'autorità ordinaria del superiore maggiore. La natura, l'autorità, la composizione, il modo di procedere e la frequenza della convocazione di capitoli o altre assemblee degli istituti, sono determinate con esattezza dal diritto proprio (can. 632).
 
In pratica, i principali elementi a questo riguardo devono essere previsti nelle costituzioni.

Le disposizioni concernenti i beni temporali (can. 634-640) e la loro amministrazione, come pure le norme inerenti all'allontanamento di membri dall'istituto per passaggio, uscita o dimissione

(can. 684-704) si trovano nel diritto comune della Chiesa; siano però incluse, anche se brevemente, nelle costituzioni.

Credo sia molto difficile parlare sulla vita consacrata nella Chiesa di oggi se non vogliamo cadere in generalizzazioni di cui abbiamo sentito parlare ormai tante volte.
 
Ecco perché non pretendo di dire delle novità, ma semplicemente offrire alcuni spunti di riflessione.

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