lunedì 16 dicembre 2013

IL GOVERNO DEI RELIGIOSI


 
Il governo dei religiosi

 

Spetta alla competente autorità ecclesiastica costituire una forma stabile di vita mediante l'approvazione canonica (can. 576).
 
Alla stessa autorità sono anche riservate le aggregazioni (can. 580)
e l'approvazione delle costituzioni (can. 587 § 2).
 
Le fusioni, le unioni, le federazioni, le confederazioni, le soppressioni e le modifiche di qualsiasi elemento, già approvato dalla Sede Apostolica, spettano a questa stessa Sede (can. 582-584).
L'autorità che governa gli istituti religiosi risiede nei superiori;
 
essi devono esercitarla a norma del diritto universale e di quello proprio (can. 617).
 
Questa autorità è ricevuta da Dio mediante il ministero della Chiesa (can. 618).
L'autorità di un superiore, a qualsiasi livello, è personale e non può essere sostituita da un gruppo.
Per un tempo e un fine particolare può essere delegata a una persona designata a questo scopo.
I superiori devono svolgere il loro servizio con sollecitudine.
 
Insieme ai membri dell'istituto si sforzino di costruire in Cristo una comunità, nella quale Dio è cercato e amato al di sopra di tutto.
Nel loro compito i superiori hanno il particolare dovere di governare in conformità alle costituzioni del loro istituto e di promuovere la santità dei suoi membri.
 
La loro persona deve essere esempio di fedeltà al magistero della Chiesa, al diritto e alla tradizione del proprio istituto.
 
Siano, inoltre, solleciti nell'incrementare la vita consacrata dei religiosi mediante vigilanza e correzione, sostegno e prudenza (cfr. can. 619).
Le condizioni per la nomina o l'elezione, il periodo di durata dell'ufficio, la procedura dell'elezione canonica per il superiore generale, sono determinate nelle costituzioni (can. 623-625).
I superiori abbiano un proprio consiglio che li assista nell'adempimento delle loro responsabilità.
 
Oltre ai casi prescritti dal diritto universale, il diritto proprio determini i casi in cui per procedere validamente, è richiesto il consenso oppure il parere del consiglio (can. 627 § 1 e 2).

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