sabato 21 dicembre 2013

LA CHIAMATA E LA CONSACRAZIONE




La chiamata e la consacrazione

 

La vita religiosa è una forma di vita alla quale alcuni cristiani, sia chierici che laici, sono chiamati da Dio, perché possano godere di uno speciale dono di grazia nella vita della Chiesa e contribuire, ognuno in modo proprio, alla missione evangelica della Chiesa (cfr. LG 43).

Il dono della vocazione religiosa si radica nella consacrazione battesimale, ma non è elargito a tutti i battezzati.
 
Esso è del tutto gratuito, offerto da Dio a quanti egli liberamente sceglie nel suo popolo e per il bene del suo popolo (cfr. PC 5).

Accettando il dono della vocazione, i religiosi rispondono alla chiamata divina morendo al peccato (cfr. Rm 6, 11), rinunciando al mondo e vivendo unicamente per Dio.
 
La loro vita è interamente votata al suo servizio.
 
Essi cercano e amano al di sopra di tutto «Dio che per primo ha amato noi» (cfr. 1 Gv 4, 10; PC 5 e 6). Il perno centrale della loro vita è, pertanto, una più stretta sequela di Cristo (cfr. ET 7).

L'intera vita del religioso dedita al servizio di Dio stabilisce una consacrazione speciale (PC 5): la consacrazione della persona nella sua globalità che rivela nella Chiesa un patto sponsale effettuato da Dio, un segno della vita futura.

Questa consacrazione avviene mediante voti pubblici, perpetui o temporanei.
 
Questi ultimi da rinnovare alla loro scadenza.
 
Mediante i voti, i religiosi assumono l'obbligo di osservare i tre consigli evangelici, sono consacrati a Dio tramite il ministero della Chiesa (can. 607 e 654), sono incorporati nel loro istituto con diritti e doveri definiti giuridicamente.

Le condizioni per la validità della professione temporanea, la sua durata e l'eventuale proroga sono determinati nelle costituzioni di ciascun istituto a norma del diritto comune della Chiesa.

La professione religiosa viene emessa mediante la formula dei voti approvata dalla Santa Sede per ogni istituto.
 
La formula è comune a tutti i membri, in quanto essi assumono gli stessi obblighi e, quando sono inseriti integralmente, hanno gli stessi diritti e doveri.

Individualmente il religioso ha facoltà di aggiungere un'introduzione e/o una conclusione, se queste sono approvate dall'autorità competente.

Conformemente al proprio carattere e scopo, ogni istituto è tenuto a definire, nelle relative costituzioni, le modalità in cui i consigli evangelici di castità, povertà e obbedienza devono essere osservati nello specifico stile di vita (can. 598 § 1).

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