venerdì 20 dicembre 2013

LA COMUNITA'




La Comunità

 

La vita comunitaria - caratteristica di un istituto religioso (can. 607 § 2) - è propria di ogni famiglia religiosa. Riunisce tutti i membri in Cristo e sarà strutturata in modo da essere fonte di aiuto per tutti e per ciascuno nella fedeltà alla vocazione religiosa.
 
Sarà esempio di riconciliazione in Cristo e della comunione fondata nella carità (can. 602).

La comunità religiosa deve abitare in una casa legittimamente costituita, sotto l'autorità di un superiore designato a norma del diritto (can. 608). Detta casa viene eretta previo il consenso scritto del vescovo diocesano (can. 609).
 
Sarà strutturata in modo da rispondere convenientemente alle esigenze dei membri (can. 610 § 2), consentendo alla vita comunitaria di espandersi ed evolversi con la comprensione e la cordialità che generano fiducia (cfr. ET 39).

Le singole case devono avere almeno un oratorio, in cui si celebri e si conservi l'Eucaristia, in modo che sia veramente il centro della comunità (can. 608).

In ogni casa religiosa, conformemente all'indole e alla missione dell'istituto e secondo le determinazioni del diritto proprio, ci sia sempre una parte riservata esclusivamente ai religiosi (can. 667 § 1).

Questa espressione di separazione dal mondo conforme alla finalità dell'istituto, fa parte della testimonianza pubblica che i religiosi sono tenuti a rendere a Cristo e alla Chiesa (can. 607 § 3).
 
La separazione si rende necessaria anche per osservare il silenzio e il raccoglimento che favoriscono la preghiera.

I religiosi abitino nella propria casa religiosa osservando la vita comune.
 
Non devono vivere da soli senza seri motivi, soprattutto se una comunità del loro istituto si trova nelle vicinanze.

Nel caso, tuttavia, di assenza prolungata, con il consenso del suo consiglio il superiore maggiore può permettere a un religioso di vivere fuori della casa dell'istituto, entro i limiti consentiti dal diritto comune (can. 665 § 1).

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