martedì 17 dicembre 2013

L'APOSTOLATO




L'apostolato

 

L'apostolato di tutti i religiosi consiste innanzitutto nella testimonianza della loro vita consacrata;
 
essi hanno il dovere di alimentarla con la preghiera e la penitenza (can. 673).

Negli istituti dediti alle opere di apostolato, l'azione apostolica rientra già nel loro carisma particolare.
 
La vita dei membri sia perciò impregnata di spirito apostolico e l'azione apostolica, a sua volta, sia animata da spirito religioso (can. 675 § 1).

La missione essenziale di questi istituti impegnati nell'apostolato consiste nel proclamare la parola di Dio a quanti egli pone sul loro cammino per condurli alla fede. una simile grazia richiede una profonda unione con il Signore;
 
lui solo rende i religiosi capaci di trasmettere il messaggio del Verbo incarnato in termini che il mondo di oggi sia in grado di comprendere (cfr. ET 9).

L'azione apostolica si esercita in comunione con la Chiesa, a nome della Chiesa e per suo mandato (can. 675 § 3).

Superiori e membri mantengano con fedeltà la missione e le opere proprie dell'istituto; le adattino con prudenza alle necessità dei tempi e dei luoghi (can. 677 § 1).

Nei rapporti di apostolato con i vescovi, i religiosi si attengano alle norme dei canoni 678-683.

In modo particolare essi sono tenuti a rispettare il magistero della gerarchia, ad agevolare i vescovi nell'esercizio del loro ministero di insegnamento e di testimonianza autentica della verità divina (cip. MR 33; LG 25).

La testimonianza dei religiosi è pubblica. Questa è resa a Cristo e alla Chiesa e comporta quella separazione dal mondo che è propria dell'indole e delle finalità di ciascun istituto (can. 607 § 3).

Gli istituti religiosi devono tendere a una testimonianza in un certo modo collettiva di carità e di povertà (can. 640).

I religiosi indossino l'abito dell'istituto, fatto a norma del diritto proprio, quale segno di consacrazione e testimonianza di povertà (can. 669 § 1).

Nessuno può essere ammesso alla vita religiosa senza un' adeguata preparazione (can. 597 § 2).

Le condizioni per la validità dell'ammissione e del noviziato, per la professione temporanea e perpetua, sono indicate nel diritto comune della Chiesa e in quello proprio di ogni istituto (can. 641-

658), così pure il luogo, il tempo, il programma e la guida del noviziato, i requisiti per il maestro dei novizi.
 
Il periodo di formazione tra i primi voti e quelli perpetui è stabilito nelle costituzioni a norma del diritto comune (can. 655; 659 § 2).

Per tutta la vita i religiosi proseguano assiduamente la propria formazione spirituale, dottrinale e pratica, profittando del tempo e dei mezzi offerti a questo scopo dai superiori (can. 661).

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