mercoledì 11 dicembre 2013

NUOVE FONDAZIONI




Nuove fondazioni

 

A questo punto domandiamoci quali siano le caratteristiche che la Chiesa e il mondo hanno diritto ad aspettarsi dalla vita consacrata.
 
Caratteristiche e attese che dobbiamo cercare noi consacrati di indovinare, poiché in genere il mondo non ce lo dirà, anzi, ci ignora o ha di noi un’idea più o meno inesatta o distorta.
 
Basta vedere come parlano di noi – quando ne parlano – i mezzi di comunicazione sociale. In altre parole, che cosa noi consacrati, conoscitori della nostra realtà storica e spirituale, possiamo offrire di positivo alla Chiesa e alla società?

 Premettiamo due cose.
 
La prima: non tutti i consacrati devono fare tutto o qualsiasi cosa, anzi c’è da augurarsi che essi possano dare delle risposte il più complete ed adeguate possibile, ciascuno secondo le proprie caratteristiche carismatiche e le varie situazioni ecclesiali e sociali.
 
La seconda: nessuno può dire “quanti” membri debba avere, né “fino a quando” debba durare ogni istituto religioso; si può dire, invece, “come” dobbiamo essere.

D’altra parte, che la vita consacrata in quanto tale non sia destinata a scomparire ce lo confermano non solo le ripetute affermazioni di Giovanni Paolo II nell’Esortazione Vita consacrata (cf. nn. 3, 29, 63), ma anche la creatività e la quantità di nuove comunità e istituti sorti in questi anni di crisi dopo il Vaticano II.

 In effetti, dal 1911 al 1965 le fondazioni censite sono state 95, mentre dal 1966 al 2009 sono state 680, in tutto 775; più altre 55 comunità non censite in modo completo per varie ragioni. Totale: 830 fondazioni.
 
Di queste più di 80 nel frattempo sono già scomparse. Ma c’è una sorpresa: le nazioni in cui è nato il maggior numero di fondazioni sono quelle con più crisi vocazionale e molto secolarizzate: 205 negli USA, 200 in Italia, 161 in Francia, 47 in Canada, 44 in Brasile, 20 in Spagna…

 
Concretamente, l’approvazione diocesana è stata concessa: dal 1960 al 1970 a 117 fondazioni, dal 1971 al 1980 a 75, dal 1981 al 1990 a 102, dal 1991 al 2000 a 139, dal 2001 al 2009 a 36. Ancora: dal 1960 al 2009 i provvedimenti di fusione hanno portato alla scomparsa di 245 istituti; i procedimenti di unione, a loro volta, hanno fatto scomparire 125 istituti.
 
Rocca ricorda che queste sono le fusioni e le unioni che è riuscito a censire, ma sicuramente ce ne sono di più:
 
Se si considerano gli istituti nuovi che hanno preso vita in questi ultimi 50 anni e nel calcolo si tiene conto di quelli ai quali la Congregazione per gli istituti di vita consacrata ha concesso un nulla osta o un decreto di erezione (469 quelli accertati) e delle cosiddette ‘nuove fondazioni’ (oltre 800), si arriva a un totale di oltre 1269 nuove fondazioni, che certamente è errato per difetto.
 
Se alle nuove fondazioni si contrappone il panorama degli istituti scomparsi in questi ultimi 50 anni, e si uniscono i vari provvedimenti di fusione-unione-soppressione, si arriva a circa 380 istituti scomparsi, cui debbono essere elencati nel Primo censimento.
 
In totale si avrebbe, quindi, un numero complessivo di circa 460 istituti scomparsi in questi 50 anni… Si potrebbe affinare la riflessione notando che gli istituti scomparsi a seguito dei provvedimenti di fusione-unione sono, nella stragrande maggioranza, congregazioni religiose femminili sorte nell’otto-novecento, e sembra ovvio concludere che molti altri istituti dello stesso periodo dovranno riassestarsi”.

 Stiamo dunque vivendo da anni un ridimensionamento numerico della vita consacrata esistente fino a qualche decennio fa. Che non vuol dire sparizione, anche se ci sono dei gruppi concreti che, come abbiamo visto, si uniscono o si fondono, mentre altri semplicemente scompaiono:
 
“Di queste 800 nuove fondazioni, una ventina sono a carattere ‘tradizionalista’, e hanno ottenuto una regolare approvazione dalla pontificia Commissione Ecclesia Dei”.
 
Quindi, non tutto è novità, a meno che non si consideri una novità tornare a prima del Vaticano II.

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