venerdì 31 gennaio 2014

CHIESA DI TUTTI



Chiesa di tutti


Il titolo si rifà ad un’espressione utilizzata da Giovanni XXIII e rimanda in un certo senso ad un modello di Chiesa. 

Il problema dei poveri e della povertà “nella” e “della” Chiesa è una questione che, in particolare, una parte dei padri conciliari aveva posto con forza, ma a ben vedere proviene dal Fondatore stesso della Chiesa e quindi dal Vangelo.

Questioni come povertà, potere, autorità, interpellano sempre la tutta la Chiesa (in particolare la parte istituzionale), pensiamo solo all’uso dei beni immobili senza scomodare le questioni finanziarie. 

Su questi temi vi è certamente ancora e sempre un grande divario tra realtà e dover essere; per questo una vigilanza critica è sempre necessaria da parte di tutti.

Il concetto di laicità nasce nel mondo cristiano. Per Giuseppe Lazzati, “laico cattolico” di spicco del XX secolo, nella foto, la laicità deriva dalla visione stessa della creazione, secondo la Genesi, infatti, il mondo creato è cosa diversa dalla divinità.

Questa concezione è rafforzata dall’insegnamento di Cristo che dice: «Date a Cesare quello che è di Cesare e a Dio quello che è di Dio». 

E Gesù però non instaura una nuova religione ma porta una novità radicale: l’abolizione del sacro. 

Egli inaugura la normalità del profano, del secolare, del laico, del quotidiano. 

Tutto il Vangelo è laico: Gesù dice di essere stato mandato per le pecorelle smarrite e di essere venuto non per i sani ma per gli ammalati, e tutti lo sono sperduti e infermi.

Dio ha affidato la storia della salvezza all’uomo, al “resto d’Israele” e al popolo dei battezzati giacché uniti a Cristo e non mancanti di alcun dono di Dio (1Cor, 2, 7). 

«A ciascuno di noi – dice l’Apostolo Paolo – Dio ha affidato un compito. (…) Chi pianta e chi innaffia hanno la stessa importanza» (ib. 3, 5, 8).

In forza dei «carismi» diversi, ma in nome dell’unico Signore, nei secoli trascorsi la Chiesa si è occupata di molte necessità di tipo sociale: 

dell’istruzione, della salute, del lavoro, della proprietà privata, ecc. e questo grazie a coloro che Tertulliano definì per la prima volta “laici”, del popolo. 

Il compito dei laici nella chiesa è un mandato che impegna i battezzati a essere “sale della terra” per vivere quello che nella lettera “a Diogneto” è definito “il paradosso del cristiano nel mondo”, per il quale diventa indissolubile il binomio cristiano-mondo, partecipazione e distacco, incarnazione e trascendenza. 

«Ciò che è l’anima nel corpo, – si dice – i cristiani lo sono nel mondo». Laico e cattolico non sono quindi contrapposti ma vivono nel visibile per rendere a Dio, dal quale provengono, un culto interiore.


Tutta la tradizione della chiesa nel corso dei secoli è permeata dall’impegno dei laici cattolici. 

Anche nella potestà di governo nella chiesa i laici hanno avuto, fino al XIX secolo, un ruolo giurisdizionale e questo con il pieno sostegno della Santa Sede. 

I concili ecumenici dei primi mille anni erano stati convocati, con atti di giurisdizione laica, da imperatori e imperatrici bizantini; i partecipanti al Concilio di Firenze non erano ordinati. 

Le badesse, eccetto che per l’amministrazione dei sacramenti, esercitavano una “giurisdizione quasi episcopale”, nel governo della “quasi diocesi”.

giovedì 30 gennaio 2014

IL NUOVO DIRITTO CANONICO



IL NUOVO DIRITTO CANONICO


Nel vecchio Codice di diritto canonico del 1917, nel can. 118 si affermava che «solo i chierici possono ottenere la potestà di ordine e di giurisdizione», e nel can. 108 lo stesso codice definiva come chierici «coloro che sono stati inseriti dalla prima tonsura fra i ministri divini», chi ha la tonsura però rimaneva nella condizione laicale. 

Il nuovo Codice del 1983 definisce chierico invece chi è ordinato: siamo di fronte a un mutamento terminologico fondamentale, con conseguenze giuridico-dottrinali.

Questo spostamento terminologico e giurisdizionale si avvertiva già nei decenni precedenti il Vaticano II. Pio XI nel 1939, in un’udienza speciale per il 50° anniversario del Collegio canadese, ebbe a dire: 

«Voglio che portiate con voi questo messaggio. 

La Chiesa, il corpo mistico di Cristo – scrisse Mons. Alex Carter, presente all’udienza, poi vescovo di Sault-Ste.-Marie, Ontario – Canadà (riportato in un articolo di Ladislas Örsy, gesuita, docente di Scienza del diritto e Diritto canonico al Georgetown University Law Center a Washington, apparso su “il Regno” n. 14 del 2009, dal titolo “Il popolo di Dio”), – è diventata mostruosa. 

La testa è enorme, ma il corpo è rattrappito. 

Voi, sacerdoti, dovete ricostruire il corpo della Chiesa e l’unico modo che avete per farlo è mobilitare i laici. 

Dovete chiedere ai laici di diventare, insieme a voi, testimoni di Cristo. Dovete chiedere soprattutto a loro di riportare Cristo nel posto di lavoro, nel mercato».

Si fa strada il percorso di concezione di chiesa che partiva da un pensiero diffuso da S. Roberto Bellarmino: Chiesa come “società perfetta”, fino ad arrivare al Concilio Vaticano II, in cui la chiesa è definita “Popolo di Dio”e si presenta in modo diverso: si rafforza il cammino, da un “già” a un “non ancora”. La salvezza s’incarna nella storia e la Chiesa ne è il fermento. 

Dalla fine del Concilio l’evangelizzazione diventa presupposto della promozione umana.

Se da una parte, però, siamo di fronte a notevoli affermazioni di promozione dei laici, dall’altra essi si vedono esclusi da ogni processo decisionale, ribaltando secoli di tradizione che ha origini remote.

L’identità dei laici ruota attorno a tre bipolarità.

Vocazione – Missione

Il primo termine rimanda al fondamento, all’identità del laico, visto da una prospettiva ad intra (essere); 

il secondo suggerisce piuttosto la proiezione ed estrinsecazione dell’identità laicale ad extra (agire).

Chiesa – Mondo

Dal primo binomio, scaturisce il secondo. “Chiesa” è difatti la comunità dei “vocati da” (dal greco ek-kaléo). 

Il “mondo” è il luogo della missio, per la quale sì è stati chiamati. 

La duplice cittadinanza dei fedeli laici può essere ben rappresentata dai due movimenti del ciclo cardiaco: diastole (chiamati) e sistole (mandati). 

È qui che pulsa il cuore della Chiesa!


Ecclesialità – Laicità

Anche in questo caso bisogna evitare di disgiungere i due poli: si tratta di Christifideles laici

Quale ecclesialità? Quale laicità? 

La dignità dei fedeli laici ci si rivela in pienezza se consideriamo la prima e fondamentale vocazione: 

la vocazione alla santità (cfr. Christifideles Laici, 16).

mercoledì 29 gennaio 2014

LA STORIA DEL LAICATO



LA STORIA DEL LAICATO

Laicità

il termine rimanda a una definizione in negativo non ancora superata, tanto è vero che si sente il bisogno di riempire con un’aggettivazione il vuoto semantico: “laici impegnati”! 

Del resto l’ambiguità del termine resta irrisolta anche al di fuori dell’ambito strettamente ecclesiale: “laico”, “laicità” sono divenuti sinonimi di secolare, secolarizzazione.

La Chiesa primitiva. 

Nei primi testi cristiani si nota l’”assenza” del termine laico (si preferisce i fedeli, i testimoni). 

Tutti i carismi sono valorizzati e si ha la militanza attiva di tutto il popolo di Dio. 

Non vi è opposizione clero-laici. Il conflitto è semmai con l’impero romano. Le prime chiarificazioni e distinzioni dei termini si hanno a partire dal terzo secolo. 

E tuttavia non è da mitizzare tale periodo, opponendolo ad una successiva istituzionalizzazione della Chiesa cattolica, quasi che si sia smarrito per via l’originaria freschezza iniziale. 

La distinzione clero – laici è legata al sorgere delle prime eresie.

Il medioevo: nella societas christiana (il Sacro Romano Impero) ai laici ciò che è dei laici. 

Spesso si imputa al medioevo l’origine della marginalizzazione dei laici. 

Le radici di tale incomprensione invece non sono da ricercare nel medioevo (che dava ai laici una grande importanza, tanto da riconoscere all’imperatore il principatus in electione. 

anche i grandi movimenti pauperistici e di riforma della Chiesa tutti a chiara connotazione laicale), ma nell’età controriformistica, come reazione agli eccessi della Riforma.

Tre esempi: 

la visione trinitaria della Chiesa di Gioacchino da Fiore: 

i tre ordines e il loro proprium [l’ordo coniugatorum o laicorum sotto il segno del Padre (creazione); 

l’ordo praedicatorum o clericorum sotto il segno del Figlio (redenzione); 

l’ordo monachorum sotto il segno dello Spirito (santificazione)]; 

S. Francesco e la predicazione in volgare, il terz’ordine francescano; Dante e la teologia ai laici.

L’Umanesimo e la Riforma

La coincidenza del laicato con la societas christiana si rompe con i primi sintomi del processo di secolarizzazione iniziato con l’Umanesimo: in una società non più (non solo) cristiana, laico si oppone a clericale = ecclesiale. 

La Riforma e la marginalizzazione del laicato nella Chiesa cattolica. La clericalizzazione della Chiesa e la svalutazione delle realtà terrene.

L’età moderna e la crisi della Chiesa societas perfecta. Dopo una prima risposta difensiva, la secolarizzazione rimette in gioco il ruolo insostituibile dei laici. 

Ciò non è senza traumi e incomprensioni sul giusto riconoscimento della legittima autonomia delle realtà terrene (cfr. la vicenda complessa del modernismo).

Gli istituti secolari. 

Storicamente hanno avuto il merito di aver ridato cittadinanza al laicato nella Chiesa; anche se attraverso la “consacrazione” che in qualche modo gli equiparava agli ordini religiosi.


La ripresa della coscienza laicale: l’Azione Cattolica Italiana.

la storia dell’AC e lo Statuto del 1923 in cui i ruoli dei laici e dei presbiteri in AC vengono finalmente distinti. 

Il 23 dicembre esce l’enciclica Ubi arcano Dei in cui Pio XI enuncia il motto del suo pontificato Pax Christi in Regno Christi

In essa il papa dichiara che quando i laici di AC “uniti ai loro sacerdoti e ai loro Vescovi, partecipano alle opere di apostolato e di redenzione individuale e sociale, allora più che mai essi sono il genus electum, il regale sacerdotium, la gens sancta, il popolo di Dio che San Pietro magnificava”. 

È in germe l’annuncio del Concilio.

martedì 28 gennaio 2014

IL CONCILIO VATICANO II



Il Concilio Vaticano II


Il Concilio rilancia il protagonismo laicale nella Chiesa e nel mondo. 

Si vedano la Lumen Gentium, la Gaudium et Spes e l’Apostolicam Actuositatem (Cfr. infra, Parte seconda).

Il cammino postconciliare.

L’Azione Cattolica. Classica è la definizione di Paolo VI: 

”Su di un punto vogliamo richiamare la vostra attenzione: la particolare rilevanza dell’AC che, in quanto collaborazione dei laici all’apostolato gerarchico della chiesa, ha un posto non storicamente contingente, ma teologicamente motivato nella struttura ecclesiale. 

Dopo quanto ne ha detto il Concilio e quel che noi stessi avemmo occasione di sottolineare nella nostra esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, il ruolo specifico dell’AC nel disegno costituzionale e nel programma operativo della Chiesa non può essere sottovalutato. 

Essa è chiamata a realizzare una singolare forma di ministerialità laicale, volta alla plantatio ecclesiae e allo sviluppo della comunità cristiana in stretta unione con i ministri ordinati (Paolo VI alla terza Assemblea nazionale dell’ACI, 25.04.1977).

I movimenti laicali postconciliari.

Schematizzando (con tutti i limiti delle schematizzazioni!) si possono individuare due caratteristiche comuni nei movimenti laicali postconciliari: 

il riferimento alla teologia dei carismi e ministeri e del sacerdozio comune; lo sganciamento dal riferimento alla realtà territoriale locale (la parrocchia, la diocesi). 

Per quest’ultimo aspetto in qualche modo vi sono analogie col sorgere dei movimenti religiosi.

La Christifideles laici (30.12.1988). 

Si prende atto del cammino postconciliare. 

Si formulano 5 criteri di ecclesialità per le aggregazioni laicali.


A 60 anni dal Concilio, è possibile oggi una cittadinanza piena del laicato senza aggettivi?

Ritrovare un rapporto clero-laici “senza confusione, trasformazione, separazione, divisione”?

lunedì 27 gennaio 2014

LA TEOLOGIA DEL LAICATO



LA TEOLOGIA DEL LAICATO


Ripartire dal Concilio nella prospettiva della nuova evangelizzazione

«Situazioni nuove, sia ecclesiali sia sociali, economiche, politiche e culturali, reclamano oggi, con una forza del tutto particolare, l’azione dei fedeli laici. 

Se il disimpegno è sempre stato inaccettabile, il tempo presente lo rende ancora più colpevole. 

Non è lecito a nessuno rimanere in ozio» (Christifideles laici, 3).

Il Concilio dà una definizione in positivo. 

Il proprium dei laici è l’indole secolare: 

«L’indole secolare è propria e peculiare dei laici» (Lumen Gentium, 32). 

«Nel dare risposta all’interrogativo “chi sono i fedeli laici”, 

il Concilio, superando precedenti interpretazioni prevalentemente negative, si è aperto ad una visione decisamente positiva e ha manifestato il suo fondamentale intento nell’asserire la piena appartenenza dei fedeli laici alla Chiesa e al suo ministero e il carattere peculiare della loro vocazione, che ha in modo speciale lo scopo di “cercare il Regno di Dio trattando le cose temporali e ordinandole secondo Dio” (Lumen Gentium, 31)». 

Così la Christifideles laici, 9.

E ancora: 

«Il cristiano che trascura i suoi impegni temporali, trascura i suoi doveri verso il prossimo, anzi verso Dio stesso, e mette in pericolo la propria salvezza eterna» (Gaudium et Spes, 43).


Vocazione e missione dei laici sono radicate nel battesimo

La laicità è illuminata inoltre dal mistero trinitario e da quello cristologico. 

Battezzati nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, siamo incorporati a Cristo. 

Chiamati dal Padre ad essere figli, a immagine del Figlio, riceviamo una missione nel mondo. 

«Non è esagerato dire che l’intera esistenza del fedele laico ha lo scopo di portarlo a conoscere la radicale novità cristiana che deriva dal Battesimo. 

Il Battesimo ci rigenera alla vita dei figli di Dio, ci unisce a Gesù Cristo e al suo Corpo che è la Chiesa, ci unge nello Spirito costituendoci templi spirituali» (Christifideles laici, 10).

domenica 26 gennaio 2014

LAICI E MISTERO TRINITARIO



Laici e mistero trinitario


La vocazione alla santità esige il ripensamento e il superamento della contrapposizione sacro vs profano. 

Santo (da sancire) indica un patto, un’unione, diversamente da sacro (da sacer, cfr. secerno, secretum) che rimanda ad una separazione.

«La dignità dei fedeli laici ci si rivela in pienezza se consideriamo la prima e fondamentale vocazione che il Padre in Gesù Cristo per mezzo dello Spirito rivolge a ciascuno di loro: 

la vocazione alla santità, ossia alla perfezione della carità» (Christifideles Laici, 16).

«L’unità della vita dei fedeli laici è di grandissima importanza: essi, infatti, debbono santificarsi nell’ordinaria vita professionale e sociale. 

Perché possano rispondere alla loro vocazione, dunque, i fedeli laici debbono guardare alle attività della vita quotidiana come occasione di compimento della sua volontà, e anche di servizio agli altri uomini, portandoli alla comunione con Dio in Cristo» (Apostolicam Actuositatem, 4).

La missionarietà dei laici si caratterizza come impegno essenzialmente religioso e fa proprio il fine apostolico della Chiesa, ossia «l’evangelizzazione, la santificazione degli uomini, la formazione cristiana della loro coscienza in modo che riescano a permeare di spirito evangelico le varie comunità e i vari ambienti” (Apostolicam Actuositatem, 20).


Ai laici spetta in modo peculiare la responsabilità della creazione. Il termine ”mondo” esprime tuttavia l’ambiguità in cui è caduta la creazione dopo il peccato. 

Secondo la visione trinitaria della Chiesa, i laici, sotto il segno del Padre, hanno il compito di ordinare le realtà temporali; 

sotto il segno del Figlio di riscattarle dal dominio del peccato e renderle a Dio gradite, sotto il segno dello Spirito di santificarle e animarle dal di dentro.

sabato 25 gennaio 2014

LAICI E CRISTOLOGIA



Laici e cristologia: Il sacerdozio universale

«Come chiamiamo tutti cristiani in forza del mistico crisma, così chiamiamo tutti sacerdoti perché sono membra dell’unico sacerdote» (S. Agostino, De Civitate Dei, XX, 10).

«Rallegriamoci e ringraziamo: siamo diventati non solo cristiani, ma Cristo […]. Stupite e gioite: Cristo siamo diventati!» (S. Agostino, In Ioann. Evang. tract., 21, 8).

La missione del laico: i tria munera Christi: regnum, sacerdotium, prophetia, esercitati nell’ordine temporale. 

«Col nome di laici si intendono qui tutti i fedeli ad esclusione dei membri dell’ordine sacro e dello stato religioso sancito dalla Chiesa, i fedeli, cioè, che, dopo essere stati incorporati a Cristo col Battesimo e costituiti Popolo di Dio e, a loro modo, resi partecipi dell’ufficio sacerdotale, profetico e regale di Cristo, per la loro parte compiono, nella Chiesa e nel mondo, la missione propria di tutto il popolo cristiano» (Lumen Gentium, 31)

Le due tentazioni:

clericalismo e laicismo. 

«In particolare si possono ricordare due tentazioni alle quali non sempre essi [i laici] hanno saputo sottrarsi: 

la tentazione di riservare un interesse così forte ai servizi e ai compiti ecclesiali, da giungere spesso a un pratico disimpegno nelle loro specifiche responsabilità nel mondo professionale, sociale, economico, culturale e politico, e la tentazione di legittimare l’indebita separazione tra la fede e la vita, tra l’accoglienza del Vangelo e l’azione concreta nelle più diverse realtà temporali e terrene» (Christifideles laici, 2).

Per recuperare una teologia del laicato autenticamente ”cattolica”, occorre ripartire dalla cristologia calcedonese, in modo da poter restituire ai laici un’identità fatta a immagine di Cristo “vero Dio e vero uomo”.

Nella formula di Calcedonia (451), si trova la famosa dottrina dell’unione ipostatica: 

“Noi confessiamo l’unico e uguale Cristo, il Figlio e Signore, l’unigenito, che esiste in due nature [en dùo physin] non mischiate e non cambiate, indivise e inseparate [inconfuse - asynchytos, immutabiliter - àtreptos, indivise - adiàiretos, inseparabiliter - achòristos]. 

La differenza delle nature non verrà eliminata dall’unione, verrà invece conservata la peculiarità [idìotes] di ognuna delle nature nell’unione di entrambe in una persona o ipostasi”. 

I primi due avverbi si opponevano a Eutiche, gli altri due a Nestorio.


Negli anni ’70 prevale il nestorianesimo ecclesiale: 

la separazione-divisione dell’impegno laicale dalla trascendenza. 

I movimenti di liberazione, i cristiani per il socialismo, in cui l’impegno laicale si appiattiva sull’unico versante secolare, e veniva separato dalla prospettiva religiosa.

venerdì 24 gennaio 2014

MOVIMENTI LAICALI



MOVIMENTI LAICALI

Oggi si assiste invece ad una sorta di monofisismo ecclesiale, con movimenti laicali che hanno caratteristiche analoghe ai movimenti religiosi. 

Di tale criticità fu testimonianza negli anni passati la polemica Forte-Lazzati, con il primo che sottolineava la ministerialità di tutta la Chiesa, e il secondo che preferiva mantenere la distinzione laico-clero. Cfr. LG 10: 

“Il sacerdozio comune dei fedeli e il sacerdozio ministeriale o gerarchico, quantunque differiscano essenzialmente e non solo di grado, sono tuttavia ordinati l’uno all’altro, poiché l’uno e l’altro, ognuno a suo proprio modo, partecipano dell’unico sacerdozio di Cristo”. 

Una Chiesa tutta ministeriale, nel legittimo tentativo di riconoscere il sacerdozio comune, non rischia di annullare la diversità essentia, non non gradu tantum tra clero e laicato? 

Una diversità che costituisce lo specifico ecclesiale del cattolicesimo!

In AC questa distinzione è chiara: l’Associazione è dei laici; 

gli Assistenti non ne fanno parte, ma sono chiamati a promuovere le vocazioni laicali facendole maturare nel sensus Ecclesiae. 

Così la GS 38: “I doni dello Spirito sono vari; 

alcuni li chiama a dare testimonianza manifesta della dimora celeste col desiderio di essa, contribuendo così a mantenerlo vivo nell’umanità; 

altri li chiama a consacrarsi al servizio degli uomini sulla terra, così da preparare attraverso tale loro ministero, quasi la materia per il regno dei cieli”.

Per tali ragioni, travisano l’autentica identità dell’AC, coloro che vorrebbero che il ministero laicale dell’AC divenisse ministero istituito: 

verrebbe meno in tal modo lo specifico laicale.

Nella storia dell’associazione la coscienza del proprio ministero laicale è stata sempre viva ed avvertita.

Si vedano, ad es., le proteste di parecchi presidenti diocesani contro lo Statuto del 1940 in cui l’AC veniva equiparata ad un ufficio diocesano di Curia il cui immediato responsabile era il vescovo e i Presidenti ridotti al ruolo di segretari. 

Il nuovo Statuto entrò in vigore il 4 giugno a poche ore dalla dichiarazione di guerra. Per la prima volta tutte le cariche direttive furono affidate a membri del clero, mentre ai laici si riservarono compiti consultivi e complementari. 

Le Giunte ai vari livelli si trasformarono in Uffici.

Gli Uffici diocesani vennero a far parte della Curia vescovile. 

Si trattava di una misura protettiva strettamente legata alle circostanze e volta a preservare l’AC da attacchi del fascismo (tanto è vero che già nel 1946 Pio XII faceva approvare un nuovo Statuto in cui si ridavano ai laici i loro ruoli), eppure suscitò vari malumori, a testimonianza della forte coscienza dell’autonomia laicale dell’associazione .

Occorre dunque mantenere nel loro dinamismo fecondo le polarità clero-laici=Chiesa-mondo=Chiesa-Regno di Dio. 

Il Regno è irriducibile alla Chiesa: in tal senso i laici sono il segno della non esaustività della dimensione ad intra della comunità ecclesiale

La cultura della differenza non si oppone alla cultura dell’uguaglianza, ma a quella della in-differenza!