venerdì 17 gennaio 2014

CONCETTI FONDAMENTALI




Concetti fondamentali


Prima di procedere all'esposizione della gerarchia, è necessario introdurre una serie di termini e concetti fondamentali:

  1. per la Chiesa i diretti successori degli apostoli nell'insegnamento e nell'amministrazione della dottrina sono i vescovi (e tutti quelli del loro ordine: arcivescovi, patriarchi ecc.);
  2. il vescovo ha il governo spirituale di una diocesi; essi, riuniti tutti insieme nel collegio dei vescovi, governano la Chiesa intera.
  3. 'Chiesa’ deriva dal greco antico ekklesía, cioè “assemblea popolare”.

    Possiamo immaginare la Chiesa cattolica come una confederazione di Chiese autonome, con riti e governi proprî, nella quale la piú importante è quella Romana, sia per il numero di fedeli sia perché il capo della Chiesa cattolica romana (il papa) è anche la guida di tutti gli altri capi delle altre Chiese “sorelle”.
  4. Queste Chiese sono dette “unite” perché ritornate nel cattolicesimo dopo uno scisma e per lo stesso motivo i loro fedeli son detti “uniati”. Sono anche dette “orientali” perché asiatiche od est-europee, e sono:
    • Chiesa di rito bizantino dei ruteni (ritornata nel 1595)
    • Chiesa di rito bizantino dei romeni di Transilvania (1697) 
    • Armeni
    • Copti
    • Caldei
    • Albanesi (specie in Italia)
    • Greci
    • Croati
    • Bulgari
    • ecc.

Queste Chiese spesso convivono con una Chiesa scismatica dello stesso rito, che sarebbe a dire un'organizzazione uguale ma che non riconosce l'autorità del papa. 

  1. la diocesi è un territorio sopra il quale un vescovo (od un abate nullius) ha la propria giurisdizione. ‘Diocesi’ deriva dal greco antico dioíkesis, “amministrazione”.

  2. Il mondo cattolico è nella maggior parte suddiviso in “provincie ecclesiastiche”, territorî sotto la guida –piú che altro onorifica- di un arcivescovo; esse sono a loro volta suddivise in diocesi: “metropolitana” è la diocesi di diretta competenza dell'arcivescovo; “suffraganea” è la diocesi dei vescovi sottostanti all'arcivescovo (che è anche detto “metropolita”): un po' come regione e provincia, ma nella quale il presidente della regione lo è anche della provincia del capoluogo.
  3. Per esempio, nella provincia ecclesiastica di Torino la diocesi di Susa è suffraganea e la diocesi di Torino è metropolitana.

  4. Ci sono comunque delle eccezioni: per esempio, il vescovo di Otranto ha il titolo arcivescovile pur essendo suffraganeo di Lecce.
  5. “Diocesi immediatamente soggette alla S. Sede” sono delle diocesi che per qualche motivo sono al di fuori delle provincie ecclesiastiche ed il loro metropolita è il papa.
  6. “ministero” indica in religione l'attività svolta da preti e vescovi, ed indica anche «gli uffici del lettorato e dell'accolitato, che un tempo facevano parte degli ordini cosiddetti minori aboliti» con la riforma del 1972.
  7. “ordinario” è una «qualifica attribuita al pontefice, ai vescovi diocesani, a coloro che sono preposti a una chiesa particolare, ai vicari generali, ai superiori maggiori delle comunità pontificie e delle società di diritto apostolico pontificie».
  8. il “beneficio”, detto anche “prebenda” (che piú propriamente sarebbero i guadagni derivanti dal beneficio) se oggigiorno è la concessione di una qualche esenzione concessa dalla Conferenza Episcopale del Paese di pertinenza, era nel medioevo la concessione di qualche bene della Chiesa fatta dal papa a qualcuno:
  9. quindi era uno dei maggiori carburanti a quel malcostume ecclesiastico che tanto clamore suscitò all'epoca, perché spesso si davano le rendite di parrocchie, d'abbazie e talora d'intere diocesi ad individui indegni, talora pure laici, che o potevano contare sulla raccomandazione di qualche prelato influente oppure che addirittura pagavano per poter poi sfruttare questo loro 'investimento'.
  10. Il diritto canonico è quell'insieme di leggi che regolano la vita ecclesiastica; esse possono venire cambiate od indultate, a differenza dei dogmi, che stabiliscono la verità di fede.
  11. L'aggettivo 'pastorale' è riferito «ai ministri del culto e, specialmente, ai vescovi»; 'apostolico' al «papa, come successore degli apostoli».
  12. Nota araldica:
    • il cappello che vien posto sopra gli scudi dei prelati (da cui “prelatizio”) è un cappello da pellegrino con la tesa molto ampia (stile Clint Eastwood) trapassata da due cordoni che terminano con una serie di fiocchi.
    • In genere è verde per tutti i vescovi ed i preti di grado superiore, paonazzo per i prelati della corte pontificia e nero per gli altri preti, i priori, gli abati e gli altri sacerdoti.
    • Il 'pastorale' è un bastone con la parte alta ricurva e la bassa a punta, nel rito latino, mentre nei riti orientali ha due punte ricurve che quando si toccano sostengono un globo sormontato da una croce.
    • Il 'pallio' è un nastro circolare ornato di croci nere
    • La 'mitria', o 'mitra', è un copricapo liturgico a forma semi-ovale o piramidale, origine simbolo del pontefice e dei cardinali fu concessa nel secolo XI ai vescovi –che ce l'hanno dorata- ed agli abati ed ai canonici, che l'hanno di colore bianco (“semplice”).

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