martedì 28 gennaio 2014

IL CONCILIO VATICANO II



Il Concilio Vaticano II


Il Concilio rilancia il protagonismo laicale nella Chiesa e nel mondo. 

Si vedano la Lumen Gentium, la Gaudium et Spes e l’Apostolicam Actuositatem (Cfr. infra, Parte seconda).

Il cammino postconciliare.

L’Azione Cattolica. Classica è la definizione di Paolo VI: 

”Su di un punto vogliamo richiamare la vostra attenzione: la particolare rilevanza dell’AC che, in quanto collaborazione dei laici all’apostolato gerarchico della chiesa, ha un posto non storicamente contingente, ma teologicamente motivato nella struttura ecclesiale. 

Dopo quanto ne ha detto il Concilio e quel che noi stessi avemmo occasione di sottolineare nella nostra esortazione apostolica Evangelii nuntiandi, il ruolo specifico dell’AC nel disegno costituzionale e nel programma operativo della Chiesa non può essere sottovalutato. 

Essa è chiamata a realizzare una singolare forma di ministerialità laicale, volta alla plantatio ecclesiae e allo sviluppo della comunità cristiana in stretta unione con i ministri ordinati (Paolo VI alla terza Assemblea nazionale dell’ACI, 25.04.1977).

I movimenti laicali postconciliari.

Schematizzando (con tutti i limiti delle schematizzazioni!) si possono individuare due caratteristiche comuni nei movimenti laicali postconciliari: 

il riferimento alla teologia dei carismi e ministeri e del sacerdozio comune; lo sganciamento dal riferimento alla realtà territoriale locale (la parrocchia, la diocesi). 

Per quest’ultimo aspetto in qualche modo vi sono analogie col sorgere dei movimenti religiosi.

La Christifideles laici (30.12.1988). 

Si prende atto del cammino postconciliare. 

Si formulano 5 criteri di ecclesialità per le aggregazioni laicali.


A 60 anni dal Concilio, è possibile oggi una cittadinanza piena del laicato senza aggettivi?

Ritrovare un rapporto clero-laici “senza confusione, trasformazione, separazione, divisione”?

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