giovedì 9 gennaio 2014

IL PAPA E I PATRIARCHI




 I PATRIARCHI ED IL PAPA


“Patriarca” è il titolo del vescovo a capo di una Chiesa autonoma o d'una federazione di diocesi (eparchie) locali, con giurisdizione su tutti i vescovi di tali patriarcati.

Il Papa è il vescovo di Roma e patriarca della Chiesa cattolica di rito latino (o cattolica romana).
 
Egli è il piú alto di grado fra tutti gli altri patriarchi ed è a capo del collegio dei vescovi di tutta la cristianità cattolica.
 
Molta della sua autorità (e dell'autorità della S. Sede) gli deriva de jure dalla sua qualifica di Patriarca dell'Occidente (e quindi capo della Chiesa romana), prima che dall'esser il capo visibile dell'insieme delle Chiese cattoliche.
È anche un Capo di Stato.“Papa” è un titolo non ufficiale; i suoi titoli ufficiali sono:
 
Sommo Pontefice della Chiesa Universale, vescovo di Roma, vicario di Cristo, successore di S. Pietro Capo degli Apostoli, Patriarca dell'Occidente, Primate d'Italia, Arcivescovo e Metropolita della Provincia Romana, servo dei servi di Dio.
 
Gli altri patriarchi guidano le Chiese di rito orientale con propria autonomia rispetto al patriarca di Roma, pur riconoscendone la supremazia; di solito vengono eletti da un sinodo dei loro vescovi; essi sono:

  • Antonio Naguib, patriarca di Alessandria dei copti, eletto nel 2006
  • Card. Nasrallah Sfeir di Reyfoun, patr. d’Antiochia dei maroniti (residente in Libano), el. 1986.
  • Gregorio III Laham, Antiochia (9) dei greci Melkiti, 2000
  • Ignazio Pietro VIII Abdel-Ahad, Antiochia dei Siriani, 2001
  • Mar Emmanuel III Delly, Babilonia dei Caldei (residente a Bagdàd), 2003
  • Nersès Bédros XIX Tarmouni, Cilicia degli Armeni (residente in Libano), 1999

Lo stemma del patriarca è sormontato da un cappello di colore verde con quindici fiocchi dello stesso colore per ciascun lato; dietro il suo scudo è posata una croce a due braccia traverse, posta in palo.
 
Lo stemma del papa è sormontato da una mitra con una decorazione particolare; è posato su una croce processionale a 3 traverse (non sempre rappresentata), su due chiavi in decusse cui è sospeso il pallio.

Vi è una convinzione abbastanza diffusa: la Chiesa cattolica ha una sua struttura ben precisa, una sua gerarchia, eppure nei Vangeli tutto questo non si vede.
 
Ciò dimostra che non c’è continuità tra Gesù e la Chiesa. Tale convinzione è però tanto diffusa quanto falsa.
 
I Vangeli bisogna saperli leggere. Certo, se noi volessimo trovare in essi parole come “gerarchia”, “vescovo”, “prete”… non le troveremmo mai. Eppure le realtà che sottendono queste parole sono presenti nei Vangeli. 
 
Gesù non ebbe solo dodici discepoli (gli apostoli), ma molti di più. Almeno 72 come attesta il Vangelo di San Luca al capitolo 10.
 
Questi 72 discepoli evangelizzavano non a tempo pieno (oggi diremmo “part-time”), nel senso che seguivano gli insegnamenti del Maestro, ma senza lasciare completamente i luoghi di provenienza e senza convivere completamente con Gesù. 
 
Oltre questi 72, Gesù scelse 12 discepoli (gli apostoli) che avrebbero dovuto, invece, evangelizzare a tempo pieno abbandonando i luoghi di origine per seguire 24 ore su 24 Gesù.
 
All’interno dei 12 Gesù ne sceglie uno come capo: Pietro.
 
Attenzione: 72-12-1, non è questa una piramide, ovvero una gerarchia? 
 
Esempio, questo, brevissimo ma che dimostra come non è per nulla vero che nei Vangeli non vi sia l’idea della gerarchia e soprattutto come questa gerarchia non sia stata voluta da Gesù. 
 
A proposito del fatto che Gesù abbia voluto la Chiesa, iniziamo con due brani del Vangelo. Il primo è la cosiddetta parabola dei vignaioli cattivi, il secondo ciò che disse Gesù a Pietro a Cesarea di Filippo. Leggiamo e commentiamo questi due brani. 
 
“C’era un padrone di casa il quale piantò una vigna e la cinse di siepe e scavò in essa un frantoio e vi edificò una torre e, affidatala a dei vignaioli, se ne andò in un paese straniero.
 
Quando venne la stagione dei frutti, mandò i propri servi dai vignaioli per ricevere i frutti che gli spettavano. Ma i vignaioli, afferrati i servi, ne percossero uno, ne uccisero un altro, e uno lo lapidarono. Di nuovo mandò agli altri servi in numero maggiore di prima; ma quelli li trattarono allo stesso modo.
 
Finalmente mandò da essi il suo figliolo, dicendo: ‘Avranno rispetto almeno di mio figlio.’ Ma i vignaioli, vedendo il figlio, dissero: ‘Costui è l’erede, suvvia uccidiamolo e prenderemo la sua eredità.’
 
E, afferratolo, lo gettarono fuori della vigna e lo uccisero’. Ora, quando verrà il padrone della vigna, che farà mai a quei vignaioli? Gli risposero: ‘Farà perire quegli scellerati, ed affiderà la vigna ad altri vignaioli, che a suo tempo gli renderanno i frutti.’
 
Disse loro Gesù: ‘Non avete letto nelle Scritture? La pietra che i costruttori rigettarono, diverrà testata d’angolo. (…). Perciò vi dico che sarà tolto a voi il regno di Dio e sarà dato ad una nazione che ne produrrà i frutti.
 
E chi cadrà su quella pietra, sarà sfracellato; e stritolerà colui su cui essa cadrà.’ Udendo questo, i capi dei sacerdoti e i farisei capirono che parlava di loro; e cercarono di impadronirsi di lui, ma ebbero paura del popolo, perché lo considerava un profeta.” (Matteo 21, 33-46) 
 
Commentiamo questo brano. Esso ha un significato molto semplice, tanto semplice che gli stessi sacerdoti e farisei presenti alle parole di Gesù lo capirono molto bene. Vediamone schematicamente i significati.
 
1.Questo brano fa chiaramente capire che il padrone della vigna è Dio, il quale  elegge un popolo (gli Ebrei) a cui affida i frutti del suo possedimento.
 
2.Questo popolo, però, è irriconoscente e arriva finanche ad uccidere gli inviati del padrone (i profeti). 
 
3.Dio decide allora di mandare suo figlio, ma questi arriveranno a uccidere finanche il figlio del padrone, ovvero il Figlio di Dio.
 
4.Ed è così che Dio decide di togliere la vigna agli ebrei per darla ad un popolo nuovo che la farà davvero fruttificare.
 
Passiamo adesso al secondo brano: ciò che Gesù disse a Pietro presso la città di Cesarea di Filippo. Dopo che l’Apostolo confessò chi fosse veramente Gesù, il Maestro gli affidò il comando della “nuova vigna”, cioè della Chiesa cattolica.
 
Leggiamo:   “Beato te, o Simone figlio di Giona, perché né la carne né il sangue  te l’hanno rivelato, ma il Padre mio che è nei cieli.
 
Ed io ti dico che tu sei Pietro, e su questa pietra edificherò la mia Chiesa, e le porte degli inferi non prevarranno contro di essa.
 
A te darò le chiavi  del regno dei cieli, e quanto tu legherai sopra la terra, sarà legato nei cieli, e quanto tu scioglierai sopra la terra sarà sciolto nei cieli.” (Matteo 16, 13-19)
 
Come prima, anche in questo caso mettiamo in evidenza alcuni punti.
 
1.Gesù parla esplicitamente di edificazione della Chiesa: “… su questa pietra edificherò la mia Chiesa …”
 
2.Gesù dice chiaramente che questa chiesa sarebbe stata la sua chiesa: “… edificherò la mia Chiesa …”   -

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