giovedì 23 gennaio 2014

IN MISSIONE DA LAICI



IN MISSIONE DA LAICI


Una bussola certa per evitare derive clericali o laiciste, ci è offerta dai 5 criteri di ecclesialità per le aggregazioni laicali, formulati nella Christifideles laici, 30).

  • Il primato dato alla vocazione di ogni cristiano alla santità.

  • La responsabilità di confessare la fede cattolica.

  • La testimonianza di una comunione salda e convinta.

  • La conformità e la partecipazione al fine apostolico della Chiesa.

  • L’impegno di una presenza nella società umana.

Dalla maggior consapevolezza teologica della identità e vocazione dei laici, deriva  a tutta la Chiesa una maggior consapevolezza della propria missione nel mondo. 

Il giusto equilibrio fra ecclesialità e laicità evita di ridurre la missionarietà a proselitismo, da un lato, o a mero attivismo sociale, dall’altro. 

La svolta antropologica conciliare, ripresa vigorosamente dal magistero di Giovanni Paolo II, fa dell’uomo la via fondamentale della missione della Chiesa: 

«La Chiesa non può abbandonare l’uomo, la cui “sorte”, cioè la scelta, la chiamata, la nascita e la morte, la salvezza o la perdizione, sono in modo così stretto ed indissolubile unite a Cristo.

 Quest’uomo è la prima strada che la Chiesa deve percorrere nel compimento della sua missione: 

egli è la prima e fondamentale via della Chiesa, via tracciata da Cristo stesso, via che immutabilmente passa attraverso il mistero dell’Incarnazione e della Redenzione» (Redemptor Hominis, 14).

Possiamo declinare l’assunzione dell’uomo come via privilegiata della missione, in tutta la sua complessa e molteplice realtà, lungo quattro direttrici: 

la via della quotidianità; 

la via della progettualità; 

la via dell’interiorità, 

la via del dialogo e dell’annuncio.

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