venerdì 3 gennaio 2014

LA COMUNIONE NELLA COMUNITA'




La Comunione nella Comunità

 

La consacrazione religiosa stabilisce una particolare comunione tra il religioso e Dio e, in lui, tra i membri di uno stesso istituto.
 
Questa comunione è l'elemento basilare che costituisce l'unità della famiglia religiosa.
 
Una tradizione condivisa da tutti; attività comuni, strutture ben ponderate, risorse messe a disposizione di tutti, costituzioni comuni e un unico spirito;
 
tutto ciò contribuisce a costruire e a rafforzare l'unità.

Suo fondamento, tuttavia, è la comunione in Cristo stabilita dall'unico carisma originario.
 
La comunione affonda le sue radici nella stessa consacrazione religiosa, si anima dello spirito evangelico, si nutre della preghiera, si manifesta nella generosa mortificazione e si caratterizza a motivo della gioia e della speranza che emanano dalla fecondità della croce (cfr. ET 41).

Per i religiosi la comunione in Cristo si esprime in un modo stabile e visibile nella vita comunitaria.
 
È, questa, un elemento tanto importante per la consacrazione religiosa, che ogni religioso, qualunque sia il suo impegno apostolico, è obbligato a essa in forza della professione.
 
Normalmente egli deve quindi vivere sotto l'autorità di un superiore locale in una comunità dell'istituto a cui appartiene.
 
La vita comunitaria comporta ordinariamente anche una condivisione quotidiana di vita in conformità alle strutture specifiche e alle norme previste dalle costituzioni.

Condivisione di preghiera, lavoro, pasti e tempi di riposo, «spirito di gruppo, rapporti di amicizia, collaborazione in un medesimo apostolato, sostegno vicendevole in una comunanza di vita, scelta per un migliore servizio del Cristo, sono altrettanti coefficienti preziosi di questo cammino quotidiano» (ET 39).
 
Una comunità unita come una vera famiglia nel nome del Signore, gode della sua presenza (cfr. Mt 18, 25) tramite l'amore di Dio elargito dallo Spirito Santo (cfr. Rm 5, 5).
 
La sua unità è segno della venuta di Cristo ed è fonte di grande energia apostolica (cfr. PC 15).

In una simile comunità la vita consacrata può prosperare nelle condizioni ottimali (cfr. ET 38) e vi è assicurata la formazione permanente dei membri.
 
La capacità di vivere la vita comunitaria con le sue gioie e i suoi limiti è una qualità che distingue una vocazione religiosa per un dato istituto ed è un importante elemento di giudizio per riconoscere l'opportunità di accettare un candidato.

La comunità locale è il luogo dove la vita religiosa è vissuta in prevalenza;
 
essa deve perciò essere organizzata in modo tale da rendere evidenti i valori religiosi.

Suo centro è l'Eucaristia. I membri della comunità vi partecipano, per quanto possibile, ogni giorno.

Essa è venerata in un oratorio dove possa aver luogo la celebrazione eucaristica e dove venga pure conservato il Santissimo (cfr. ET 48).
 
La preghiera quotidiana in comune, basata sulla parola di Dio, in unione con la preghiera della Chiesa, soprattutto la liturgia delle Ore, è un sostegno ulteriore della vita comune.
 
A questa contribuisce pure una più intensa preghiera a ritmo fisso settimanale e mensile, nonché il ritiro annuale.

Per la vita religiosa è anche importante ricevere frequentemente il sacramento della riconciliazione.

Oltre all'aspetto personale del perdono di Dio e del suo amore rinnovante da parte del singolo, il sacramento rafforza lo spirito di comunione mediante il suo potere di riconciliazione ed esprime pure

un vincolo speciale con la Chiesa.
 
In conformità al diritto proprio dell'istituto, sia riservato ogni giorno uno spazio per la preghiera del singolo e per una buona lettura spirituale.
 
Così pure siano of-autentico della diversità.

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