mercoledì 1 gennaio 2014

LA PREGHIERA DEL RELIGIOSO




 
La Preghiera del Religioso

 

La vita religiosa non può sostenersi senza una profonda vita di preghiera individuale, comunitaria, liturgica.
 
Il religioso - che abbraccia concretamente una vita di totale consacrazione - è chiamato a conoscere il Signore risorto in una fervida esperienza personale, a conoscerlo come una persona con la quale si è in profonda comunione:
 
«Questa è la vita eterna: che conoscano te, unico vero Dio, e colui che hai mandato, Gesù Cristo» (Gv 17, 3).

La conoscenza del Signore nella fede genera amore: «Voi lo amate pur senza averlo visto, e ora, senza vederlo, esultate di gioia indicibile e gloriosa» (1 Pt 1, 8).
 
Questa gioia fatta di amore e di conoscenza si concretizza in molte forme, ma, fondamentalmente, in modo essenziale e necessario nell'incontro individuale e comunitario con Dio nella preghiera.
 
Qui il religioso trova «la concentrazione del cuore in Dio» (DmC 1) che unifica l'intera vita e la sua missione.

Come Gesù - per il quale la preghiera, in quanto atto distinto, ebbe un posto grande ed essenziale nella vita -, così il religioso ha bisogno di pregare per approfondire l'unione con Dio (Lc 5, 16).

La preghiera è anche una condizione necessaria per proclamare il vangelo (Mc 1, 35-38).
 
E' il contesto di tutte le decisioni e degli eventi importanti (Le 6, 12-13).
 
Sull'esempio del Signore, inoltre, l'atteggiamento permanente di preghiera è necessario al religioso per avere la visione contemplativa delle cose, in virtù della quale nella fede Dio si rivela negli eventi ordinari della vita (cfr. DmC 1).

Questa è la dimensione contemplativa che la Chiesa e il mondo hanno il diritto di attendere dai religiosi in forza della loro consacrazione.
 
Deve rafforzarsi in prolungati spazi di tempo dedicato esclusivamente all'adorazione del Padre, all'amore verso di lui, in silenzioso ascolto davanti a lui. per questa ragione Paolo VI insisteva:
 
«La fedeltà alla preghiera quotidiana è sempre, per ogni religioso, una necessità basilare.
 
La preghiera deve avere un posto primario nelle vostre costituzioni e nelle vostre vite» (ET 45).

Dicendo «nelle vostre costituzioni», Paolo VI ricordava che per i religiosi la preghiera non è soltanto un gesto personale di amore a Dio, ma anche una risposta comunitaria di adorazione, intercessione, lode, rendimento di grazie, che richiede di essere assicurata in modo stabile (cfr. ET 43).

Ciò non può ottenersi casualmente.
 
Provvedimenti concreti a livello di ogni istituto, di ogni provincia o comunità locale, sono necessari affinché la preghiera si approfondisca e alimenti la vita religiosa sia individuale che comunitaria.
 
Solo in forza della preghiera il religioso, infine, sarà in grado di rispondere alla sua consacrazione.
 
La preghiera comunitaria tuttavia svolge una funzione importante per questo aiuto spirituale indispensabile.
 
Ogni religioso ha il diritto di essere sostenuto dalla presenza e dall'esempio degli altri membri della comunità in preghiera.
 
Ognuno ha il privilegio e il dovere di pregare con i confratelli e di partecipare insieme alla liturgia, centro unificante della loro vita.
 
Tale aiuto reciproco incoraggia lo sforzo a vivere la vita di unione con il Signore a cui i religiosi sono chiamati.

«Il popolo di Dio deve avvertire che tramite voi qualcun altro è all'opera. Dalla dimensione in cui voi vivete la vostra totale consacrazione al Signore, comunicate qualcosa di lui e, fondamentalmente, è lui al quale il cuore umano aspira ardentemente» (Papa Giovanni Paolo II, Altötting).

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