mercoledì 29 gennaio 2014

LA STORIA DEL LAICATO



LA STORIA DEL LAICATO

Laicità

il termine rimanda a una definizione in negativo non ancora superata, tanto è vero che si sente il bisogno di riempire con un’aggettivazione il vuoto semantico: “laici impegnati”! 

Del resto l’ambiguità del termine resta irrisolta anche al di fuori dell’ambito strettamente ecclesiale: “laico”, “laicità” sono divenuti sinonimi di secolare, secolarizzazione.

La Chiesa primitiva. 

Nei primi testi cristiani si nota l’”assenza” del termine laico (si preferisce i fedeli, i testimoni). 

Tutti i carismi sono valorizzati e si ha la militanza attiva di tutto il popolo di Dio. 

Non vi è opposizione clero-laici. Il conflitto è semmai con l’impero romano. Le prime chiarificazioni e distinzioni dei termini si hanno a partire dal terzo secolo. 

E tuttavia non è da mitizzare tale periodo, opponendolo ad una successiva istituzionalizzazione della Chiesa cattolica, quasi che si sia smarrito per via l’originaria freschezza iniziale. 

La distinzione clero – laici è legata al sorgere delle prime eresie.

Il medioevo: nella societas christiana (il Sacro Romano Impero) ai laici ciò che è dei laici. 

Spesso si imputa al medioevo l’origine della marginalizzazione dei laici. 

Le radici di tale incomprensione invece non sono da ricercare nel medioevo (che dava ai laici una grande importanza, tanto da riconoscere all’imperatore il principatus in electione. 

anche i grandi movimenti pauperistici e di riforma della Chiesa tutti a chiara connotazione laicale), ma nell’età controriformistica, come reazione agli eccessi della Riforma.

Tre esempi: 

la visione trinitaria della Chiesa di Gioacchino da Fiore: 

i tre ordines e il loro proprium [l’ordo coniugatorum o laicorum sotto il segno del Padre (creazione); 

l’ordo praedicatorum o clericorum sotto il segno del Figlio (redenzione); 

l’ordo monachorum sotto il segno dello Spirito (santificazione)]; 

S. Francesco e la predicazione in volgare, il terz’ordine francescano; Dante e la teologia ai laici.

L’Umanesimo e la Riforma

La coincidenza del laicato con la societas christiana si rompe con i primi sintomi del processo di secolarizzazione iniziato con l’Umanesimo: in una società non più (non solo) cristiana, laico si oppone a clericale = ecclesiale. 

La Riforma e la marginalizzazione del laicato nella Chiesa cattolica. La clericalizzazione della Chiesa e la svalutazione delle realtà terrene.

L’età moderna e la crisi della Chiesa societas perfecta. Dopo una prima risposta difensiva, la secolarizzazione rimette in gioco il ruolo insostituibile dei laici. 

Ciò non è senza traumi e incomprensioni sul giusto riconoscimento della legittima autonomia delle realtà terrene (cfr. la vicenda complessa del modernismo).

Gli istituti secolari. 

Storicamente hanno avuto il merito di aver ridato cittadinanza al laicato nella Chiesa; anche se attraverso la “consacrazione” che in qualche modo gli equiparava agli ordini religiosi.


La ripresa della coscienza laicale: l’Azione Cattolica Italiana.

la storia dell’AC e lo Statuto del 1923 in cui i ruoli dei laici e dei presbiteri in AC vengono finalmente distinti. 

Il 23 dicembre esce l’enciclica Ubi arcano Dei in cui Pio XI enuncia il motto del suo pontificato Pax Christi in Regno Christi

In essa il papa dichiara che quando i laici di AC “uniti ai loro sacerdoti e ai loro Vescovi, partecipano alle opere di apostolato e di redenzione individuale e sociale, allora più che mai essi sono il genus electum, il regale sacerdotium, la gens sancta, il popolo di Dio che San Pietro magnificava”. 

È in germe l’annuncio del Concilio.

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