martedì 21 gennaio 2014

LA VIA DELLA PROGETTUALITA'



La via della progettualità


Viviamo il tempo come collezione di attimi. 

Siamo alla ricerca disperata del tempo perduto.

Il tempo nella società dei consumi è Kronos che divora i suoi figli: 

il tempo è… denaro! 

Non c’è spazio per l’attesa e la pazienza. 

Si vive in un presenzialismo senza storia: 

ma la memoria storica è la radice per la promessa e l’apertura al futuro. 

Solo così il tempo può essere abitato dalla speranza: 

“Melius ostendimus nova, si diligentius vetera perscrutamur” (Gioacchino da Fiore). 

Abbiamo chiaro il futuro se scrutiamo bene il passato.

È dunque urgente una ripresa del dialogo intergenerazionale per ridare fiato allla speranza: 

dalla memoria del passato la garanzia che la speranza futura non sia utopia: si veda l’icona biblica di Pietro e Giovanni alla tomba vuota. 

Il secondo, il giovane, corre più veloce, ma poi attende l’arrivo del più vecchio per entrare dentro il sepolcro.


È inoltre necessario passare dalla mentalità del programma, che pretende di calcolare scientificamente tutto col misurino del chimico, che prevede rischi e pericoli per avere un’assicurazione di successo garantito, a quella del progetto, 

che vuol dire “gettarsi innanzi” col coraggio dell’acrobata sul trapezio, che si getta nel vuoto, fiducioso che mani amiche lo afferreranno, così come mani amiche lo hanno lanciato. 

Progetto che non può essere la semplice esecuzione di un percorso già prestabilito, ma comporta la scelta morale, l’opzione fondamentale, il rischio di decidersi per un valore.

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