domenica 26 gennaio 2014

LAICI E MISTERO TRINITARIO



Laici e mistero trinitario


La vocazione alla santità esige il ripensamento e il superamento della contrapposizione sacro vs profano. 

Santo (da sancire) indica un patto, un’unione, diversamente da sacro (da sacer, cfr. secerno, secretum) che rimanda ad una separazione.

«La dignità dei fedeli laici ci si rivela in pienezza se consideriamo la prima e fondamentale vocazione che il Padre in Gesù Cristo per mezzo dello Spirito rivolge a ciascuno di loro: 

la vocazione alla santità, ossia alla perfezione della carità» (Christifideles Laici, 16).

«L’unità della vita dei fedeli laici è di grandissima importanza: essi, infatti, debbono santificarsi nell’ordinaria vita professionale e sociale. 

Perché possano rispondere alla loro vocazione, dunque, i fedeli laici debbono guardare alle attività della vita quotidiana come occasione di compimento della sua volontà, e anche di servizio agli altri uomini, portandoli alla comunione con Dio in Cristo» (Apostolicam Actuositatem, 4).

La missionarietà dei laici si caratterizza come impegno essenzialmente religioso e fa proprio il fine apostolico della Chiesa, ossia «l’evangelizzazione, la santificazione degli uomini, la formazione cristiana della loro coscienza in modo che riescano a permeare di spirito evangelico le varie comunità e i vari ambienti” (Apostolicam Actuositatem, 20).


Ai laici spetta in modo peculiare la responsabilità della creazione. Il termine ”mondo” esprime tuttavia l’ambiguità in cui è caduta la creazione dopo il peccato. 

Secondo la visione trinitaria della Chiesa, i laici, sotto il segno del Padre, hanno il compito di ordinare le realtà temporali; 

sotto il segno del Figlio di riscattarle dal dominio del peccato e renderle a Dio gradite, sotto il segno dello Spirito di santificarle e animarle dal di dentro.

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