domenica 12 gennaio 2014

VESCOVI ED EPARCHI




VESCOVI ED EPARCHI


'Vescovo' deriva da epískopos, soprintendente, 'eparco' da epí, sopra e árchein, comandare. Sono tutti termini greci antichi.
 
Questi vescovi, detti 'diocesani' o 'residenziali' per distinguerli dai 'titolari' sono le guide spirituali d'una diocesi (od eparchia, in Oriente);
 
devono aver ricevuto l'ordine sacro dell'episcopato ed esser in comunione con il Sommo Pontefice. 

«Come Pietro e gli altri apostoli costituirono per volontà di Cristo un unico collegio apostolico, così il papa e i vescovi sono uniti fra di loro.
 
Il collegio o corpo episcopale non ha però autorità se non lo si concepisce in unione con il papa, quale suo capo, integra restando la sua potestà di primate su tutti i membri della Chiesa;
 
il collegio esercita la sua potestà in modo solenne nel concilio ecumenico confermato dal papa.»

«Il modo di eleggere i vescovi ha subito molte variazioni nel corso dei secoli: elezione del clero e del popolo, designazione da parte del sovrani con relativa istituzione canonica da parte della Santa Sede, elezione» da parte «dei capitoli metropolitani, designazione diretta della Santa Sede.
 
Attualmente si seguono procedure, diverse da Paese a Paese, anche se in generale i poteri discrezionali di Roma si sono notevolmente ampliati»:
 
in Italia ci va il beneplacito del Ministero degli Interni, mentre nella Repubblica Popolare Cinese i vescovi sono nominati dalle autorità, il che ha comportato di fatto uno scisma.

In Italia ci sono degli eparchi a Lungro in Calabria e Piana degli Albanesi in Sicilia; essi sono i capi della Chiesa italo-albanese e sono immediatamente soggetti alla S. Sede.

Il blasone, sia dei vescovi titolari che diocesani, è sormontato da un cappello di colore verde con sei fiocchi dello stesso colore per ciascun lato; dietro lo scudo una croce, in palo.
 
Altri vescovi.
 
I vescovi coadiutori sono degli ausiliarî con diritto di successione al vescovo che assistono; i vescovi emeriti sono gli ex vescovi d'una sede che han dovuto abbandonare per età, malattia od altro.
 
I principi vescovi. Nel medioevo accade che a certi vescovi residenziali ed a certi abati venissero concesso in feudo il territorio della sua sede: si parlò così di “vescovi-conti” o “principi vescovi”;
 
finite le guerre napoleoniche, rimangono oggidì solo piú due vescovi con un (seppur platonico) titolo temporale:
 
- il vescovo di Urgell, che assieme al Capo di Stato francese detiene la “sovranità congiunta” sul principato d'Andorra (che di fatto è una repubblica parlamentare ed è grande come la provincia di Gorizia).
 
Curiosamente, Urgell non è ad Andorra ma in Spagna. L'attuale vescovo di Urgell è m. Giovanni Enrico Vives Sicília.- il papa (sovrano dello Stato della Città del Vaticano).
 
L'attuale papa è Francesco I.
 
Per curiosità del lettore, diremo che i principi vescovi ponevano dietro il loro scudo una spada incrociata in decusse con un pastorale.
 
La spada ricordava il loro potere di comminare la pena capitale.
 
ARCIVESCOVO TITOLARE. È come i vescovi titolari, ma con un grado onorifico superiore; generalmente questa dignità vien concessa a prelati del Vaticano od a nunzî papali.
 
Il blasone degli arcivescovi è sormontato da un cappello di colore verde con dieci fiocchi dello stesso colore per ciascun lato; dietro lo scudo è posata una croce doppio traversa, posta in palo.
 
ARCIVESCOVO (RESIDENZIALE) Nel rito latino, questo titolo spetta ai vescovi metropolitani, con qualche eccezione:
 
per es., in Italia c'è una quindicina di arcivescovi suffraganei (cioè sottoposti ad un altro arcivescovo), quasi tutti nel Sud;
 
Udine, Lucca e Gaeta, invece, sono diocesi senza suffraganee, che quindi dovrebbero essere solo vescovadi ma che però son state elevate dal papa al grado arcivescovile. 
 
In genere tutte le piú importanti città cattoliche hanno un arcivescovo.

L'arcivescovo ha una «limitata giurisdizione» sui suoi vescovi suffraganei.

Sia che l'arcivescovo sia titolare sia che sia diocesano, il suo stemma è sormontato da un cappello di colore verde con dieci fiocchi dello stesso colore per lato, ai quali pende il pallio;
 
dietro lo scudo è posata una croce a doppia traversa, posta in palo.
 
Gli arcivescovi armeni in piú posano in decusse dietro lo scudo anche due pastorali, uno di foggia latina e l'altro di foggia orientale.

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